Perdutamente
di Ida Amlesù
Nottetempo edizioni
Dal risvolto di copertina:
“Una donna di cui non viene mai detto il nome racconta la propria giovanissima vita: l’infanzia bizzarra nella casa dei genitori con un padre fatto d’aria e una madre sempre in pantofole, le conversazioni con gli oggetti, la passione per il misterioso musicista Volodja, il tentato e tragicomico suicidio, l’improvvisa partenza per la Russia alla ricerca dell’amore, la disillusione, l’incontro con il Diavolo a Pietroburgo e in ultimo la fuga a Saratov. Compagni di un viaggio che porta a un’approssimativa e molto umana conoscenza di sé, alcuni personaggi inconsueti ma familiari: il fantasma di Marx, san Catello, il gatto parlante Varenucha, un dio a forma di uovo e un diavolo danzante. Un esordio comico e tragico, miscellaneo come la sua giovane autrice che ha cominciato inventandosi una biografia pericolosamente somigliante alla sua vita”.
Perdutamente, romanzo d’esordio di Ida Amlesù, è il monologo di una donna senza nome. Una donna che percorre un viaggio nel ricordo attraverso immagini e suggestioni che, come i ricordi quando si affacciano alla mente, non seguono un ordine cronologico, ma saltano e si intrecciano. E allora, quasi per venire incontro allo straniamento che il racconto provoca nel lettore, Ida Amlesù (che oltre ad essere scrittrice e traduttrice è anche una cantante lirica) gli dà una struttura operistica, lo divide cioè in tre atti e due intermezzi.
Il primo atto parte dal periodo antecedente al 1983, anno di nascita della protagonista. Racconta dell’improbabile incontro tra il padre, sognatore inconcludente, e la madre, donna pratica e razionale, che finisce con un abbandono e una casa in fiamme. Il racconto prosegue poi attraverso un decalogo di parole chiave e ripercorre gli anni dell’infanzia della voce narrante, fatta di solitudine, scarpe ortopediche durissime e calci dati per difendersi; gli anni dell’adolescenza dove da brutto anatroccolo si trasforma in cigno e incontra il grande amore Volodja: dita che corrono sulla tastiera, grandi occhi obliqui e sorriso crudele di bambino; degli anni della giovinezza segnata dall’assenza di Volodja, dall’insonnia e da un lavoro meccanico, fatto di “chiudere buste, fare cose, sembrare occupata”.
Nel secondo atto la protagonista torna a Mosca dove è nata e incontra di nuovo Volodja che l’accoglie,le mette a disposizione la sua casa e poi se ne va. Lei si trova sola, in un Paese che non è più il suo, in un mondo che non le appartiene e sprofonda nella depressione, in un percorso in discesa che la porta verso l’anoressia e il tentato suicidio.
Nel terzo atto c’è la presa di coscienza dell’origine del dolore e, forse, la prospettiva di un possibile riscatto:
“E nella mia solitudine era finalmente chiaro, che ero sola anche quando amavo, e soprattutto quando amavo, e questo amore aveva un nome, e questo nome era Mancanza – e io amavo perdutamente quello che non avevo, quello che non avevo avuto, quello che non potevo avere, e lo amavo in virtù della sua assenza – perché non lo avevo, perché non lo avevo avuto, perché non lo potevo avere”.
I due intermezzi, caratterizzati da una scrittura onirica, poetica ed evocativa, sono stralci di vita interiore:
“Nella vita vera ogni istante era un dono prezioso, e non era mai perso – tutto sbocciava, fruttava come il cedro del Libano. La vita vera si espandeva attraverso gli istanti del quotidiano per dilatarsi all’infinito – ogni anno conteneva secoli, al presente e al futuro, finiti e indefiniti, condizionali, congiuntivi. Tra i fili lasciati aperti dai minuti, distratta dai ticchettii di un orologio, dalla cantilena di una voce, dal brusco tirare su col naso di un vecchio senza sciarpa, intravedevo le spire di un tempo possibile, accogliente, dettagliato”.
Perdutamente è un’introspezione spietata, scritta con una lingua incisiva e con tanti rimandi alla letteratura russa attraverso citazioni da Il maestro e Margherita di Bulgakov, di Cechov fino a rievocare Goethe nei rimandi alla figura del Diavolo. Caratterizzato da registri stilistici diversi, Perdutamente è una lettura impegnativa, ma di grande suggestione.