Tragico e coinvolgente, L'assedio ci riporta a uno dei periodi più bui della nostra Repubblica, eppure, nonostante tutto, non è la cronaca di una sconfitta: racconta la straordinaria avventura dell'uomo che, con la sua azione, ha segnato il declino di Cosa nostra.
A venticinque anni dall'attentato di Capaci, Giovanni Bianconi ricostruisce, attraverso i documenti e i ricordi dei protagonisti, l'ultimo periodo della vita di Giovanni Falcone. Un'indagine nella Storia, che rivela la condizione di accerchiamento in cui si è trovato il giudice palermitano, stretto tra mafiosi, avversari interni al mondo della magistratura e una classe politica nel migliore dei casi irresponsabile. E individua coloro che, nascosti dietro il paravento del «rispetto delle regole», lo contrastarono, tentarono di delegittimarlo e lo isolarono fino a trasformarlo nel bersaglio perfetto per i corleonesi di Totò Riina.
«Non vi è dubbio che Giovanni Falcone fu sottoposto a un infame linciaggio - prolungato nel tempo, proveniente da più parti, gravemente oltraggioso nei termini, nei modi e nelle forme - diretto a stroncare per sempre, con vili e spregevoli accuse, la reputazione e il decoro professionale del valoroso magistrato. Non vi è alcun dubbio che Giovanni Falcone - certamente il più capace magistrato italiano - fu oggetto di torbidi giochi di potere, di strumentalizzazioni a opera della partitocrazia, di meschini sentimenti di invidia e gelosia (anche all'interno delle stesse istituzioni), tendenti a impedirgli che assumesse quei prestigiosi incarichi i quali dovevano, invece, a lui essere conferiti sia per essere egli il più meritevole, sia perché il superiore interesse generale imponeva che il crimine organizzato fosse contrastato da chi era indiscutibilmente il più bravo e il più preparato, e offriva le maggiori garanzie - anche di assoluta indipendenza e di coraggio - nel contrastare, con efficienza e in profondità, l'associazione criminale». Dalla sentenza della seconda sezione Penale della Corte di Cassazione. Roma, 6 maggio 2004.
È un libro pieno di dettagli. Spiega, con una cronaca serrata, gli eventi che, dal maxi processo di Palermo alla morte di Falcone, portarono all’isolamento del dottor Falcone, e le singolari coincidenze che portarono invidia, ottusità e strategie politiche a prevalere sulle scelte che avrebbero consentito alla lotta alla mafia di fare un balzo in avanti. È un racconto intimo, Bianconi ha già scritto sul tema, una lettura per chi ha vissuto intensamente quegli anni. Sconsigliato per chi non abbia un interesse quasi storiografico al tema.
Essere primi può infastidire quei secondi (o terzi) che vorrebbero essere primi. La delegittimazione allora diventa l'arma con cui poter scalzare l'ostacolo, e più l'ostacolo è inflessibile e più lo si deve far apparire inaffidabile.
Dopo il 23 maggio 1992 tutti i secondi (o terzi) dalla parte del primo. Già.
La storia di Giovanni Falcone raccontata in modo chiaro e avvincente da Bianconi, che leggevo per la prima volta. Pur mantenendo un registro più giornalistico che narrativo, si lascia leggere con molta facilità.
well researched, well written. It makes u sad to remember how Giovanni Falcone wasnt helped by the institutions, but on the opposite, delegitimized, weakened, by the same State, the same institutional persons (the Judiciary), who should have unite and give him full support to fight against the Mafia. Instead it was the opposite, and he was left alone against a bigger enemy. What a shame for the Italian state!!! And here we are today: nothing has changed