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Nudi come siamo stati

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All’inizio ci sono due bambini, in Provenza, che corrono, metà per gioco e metà Bastien, il fratello maggiore, e Arsène, il minore. Bastien da questa corsa rimarrà segnato per la vita, e Arsène non riuscirà mai a perdonarselo.Molti anni dopo, a Viadana, un paesino in provincia di Mantova, un giovane pittore, Severo, chiede a un affermatissimo pittore francese, Arsène, di accettarlo come suo allievo. Perché Arsène ora vive lì, tra argini e nebbie? Che cos’ha “visto” in Severo, al punto di decidere di prendere su di sé, letteralmente, il suo male? Sono due misteri che solo una morte svelerà parzialmente.Nudi come siamo stati è tre romanzi in la storia di un giovane sordo a se stesso che impara ad ascoltarsi; la storia di un bambino che perde la felicità e la scambia con uno strano cinismo; la storia di un uomo per il quale tutto è compiuto, e morire è come centrare il bersaglio di un’esistenza. Tre storie narrate con una scrittura mirabile nel rappresentare corpi, gesti e paesaggi, sempre esatta ed evocativa.

342 pages, Kindle Edition

Published April 27, 2017

23 people want to read

About the author

Ivano Porpora

13 books144 followers
Sono nato nel 1976 da madre mantovana e padre napoletano. Ho iniziato a scrivere diciassette anni dopo. Ho lavorato come area manager, portalettere, speaker radiofonico, contafusti, responsabile commerciale; ho contato le persone che salivano e scendevano da un bus per 4.000 lire all'ora.
Ora scrivo.

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Francesca Maccani.
215 reviews38 followers
April 30, 2017
Io l'ho letto, amato, odiato anche. Perché è doloroso e faticoso.
Perché non ti rassicura. È crudo, schietto, onesto. Ecco io ho amato più di tutto la seconda parte (sono tre in totale).
Quella parte lì è un capolavoro. Di scrittura soprattutto. Non che non lo siano anche le altre. Però quella ha proprio parlato alla mia pancia e alla mia testa contemporaneamente. Leggevo e pensavo: "mamma mia che scrittura"!
Una roba da romanzo americano perché mica ce ne sono tanti di italiani che scrivono così, in quel modo che proprio ti viene da dire: "sti cazzi".
E poi ci si piange anche un poco. La terza parte mi faceva pensare al Sole dei morenti di Izzo, perché ha quell'atmosfera e ti sparge sale sulle ferite.
C'è tanto di Ivano qui dentro. Io lo vedevo proprio, lo sentivo. Sarà per questo che il romanzo ti avvolge e ti stende allo stesso tempo.
Non lo so se sia un libro per tutti. Secondo me no. Perché qui l'asticella lui l'ha alzata e mica di poco. Io leggevo e realizzavo che a quei livelli lì ci arrivano in pochi. Che qui tutti son buoni a scrivere libri e a pubblicarli ma ben pochi sono dei veri Scrittori.
In questo libro ci si deve tuffare e nuotare come i salmoni. Fare una fatica boia controcorrente. Costringere il cervello a non cercare rassicurazioni né diletto che non è cosa.
Però poi alla fine che carni rosate e tenere!

Che Nudi come siamo stati abbia un grande successo
Se lo merita tutto, Ivano.
Profile Image for Stefano Solventi.
Author 6 books72 followers
August 11, 2017
La seconda prova lunga di Porpora è un romanzo meravigliosamente sbilanciato. Diviso in tre parti, la prima ben più lunga che rimanda tematicamente e stilisticamente al precedente La conservazione metodica del dolore. Si sviluppa come un travaglio emotivo, sentimentale ed esistenziale narrato in prima persona da Severo, l'artista-corpo, l'uomo che sembra scavarsi dentro, rovistare alla ricerca del senso ultimo del creare, del dipingere. Severo ha col proprio corpo, col padre e con la propria arte un rapporto conflittuale, problematico, tanto da farsi malattia come un approdo (e una modalità) inevitabile. Poi c'è Anita, nel cui amore Severo sperimenta una sponda vitale, un'ipotesi di completezza che sembra non essere in grado di governare, di trattenere a sé. Il terzo lato del triangolo è Arsène, l'artista famoso e bohémienne che diventa maestro di Severo. Tra i due si sviluppa un rapporto intenso e controverso, a tratti aspro e bizzarro. L'accartocciarsi progressivo di Severo nella malattia che sembra consumarlo diventa quindi un percorso di ri-formazione, di approdo faticoso alle ragioni (gli scacchi come simbolo di questo ragionare) che possono renderlo vivo oltre che creativo. Le altre due parti, più brevi, sconcertano per il passaggio alla terza persona (alla fine si capirà il perché) e per il cambiamento di stile, di temperatura. Nella seconda - bellissima - seguiamo Arsène adolescente, la sua formazione che fa luce su un tragico"peccato originale" e che quindi diventa a posteriori l'anima in filigrana di tutto il romanzo. La terza parte recupera il presente della storia (il 2005) e tira le fila seguendo un Arsène sempre più provato, consumato e svuotato dal dissidio interiore, lui l'Artista che si sente condannato a vampirizzare il creato, come un dio triste perché finalmente consapevole. Lo sbilanciamento di cui dicevo è proprio questa strana incongruenza tra le parti, una discontinuità profonda che però si compenetra, chiama le vicende a confrontarsi e incastrarsi, a significare. A significare anche, in un finale che ti inchioda alle tue responsabilità di lettore, il ruolo vitale della scrittura - in barba alla "crisi del romanzo" - e quindi dello scrittore, insostituibile strumento (modalità, metodo, dimensione) per scavare e vagliare nel cuore ignoto dell'animo umano.
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