Pubblicato nel 1942, Esterina fu accolto da recensioni piuttosto ostili da parte della stampa fascista, a causa della visione poco edulcorata che proponeva della famiglia in anni in cui la propaganda di regime se ne faceva, invece, sostenitrice e custode. Il romanzo racconta dal punto di vista del marito di Esterina la storia di un matrimonio sbagliato, nato più per necessità di liberarsi delle rispettive famiglie che per amore. Per i due protagonisti la vita coniugale si trasforma presto in una noiosa e soffocante routine, a cui si aggiungono le insoddisfazioni lavorative e il crollo delle speranze giovanili di fronte al grigiore della realtà quotidiana. Marito e moglie si avvieranno così, senza rendersene conto, verso un tragico epilogo. Con grande modernità e uno stile elegante e controllato, Libero Bigiaretti si infila nelle intricate pieghe dell’animo umano, portando alla luce tutto il malessere e le ansie di una generazione costretta all’ipocrisia e al conformismo.
Libero Bigiaretti (1905-1993), nato a Matelica, si trasferisce giovanissimo a Roma. Critico militante e giornalista, nel dopoguerra ricopre, tra l’altro, il ruolo di direttore dell’ufficio stampa Olivetti. Oltre a Esterina, la sua opera prima, ricordiamo Il villino (1946), Carlone (1950), La controfigura (Premio Viareggio 1968), Le stanze (1976) e Due senza (1979).