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Nella perfida terra di Dio
Da tempo, al nome di Omar Di Monopoli ne sono stati accostati alcuni altri di un certo peso: da Sam Peckinpah a Quentin Tarantino, da William Faulkner a Flannery O'Connor. Per le sue storie sono state create inedite categorie critiche: si è parlato di western pugliese, di verismo immaginifico, di neorealismo in versione splatter. Nonché, com’è ovvio, di noir mediterraneo. Questo nuovo romanzo conferma pienamente il talento dello scrittore salentino – e va oltre. Qui infatti, per raccontare una vicenda gremita di eventi e personaggi (un vecchio pescatore riciclatosi in profeta, santone e taumaturgo dopo una visione apocalittica, un malavitoso in cerca di vendetta, due ragazzini, i suoi figli, che odiano il padre perché convinti che sia stato lui a uccidere la madre, una badessa rapace votata soprattutto ad affari loschi, alcuni boss dediti al traffico di stupefacenti e di rifiuti tossici, due donne segnate da un destino tragico, e sullo sfondo un coro di paesani, di scagnozzi, di monache), Omar Di Monopoli ricorre a una lingua ancora più efficace, più densa e sinuosa che nei romanzi precedenti, riuscendo a congegnare con abilità fenomenale sequenze forti, grottesche e truculente in un magistrale impasto di dialetto e italiano letterario – sino a farla diventare, questa lingua, la vera protagonista del libro.
205 pages, Paperback
First published June 1, 2017
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Displaying 1 - 30 of 36 reviews
October 30, 2018
Linguaggio ibrido, potente, ruvido. Mescolanza di dialettismi, lemmi arcaici e neologismi che rendono alta la scrittura.
“Prima” e “dopo”. Così è scandita la vita a Rocca Bardata, chimerico paese del Salento.
“Prima” e “dopo” si distinguono dai segni del tempo lasciati sui protagonisti, dalle ferite fresche o cicatrizzate ma mai guarite.
“Prima” e “dopo” confinati in un universo limaccioso, dove i sogni muoiono appena alzano il capo e i fiori appassiscono ancor prima di sbocciare.
Rocca Bardata, dove “prima” e “dopo” hanno concepito un seme malato e corrotto, dove “prima” era ieri, “dopo” è oggi e dove domani è troppo lontano anche solo a pensarlo, è buona solo per la mala erba.
La genesi di tutto è racchiusa fra le zolle di una terra mefitica che nulla concede, che non offre salvezza, che costringe a ingoiare sangue e fango.
È la perfida terra di Dio, dove la redenzione è impensabile e la risurrezione impossibile.
Nella perfida terra di Dio, nonostante tutto, si leva un fiato di speranza. Refolo di vento che sorride impertinente e alimenta il fuoco, medicamento catartico per la terra e per gli uomini. Ha la voce di Michele, il più piccolo dei reietti.
“… se iddu non teneva a noi col cazzo che tornava qua a pigliarsi due pallottole”
P.S. Però, la sonata non prevede ouverture.
Sofistica, lo so.
“Prima” e “dopo”. Così è scandita la vita a Rocca Bardata, chimerico paese del Salento.
“Prima” e “dopo” si distinguono dai segni del tempo lasciati sui protagonisti, dalle ferite fresche o cicatrizzate ma mai guarite.
“Prima” e “dopo” confinati in un universo limaccioso, dove i sogni muoiono appena alzano il capo e i fiori appassiscono ancor prima di sbocciare.
Rocca Bardata, dove “prima” e “dopo” hanno concepito un seme malato e corrotto, dove “prima” era ieri, “dopo” è oggi e dove domani è troppo lontano anche solo a pensarlo, è buona solo per la mala erba.
La genesi di tutto è racchiusa fra le zolle di una terra mefitica che nulla concede, che non offre salvezza, che costringe a ingoiare sangue e fango.
È la perfida terra di Dio, dove la redenzione è impensabile e la risurrezione impossibile.
Nella perfida terra di Dio, nonostante tutto, si leva un fiato di speranza. Refolo di vento che sorride impertinente e alimenta il fuoco, medicamento catartico per la terra e per gli uomini. Ha la voce di Michele, il più piccolo dei reietti.
“… se iddu non teneva a noi col cazzo che tornava qua a pigliarsi due pallottole”
P.S. Però, la sonata non prevede ouverture.
Sofistica, lo so.
October 30, 2018
Si naviga di bolina stretta fra i marosi di un linguaggio davvero strano, diverso, sostanzialmente scabro, talvolta arcaico, talvolta visionario, con momenti di poesia. Ci si scortica, trascinati sulla terra perfida del Salento, una distesa infinita, nella scabra vegetazione, [..] gli sterpi e i lastroni di calcare disseminati di detriti che per chilometri e chilometri cinturavano l’area marittima frapponendo tra essa e gli scarichi infetti delle raffinerie un illusorio sipario verdeggiante. C'è anche un grande impianto siderurgico, confuso e ribollente tra le foschie che fasciavano l’orizzonte come un’architettura sbucata dalle viscere della terra per rastrellare ogni centimetro cubo d’aria e trasformarlo in veleno..
E' un microcosmo di criminalità, un carcere a cielo aperto in cui la legge latita e dove l'unica, sarcastica intrusione dall'esterno è quella di un giornalista televisivo, una macchietta che, in questa terra pregna di delinquenza, altro non fa se non smascherare il vecchio Nuzzo sedicente santone, ladro, baro e puttaniere che quando gli acciacchi glielo permettevano, usciva all’aperto a divulgare al deserto che lo attorniava le proprie farneticanti omelie.
Personaggi atavici, al limite del grottesco, come usciti da una Bibbia nera, sentimenti e azioni estreme che sembrano accadere per ineluttabilità del destino. Vite deragliate con maschi attori e donne vittime, tranne la priora Narcissa, donna bifronte dedita a turpi traffici e che bada al quattrino ma che, forse, si redime giorno per giorno celando un indicibile, opprimente segreto. Vittime soprattutto i due ragazzi protagonisti, Gimmo e Michele. Senza alternative, apprendono in fretta le leggi della violenza, tenere malerbe subito sfiorite nelle fessure dei marciapiedi.
La morale, Omar di Monopoli, se la fa da sé: Siamo soli. Viviamo come capita e poi tutto finisce. Non c’è altro.
I colpi di scena non mancano, la suspense nemmeno. E' un thriller? E' un noir? Difficile dirlo, questo libro sfugge a ogni definizione, anche perché, oltre alla vicenda, quel che conta qui è il linguaggio mirabolante.
---
Visto che, da vecchio brontolone, il pelo nell'uovo lo devo sempre trovare (perdonatemi!), son quattro stelle e 1/2. Sarebbero state 5 se l'autore, occasionalmente, non si fosse lasciato prendere la mano eccedendo nel suo stesso linguaggio. Ad esempio: "gli occhietti inespressivi come uova di tortora," oppure "l’immensità del firmamento solcata dalle scie dei bolidi stellari che si sbrodolavano morendo nella notte della loro lunga estate senza fine."
E' un microcosmo di criminalità, un carcere a cielo aperto in cui la legge latita e dove l'unica, sarcastica intrusione dall'esterno è quella di un giornalista televisivo, una macchietta che, in questa terra pregna di delinquenza, altro non fa se non smascherare il vecchio Nuzzo sedicente santone, ladro, baro e puttaniere che quando gli acciacchi glielo permettevano, usciva all’aperto a divulgare al deserto che lo attorniava le proprie farneticanti omelie.
Personaggi atavici, al limite del grottesco, come usciti da una Bibbia nera, sentimenti e azioni estreme che sembrano accadere per ineluttabilità del destino. Vite deragliate con maschi attori e donne vittime, tranne la priora Narcissa, donna bifronte dedita a turpi traffici e che bada al quattrino ma che, forse, si redime giorno per giorno celando un indicibile, opprimente segreto. Vittime soprattutto i due ragazzi protagonisti, Gimmo e Michele. Senza alternative, apprendono in fretta le leggi della violenza, tenere malerbe subito sfiorite nelle fessure dei marciapiedi.
La morale, Omar di Monopoli, se la fa da sé: Siamo soli. Viviamo come capita e poi tutto finisce. Non c’è altro.
I colpi di scena non mancano, la suspense nemmeno. E' un thriller? E' un noir? Difficile dirlo, questo libro sfugge a ogni definizione, anche perché, oltre alla vicenda, quel che conta qui è il linguaggio mirabolante.
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Visto che, da vecchio brontolone, il pelo nell'uovo lo devo sempre trovare (perdonatemi!), son quattro stelle e 1/2. Sarebbero state 5 se l'autore, occasionalmente, non si fosse lasciato prendere la mano eccedendo nel suo stesso linguaggio. Ad esempio: "gli occhietti inespressivi come uova di tortora," oppure "l’immensità del firmamento solcata dalle scie dei bolidi stellari che si sbrodolavano morendo nella notte della loro lunga estate senza fine."
October 30, 2018
8++, 9--, insomma bello ma non perfetto
Libro esagerato, quasi molto bello. Bello il linguaggio originale: opulento, un melange di termini dialettali, è tornato, dda merda jè tinutu lu curaggio di rifarsi vivo qua a Rocca Bardata.; inventati, parole usate più per il suono che per il loro significato: avanzò sullo sterrato come un fregio, tremolando incerto nella caldura incerta che andava infervorandosi; a tratti colte: lo fulminò con uno sguardo ossidrico., un Camilleri al quadrato; similitudini un po' esagerate: La statale, striata di luci come pallidi capillari in una carne nera di contusioni
Bella la storia, con un'ambientazione cupa alla Lansdale in un paese avvelenato da mafia e discariche abusive, droga, morti ammazzati, ricatti, povertà e nessuna speranza di riscatto.
Esagerata e in parte inutile la storia parallela di monache sadiche, novizie scomparse, figli illegittimi, frustate, incendi.
Un noir
Troppo rutilante per piacermi del tutto, ma finalmente un italiano che vale la pena leggere.
Alleluja :-P
Libro esagerato, quasi molto bello. Bello il linguaggio originale: opulento, un melange di termini dialettali, è tornato, dda merda jè tinutu lu curaggio di rifarsi vivo qua a Rocca Bardata.; inventati, parole usate più per il suono che per il loro significato: avanzò sullo sterrato come un fregio, tremolando incerto nella caldura incerta che andava infervorandosi; a tratti colte: lo fulminò con uno sguardo ossidrico., un Camilleri al quadrato; similitudini un po' esagerate: La statale, striata di luci come pallidi capillari in una carne nera di contusioni
Bella la storia, con un'ambientazione cupa alla Lansdale in un paese avvelenato da mafia e discariche abusive, droga, morti ammazzati, ricatti, povertà e nessuna speranza di riscatto.
Esagerata e in parte inutile la storia parallela di monache sadiche, novizie scomparse, figli illegittimi, frustate, incendi.
Un noir
Troppo rutilante per piacermi del tutto, ma finalmente un italiano che vale la pena leggere.
Alleluja :-P
July 30, 2017
Salento e Polvere
Due fratelli: Gimmo e Michele. Tore, loro padre, fa ritorno a casa dopo anni per sistemare dei conti in sospeso con un passato violento e nebuloso; ciò, in concomitanza con la dipartita di suo suocero Nuzzo, un uomo auto-proclamatosi santone e guaritore di una comunità. Alla loro vicenda, s’intreccia quella di un convento di suore nel quale c’è ben poco di trasparente, dove la spiritualità rimane in secondo piano rispetto al peccato e ai legami con quella criminalità che pare essere l’unica vera alternativa alla miseria in una terra senza troppe speranze.
Una terra, il Salento, che Omar Di Monopoli continua a raccontare soffermandosi sui suoi risvolti più cupi e tutt’altro che paradisiaci: l’autore ricostruisce in queste pagine una regione immaginaria ma nel contempo fin troppo aderente al reale. La sua è una Puglia abbandonata a se stessa: crudele, povera, inquinata e depressa, costellata di baracche e popolata da ceffi poco raccomandabili; dove regnano la polvere, vecchi camioncini scassati e distese naturali – apparentemente – incontaminate. Una «perfida terra di Dio», come recita il titolo del romanzo: anche se qui Dio è più che altro un assente ingiustificato.
Se non fosse per i numerosi prestiti dal dialetto e per i nomi di luoghi e personaggi, sembrerebbe una storia ambientata in Louisiana o nel Texas di Lansdale; ma i procedimenti narrativi e i toni dell’ottima scrittura, caratterizzata da un italiano ricercato ma mai ampolloso, ben sposato alla lingua salentina, somigliano più a quelli faulkneriani: un po’ per l’alternanza dei piani temporali («Prima» e «Dopo»), un po’ per l’atmosfera e per l’attenzione agli ultimi e ai diseredati.
"Nella perfida terra di Dio" segna dunque un ulteriore salto di qualità nell’opera di Di Monopoli, che qui affina la sua prosa e il suo sguardo; e, come in altri suoi libri precedenti (ad esempio, la raccolta di racconti "Aspettati l’Inferno"), si pone in bilico tra rappresentazione realistica e racconto di genere, alternando toni noir a echi western, senza dimenticare le sue radici, la sua identità, il suo linguaggio.
[recensione uscita su MUCCHIO di luglio/agosto 2017]
Due fratelli: Gimmo e Michele. Tore, loro padre, fa ritorno a casa dopo anni per sistemare dei conti in sospeso con un passato violento e nebuloso; ciò, in concomitanza con la dipartita di suo suocero Nuzzo, un uomo auto-proclamatosi santone e guaritore di una comunità. Alla loro vicenda, s’intreccia quella di un convento di suore nel quale c’è ben poco di trasparente, dove la spiritualità rimane in secondo piano rispetto al peccato e ai legami con quella criminalità che pare essere l’unica vera alternativa alla miseria in una terra senza troppe speranze.
Una terra, il Salento, che Omar Di Monopoli continua a raccontare soffermandosi sui suoi risvolti più cupi e tutt’altro che paradisiaci: l’autore ricostruisce in queste pagine una regione immaginaria ma nel contempo fin troppo aderente al reale. La sua è una Puglia abbandonata a se stessa: crudele, povera, inquinata e depressa, costellata di baracche e popolata da ceffi poco raccomandabili; dove regnano la polvere, vecchi camioncini scassati e distese naturali – apparentemente – incontaminate. Una «perfida terra di Dio», come recita il titolo del romanzo: anche se qui Dio è più che altro un assente ingiustificato.
Se non fosse per i numerosi prestiti dal dialetto e per i nomi di luoghi e personaggi, sembrerebbe una storia ambientata in Louisiana o nel Texas di Lansdale; ma i procedimenti narrativi e i toni dell’ottima scrittura, caratterizzata da un italiano ricercato ma mai ampolloso, ben sposato alla lingua salentina, somigliano più a quelli faulkneriani: un po’ per l’alternanza dei piani temporali («Prima» e «Dopo»), un po’ per l’atmosfera e per l’attenzione agli ultimi e ai diseredati.
"Nella perfida terra di Dio" segna dunque un ulteriore salto di qualità nell’opera di Di Monopoli, che qui affina la sua prosa e il suo sguardo; e, come in altri suoi libri precedenti (ad esempio, la raccolta di racconti "Aspettati l’Inferno"), si pone in bilico tra rappresentazione realistica e racconto di genere, alternando toni noir a echi western, senza dimenticare le sue radici, la sua identità, il suo linguaggio.
[recensione uscita su MUCCHIO di luglio/agosto 2017]
June 29, 2017
Una bellissima scoperta.
Una scrittura lussureggiante, ipnotica, di prepotente bellezza.
Una storia nera come la pece, epica nella sua vivida cupezza.
Ho subito preso tutti gli altri che ha scritto. Penso che non mi deluderà.
Una scrittura lussureggiante, ipnotica, di prepotente bellezza.
Una storia nera come la pece, epica nella sua vivida cupezza.
Ho subito preso tutti gli altri che ha scritto. Penso che non mi deluderà.
July 9, 2017
E se mi venite a dire che vi garbano di più i tomi immensi di Don Winslow potrei rincorrervi con una mazza ferrata sino alle arse pianure pugliesi del romanzo. Magnifico libro italiano, che dovrebbe vincere lo Strega per venti anni consecutivi. E peccato non ci sia più Sergio Leone, che qua ci poteva trarre un capolavoro western.
July 5, 2024
Quizás redondeando a lo alto.
Un libro extraño, si bien la historia de corrupción (en la iglesia, en la mafia... En las personas en definitiva) está bien, sin ser arquetípica pero tampoco excesivamente sorprendente; lo que me ha dejado pasmada es el lenguaje: laborioso, muy rocambolesco, artificioso, ¿inventado a veces? No sabía si era cosa de un traductor un poco delulu, pero luego leí que el original también usa dialectismos intraducibles, un vocabulario farandulero... Y al final te acostumbras y ya no quieres que te lo cuenten de otra manera.
Un libro extraño, si bien la historia de corrupción (en la iglesia, en la mafia... En las personas en definitiva) está bien, sin ser arquetípica pero tampoco excesivamente sorprendente; lo que me ha dejado pasmada es el lenguaje: laborioso, muy rocambolesco, artificioso, ¿inventado a veces? No sabía si era cosa de un traductor un poco delulu, pero luego leí que el original también usa dialectismos intraducibles, un vocabulario farandulero... Y al final te acostumbras y ya no quieres que te lo cuenten de otra manera.
July 16, 2017
Che romanzo! Ne scrivo meglio dopo.
October 1, 2017
"Siamo soli. Viviamo come capita e poi tutto finisce. Non c'è altro." (p. 162)
August 20, 2018
Eh niente, mi sono fatta fottere dalla bella copertina Adelphi.
Dopo le prime dieci pagine volevo riporlo, ma era l'unica cosa che avevo con me da leggere.
Che sbaglio, grosso sbaglio (cit.).
Dopo le prime dieci pagine volevo riporlo, ma era l'unica cosa che avevo con me da leggere.
Che sbaglio, grosso sbaglio (cit.).
June 30, 2022
Omar di Monopoli narra En la pérfida tierra de Dios una historia difícil, la de Tore Della Cucchiara y sus dos hijos Gimmo y Michele a quienes hace tiempo que no ve, pero a los que vuelve tras el fallecimiento de su abuelo Nuzzo abriendo viejas heridas. Y no solo me refiero a las que enfrentan a padre e hijos, sino también a las que hicieron que Tore Della Cucchiara abandonara el lugar años atrás.
Ese lugar, que podemos catalogar como hostil y violento, cobra tanto protagonismo en esta novela como los propios personajes. La guerra por el control del territorio y los continuos trapicheos y ajustes de cuentas obligan a tomar partido a sus habitantes. También a la iglesia, con una abadesa al frente que parece tener más intereses que cualquiera. Todos parecen meterse en líos y el que no lo hace, parece no sobrevivir. Así era antes y así es después, nada parece haber cambiado.
Con una atmósfera gris y pesada la historia me ha interesado pero no me ha conmovido. Probablemente, por el interés de su autor, Omar Di Monopoli, de querer contar muchas cosas pero no profundizar en quienes las vivieron. Quizá por ese lenguaje algo opulento o rebuscado que me llegó a disgustar en las primeras páginas pero que después conseguí pasar por alto.
Si os gustan los escenarios hostiles, los personajes obligados a sobrevivir, las atmósferas grises... Esta es vuestra historia. Yo cada vez tengo más claro que necesito cierta luz en ellas.
Ese lugar, que podemos catalogar como hostil y violento, cobra tanto protagonismo en esta novela como los propios personajes. La guerra por el control del territorio y los continuos trapicheos y ajustes de cuentas obligan a tomar partido a sus habitantes. También a la iglesia, con una abadesa al frente que parece tener más intereses que cualquiera. Todos parecen meterse en líos y el que no lo hace, parece no sobrevivir. Así era antes y así es después, nada parece haber cambiado.
Con una atmósfera gris y pesada la historia me ha interesado pero no me ha conmovido. Probablemente, por el interés de su autor, Omar Di Monopoli, de querer contar muchas cosas pero no profundizar en quienes las vivieron. Quizá por ese lenguaje algo opulento o rebuscado que me llegó a disgustar en las primeras páginas pero que después conseguí pasar por alto.
Si os gustan los escenarios hostiles, los personajes obligados a sobrevivir, las atmósferas grises... Esta es vuestra historia. Yo cada vez tengo más claro que necesito cierta luz en ellas.
September 24, 2023
Ero incuriosito dalle recensioni che definivano “tarantiniano” lo stile letterario di questo autore: leggendo questo romanzo ho capito perché!
Una narrazione secca, asciutta, che punta dritta allo stomaco, con personaggi veri, linguaggio crudo, dialoghi estremamente realistici con delle note di Pulp.
Un romanzo che affonda le radici in tematiche sociali forti, e le porta in superficie sotto forma di racconto noir.
Un’ambientazione esotica fa da cornice al tutto: una Puglia che sembra il Far West, piena di ombre e senza lasciare nessuno spazio alle luci che ne contraddistinguono la patina glamour presente nell’immaginario collettivo.
Complimenti all’autore, perché davvero innovativo ed originale, in particolare per la scelta di edulcorare il tutto con un linguaggio molto ricercato, direi barocco: facendo un parallelismo con la cucina, direi che Di Monopoli applica una sorta di “fusion” letterario, unendo costantemente dei termini pleonastici e desueti ad espressioni dialettali. Il risultato finale è piacevole, un mix di eleganza e veridicità al tempo stesso.
Libro consigliato agli amanti del genere.
Una narrazione secca, asciutta, che punta dritta allo stomaco, con personaggi veri, linguaggio crudo, dialoghi estremamente realistici con delle note di Pulp.
Un romanzo che affonda le radici in tematiche sociali forti, e le porta in superficie sotto forma di racconto noir.
Un’ambientazione esotica fa da cornice al tutto: una Puglia che sembra il Far West, piena di ombre e senza lasciare nessuno spazio alle luci che ne contraddistinguono la patina glamour presente nell’immaginario collettivo.
Complimenti all’autore, perché davvero innovativo ed originale, in particolare per la scelta di edulcorare il tutto con un linguaggio molto ricercato, direi barocco: facendo un parallelismo con la cucina, direi che Di Monopoli applica una sorta di “fusion” letterario, unendo costantemente dei termini pleonastici e desueti ad espressioni dialettali. Il risultato finale è piacevole, un mix di eleganza e veridicità al tempo stesso.
Libro consigliato agli amanti del genere.
June 7, 2025
3.5/5
Nonostante un lessico pieno di arcaismi che per me rallentano la lettura, Omar di Monopoli riesce a portare il lettore in questa Puglia, Perfida terra di Dio, diversa dalle solite rappresentazioni, tra suore assassine e criminalità organizzata, dove i cattivi sono tanti e i buoni pare si siano persi senza ritorno tra caseggiati abbandonati
Nonostante un lessico pieno di arcaismi che per me rallentano la lettura, Omar di Monopoli riesce a portare il lettore in questa Puglia, Perfida terra di Dio, diversa dalle solite rappresentazioni, tra suore assassine e criminalità organizzata, dove i cattivi sono tanti e i buoni pare si siano persi senza ritorno tra caseggiati abbandonati
August 12, 2017
Me lo avevano spacciato come un "Cormac McCarthy mediterraneo", anzi pugliese, ma rispetto al grande romanziere statunitense le differenze sono notevoli. Il che non significa necessariamente un male. Comunque, se è comune il tentativo di ricollocare le tematiche, le dinamiche, le tensioni e la poetica (!?) del western in una dimensione contemporanea o quasi, lo stile di Omar Di Monopoli tende altresì alla definizione di una realtà volutamente barocca, satura di immagini fradice di lirismo terrigno.
Il suo è un narrare che non si nasconde, non cede il passo al realismo, ma al contrario intende preponderare sul narrato, punteggiando il testo di pennellate visionarie e ingegnose forzature linguistiche, sempre in bilico tra dialetto, slang, forme arcaiche e neologismo. Il risultato è una scrittura pittorica che insiste sulla materia lessicale come una pittura che gioca di spatola col rilievo del colore, trasferendo sulla superficie della rappresentazione una profondità tanto più evocativa quanto più "realisticamente artificiosa".
La lettura risulta perciò godibile, ma spende a questo livello tutto il suo potenziale. La trama - sviluppata in un intreccio alternato di "prima" e "dopo" - è piuttosto banale, innestata nel filone della vendetta sul filo della memoria alla Sergio Leone, con tanto di scena madre traumatica e regolamento di conti finale (che eccedono in direzione Tarantino). C'è anche una vicenda parallela, quella della badessa col tuttofare ritardato, che però appare forzata all'estremo, oltretutto sincronizzata in maniera poco credibile col plot principale. In ultimo, anche la critica al sensazionalismo televisivo sembra piuttosto scontata e persino goffa.
Resta, di questo romanzo (non avendo letto i precedenti del Di Monopoli), la sensazione di un autore talentuoso che deve trovare un'angolazione espressiva all'altezza dei propri mezzi, che sono - ebbene sì - notevoli.
Il suo è un narrare che non si nasconde, non cede il passo al realismo, ma al contrario intende preponderare sul narrato, punteggiando il testo di pennellate visionarie e ingegnose forzature linguistiche, sempre in bilico tra dialetto, slang, forme arcaiche e neologismo. Il risultato è una scrittura pittorica che insiste sulla materia lessicale come una pittura che gioca di spatola col rilievo del colore, trasferendo sulla superficie della rappresentazione una profondità tanto più evocativa quanto più "realisticamente artificiosa".
La lettura risulta perciò godibile, ma spende a questo livello tutto il suo potenziale. La trama - sviluppata in un intreccio alternato di "prima" e "dopo" - è piuttosto banale, innestata nel filone della vendetta sul filo della memoria alla Sergio Leone, con tanto di scena madre traumatica e regolamento di conti finale (che eccedono in direzione Tarantino). C'è anche una vicenda parallela, quella della badessa col tuttofare ritardato, che però appare forzata all'estremo, oltretutto sincronizzata in maniera poco credibile col plot principale. In ultimo, anche la critica al sensazionalismo televisivo sembra piuttosto scontata e persino goffa.
Resta, di questo romanzo (non avendo letto i precedenti del Di Monopoli), la sensazione di un autore talentuoso che deve trovare un'angolazione espressiva all'altezza dei propri mezzi, che sono - ebbene sì - notevoli.
September 29, 2017
3-3.5/5
September 7, 2023
Di una bellezza feroce e spietata
July 1, 2022
Il mio primo libro di Omar Di Monopoli. Che dire? Questo “western pugliese” o chiamatelo come volete mi ha colpito in positivo sia a livello linguistico che di trama, applicando gli stilemi del noir e del western all’attualità del Sud Italia fra santoni, suore in combutta con i politici locali e mafiosi che per interessi inquinano il territorio scaricando rifiuti. La storia di Tore Della Cucchiara è simile a quella di personaggi usciti dalla penna di Cormac McCarthy o dai film di Quentin Tarantino - e la bandella a fare questi paragoni fa bene. Tore è un antieroe, un buono senza redenzione animato da grande spirito di vendetta per cercare di rimediare ai crimini commessi in passato, ma alla fine destinato a non uscire dal vortice di violenza e criminalità che coinvolge Rocca Bardata. Dopotutto, questa è la perfida terra di Dio del titolo: un luogo dove non c’è possibilità di rinascita, dove si è tutti contro tutti e l’unica cosa che conta è sopravvivere.
July 25, 2021
Novela del montón. El autor cuenta una historia de camorra, pobreza y secretos, queriendo sonar a Faulkner del sur de Italia, pero sin ser Faulkner.
Lo que realmente me ha molestado es que autor pretende colocar toda suerte de palabras en desuso en distintas frases infinitamente subordinadas. Un alarde.
Lo que realmente me ha molestado es que autor pretende colocar toda suerte de palabras en desuso en distintas frases infinitamente subordinadas. Un alarde.
December 31, 2017
e scopri un autore italiano che l'italiano lo usa in modo nuovo. O antico? Liberando parole dai vocabolari e concatenandole in preziosi fuggevoli ricami di fuoco sangue e vendetta. impagabile.
October 9, 2025
Era tutto pronto. La copertina Adelphi in palette con lo sfondo, il selfie caruccio, il pezzo morriconeggiante. Proseguendo a zonzo per un Salento di carta stampata nulla apparentemente poteva andare storto. Western pugliese, noir mediterraneo: pregustavo la lettura con l’acquolina in bocca come davanti ad un pasticciotto appena sfornato.
In un Salento brullo e spopolato, superstite angolo di mondo tutto calcinacci, carcasse di auto e cani scheletrici, una pletora di canaglie, farabutti e malviventi capaci di qualsiasi nefandezza cerca di stabilire chi sia il più grande figlio di p*****a del circondario. Con una patina da B-movie cazzuto, sopra le righe nelle vicende e nei personaggi (non a caso Sergio Bonelli Editore l’ha adattato a fumetto un paio di anni fa), Nella perfida terra di Dio è da segnalare soprattutto per la lingua fastosa, ricercato mix di dialetto, slang e termini desueti.
Detto questo, cosa non ha funzionato?
Flashback. Avrò qualcosa come nove anni, mi chiudo in bagno per via di un’impellente necessità dimenticandomi Topolino in cameretta. Per passare il tempo ho a disposizione solo la scorta di Tex Willer di mio padre, impilata precariamente sulla lavatrice. Passo dieci minuti a sfogliarli insoddisfatto e ho una di quelle rivelazioni fondamentali sull’esistenza che poche ne capitano: il West mi fa cagare.
Non chiedetemi come nel frattempo abbia potuto dimenticare una così ovvia verità. Il libro ahimè mi ha preso davvero poco. Ma badate bene, me lo merito.
Questa e altre recensioni su Instagram: https://www.instagram.com/parfeddi/
In un Salento brullo e spopolato, superstite angolo di mondo tutto calcinacci, carcasse di auto e cani scheletrici, una pletora di canaglie, farabutti e malviventi capaci di qualsiasi nefandezza cerca di stabilire chi sia il più grande figlio di p*****a del circondario. Con una patina da B-movie cazzuto, sopra le righe nelle vicende e nei personaggi (non a caso Sergio Bonelli Editore l’ha adattato a fumetto un paio di anni fa), Nella perfida terra di Dio è da segnalare soprattutto per la lingua fastosa, ricercato mix di dialetto, slang e termini desueti.
Detto questo, cosa non ha funzionato?
Flashback. Avrò qualcosa come nove anni, mi chiudo in bagno per via di un’impellente necessità dimenticandomi Topolino in cameretta. Per passare il tempo ho a disposizione solo la scorta di Tex Willer di mio padre, impilata precariamente sulla lavatrice. Passo dieci minuti a sfogliarli insoddisfatto e ho una di quelle rivelazioni fondamentali sull’esistenza che poche ne capitano: il West mi fa cagare.
Non chiedetemi come nel frattempo abbia potuto dimenticare una così ovvia verità. Il libro ahimè mi ha preso davvero poco. Ma badate bene, me lo merito.
Questa e altre recensioni su Instagram: https://www.instagram.com/parfeddi/
October 28, 2020
Aggiungo questo testo all’ennesimo tassello di letteratura prodotta a uso e consumo di chi fa fatica a distinguere una narrazione semplicistica e povera di significati dalla realtà. Abbiamo dei seri problemi con l’autostima e con l’identità culturale di un territorio se vediamo la Puglia come terreno fertile per pontificare e fare macchiette su pistoleri e balle di fieno. Il fatto che - forse - (provando a inserirmi nella mente di di Monopoli) in comune con altre realtà ci siano spopolamento, mafie locali, condizioni di vita precarie, potere della Chiesa sulle province non può permettere ad un improvvisato e pretenzioso Faulkner di fare di questa terra un rigido schema di personaggi senz’anima. È come ambientare un documentario su Chernobyl in una palude x in Italia. Ciò non toglie che un divertissement letterario si possa concedere per definizione di creare delle catene metaforiche che svincolano l’oggetto in discussione dalle briglie del realismo. Il problema, qui, sta alla base: l’atto creativo, qui, è stato niente di meno che un fastidiosissimo cliché di associazioni fuori luogo. È offensivo nei confronti di un ambiente e di chi lo abita. L’autore si veda un po’ di letteratura sul concetto di paesaggio.
Poi ‘sta cosa che se hai un vocabolario ampio allora automaticamente sei interessante e secondariamente devi usarlo tutto mi fa incazzare. Omar, detto da una tua compaesana, minti sale.
Poi ‘sta cosa che se hai un vocabolario ampio allora automaticamente sei interessante e secondariamente devi usarlo tutto mi fa incazzare. Omar, detto da una tua compaesana, minti sale.
July 10, 2017
Ho letto il romanzo di Omar Di Monopoli in un fiato. Opprimente, duro, tagliente, aspro.. Sono solo alcuni degli aggettivi che secondo me possono descriverlo. E splendido, anche. Perché in un epica che si avvicina a McCarthy (si, citato fin troppo spesso, ma l'atmosfera dell'opera si avvicina molto a "Il figlio di Dio" e al "Meridiano di Sangue"), ci si perde e ritrova nel vortice delle emozioni primordiali di una terra arsa dal sole, delle sue vendette e degli inganni, dove anche Dio parla per voci che ne tradiscono il messaggio, dove i protagonisti, anche i più ingenui e innocenti, di fatto innocenti non sono. Vendetta e redenzione sono i fili intessuti per la quale Tore ritorna, tra i suoi figli, e i suoi nemici, senza paura, e apparentemente nulla da perdere. Un romanzo che mi ha ricordato per intensità emotiva un'altra mia lettura recente, "Bull Mountain" di Panowich. Un ambiente completamente diverso, ma il tumulto delle ferali emozioni umane, la rabbia, la ferocia, la bramosia di potere, e certo, la vendetta, sono universali, dalle brumose montagne della Georgia alla riarsa "Perfida terra di Dio" tarantina.
January 4, 2023
Il Salento non è solo estate, mare blu e divertimento, me lo hanno insegnato i romanzi di Cosimo Argentina. Con Omar Di Monopoli si entra nell'epico; ma quanto è bello questo romanzo? La trama ti tiene attaccato alle pagine, i personaggi sono tutti esplosivi, in un alternarsi di prima-dopo le tessere del puzzle formano una storia maestosa.
Basterebbe questo, ma a farla da padrone è la lingua. Dopo poche pagine di adattamento si entra in un vortice: termini ricercati per una scrittura alta e febbrile si alternano a frasi dialettali dove la trivialita' ha modo di esprimersi. Un linguaggio estroso, una voce distinguibile.
Per chi alla solita prosa da scuola di scrittura preferisce una lingua più variopinta, "Nella perfida terra di Dio" è un capolavoro: leggetelo, non ve ne pentirete.
Basterebbe questo, ma a farla da padrone è la lingua. Dopo poche pagine di adattamento si entra in un vortice: termini ricercati per una scrittura alta e febbrile si alternano a frasi dialettali dove la trivialita' ha modo di esprimersi. Un linguaggio estroso, una voce distinguibile.
Per chi alla solita prosa da scuola di scrittura preferisce una lingua più variopinta, "Nella perfida terra di Dio" è un capolavoro: leggetelo, non ve ne pentirete.
August 16, 2024
Sfiora il capolavoro per intensità e ineluttabilità della vicenda noir. Peccato quello che - a mio parere - si configura come uno sfoggio di stile fine a se stesso. E non mi riferisco al dialetto salentino, quanto piuttosto alle costruzioni sintattiche e all'utilizzo di parole volutamente desuete. Un esempio: "l'uomo prese a sdilinquire la ghigna in un sorrisetto incontinente" (ed è uno degli esempi meno articolati). Non è questione di non capire, sia chiaro, quanto piuttosto di una ricerca che nulla aggiunge alla vicenda e che, anzi, finisce per distrarre dalla potenza dei personaggi.
May 29, 2025
Se si riesce a sganciarsi dal contrasto forte - a volte fastidioso - tra il dialetto e una lingua complessa, più che forbita, forse dall’intento estetico e lirico, e ci si dà la possibilità di immergersi completamente nella storia, questo è un libro che consiglio senza dubbi. È uno spaccato di storia che credo conoscano in pochi, ambientato nella provincia di Taranto di circa 30 anni fa. Omar di Monopoli ci porta per mano e con autenticità, in uno di quei posti della nostra Italia, pregni di storia e di storie, che se anche fanno male, bisogna avere almeno il coraggio di conoscere.
November 11, 2024
Una lettura molto ostica specialmente a livello di scelte lessicale che mescolano dialetto e italiano aulico in maniera fluida e in una soluzione di continuità che è un po' flusso di coscienza.
Ci vuole un po' per entrare in questo mondo, ma una volta compreso lo stile si viene immersi in una storia che è un far west del sud Italia.
Ci vuole un po' per entrare in questo mondo, ma una volta compreso lo stile si viene immersi in una storia che è un far west del sud Italia.
September 1, 2019
Sembra un film di Tarantino... Un po' lezioso a volte nella descrizione delle scene, però piace eccome.
La storia ambientata tra flashback (prima) e tempo corrente (dopo) si svolge nelle campagne tarantine tra interramento di rifiuti tossici, spaccio e criminalità "minore".
La storia ambientata tra flashback (prima) e tempo corrente (dopo) si svolge nelle campagne tarantine tra interramento di rifiuti tossici, spaccio e criminalità "minore".
May 3, 2020
Mah un grosso mah... certamente la scrittura barocca e ridondante però eco mi chiedo se può bastare. Ho fatto fatica l’ ho iniziato due volte e alla fine mi ha anche preso. Mi ricorda un film catastrofico di Rubini, in cui tutti muoiono o quasi. La Puglia è davvero come l’America?
April 25, 2021
Trama da classico noir, senza colpi di scena esaltanti.. Ma scritto con uno stile unico e strepitoso
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