Cousin Jerry è tornato in città.E dopo il suo arrivo nulla rimane come prima. Con il ritorno del Cousin, infatti, quella che era solo una temibile squadra di disertori liceali si arruola in un'apocalittica guerra-lampo, destinata a finire per qualcuno in gloria e per altri in tragedia."Cosa fai tutto il giorno, Jerry?" gli chiedevo."Niente, mi guardo in giro."Un attacco surreale e demenziale, sanguinoso e devastante, a una società fintamente alternativa e perbenista.
Certi libri sono propedeutici ad altri, libri che ti indicano strade che ti erano fino ad allora ignote, che ti fanno intravedere certe profondità impensate, che ti aprono mondi in cui perderti per poi dimenticarti qual'era il punto di partenza e perchè avevi intrapreso il viaggio.
In questo libro hai scoperto i fumetti di Andrea Pazienza, gli abissi di orrore di American Psycho, le invenzioni linguistiche di Arancia Meccanica, e una certa amicizia tra criminali giovani che ti ricorda oggi C'era una volta in America.
Se ti volti indietro a guardare il tuo percorso di lettura noti un filo rosso che parte da Bastogne e attraversa Irvine Welsh ma anche Andrea De Carlo, Chuck Palaniuk ma anche Salinger, Aldo Nove e Niccolò Ammaniti ma anche Heullebecq.
Eri giovane e scemo, insomma. E questo libro cambiò le tue abitudini di lettura. E per molto tempo guardasti con disprezzo ai tecno-thriller e agli Urania che ti avevano accompagnato fino a lì come zii scapoli e nerd a cui voltare le spalle, chè adesso frequentavi coetanei poco raccomandabili. Subisti il fascino della letteratura scostumata e provocatoria e volgare e violenta e anticonformista. Una letteratura che faceva leva su certe incazzature e certe insofferenze che ti saresti portato ancora a lungo dentro.
Ora sei vecchio e resti scemo, ovviamente, ma se devessi trovare un solo libro che smells like teen spirit e che riassuma tutta una serie di cose - la maggioranza delle quali ti metteresti proprio scuorno di dirle ad alta voce - quel libro sarebbe senza dubbio Bastogne.
Per chi si fosse innamorato di Jack Frusciante con tutti i sospironi e le guance arrossate e le cazzatelle da supergiovane - che in un tripudio di miccette fa esplodere i matusa con grinta e simpatica verve - il secondo romanzo di Enrico Brizzi deve essere sembrato un cazzotto nello stomaco. In molti devono essersi ritratti disgustati, aspettandosi tutt'altro, al modo in cui certe sbarbe si allontanano disgustate dalla scritta sulla spilla di Cousin Jerry quando buttano l'occhio curiose (e no, non ve lo dico che cosa c'è scritto, che è meglio).
Resta l'invenzione linguistica, resta lo stile, per cui vale tutto quello che ho detto l'altra volta. Brizzi scrive(va) da dio. E leggerlo vale la pena anche solo per perdersi nella musica cafona e rumorosa e in certi virtuosismi da chitarrista in acido.
Per il resto stiamo da tutt'altra parte. Nizza. Anni 80. (Il libro è nostalgico degli anni ottanta quando ancora nessuno era nostalgico degli anni ottanta). Le vicissitudini quotidiane di una banda di teppisti che grida il suo odio viscerale nei confronti del mondo tutto. La fantasia adolescenziale definitiva. Un'assalto alla società per nessuna ragione particolari e per tutte le ragioni che vi vengono in mente.
Contiene, in odine sparso: condrabbando e spaccio di droghe leggere, una rapina con pistole caricate al vetriolo e prevedibili conseguenze, vacanze di natale in cui ti scopi l'amante di papà, l'anfetamina che ti prende male, le feste radicalchic, ragazzine stuprate, fughe in motorino, rigori parati con la faccia, tradimenti, agguati, misoginia a pacchi, paranoie sui cinesi, autoerotismo, punk e post-punk, i bucaneve Doria e Supertognazzi contro Miguel Bosè.
L'epica delle cause perse è sancita già dal titolo. Come andrà a finire lo capisci benissimo dopo neanche tanto. Offriamo qesti ragazzi in sacrificio sull'altare di un mondo adulto e lavoratore. Sono tutto quello che abbiamo rinunciato ad essere per diventare persone responsabili e corrette e perbene. Sono quella parte di noi che non ammetteremo mai di avere avuto dentro.
Non è difficile notare dietro tutta quell'epica da fumetto un difficilissimo rapporto con le donne in generale, e con una società di ricchi fintamente alternativi. (E fatemi un piacere, se veramente volete sapere chi sono i radical-chic, leggetevi questo libro. Tutto intorno a questi quattro ragazzi è radical-chic a perdita d'occhio. Mi ci sono trovato in mezzo spesso. E al momento non mi vengono in mente posti peggiori.)
Una autobiografia sotto forma di fumettone scritta a quattro mani da Burgess e Breat Easton Ellis, questo è Bastogne. Ma il primo cercava l'apologo politico e morale, nonchè la satira sociale, e il secondo descriveva l'abisso dell'alienazione quotidiana con tono freddo e distaccato, da anatomopatologo. Qui non c'è apologo morale, non c'è struttura in tre parti, delle vicissitudini di Alex il drugo ci interessa solo la prima parte, quella più esaltante, e del tono distaccato non sappiamo che farcene, noi inventiamo parole nuove di odio - come dice la quarta di copertina - siamo i virtuosisti del vivere male, facciamo poesia delle fantasie violente e distruttrici. Scriviamo pagine di diario con pennellate acide e rasoiate. Poi chi vuole capire capisca. Chi vuole fraintendere frainteda. Chi vuole indignarsi si accomodi.
Ti lasci il libro alle spalle. Un pochino scotta ancora. Ma quanto cazzo l'hai sottolineato? Ma quanto cazzo stavi fuori, a diciottanni? Lo rimetti a posto, tra i più raccomandabili Wallace e Vonnegut e Calvino. Adesso ti fai un po di the. Hai da fare. Hai perso troppo tempo a scrivere sciocchezze. Produttivo, ecco cosa bisogna essere, produttivo! Che qui ci sono scadenze, responsabilità, impegni presi, programmi a lungo termine. Vita da adulti. Cose da lavoratori.
"Bastogne" è l'unico romanzo che ho riletto almeno 5 volte e che non mi stanco mai di risfogliare. Brizzi si scrive come un poeta, pur raccontando la storia di quattro sbandati alle prese con droga e rapine. Quattro sbandati adorabili nella loro Nizza noir.
L'ho finito perché sono testardo e stupido; spero sempre che un libro possa migliorare nel finale. E invece no. Questo libro è brutto dall'inizio alla fine. I protagonisti sono una sorta di gioventù maledetta, che si pone al di sopra delle leggi, figuriamoci delle convenzioni sociali, che non può restare sobria neanche per 5 minuti dopo il risveglio. Per loro spacciare, rapinare o uccidere è solo una possibilità; è ciò che fanno perché possono farlo, perché nessuno può fermarli, perché gli altri hanno remore morali. Nonostante i soldi che intascano con le loro attività criminali, hanno sempre dei debiti verso gli spacciatori di livello più alto di loro da cui si riforniscono. Non c'è famiglia, non c'è amore, non c'è amicizia. C'è solo una specie di cameratismo verso i componenti del proprio gruppo ed il disprezzo per tutti gli altri, specialmente se di sesso femminile.
La storia è ambientata a Nizza alla fine degli anno '80; la città però assomiglia molto di più a Bologna, sia per i luoghi che per l'ambiente cultura che vi circola. Lo stile cerca di imitare il modo di parlare e di pensare della peggio gioventù del periodo, usando una sorta di vocabolario che non è mai esistito veramente (una Meravigliosa è una sigaretta, una Pugnalata e la masturbazione, Spadaccino chi si buca, ed altre cavolate simili.
Peccato perché Jack Frusciante, anche se non era un capolavoro, era molto meglio di questo Bastogne
Un Brizzi non ancora completamente formato scrive un libro ambientato a Nizza, e con Nizza intende Bologna. Personaggi marginali e piuttosto sfigati, fuori di testa quanto basta, dei quali uno si salverà, uno sparirà una volta finito il suo ruolo di catalizzatore della violenza adolescenziale, e gli altri non riusciranno ad uscire dal pantano. Carino, ma molto immaturo.
qui brizzi ha molto di paz, oltre alla copertina: violento e duro, parla per immagini. la lingua si piega alla volontà di brizzi, si assogetta e il risultato secondo me è superbo. la meglio gioventù nizzarda negli anni '80 è arrabbiata, negli anni '90, al meglio, reduce. grande.
violento in maniera gratuita!!! Troppo violento per i miei gusti!!! non condivido questo spaccato di vita reale, ma in fin dei conti come storia è stata scritta bene...!!!!
(N.B. scrissi questa recensione nel 1997, e da allora non ho cambiato idea). ...Allora, Brizzi lo avevamo lasciato qualche anno fa, con la sua "maestosa storia d'amore e di rock parrocchiale", Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che aveva commosso un po' tutti, per i toni assai semplici e diretti, per la spontanea irruzione dei sentimenti nella realtà giovanile, per quegli strani accenti di affettuoso paternalismo che era curioso sentire in un coetaneo dei giovanissimi protagonisti della storia raccontata, e che avevano mosso l'emotività di tanti grossi critici. Aveva commosso un po' tutti, compresi me e padre Antonio Spadaro, rispettabile studioso di letteratura giovanile, che aveva dedicato a lui, alla Ballestra e a Culicchia, su "La Civiltà Cattolica", un interessante saggio di letteratura comparata, e delle tre aveva definito proprio quella di Brizzi come la forma di letteratura più compiuta e matura. Tuttavia, mi piacerebbe, oggi, sapere che razza di faccia possa aver fatto il buon Spadaro, dopo aver letto questo romanzo duro, durissimo, pesante e sanguinolento, lontano anni luce dalle atmosfere eteree e soffuse che Brizzi ci aveva già consegnato. Sono in quattro; due cugini reciprocamente legatissimi, e due amici, che, sullo sfondo di una Nizza primi-anni-ottanta (Nizza è la città natale di Brizzi), avendo come base un appartamentino in piazza Nietzsche (manco a dirlo) si dedicano sistematicamente e appassionatamente alle trasgressioni più trasgressive, che poi sono quelle di sempre: sesso, droga e rock'n roll a gogò. Nessun moralismo, anzi una netta e feroce separazione, lucidamente consapevole, dal mondo delle regole e dei "lavoratori"; il protagonista, Ermanno, un po' parla in prima persona, un po' viene descritto in terza persona. E, in questo scenario volutamente asettico, maturano progressivamente fatti ed avvenimenti assai pesanti: stupri, omicidi, rapine a mano armata e sfiguramenti al vetriolo, spaccio di droghe delle più varie e consumo appassionato ed estatico delle stesse, e - soprattutto - lucidissime e ferocissime descrizioni di un mondo che ben abbiamo conosciuto (noi, forse, più dello stesso Brizzi, che curiosamente all'epoca doveva avere 9-10 anni): quello della creatività isterica e presenzialista di certi anni Ottanta, quello dell'esserci e del conoscersi a tutti i costi, quello delle feste e della trasgressione misurata, corretta e legalizzata prevalentemente dal censo. E, poco per volta, il giuoco si svela: Nizza in realtà non è Nizza, o non è soltanto Nizza, ma è anche e soprattutto Bologna, la Bologna del Dams, del misterioso omicidio della meravigliosa Francesca Alinovi, di Beppe Starnazza degli Skiantos che - in un troppo bello e assurdo sproloquio, citato con nome e cognome - parla di innalzare una terza torre tra le due preesistenti, magari mobile e con una luce in cima (capacissimi di farlo, strano che non lo abbiano fatto). E si delinea la parentela spirituale di questi personaggi con altri celeberrimi personaggi bolognesi di carta, l ferocissimi ed amorali Zanardi e compagnia prodotti dal genio balordo ed amato di Andrea Pazienza (e del resto Zanardi sta anche sulla copertina del libro, e mai promessa fu più atrocemente mantenuta). E, ancora una volta, compare sullo sfondo l'ombra di Pier Vittorio Tondelli, che nei suoi pur pochi romanzi ha saputo delineare un florilegio di tematiche che sono poi state variamente sviluppate da tutti i giovani scrittori di questo fine secolo; qui, il riferimento (e non poteva essere altrimenti) sta nei racconti più truci di "Altri Libertini", nella cinica vacuità dell'apparenza di "Dinner Party" e, ovviamente, negli scenari raccolti e catalogati accuratamente in "Un Week-end postmoderno". Insomma, Brizzi si rivela ancora una volta un grande scrittore, con una spettacolare capacità di dominare l'emozione e gli stati d'animo, di spiazzare il lettore, di inventarsi scene e situazioni partendo da pochissimi elementi di base (forse questo potrebbe già rientrare nella categoria del "romanzo storico"). Un libro bello ed imbarazzante, molto imbarazzante. Perché è impossibile non prestare un orecchio attento alle amarissime e argomentatisime motivazioni che gli ineffabili protagonisti forniscono a questi atti "biechi" e "sordidi", e per i quali, comunque, non pagheranno.
La scrittura avvolgente e coinvolgente di Enrico Brizzi racconta la storia di Ermanno Claypool, rampollo di buona famiglia, e dei suoi cari amici di merenda, quasi si direbbe per le imprese che questa gang porta a compimento. A tratti ricorda la violenza di film noti come quelli di Tarantino, qualche altra volta si accosta ai romanzi psichedelici e narcotici di Welsh, in un mix che può essere anche nauseabondo, ma che lì ti tiene, bloccato sulla lettura perché non puoi fare a meno di capire come vada a finire. Gli ideali, i gusti, le tendenze poi sono assolutamente altri e guai a essere contraddetti :"Oh, i Public Image Limited! Proprio loro! Ne parlavo giusto l'altro giorno con Occhi- Blu, ché piacciono molto a un nostro amico. Ti dico, secondo me sono musica minore, tarata. Vedi, tutti questi gruppi new wave partono dai pressupposti minimali... E musica da tinello. " La risposta non lascia spazio a fraintendimenti :" Ti sei scavata la fossa, con quel «musica da tinello». " È il racconto di una generazione che uccide per poco perché di molto si annoia e perché odiano l'altro, le donne in particolare, usate come mero passatempo come fa Ermanno con le sue accompagnatrici. Definirle altro è impossibile. L'amore è un sentimento inesistente. Il finale è una catarsi mal riuscita, un brutto sogno che si materializza nelle realtà della chiusura di un bar, quello del povero Dietrich, alla sera di una vita persa.
Spettacolare. Sono quasi 20 anni da quando la prof del ginnasio ci fece scoprire Jack frusciante è uscito dal gruppo e lo stile di questo scrittore. Non avevo piu letto nulla di pui fino a quando questo titolo mi e spuntato nel feed di Audible. In questa storia francese è tutto portato al livello successivo. Viene voglia più volte di tornare indietro e riascoltare tutto daccapo. Un vera goduria di racconto, di cui ho apprezzato quasi ogni singola frase. I protagonisti sono criminali di strada, quello che forse sarei diventato anch'io se non mi fossi ravveduto in prima giovinezza. Ma i riferimenti musicali e le immagini mentali sono ciò che rende la storia così travolgente e spettacolare. È la prima volta in un audiolibro che imposto la velocità non a 1.3 o 1.5, bensì a 0.95 per godermi tutti i periodi fino in fondo. Un capolavoro italiano, tra pulp e alta letteratura.
La seconda opera di Brizzi, con il quale si discosta dal mondo boy scout/punk parrocchiale di Jack Frusciante. Questa volta siamo immersi in una Nizza quanto mai Pulp, nella quale seguiremo le scorribande di Ermanno Claypool e del suo cousin Jerry, in un romanzo fortemente influenzato dallo Zanardi di Andrea Pazienza, peraltro ritratto in copertina. Il fatto che Brizzi ne ha tratto anche una graphic novel ed un album musicale mescolato ai suoi Reading, lo rende un vero e proprio cult per un paese arcaico e stantio come il nostro.
Questo romanzo mi è sembrato un fumetto di Pazienza messo in prosa. Quattro sbandati passano dall'essere dei liceali taglioni a diventare dei delinquenti fatti e finiti. Sullo sfondo una Nizza che sembra la Marsiglia degli anni 60. A parte il fastidio per le scorribande dei quattro, un libro che si fa leggere volentieri.
Mi è piaciuta la prima parte del libro perché parla di una giovinezza libera e festosa, che io vorrei vivere ma che io non sto vivendo. Ho interrotto la lettura dopo la rapina perché la storia non risuonava più in me
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i personaggi li ho trovati troppo forzati, come dei "vorrei essere buono, ma non posso". molto meglio "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", mito della mia adolescenza (e non solo la mia)
Dopo l'ottimo JACK FRUSCIANTE E' USCITO DAL GRUPPO, Brizzi si reinventa "cannibale", ma non convince. Il romanzo in sé è ben scritto, ma nell'insieme si rivela piuttosto deludente.
Molto punk, molto anni ‘90, un gergo vivido ma che appesantisce un po’ la lettura. Diversi episodi, un po’ destrutturato, forse letto oggi risente un po’ del tempo che è passato. Migliora nel finale.
Ho appena riletto Bastogne, dopo 28 anni, e ci ho (ri) trovato dentro tutto quello che ricordavo, e anche di più. Brizzi sa trovate le parole per raccontare l'epica della giovinezza, nelle sue tanto differenti sfumature, come nessun altro
I've borrowed Bastogne to a friend of mine years ago without seeing it anymore. I have never felt the absence of this book. In this moment Bastogne is more useful where it is: under the leg of a moving table or close to a spiderwebs metropolis.
I don't remember that much of this book. It was set in Nice, France where Brizzi used to claim he was born.
The novel was funny, in a certain way, with all that surprising violence which breaks the boredom. It's just a pity that Brizzi tries to play pulp without knowing the rules of the game.
Libretto leggero e zeppo di droga, sesso e violenza gratuita. Sembra di leggere Breat Easton Ellis ma giusto così, per assonanza. Niente di graffiante, di duro, di forte. Niente bel mondo e ricchezza ostentata. Solo quattro ragazzotti annoiati e fuori di testa che vivono in una Bologna misteriosamente travestita da Nizza. Se ne può fare tranquillamente a meno anche se si legge in un lampo.