In questo suo nuovo romanzo che parla ancora di Bologna e di amori, di amicizie, di anni di giovinezza grandi e pieni, Brizzi ferma l'attimo, quasi a chiedere una sosta di riflessione, come se i suoi ventiquattro anni si fossero raddoppiati. E nasce questo libro a due facce, esilarante e meravigliato, che supera gli itinerari di una letteratura generazionale: ecco, da un lato la storia raccontata in cui rivive un amore goffo e delicato, tra gli amici del liceo e le tribù occasionali, tra corse in Vespa e sorsate di Beks; dall'altro la situazione si radicalizza e l'autore si confessa, come volesse esorcizzare il futuro e fermare quegli anni già corsi, con le bravate adolescenziali, i viaggi poveri, le lunghe notti in cui amicizia e solitudine si ritrovano.
E' curioso il fatto che esistano autori che in qualche modo non riescono a far altro che passare, ripassare e ri-ripassare ancora sempre sulla stessa storia. Tanto che il loro racconto diventa una sorta di tema con variazioni. A volte poi questa storia coincide con la loro stessa storia, che praticamente raccontano da mille punti di vista e mille sfumature diverse. Ma quella è.
Brizzi è uno di questi, o almeno lo è stato fino ad un certo punto. A parte Bastogne, che si colloca in una posizione un po' defilata (se fosse un romanzo autobiografico adesso Brizzi sarebbe all'ergastolo) e in effetti è forse la cosa migliore che abbia scritto - tolti i racconti di viaggio - gli altri sui libri, compresi quelli sulla "vita a Bologna" sono sostanzialmente eterni ritorni sulla sua storia giovanile (il che è ebbastanza curioso visto che si parla di uno che ha cominciato a scrivere a sedici anni o poco più e ha quindi sempre sentito un furioso desiderio di scavare, approfondire e dissezionare un passato che era in realtà un passato molto prossimo, quasi un quasi presente).
Il fatto è che scrive decisamente bene. Ma, come ha raccontato in uno dei suoi libri non strettamente letterari, quello sul "camino" di Santiago, ha dovuto scrivere forzosamente in quanto messo sotto contratto da una casa editrice (facile capire quale) che ha voluto sfruttare il giovanissimo e genialissimo scrittore, altrimenti detto gallina dalle uova d'oro, e quindi lui è stato costretto a "spremersi" al massimo per onorare il vincolo di tot uscite in tot anni, senza concedersi il tempo di diventare uno scrittore di invenzione, come sono sostanzialmente tutti i veri scrittori. Con in più il viatico morale di Tondelli, che del suo aveva sdoganato la possibilità di diventare narratori (prevalentemente) di se stessi.
In questo libro la storia è quella di un ragazzo che, nel corso di un carnevale a metà tra un rave party e una parata di sound system per le vie di Bologna, incontra due se stessi precedenti, con i quali ritorna al suo passato e percorre episodi della sua vita. Un artificio simpatico e ben realizzato, comunque funzionale al suddetto schema dell'eterno ritorno (o ripasso).
Di Brizzi avevo letto Jack Frusciante è uscito dal gruppo ma, a differenza di ciò che pensavano tante mie compagne, lo avevo trovato piuttosto sgradevole. Questo libro invece, che secondo le recensioni pare uno dei suoi peggiori, lo reputo migliore. Si ritrovano alcune cose del Jack, ma vengono riviste con un occhio diverso, quasi affettuoso. Bella la scena della "canna", di cui viene rbadito il rifiuto come in una atmosfera sospesa di sogno. Poi va beh, a me Brizzi non piace tantissimo, e la tipica pretenziosità dei suoi scritti qui non manca. Ma l'ho comunque trovato abbastanza buono.
Forse avrei dovuto leggerlo quando me l'hanno prestato (circa 5 o 6 anni fa). Forse avrei colto qualcosa di più e qualcosa di diverso. Ma mi affascina il modo che Brizzi ha di rapportarsi coi molti sé stessi che incontra nel libro, con la sua vita, coi suoi errori e coi suoi sogni. Onirico.
Purtroppo ho trovato l’unico libro di Brizzi che mi ha annoiato, non mi ha convinto e a tratti l’ho trovato incomprensibile. Un libro senza inizio né fine. Peccato. Sicuramente il prossimo libro che leggerò sarà bellissimo come sempre.
Dopo un libro tanto bello quanto "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" non deve essere facile tirare fuori un seguito alla sua altezza ma sicuramente è anche più difficile scrivere qualcosa di così brutto.
A confusional, half drunk attempt to write a novel.
Enrico Brizzi writes about three imaginary boys who are him, himself and he. And if you don't live in Bologna like Brizzi (and me) you'll probably rate this book with a big yawn and a question mark.
Il Brizzi pop di "Jack Frusciante" e "Nessuno lo deve sapere" è fastidioso, ma il Brizzi pretenzioso di "Tre ragazzi immaginari" è assolutamente insostenibile.