Viviamo anche attraverso i ricordi degli altri. Lo sa bene Faith, che a sedici anni deve affrontare l’ennesimo trasloco insieme alla madre, in dolce attesa della sorellina. Ecco un ricordo che la ragazza custodirà per sempre. Ma cosa accadrebbe se, da un giorno all’altro, quel ricordo non esistesse più? E cosa accadrebbe se fosse Faith a sparire dai ricordi della madre? La sua vita si trasforma in un incubo quando, all’improvviso, si rende conto di essere diventata invisibile. Nessuno riesce più a vederla, né si ricorda di lei. Non c’è spiegazione a quello che le è accaduto, solo totale smarrimento. Eppure Faith non è invisibile a tutti. Un uomo vestito di nero detta le regole di un gioco insidioso, dove l’unico indizio che conta è nascosto all’interno di un biglietto: 0°13’07’’S 78° 30’35’’W, le coordinate per tornare a vedere. Insieme a Jared, Scott e Christabel – come lei scomparsi dal mondo – la ragazza verrà coinvolta in un viaggio alla ricerca della propria identità, dove altri partecipanti faranno le loro mosse per sbarrarle la strada. Una corsa contro il tempo che da Londra passerà per San Francisco de Quito, in Ecuador, per poi toccare la punta più estrema del Cile, e ancora oltre, verso i confini del mondo. Primo volume della trilogia di Absence, Il gioco dei quattro porta alla luce la battaglia interiore più difficile dei nostri giorni: definire chi siamo in una società troppo distratta per accorgersi degli individui che la compongono. Cosa resterebbe della nostra esistenza, se il mondo non fosse più in grado di vederci? Quanto saremmo disposti a lottare, per affermare la nostra identità? Un libro intenso e profondo; una sfida moderna per ridefinire noi stessi. Una storia per essere visti. E per tornare a vedere.
Nasce nel 1988 a Milano, città in cui attualmente vive. Diplomata in studi classici, ha frequentato un corso di Illustrazione e Animazione Multimediale presso l’Istituto Europeo di Design. Coltiva la passione per la scrittura da quando è piccola. Il gioco dei quattro è il primo volume della trilogia di Absence. Di prossima pubblicazione anche gli altri due titoli, L’altro volto del cielo e La memoria che resta.
Lo so che ho dato 4 stelle, ma per me sono 5! E allora perché? Perché dal secondo voglio ancora di più, dal secondo devo ritrovarmi il cuore a brandelli e l'ansia che mi torce lo stomaco. Absence parla appunto dell'assenza, l'invisibilità nella quale i nostri quattro protagonisti sono costretti a vivere, dimenticati dai parenti, dagli amici, dal mondo. Schiavi di un destino che non hanno scelto e costretti ad un gioco al quale partecipare comporta perdere qualcosa, la vita o peggio, se stessi, ciò che erano. Absence ci mostra, con il suo stile chiaro, cristallino e poetico, l'invisibilità, ma non in modo concreto come accade ai personaggi. Nessuno puó renderci invisibili e sapete perché? Perché già lo siamo, il mondo non ci vede, così come noi non riusciamo a vederlo. Siamo fantasmi incollati ai nostri pensieri, le foglie che cadono, il bambino attaccato alla gonna della madre, la ragazza con i capelli al vento e le maniche della maglietta troppo lunghe, quasi nascondessero qualcosa, non li vediamo.
"Esistiamo comunque, anche se nessuno ci vede?"
Leggetelo e riflettete anche voi, perché questo libro è una piccola perla da sfoggiare in libreria!
Questo libro comincia con i capitoli più emozionanti che io abbia letto nell'ultimo periodo. Quattro adolescenti, improvvisamente, si ritrovano invisibili al mondo intero. La loro esistenza viene letteralmente cancellata dalla vita dei loro parenti, tutte le loro cose scompaiono, non esiste più sui social network alcuna notizia su di loro. L'unico che sembra vederli è un vecchietto che porge loro una scatola e delle coordinate. Riuscite ad immaginare cosa devono aver provato? Io sì, credetemi, e sono stata in ansia tutto il tempo. Tutto questo sarà l'inizio di una storia contorta, che procura rabbia e una sensazione di impotenza, e ci porta a conoscere i quattro nel profondo. Lo stile di scrittura dell'autrice mi è piaciuto davvero, si concentra molto sui dettagli importanti e lascia stare il superfluo. Verso metà libro la storia secondo me si perde un po', ma si riprende immediatamente dopo qualche pagina. Il mio personaggio preferito è stato sicuramente Jared e leggendo capirete perché. Impossibile non affezionarsi a lui. Faith, invece, è quella che mi ha lasciato più sensazioni di angoscia. Tutto sommato io mi sento di fare i complimenti a Chiara Panzuti perché non è da tutti scrivere un inizio di serie così interessante e capace di far venire al lettore la voglia di sapere, di conoscere ciò che succederà nei libri successivi.
Absence è un romanzo young adult dalle tinte fantasy ma con un significato profondo. I primi quattro capitoli del libro, così come quelli conclusivi sono scritti dal punto di vista dei quattro protagonisti che si incontreranno e faranno squadra nel corso del romanzo, per il resto la narrazione è totalmente affidata alla sedicenne protagonista Faith. Cosa hanno in comune questi quattro ragazzi che non si erano mai visti prima? Tutti loro si trovavano a Londra, ognuno immerso nella propria vita, quando da un momento all'altro e senza nessuna spiegazione, si sono ritrovati invisibili. Nel vero senso della parola. Nessuno li vede e nessuno li sente, inoltre, insieme a loro sono scomparse tutte le loro cose e ricordi, come se non fossero mai realmente esistiti. Un uomo vestito di nero, l'unico in grado di vederli a quanto pare, un paio di oggetti e un messaggio con delle coordinate sono tutti gli indizi che hanno a disposizione per iniziare a capire cosa sta succedendo. Ma devono fare attenzione, perché i pericoli sono sempre in agguato, ed altri invisibili come loro faranno di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote. Non fatevi scoraggiare se l'inizio del romanzo vi pare un po' troppo lento e angosciante, finché i quattro ragazzi non iniziano ad interagire tra di loro la lettura va un pochino a rilento, soffermandosi particolarmente sul loro stato emotivo attuale. Ma chi non andrebbe in panico se così su due piedi diventasse invisibile? Probabilmente nessuno. Dal momento in cui iniziano a trovarsi, le cose cambiano, aumentando così anche il ritmo della lettura. I quattro personaggi sono molto diversi l'uno dall'altro: Faith la lontra ama scattare fotografie con le mani imprimendo i ricordi nella sua mente, Jared ha 19 anni ed è il più grande del gruppo e probabilmente il più onesto, riflessivo e preparato, Christabel è una pessimista cronica che pensa che la iella la perseguiti, mentre Scott è il più ottimista ed ironico del gruppo. Se amate la componente romantica nelle storie, ad un certo punto il romanzo prende anche quella direzione... che immagino verrà meglio approfondita nel seguito. Lo stile dell'autrice è indicato per un target giovane di lettori, la narrazione si concentra molto più sul fattore emotivo che sull'azione, a fine lettura sono infatti ancora molte le questioni da chiarire. Quello che è certo è che Absence è una lettura dalle tematiche importanti, tratta infatti dell'invisibilità con un doppio significato. Nella società in cui viviamo spesso non siamo visti e/o non vediamo davvero le persone e ciò che ci circonda e questo senza essere fisicamente invisibili. Nel complesso il romanzo mi è piaciuto e mi ha dato modo di riflettere, spero però che nel secondo capitolo venga data maggior rilevanza all'azione, alle spiegazioni che hanno dato il via al tutto ed alle relazioni che si sono create tra i vari personaggi.
Punto di vista: principalmente della protagonista Faith Sensualità: nascita di sentimenti e qualche bacio Caratteristiche: emotivo, riflessivo Stile narrativo: giovanile Tipo di finale: Aperto
Recensione su Chibiistheway 4- La dimostrazione che i fantasy non sono tutti leggeri, privi di significati forti e importanti. Una bellissima riflessione sul mondo d'oggi e sulla nostra identità che stiamo lentamente perdendo
Mi sono innamorata di questo romanzo due volte. La prima ascoltando l’autrice parlarne. La seconda leggendolo. Absence. Il gioco dei quattro è un romanzo avvincente tanto quanto sorprendente, scritto da una penna matura e consapevole, che non ha smesso di stupirmi fino all’ultima pagina. L’ho divorato in meno di un giorno e quando finalmente ho avuto modo di entrare nella vita di Faith, Jared, Scott e Christabel mi è sembrato di conoscerli da sempre. Ho rivisto in loro le stesse persone di cui Chiara Panzuti ha raccontato nelle sue interviste, ho conosciuto la loro storia, sono entrata nelle loro vite. I protagonisti sono quattro ragazzi con quattro vite diverse ma con un denominatore comune: un giorno, all’improvviso, e senza ragione alcuna, scompaiono. Semplicemente smettono di esistere. Le persone che gli sono vicine non li vedono e non li sentono più, non ricordano della loro esistenza. I loro profili social sono spariti dal web. I loro effetti personali sono spariti. È come se Faith, Jared, Scott e Christabel non fossero mai nati, mai esistiti. Il romanzo si apre con quattro prologhi raccontati in prima persona dai quattro ragazzi. Ognuno racconta del momento in cui è diventato invisibile e ci mostra un po’ della sua vita. Faith è una sedicenne come le altre, una girovaga continuamente alle prese con i traslochi. Nella sua giovane vita ha cambiato diverse città, Edimburgo, Inverness, Perth, seguendo sua madre e i continui tira e molla con il padre. Adesso sua madre è incinta di sette mesi, presto nascerà la sua sorellina, concepita in un riavvicinamento dei genitori. Proprio mentre sono alle prese con l’ennesimo trasloco, Faith diventa invisibile e smette di esistere. I suoi scatoloni non ci sono più, sua madre dice di essere sola ed è costretta, visto il suo stato, a chiedere aiuto agli operai. Jared è alle prese con Tommy, suo fratello minore, che continua a invischiarsi in affari pericolosi. Si caccia sempre nei guai, e tocca a Jared correre a salvarlo. Nello specifico, stavolta, si è imbattuto nel bullo del quartiere che gli ha rivenduto delle sigarette. A soli dodici anni Tommy sta prendendo una brutta strada. Dopo un brutto litigio tra fratelli, Jared è diventato invisibile. Scott, bicchiere alla mano, sta flirtando, cercando di conquistare due ragazze dalle gambe lunghissime, in un locale, quando puff, sparisce anche lui. Le ragazze cominciano a ignorarlo: quando lui chiede spiegazioni, loro non rispondono. Non dovevano bere qualcosa insieme? Perché ora fingono che lui non esista? L’invisibilità ha preso anche lui. Christabel vive per il nuoto. L’acqua è la sua vita, bracciata dopo bracciata, respiro dopo respiro, non potrebbe vivere senza. È proprio grazie al contatto con l’acqua che riesce a sentirsi completa, come protetta da una corazza d’acciaio. È attraverso l’acqua che diventa qualcuno. E sarà proprio lì che smetterà di esistere anche lei. Le personalità dei ragazzi sono chiare sin da questi primi capitoli introduttivi. Ci sono indizi sparsi nelle loro storie che consentono al lettore di farsi un’idea piuttosto chiara. Faith è una ragazza responsabile, con la testa sulle spalle, di quelle che rigano dritto e che non fanno mai una pazzia. Una ragazza su cui si può contare, razionale. Jared è un po’ come lei, responsabile, attento, premuroso, altruista. Si preoccupa per gli altri, cerca sempre di prendersi cura di loro, di proteggerli come farebbe una mamma chioccia. Scott è la personalità più eclettica ed ermetica del gruppo. È quello più difficile da inquadrare, almeno inizialmente. È sfacciato, ironico, ha sempre la battuta pronta. Quando c’è da rischiare non fa mai un passo indietro. Si tuffa di faccia nel pericolo senza nessuna esitazione. Un po’ incosciente, un po’ coraggioso, tanto impulsivo. Christabel è la più problematica: è introversa, ha problemi di fiducia e di socialità. Le costerà una fatica aprirsi e affidare la sua vita nelle mani dei tre ragazzi con cui condividerà l’avventura. Nonostante le prime difficoltà e reticenze, però, dimostrerà di essere una ragazza leale. Vite diverse, background diversi, contesti familiari diversi, eppure qualcuno ha scelto per loro lo stesso destino, lo stesso viaggio. Si incontreranno e riconosceranno. Si vedranno. E comincerà la loro avventura insieme alla ricerca dell’identità. 0°13’07’’S 78°30’35’’W le coordinate di partenza. Guidati da chissà chi o chissà cosa, nella speranza di riavere la vita che hanno perso. Forse per sempre. Forse no. L’idea di partenza è assolutamente geniale, il messaggio, nascosto - ma neanche tanto – tra le pagine è profondo e porta il lettore a una riflessione sul nostro tempo e sulle nostre abitudini, sul nostro modo di stare al mondo e di rapportarci con l’altro. I quattro ragazzi, prima ancora di sparire nel vero senso della parola, avevano già provato sulla loro pelle una forma diversa di invisibilità. Ignorati dagli amici, non visti mai veramente per ciò che sono. Chi di noi non si è sentito almeno una volta nella vita invisibile? A me è successo, ma non avrei saputo esprimere ciò che ho provato come ha fatto Chiara, ragazza giovanissima che sa bene, per esperienza personale, cosa si prova. Per qualcuno l’invisibilità è un attimo, un momento, un periodo passeggero della vita; per altri è un susseguirsi di giorni, settimane, mesi. Per qualcuno, ancora, è un invito a mostrarsi, a cercare il proprio posto nel mondo, anche a costo di prenderselo con le unghie e con i denti; per qualcun altro è frustrante. Quel che è certo è che è successo a tutti. Ci siamo sentiti incompresi, non capiti, ignorati, giudicati forse in maniera superficiale, sulla base delle apparenze. Siamo stati messi all’angolo, nessuno ha fatto lo sforzo di venirci incontro e di guardarci dentro o, più semplicemente, di guardarci negli occhi. Perché in quel momento era più semplice così, costava troppa fatica andare a fondo, prestare attenzione all’altro, non fermarsi in superficie. Ci hanno guardati ma senza vedere. Ci hanno guardati e poi sono passati oltre. La condizione di invisibilità porterà i protagonisti ad avvicinarsi sempre più, a fare gruppo per riuscire a scoprire la verità. Saranno sempre più uniti e avranno modo di riflettere sulle diverse forme di invisibilità di cui l’uomo può essere vittima. La scrittura di Chiara Panzuti mi ha affascinata e disarmata, e lo ha fatto con una semplicità unica. Azione e suspense non mancano, si alternano, si intrecciano, si sovrappongono, tenendo la curiosità del lettore sempre alta e stuzzicandola nei modi più disparati. A quello dell’invisibilità si affiancano temi altrettanto importanti: la famiglia, il rapporto con l’altro, il rapporto con se stessi. Una riflessione, quindi, a trecentosessanta gradi ma anche profondamente individuale. Durante il viaggio ai protagonisti verrà chiesto di mettersi in gioco, ma prima ancora di imparare a conoscere se stessi, di entrare in confidenza con l’immagine che ognuno ha di sé e con l’immagine che invece rimanda al mondo. Absence è un romanzo moderno, diverso, geniale. La sensibilità dell’autrice è in ogni pagina, in ogni sfumatura dei suoi protagonisti, ma soprattutto in Faith, la voce narrante. Ho amato tantissimo questa riflessione sulla nostra società così attenta, mai banale. A suo modo Absence è una ricerca sociologica, uno specchio fedele del nostro tempo. È amaro, consapevole, profondo. Incredibilmente maturo. E ora che per Faith è approdata a certe convinzioni, come proseguirà il viaggio? Riusciranno a riacquistare la loro identità e a ritornare nei loro panni? Non vedo l’ora di scoprirlo! Entro in modalità “in attesa spasmodica del seguito” fino a data da destinarsi.
5 stelle MERITATISSIME! ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ So di essere altina con i voti... ma questo libro mi ha davvero sorpresa. È uno young adult e mi ero appena ripromessa di fare una pausa di riflessione da questo genere... Non ne sono pentita. Finalmente dei protagonisti REALISTICI, non dei supereroi arroganti quanto improbabili (ciao Bardugo), non dei bambini immaturi come in alcuni romance…
Cosa succederebbe se diventassi invisibile? Se nessuno riuscisse né a vederti né a sentirti? Cosa determinerebbe la tua esistenza? Come si fa a crearsi un’identità se nessuno può confermarla?
Affronta temi dai risvolti filosofici, mi ha aiutata a pormi tante domande su cosa voglia dire per me “apparire”, essere vista, ascoltata, ricordata.
Non c’è solo questo, c’è anche tanta avventura in giro per il mondo, sfumature fantasy (obviously), azione e un po’ di angst!
Come si intuisce dal sottotitolo “Il gioco dei Quattro” questo è il numero dei componenti del gruppo Gamma di cui fanno parte i protagonisti della storia Faith, Jared, Christabel e Scott. Adolescenti che di punto in bianco scoprono di essere invisibili e vengono trascinati in un perverso gioco di cui tiene le redini un misterioso uomo chiamato Illusionista. In un crescendo di emozione e adrenalina cercheranno di scoprire il perchè di tutto questo, ma per farlo dovranno guardarsi le spalle da altri ragazzi che sono nelle loro stesse condizioni ma che a quanto pare ne sanno sicuramente molto di più. Così volando da un capo all’altro del mondo Chiara Panzuti affascina e ammalia con le sue parole, coinvolge e spinge il lettore a fare il tifo per questi ragazzi.
Primo di una trilogia, Absence è un romanzo coi fiocchi, da gustare e amare grazie proprio al mistero che avvolge tutta la storia. Mio personaggio preferito sicuramente Jared, per la sua tenacia ma al tempo stesso molto dolce soprattutto in alcuni frangenti. Anche gli avversari sono molto interessanti e per quanto io faccia il tifo per la squadra Gamma anche loro sono degni di nota, in particolare Sachi la più piccola in assoluto che ha una grinta spaventosa.
Il romanzo, come ci si aspetta ha un finale aperto ed io sono già in attesa di ricevere il volume due per poter tornare nella vita dei quattro, impaziente non solo di saperne di più ma anche di scoprire chi si cela dietro l’Illusionista
Il libro mi ha un po' delusa. Scritto in un modo meraviglioso, ma mi aspettavo un po' più azione e meno monologo interiore che ho trovato ripetitivo dopo un po'. https://www.youtube.com/watch?v=1iVaj...
Questo libro è un esempio di quello che io chiamo "innamoramento di carta". Quel sentimento bellissimo che ti sale dentro tanto piano che quasi non te ne accorgi, in una giornata qualunque, in cui inizi a leggere un libro e quel libro non ti convince per niente, né per trama né per genere. Saresti quasi disposta a giurare che non ti piacerà, magari sbadigli perfino, ma tieni duro e vai avanti. Ti alzi dalla sedia, letto o divano che sia, ti prepari un tè, imprechi un po' contro chi te ne ha parlato, instillandoti la curiosità di leggere proprio quel libro. Ti risiedi, ricominci a leggere. È allora che succede: arrivi a... La frase. Quella che ti cattura. Di colpo sei sul pezzo. Il tuo interesse si è acceso e brilla come un faro. Ti tiene sveglia e ti fa arrivare fino in fondo in poche ore, occhi sbarrati e formicolio alla schiena. Che bello quando succede, perché hai la diretta percezione del momento dell'innamoramento di carta. Di colpo ti accorgi che quel libro ti piace davvero, storia, personaggi e scrittura. E che quel pizzico di "fuori dall'ordinario", ciò che inizialmente ti infastidiva, è invece proprio ciò che lo contraddistingue, lo rende diverso e lo fa spiccare nel mare dei romanzi. A me è successo così con Absence. Una storia surreale ma affascinante, suggestiva come trama ma ancora di più piena di simbolismi. La protagonista è Faith, una ragazzina che era invisibile ancora prima di cadere vittima del disegno del fantomatico Illusionista, una come tante, una che non spicca in una folla, che non alza la voce per farsi sentire, che non è particolarmente scarsa o eccezionalmente brillante. Una qualunque. Jared è anche lui un invisibile, un ragazzo scomodo, che non va d'accordo con nessuno e non ama nessuno se non il proprio fratello, l'unico membro della sua famiglia che gli sia rimasto. Allo stesso modo gli altri due componenti del gruppo sono anch'essi degli invisibili: Scott lo strafottente simpaticone e Christabel l'eterna pessimista, cinica e sospettosa. Ma se tutti loro, presi singolarmente, sono degli invisibili, insieme sono una forza incredibile. Capaci di riconoscere i meriti dei compagni, superare le proprie paure e bassezze per proteggere l'unica ragione che ancora li lega alla "normalità", ovvero il resto del gruppo. Come nuovi Moschettieri, inseguono per il mondo le rocambolesche istruzioni del matto responsabile della loro alienazione e…crescono. Il passaggio simbolico dall'inconsapevolezza dell'infanzia alla responsabilità dell'adulto avviene in modo assolutamente geniale e doloroso. Uno strappo improvviso che li sottrae ai ricordi e agli affetti per offrire loro qualcosa per cui valga la pena combattere e tenere duro, andare avanti, non arrendersi. Qualcosa che inizialmente è solo la speranza di tornare con i loro cari, ma via via diventa voglia di creare legami nuovi, e imparare ad alzare la testa, ad affermarsi. Perché esserci non è soltanto vedere il proprio riflesso nello specchio, ma esistere nella mente degli altri. Non più uno solo, che può anche sparire senza lasciare traccia, ma parte di un gruppo, che non può arrendersi perché gli altri hanno bisogno di lui, perché gli altri credono in lui, perché gli altri lo cercheranno sempre. Come l'ago della bussola che punta sempre il Nord. Ed è proprio ciò che Jared chiede a Faith, in un momento particolarmente angoscioso del loro vagare in cerca di risposte:
Ho bisogno di sapere che mi ricorderai. Posso essere il tuo Nord? Possiamo essere il Nord insieme? Così quando ritroverai te stessa, ritroverai anche me. Ovunque saremo, con o senza memoria.
Perché in effetti è proprio così, siamo nulla senza gli altri, un puntino inutile su un mappamondo immenso. Ma uniti e abbracciati siamo grandi come giganti. E i giganti sono invincibili. Complimenti alla scrittrice di questa insolita e incredibile storia. Non è un romance, non è vita vera, non parla di noi o del nostro vicino, non è una favola. Ma è un viaggio nell'animo umano, narrato con grande sensibilità e rara maestria. Se anche voi come me non amate il fantasy, ma l'insolito vi affascina e vi attrae, questa storia è per voi. Vi garantisco che sarà un bel viaggio. (Recensione completa sul blog CrazyforRomance)
Il libro parla di assenza, come si desume dal titolo, sia fisica che sociale. Cosa succederebbe se di punto in bianco ti ritrovassi invisibile, se tutta la tua storia fosse cancellata e dimenticata da tutti, come se non fossi mai esistito? Ma soprattutto, perché dovrebbe accadere? In questo mondo sempre in movimento, ci fermiamo mai a vedere veramente le persone?
Dovevo continuare a provare. Non ci si rassegna a una cosa così, non davanti alla follia di un evento inspiegabile. Ero carne, ossa e fiato, e questo non si poteva cancellare.
Faith, Jared, Christabel e Scott hanno proprio provato questa sensazione e la domanda è: perché? Perché io? A quale scopo? Nel giro di un attimo le loro vite sono state stravolte e hanno preso una piega inimmaginabile.
Sarà quindi una lotta contro il tempo alla ricerca di risposte, non senza problemi e crisi, anche perché scopriranno presto di non essere gli unici giocatori in questo gioco all’invisibilità, governato da un burattinaio impercettibile e avvolto nel mistero.
Mi è piaciuto questo libro, per più di un motivo. La cosa che maggiormente mi ha colpito è la cura, il riguardo, si nota proprio che dietro c’è stato un lavoro accurato e preciso. Tale da rendere la storia credibile, possibile. La spiegazione, anzi le spiegazioni date hanno una logica, non si parla di fantasy ma di una cosa possibile. Inquietante senza dubbio, ma molto gradita a me nel leggerla.
Se c’era un modo per andare controcorrente era proprio quello. Avevo un’esigenza spasmodica di aprire gli occhi e vedere.
Lo stile di Chiara è molto curato quindi, pone attenzione a tutto. È molto introspettivo, l’argomento lo richiede, fa pensare tantissimo. Il ritmo della storia però è adrenalinico e queste riflessioni ne rallentano, quasi interrompono, la corsa. A volte mi ha fatto piacere, ho tirato il fiato, altre meno, un’interruzione che mi ha rallentata. ... continua sul blog
Questo libro è pura poesia, non potrei descriverlo in altro modo. È un libro sincero e reale, con parole forti che ti penetrano fin dentro le ossa, da personaggi che non ti aspetteresti e che non puoi fare a meno di amare. Sono personaggi veri, sembrano esistere veramente e i loro pensieri sono la cosa più forte e il punto cardine di questo romanzo. La trama è interessante, adrenalinica, capace di tenerti incollato alle pagine. L'ho divorato in un giorno e mezzo, ho assaporato ogni singola parola e riflessione, ho immaginato nella mia mente ogni scenario descritto e ogni movimento intrapreso dai personaggi. Sono rimasto senza parole dall'inizio alla fine. È un romanzo d'azione, a metà tra il fantasy e il realismo magico, ma c'è molto altro sotto. È un romanzo umano, carico di rabbia e paura, carico di pensieri forti e veri, di personaggi che sanno muoversi come veri e propri adolescenti, mai fuori dagli schemi e mai surreali come negli altri romanzi del genere. È una lettura perfetta per gli adolescenti di oggi, e non posso fare a meno di consigliarla. Ma ancora, dopo tutto questo, c'è molto altro. L'importanza di esistere, l'importanza di affrontare il mondo, di ricordare, di vivere con i propri ricordi, di andare avanti nella vita di ogni giorno. E ancora, l'importanza della famiglia, del legame con gli altri, di creare una certa empatia e di capirsi a vicenda senza giudicare. L'importanza di conoscersi, di imprimere ogni ricordo nella mente e non su un telefono, come le dita di Faith e i suoi "click" immaginari. Niente, mi sono innamorato di questa storia, e non vedo l'ora di leggerne i due seguiti.
C'è sempre molta aspettativa quando hai la possibilità di leggere un libro in anteprima, ancora di più quando sai che quello che stai per leggere è un romanzo di debutto che dalle premessa ha tutte le carte in regola per conquistarti.
Absence, primo libro di una serie Paranormal è la storia di un gruppo di ragazzi che letteralmente da un giorno all'altro si ritroveranno catapultati in una realtà diversa, una realtà ostile che metterà alla prova tutte le loro capacità di sopravvivenza.
La narratrice della storia è Faith: giovane, spigliata, intelligente, una ragazza in cerca della propria identità e della propria strada ma che nel momento più importante della sua vita viene costretta a mettere tutto in discussione, quello che riteneva possibile ma anche l'impossibile, il suo desiderio di trovare trovare un posto nel mondo, addirittura da farle ricredere e avere ripensamenti su i sentimenti e le emozioni che prova.
Ma Faith non è la sola protagonista perché ad accompagnarla ci sono il simpatico Scott, sempre pronto a fare una battuta e a smorzare anche le più tese delle situazioni; Jared, sicuro, calmo fino all'inverosimile e capace di trovare una soluzione anche nei momenti più disparati; Christabel, pessimista e ferma credente di aver karma negativo e che nulla di positivo possa mai capitarle. Ragazzi diversissimi tra loro che verranno uniti dalla sorte e che dovranno imparare a fare squadra al più presto e ad aiutarsi reciprocamente.
Che cos'è l'assenza? La mancanza di qualcosa, la privazione di una parte essenziale senza la quale si è persi, senza direzione e senza guida. I nostri protagonisti faranno i conti con diventare invisibili, ma non sarà solo il loro corpo a sparire ma anche la loro esistenza dal mondo: sparite ogni traccia di loro nei ricordi dei loro parenti, nessuna informazione delle loro esistenze sulla rete, ma spariti sono anche i loro stessi sensi e la percezione che hanno del mondo tanto che quasi sembrano scomparire anche a loro stessi. I nostri protagonisti faranno i conti con questa nuova condizione e la ricerca di una soluzione che possa permettere loro di ritrovare la propria identità.
Questo è un romanzo di quelli che amo leggere perché l'introspezione dei personaggi non si limita solo a presentare le caratteristiche uniche determinate dal mondo Paranormal costruito dall'autrice ma anche di come queste stesse caratteristiche influenzano la psiche dei suoi personaggi. L'invisibilità di Faith, Jared, Christabel e Scott sembra diventare il riflesso della loro vita, di quell'esistenza assenza che li aveva portato a rintanarsi in loro stessi e quasi a venire esclusi dal mondo, un mondo nel quale erano già invisibili alle persone che li circondavano ancor prima di svanire nel nulla per davvero. La Panzuti riesce nel difficilissimo compito di mostrare quanto sia possibile essere invisibili anche senza dover sparire per forza di cose, è riuscita a presentare dei personaggi per nulla semplici e farci meravigliare per le mille sfumature delle loro personalità. Ci ha presentato Faith e la sua mania di ricordare i particolari di un'esistenza che sembra sempre toglierle ogni minima certezza e sicurezza, ci ha mostrato la presunzione e l'ilarità di Scott, meccanismo di difesa per una vita che gli ha dato tutto tranne quello che cercava davvero, Christabel con il suo pessimismo contagioso, l'unica arma scura contro una vita ricca di delusioni e Jared che cerca di colmare il vuoto nel cuore cercando di essere il punto focale delle persone che gli sono intorno.
Absence è un romanzo che si concentra sulle emozioni e le sensazioni: in un mondo dove i protagonisti sono insensibili ai sensi, i loro e di tutte le persone che li circondano, le loro emozioni sono amplificate ed esposte in modo da rendere perfettamente comprensibile al lettore il loro stato d'animo e cosa li guida. Un libro dal forte impatto emotivo che lascia il lettore scosso, positivamente, dalla storia e ammaliato da personaggi, un po' outsider, un po' fuori dagli schemi, ma che rappresentano tutte quelle persone che in un caso o nell'altro si sono sentiti almeno una volta nella loro vita diversi dagli altri. L'empatia qui è di casa ed è impossibile per il lettore non immedesimarsi in questi personaggi e tifare per loro.
Ma le emozione descritte non si limitano solo al range di sensazioni dei protagonisti e le nuove esperienze fatte; è emozionate il libro in quanto storia che racconta di come è possibile per due anime incrociarsi e avvicinarsi, è emozionante scoprire quanto l'amore possa essere forte e dinamico e di vitale importanza anche nelle più drammatiche delle situazioni perché è il motore che ci spinge a lottare giorno dopo giorno e a superare gli ostacoli.
Proprio nel momento in cui mi sono domandata che fine avessero fatto gli scrittori di Urban Fantasy e Paranormal mi sono ritrovata a leggere Absence, un vero gioiellino per chi cerca un romanzo di avventura ambientato nel nostro mondo, un mondo che viene controllato dall'imprevedibilità della scienza e chi per suo conto ne trae benefici.
Il mondo di Absence è un mondo che lascia spiazzati, imprevedibile e oscuro di cui ancora non si conoscono tutti i segreti. Affascinante, eccitante capace di tenere col fiato sospeso il lettore di pagina in pagina perché nulla è come sembra e ogni nuovo personaggio è una nuova carta di un gioco di cui i nostri protagonisti non sanno di far parte.
La scrittura di Chiara Panzuti è irresistibile! Giovanile e semplice tanto che sembra di vivere nella mente della protagonista e di sentire sulla tua stessa pelle le emozione, le sensazione e le sue ansie e preoccupazioni. Emozionante, coinvolgente ed intrigante come solo pochi romanzi sanno essere, tante pagine che volano una dopo l'altra perché non puoi per nulla al mondo mettere da parte il romanzo una volta iniziato.
Un romanzo che ha ancora molto da svelare ma che incuriosisce abbastanza da portare il lettore a voler subito, anzi, prima di subito, il seguito.
Si può essere in difficoltà nello scrivere una recensione di un libro che ti ha colpito particolarmente? Assolutamente sì perché è esattamente lo stato in cui mi trovo in questo momento, vorrei dire cento cose e mi sembrano tutte banali a confronto della complessità e della bellezza di Absence.
La storia creata da Chiara mi ha travolto come un treno in corsa, sono bastati i quattro prologhi dei protagonisti, disponibili gratuitamente per tutti, per farmi immergere completamente all’interno di questo “gioco dei quattro”.
Protagonista assoluta, e voce narrante, è Faith una ragazza di sedici anni che si è appena trasferita a Londra con la madre in dolce attesa. Faith racconta del bellissimo rapporto con la madre e fa capire chiaramente che a volte i ruoli tra loro si invertono. Nei suoi sedici anni di vita ha dovuto fare diversi traslochi per scelta dell’unico genitore che ha accanto e non è mai riuscita a stabilire rapporti veri e duraturi.
La filastrocca che canta alla sorellina nel grembo materno sembra un presagio di cattiva sorte e ritorna sovente durante la narrazione, insinuandosi nella mente del lettore.
Nell’erba alta c’è un nascondiglio.
Un buco nero nero, come la pece.
È in quel buco tu ti nascondi.
Protetta dall’erba, il mondo non ti vede.
Il mondo ti ha perso,
il mondo non ti vede…
Jared è un ragazzo di diciannove anni la cui unica famiglia è rappresentata dal fratellino minore, Tommy, dodici anni e una vera testa calda che Jared cerca in ogni modo di arginare, rimediando ai guai che combina. Passano da una famiglia affidataria all’altra da quando sono rimasti orfani e non hanno vere e proprie radici e pochi amici al loro fianco.
Christabel è una ragazza, sportiva e solitaria, di sedici anni che trova nel nuoto la sua unica valvola di sfogo, cresciuta con la nonna che da anni aiuta, studiando da privatista, nella lotta contro l’Alzheimer.
Scott è un ragazzo di diciassette anni che, dopo anni a vagare per il mondo con i suoi genitori, ha accordato con loro di finire le superiori a Londra, rimanendovi per ben un anno intero.
Leggendo avrete capito che questi quattro hanno un tratto fondamentale in comune, sono quasi trasparenti per la società che li circonda. Esistono soggetti migliori di loro da coinvolgere in questo gioco? Assolutamente no e nei quattro prologhi assistiamo alla loro trasformazione in individui davvero invisibili. La cosa che più li sconvolge, oltre al non vedersi e sentirsi, è che per i loro affetti sembrano non essere mai esistiti.
Nulla è lasciato al caso e, attraverso un uomo nero, misterioso e poco loquace, ricominceranno a vedersi, sentirsi e riceveranno le prime coordinate per questa stranissima caccia al tesoro. Ma quale sarà questo tesoro? L’unica cosa che conta per i quattro è tornare a essere visibili per i loro cari, non hanno bisogno di altro. Alla fine di questo folle gioco ritroveranno se stessi o la corsa li trasformerà in persone completamente differenti?
Faith e Jared entrano subito nel campo d’azione e si fanno conoscere attraverso le loro molte sfaccettature. Faith fatica ad accettare questa condizione e rimane ancorata al ricordo della madre e della sorella fino a quando si rende conto che, se vuole riuscire a resistere, deve lottare con tutte le sue forze e accantonare le sue paure. Jared è la parte saggia della coppia, lui è un organizzatore nato, pratico e concreto. Una roccia a cui aggrapparsi durante questa tempesta che li ha travolti.
“Questa sei tu. La tua realtà, la tua vera essenza, il tuo io. Tu sei il Nord. E non importa quanto il cielo possa essere scuro, non importa la luce delle stelle o il mare in burrasca. Tu esisterai sempre, e il tuo ago, la tua bussola interiore, indicherà dove sei.” Jared a Faith
Christabel e Scott entreranno nella loro orbita strada facendo e i loro battibecchi, utili ad alleggerire una storia così densa di significato, fanno presagire un futuro di coppia, o almeno io lo spero. Loro sono due facce della stessa medaglia tanto pessimista e chiusa lei quanto ottimista, chiassoso e divertente lui.
In questo primo capitolo vengono presentati anche gli antagonisti e sono tantissimi e irrefrenabili, mossi da motivazioni che, per adesso, non sono comprensibili né ai quattro né a noi lettori. Ai miei occhi sono apparsi come dei pazzi furiosi e cosa c’è di meglio di cattivi imprevedibili e folli?
Chiara Panzuti ha scritto un romanzo che è una denuncia al mondo in cui viviamo oggi, in cui la gente è cieca o finge di non vedere cosa le accade attorno, fregandosene altamente degli altri finché non viene toccata la loro sfera personale. In un mondo in cui la nostra quotidianità è invasa dai social e possiamo sapere in tempo reale cosa accade a chiunque altro la verità è che ci piace farci gli affari degli altri ma non ci interessa davvero conoscerli.
“Le foto vere mi intristiscono, e non sempre aiutano i ricordi. La gente ne è dipendente ormai, ma secondo me è solo un modo come un altro per non guardare davvero.”
Questa frase mi è rimasta particolarmente impressa, io fotografo moltissimo ed è vero, spesso per fare uno scatto mi perdo l’essenza delle cose e non guardo davvero cosa mi succede attorno. Mi ha toccata nel profondo e credo che da questo momento comincerò a guardare il mondo coi miei occhi e non attraverso un freddo obbiettivo.
Poi c’è il tema del gioco, colui che ricorre spesso nei romanzi distopici e anche qui ha un ruolo chiave, e un solo significato, giocare con la vita delle altre persone, pensando di poterne disporre liberamente. Anche questo si allaccia ai fatti di cronaca tra i giovani. Il gioco ha valicato i confini dei libri divenendo triste realtà.
Se avete voglia di un libro che, oltre a coinvolgervi completamente nella sua storia adrenalinica, vi faccia riflettere sulla società di oggi e sulle dinamiche attraverso cui vi muovete nel mondo ogni giorno, Absence – Il gioco dei quattro non può assolutamente mancare nelle vostre librerie. Lo amerete dalla prima all’ultima pagina, bramerete il seguito e vi troverete arricchiti e pieni di domande a cui, sono certa, troverete voi stessi tutte le risposte.
Lo scorso anno, coinvolta dall'entusiasmo di una fan della Panzuti, nonché mia amica, ho partecipato alla presentazione tenutasi durante il #SalTo del secondo volume di questa serie. Aggiunsi Absence alla lista desideri, ma solo ora mi sono convinta a iniziarne la lettura, spinta dalla voglia di leggere qualcosa di diverso dal solito. E direi che è proprio questo il primo punto a favore: è una storia unica nel suo genere! Quattro ragazzi di Londra, che non sanno nulla l'uno dall'altro, diventano improvvisamente invisibili. E non solo! I loro famigliari non li ricordano e gli account social sono svaniti nel nulla, così come al loro nome sul qualsivoglia elenco. Cosa diavolo è successo? Non ne hanno la più pallida idea. Le loro strade in qualche modo si incroceranno e partiranno alla ricerca della verità, che costerà non pochi ostacoli.
Lo stile è fluido e coinvolgente, la trama integrante e i personaggi ben delineati. Non riesco a trovare un solo difetto, anzi mi pento di non aver iniziato prima questa lettura!
Per ora mi fermo qui. Non sono riuscita a trovare il necessario coinvolgimento per proseguire nella lettura degli altri due libri, per ora, ma non è un addio, darò un’altra possibilità ad Absence ma non subito. Che cosa mi ha convinto a fermarmi? Ho letto alcune recensioni e ho notato che il modo più usato per descrivere questo libro è “urban fantasy”… Ovviamente è una terminologia nuova ma in pratica che cosa significa? Da come ho capito significa che, invece di stare in un ambiente fantastico, c’è della magia nella nostra realtà ma il primo problema è proprio l’assenza di magia in questo libro e forse più che urban fantasy dovremmo chiamarlo urban sci-fi… non c’è magia ma scienza metafisica purtroppo per niente credibile.
Ho avuto la netta sensazione che tutto sia partito da un’idea, la scomparsa, e, intorno a questa, per esporla, sono stati costruiti meccanicamente e senza passione i personaggi e la trama. Si è partiti dal concetto dell’assenza di qualcuno non notata dagli altri che lo lasciano da parte senza rendersene conto. L’esclusione è stata portata all’ennesima potenza facendola diventare vera e propria grazie a una reazione chimica indotta da un siero. Con l’introduzione del siero c’è stato un crollo definitivo della trama. Era interessante l’idea di una persona che improvvisamente scompare anche dalla memoria di chi gli sta intorno e sembrava quasi un horror perché addirittura non si ricordano niente gli altri! Poteva essere molto interessante però poi ha incrinare le speranze ha contribuito soprattutto il fatto delle squadre, non sono scomparsi solo i personaggi principali ma anche altri due gruppi da quattro che sono in competizione ed ecco che si pensa ad Hunger Games e Divergent! Ragazzi non c’è niente da fare sono già stati scritti e sono ridondanti anche loro tra di loro! Un’altra crepa alla trama e alla sua potenza è stata indotta dall’illusionista, il cattivo di turno che dall’alto gestisce questa gara probabilmente per intrattenere dei ricchi? O solo per fare esperimenti? Vedremo. Quindi si parte da un’idea molto potente, l’improvvisa assenza non notata, che è stata farcita poi di elementi per niente originali e ormai cliché, il cattivo cattivissimo, la gara, il siero…
Tutta la poeticità della tragedia dell’essere invisibile è stata distrutta dalla spiegazione scientifica. I nostri quattro amici hanno bevuto un siero in grado di deviare la luce in modo da diventare invisibili… si poteva evitare, spiegazione forzata e non necessaria. Ma non è finita qui: un altro siero è stato somministrato a familiari e amici…questa parte è impossibile da spiegare scientificamente senza risultare ridicola e lasciamo perdere la questione dei cassetti della memoria svuotati… Andava usata la magia che paradossalmente sarebbe stata più credibile perché alla fine questa scienza è solo fantascienza e dunque magia.
Purtroppo i personaggi rimangono sciatti per tutto il tempo, nessuno spicca per qualcosa, né di eccezionale né di normale, i protagonisti sono troppo costruiti senza conoscere effettivamente le realtà in cui si trovano. Jared e il fratello per esempio sono li stereotipi orfani da casa famiglia, la loro vita viene descritta per frasi fatte. Tutti i personaggi sono poco convincenti, per niente veri, non hanno vita, sono un nome e cognome e due o tre parole riferite alla loro famiglia. Mi viene da pensare a IT e non posso certo pretendere che una ragazza al primo libro sappia scrivere ai livelli di Stephen King ma lo voglio citare per dare un’idea di quello che intendo: su IT i personaggi sono descritti in maniera eccezionale e sono unici e realistici per le loro qualità, per la loro vita per i familiari per quello che pensano ognuno è diverso dall’altro e ci sembra di conoscerli. Questi quattro invece chi sono? Sono appena stati presentati brevemente all’inizio e si è capito subito che essendo due maschi e due femmine si sarebbero formate due coppie…
Ho sentito la mancanza della scrittrice nel libro, certo ci ha fatto capire che le sta a cuore il concetto della vita moderna in cui tutti sono presi dai loro gingilli e rischiano di dimenticarsi di chi sta loro accanto però questa è aria fritta dove sono le sue esperienze? Vanno bene i dialoghi interiori di Faith da cui si evince che sta parlando la scrittrice ma sembra non andare mai fino in fondo, non arriva mai a quello che veramente l’ha spinta a scrivere questo libro. Sarebbe stato meglio invece di quattro personaggi deboli uno forte vero vivo in grado di riflettere la scrittrice perché sono sicura che alla base della trama, sotto tutti i cliché e i personaggi di plastica, c’è del vero, c’è un grande sentimento, il suo, che però non è stato messo tra le pagine. Non è facile scoprirsi però si sente che gira intorno a qualcosa senza esporlo nella sua interezza.
Come fa presente Jackson Maine su “A Star is Born” se non ci metti un pezzo di te stessa poi quello che viene fuori non brilla. Addirittura il sentimento di assenza viene sminuito e reso più accettabile dal fatto che sono in quattro a scomparire e diventano amici, poi altre due squadre da quattro di nemici dunque dodici persone invisibili! Come sarebbe stato se fosse stata veramente una sola invisibile? Sono tutte congetture solo per spiegare che cosa mi ha portato a mettere una stella ovvero l’assenza di passione e di credibilità, sostituite dalla meccanicità con cui sono stati creati i personaggi e la trama intorno al concetto dell’invisibilità.
Infine vogliamo parlare del titolo? In inglese! Perché dobbiamo mettere un titolo inglese per un libro in italiano? Poi tra l’altro si parte a Londra e si va addirittura in Ecuador e poi in Cile. Più aumenti le distanze e meno diventa credibile, non sarebbe stato più fattibile e urban all’interno di Milano? Ma sono solo congetture, lei ha pubblicato il libro e lei sa come si fa però io per ora non vado avanti a leggere gli altri due.
Scrivere in prima persona è interessante se si impersona un solo personaggio ma è stata fatta la scelta di impersonare non solo Faith principalmente ma (all’inizio e alla fine) anche gli altri tre ovvero Jared, Scott e Christabel. Purtroppo questi quattro ragazzi parlano e ragionano tutti nello stesso modo… Dunque la domanda sorge ancora spontanea perché non uno solo? Se ti servono quattro personaggi devi essere in grado di identificare quattro persone completamente diverse e renderle vive e invece qui sono quattro fotocopie.
Voglio fare un’ipotesi che nessuno può confermare ma neanche smentire: ho come la sensazione che l’autrice aveva scritto un unico libro intitolato Absence e l’editore le ho proposto: ehi perché non lo dividiamo in tre e ci guadagniamo il triplo? Il marketing vince sempre e non fa altro che diluire contenuti per guadagnarci al massimo… Che dire poi delle copertine? Si legge in fondo al libro che la scrittrice frequenta un corso di illustrazione e animazione e sono convinta che sarebbe stata in grado di farsi una bella copertina che magari rappresentava la sua storia. Per carità se gli dici così all’editore gli prende un colpo, si deve fare in modo che la copertina sia il più possibile allettante, (ah il marketing) solo che magari sarebbe meglio se chi fa le copertine, o meglio chi si occupa di scegliere l’immagine da mettere in copertina, leggesse il libro. Tra l’altro qui ci siamo ispirati un po’ troppo alle copertine di Twilight (sfondo nero e con oggetto mistico in primo piano)…
Voglio concludere con le parole di Jackson Maine citate sopra: Se non peschi a fondo nella tua cazzo di anima, non durerai. Te lo assicuro. Se non dici la verità sei fottuta. Non hai altro che te e quello che vuoi dire alle persone. E loro ora ti ascoltano, ma non ti ascolteranno per sempre, fidati. È questo il momento.
Quello di Chiara è un ottimo esordio. Con una giovane voce e una grande capacità narrativa, ha saputo tenermi incollata alle pagine, sul filo del rasoio, con quel ritmo serrato e adrenalinico quanto basta. L'idea di base, attorno alla quale ruotano le vicende dell'intero romanzo, è geniale e al contempo sorprendente. Non tutto ci sembrerà chiaro, non tutto verrà svelato ma questo è solo il primo di tre capitoli.
Devo dire che, fino a metà, non mi stava piacendo. Penso sia anche stato colpa dello stile dell’autrice, che delle volte sembrava ripetere sempre lo stesso concetto, solo con parole diverse. Fatto sta che, passata la metà, il libro mi è iniziato a piacere molto, specialmente la fine. Mi sono molto piaciuti i personaggi secondari. Anche quelli primari, ma un pó meno(anche perchè Faith all’inizio non la sopportavo più di tanto!). Lo consiglio molto, anche perchè il messaggio che vuole trasmettere è bello forte. Leggeró sicuramente gli altri della serie!
Questo libro è un esempio di quello che io chiamo "innamoramento di carta". Quel sentimento bellissimo che ti sale dentro tanto piano che quasi non te ne accorgi, in una giornata qualunque, in cui inizi a leggere un libro e quel libro non ti convince per niente, né per trama né per genere. Saresti quasi disposta a giurare che non ti piacerà, magari sbadigli perfino, ma tieni duro e vai avanti. Ti alzi dalla sedia, letto o divano che sia, ti prepari un tè, imprechi un po' contro chi te ne ha parlato, instillandoti la curiosità di leggere proprio quel libro. Ti risiedi, ricominci a leggere. È allora che succede: arrivi a... La frase. Quella che ti cattura. Di colpo sei sul pezzo. Il tuo interesse si è acceso e brilla come un faro. Ti tiene sveglia e ti fa arrivare fino in fondo in poche ore, occhi sbarrati e formicolio alla schiena. La protagonista è Faith, una ragazzina che era invisibile ancora prima di cadere vittima del disegno del fantomatico Illusionista, una come tante, una che non spicca in una folla, che non alza la voce per farsi sentire, che non è particolarmente scarsa o eccezionalmente brillante. Una qualunque. Jared è anche lui un invisibile, un ragazzo scomodo, che non va d'accordo con nessuno e non ama nessuno se non il proprio fratello, l'unico membro della sua famiglia che gli sia rimasto. Allo stesso modo gli altri due componenti del gruppo sono anch'essi degli invisibili: Scott lo strafottente simpaticone e Christabel l'eterna pessimista, cinica e sospettosa. Ma se tutti loro, presi singolarmente, sono degli invisibili, insieme sono una forza incredibile. Capaci di riconoscere i meriti dei compagni, superare le proprie paure e bassezze per proteggere l'unica ragione che ancora li lega alla "normalità", ovvero il resto del gruppo. Come nuovi Moschettieri, inseguono per il mondo le rocambolesche istruzioni del matto responsabile della loro alienazione e…crescono. Il passaggio simbolico dall'inconsapevolezza dell'infanzia alla responsabilità dell'adulto avviene in modo assolutamente geniale e doloroso. Uno strappo improvviso che li sottrae ai ricordi e agli affetti per offrire loro qualcosa per cui valga la pena combattere e tenere duro, andare avanti, non arrendersi. Qualcosa che inizialmente è solo la speranza di tornare con i loro cari, ma via via diventa voglia di creare legami nuovi, e imparare ad alzare la testa, ad affermarsi. Perché esserci non è soltanto vedere il proprio riflesso nello specchio, ma esistere nella mente degli altri. Non più uno solo, che può anche sparire senza lasciare traccia, ma parte di un gruppo, che non può arrendersi perché gli altri hanno bisogno di lui, perché gli altri credono in lui, perché gli altri lo cercheranno sempre. Come l'ago della bussola che punta sempre il Nord. Ed è proprio ciò che Jared chiede a Faith, in un momento particolarmente angoscioso del loro vagare in cerca di risposte: Ho bisogno di sapere che mi ricorderai. Posso essere il tuo Nord? Possiamo essere il Nord insieme? Così quando ritroverai te stessa, ritroverai anche me. Ovunque saremo, con o senza memoria. Perché in effetti è proprio così, siamo nulla senza gli altri, un puntino inutile su un mappamondo immenso. Ma uniti e abbracciati siamo grandi come giganti. E i giganti sono invincibili. Continua a leggere la recensione su: CrazyForRomance Per acquistare il libro clicca qui
Cosa fareste se improvvisamente diventaste invisibili? Se tutta la vostra vita venisse cancellata? Se perfino i vostri familiari e amici più stretti si dimenticassero di voi? E se poi riflettendoci capiste che in tutta la vostra vita, in realtà, siete sempre rimasti nell’ombra, invisibili agli occhi del mondo? Cosa fareste? Come reagireste? È da qui che inizia Absence di Chiara Panzuti. I quattro protagonisti scompaiono improvvisamente e sono costretti a fare i conti con qualcosa di misterioso e più grande di loro. Li porterà in giro per il mondo e a dover fare i conti con le loro paure, li porterà a dover fare cose che non avrebbero mai pensato di poter (e voler) fare. Faith, timida ragazza all’ombra dei suoi genitori è la nostra protagonista indiscussa, il lettore è da subito nella sua testa e elabora la situazione insieme a lei, un passo alla volta. La ragazza incontra casualmente Jared, anche lui del team invisibilimanonsappiamoperché, orfano, con una vita difficile e che deve risolvere i casini di suo fratello minore. I due fin dalle prime pagine sono in sintonia, nonostante siano differenti caratterialmente hanno molti punti comuni e si danno quegli stimoli che permettono a entrambi di crescere e maturare. Sono loro i personaggi che più mi hanno colpita e secondo me i più caratterizzati e analizzati. Seguono poi la pessimista Christabel che si scontra con il vivace e spiritoso Scott. Quattro personaggi differenti, ma che hanno come dicevo delle situazioni simili per questo in un certo senza è destino il loro incontro. La trama di Absence è sicuramente ben elaborata, già dai quattro prologhi il lettore viene incuriosito e inglobato nella storia. L’autrice è riuscita a intrattenere il lettore senza mai farlo annoiare. Ha creato dinamiche e relazioni interessanti. I quattro protagonisti da soli non erano nulla, ma insieme diventano qualcosa di più, qualcosa di grande. Dal singolo al gruppo che poi va a valorizzare il singolo. È difficile spiegare le tematiche importanti che la Panzuti ha inserito in una storia in superficie molto semplice. Questo libro vuole far riflettere e ci riesce, ci riesce davvero. È solo il primo libro, ma sono convinta che anche gli altri riusciranno a lasciarci qualcosa di buono al termine della lettura, oltre che a farci rilassare e divertire con la trama! Infine vorrei spendere due righe per lo stile dell’autrice: una voce nuova, fresca, che con semplicità cattura e trasporta! Sicuramente è uno stile adatto al target, alle voci dei personaggi e al genere del romanzo.
Insomma cari lettori: Absence è promosso a pieni voti!
Absence… quando leggerete la mia recensione per certo penserete che sarà l’ennesima, perché questo libro ha avuto un grande seguito ed in tanti hanno voluto esplicitare il proprio pensiero circa questo romanzo che, visto il finale mi fa presagire (spero a breve) un sequel, ma andiamo a vedere cosa ci racconta lo scritto della Panzuti, non partendo però dal lato sociologico dello stesso, tema ampiamente discusso… iniziamo invece dal delineare la storia di fondo, quella che capterebbe chiunque non si soffermi a vedere al di là delle parole dell’autrice.
Ci troviamo a Londra, a Covent Garden… un’istantanea di Faith, fatta unendo pollice ed indice di entrambe le mani, ci permettono di immortalare nella testa il panorama della sua nuova camera… di sentire quasi l’umido sulla pelle, di scorgere quei palazzi che si ergono verso il cielo, la ragazza ci descrive poi la sua mamma, un metro e ottanta di donna dai lunghi capelli rossi, con il pancione di chi aspetta l’arrivo di una piccola principessa di lì a poco, assieme attendono l’arrivo di un camion che permetterà loro di dare un senso di familiarità a quella nuova casa ancora asettica, basta un attimo però per perdere tutto, in un attimo Faith non esiste più, nessuno si ricorda di lei, tutto ciò che tocca diventa invisibile… l’unica idea che le balena in mente è avvicinarsi ad una cabina telefonica e contattare il padre, quella sfuggente figura che non vedeva ormai da quando la mamma era rimasta incinta, niente, neppure lui riesce a sentirla, inizia così a vagare per la città cercando di riordinare quei pensieri che le vorticavano nella testa, scattando qua e là ipotetiche foto, cercando di imprimere nell’album della sua mente più dettagli possibili, ma qualcosa a quel quadro mentale stonava, un uomo vestito di nero con una scatola di metallo in mano la guardava e pareva vederla sul serio.
Absence si è rivelato una lettura particolare, interessante, profonda e in grado di far riflettere su temi attuali. Che cosa succederebbe se tutt’a un tratto diventassimo invisibili? E se tutte le persone che amiamo si dimenticassero di noi? Faith, Jared, Christabel e Scott non si conoscono, hanno storie diverse e nulla sembra accomunarli finché un brutto giorno… spariscono. Faith si è appena trasferita con sua madre, incinta, in una nuova casa quando, di punto in bianco, la madre si comporta come se non la vedesse, Jared ha un passato difficile, rimpallato da una famiglia affidataria a un’altra assieme al fratellino Tommy, un fratello che ha paura di perdere, un ragazzino cresciuto troppo in fretta che si sta inesorabilmente allontanando da lui e che Jared vorrebbe proteggere da tutto. Christabel sta nuotando, preparandosi alla prossima gara di nuoto quando la sua allenatrice di punto in bianco si allontana e smette di risponderle e poi c’è Scott alla ricerca di un briciolo di stabilità e di un legame dopo anni di continui trasferimenti che si ritrova completamente ignorato nel bel mezzo di un tentativo di abbordaggio. Jared, Faith, Christabel e Scott hanno caratteri completamente diversi eppure sono tutti accomunati dalla ricerca di un punto fisso nella loro vita, delle radici, dei legami e ritrovarsi invisibili sarà l’inizio di un lungo percorso alla ricerca di un modo per tornare in contatto con il mondo esterno, per tornare a vedere ed essere visti.
Recensione completa su Peccati di Penna Absence di Chiara Panzuti è un romanzo young adult ambientato nel presente, un fantasy con connotati sci-fi (che non mi aspettavo, pensavo ci fossero elementi più soprannaturali che fantascientifici).
La storia si concentra su ragazzi diventati invisibili e dimenticati da tutti i loro cari. Le idee alla base del romanzo sono particolari e si inizia la lettura con la curiosità a mille ed è questo il fattore che trascina pagina dopo pagina.
I protagonisti sono costretti a saltare da un luogo all’altro, scontrandosi ripetutamente con dei coetanei, quasi come un Hunger Games di squadra. ...continua
Primo della Trilogia "Absence" Il gioco dei quattro è un meraviglioso libro fantasy che tiene incollati dalla prima all'ultima pagina.Il tema principale è l'invisibilità, i quattro protagonisti si ritrovano ad essere invisibili, ma si ritroveranno a ragionare su questa cosa, prima di essere invisibili per davvero, gli altri riuscivano a vederli? E' una novità questa condizione?Chi erano prima in realtà? Tornare a vedere. Questo è l'obbiettivo dei protagonisti.I personaggi sono caratterizzati benissimo, li ho amati molto in quanto le loro personalità sono evidenti. Faith è una ragazza impulsiva, forte, caparbia, Jared è ragionevole e altruista, Christabel è la pessimista cronica del gruppo, mentre Scott è quello simpatico e ottimista, infatti cerca sempre di trovare il lato positivo nelle situazioni. Ognuno di loro si ama, pregi e difetti. La scrittura dell'autrice è semplice, fluida, sono 335 pagine che si leggono velocemente, io nemmeno mi accorgevo di quanto andavo avanti! Una storia travolgente, emozionante, un tema forte e comprensibile per tutti. Chi di noi non si è mai sentito invisibile? Un libro speciale, che va assolutamente letto!
recensione completa su: http://mypageslapage.blogspot.it/2017... Ha creato un bel gruppo di protagonisti Chiara, quattro ragazzi ben diversi tra loro ma che insieme formano una squadra unita e forte. Il pessimismo di Christabel arginato dalla positività di Scott, la forza interiore di Jared che tampona i tentennamenti di una riflessiva Faith, quattro ragazzi che si completano e si uniscono per combattere una guerra appena cominciata e che promette grandi colpi di scena. Ho apprezzato questo romanzo che, appassionando, porta al lettore diversi spunti di riflessione. Nonostante l’argomento possa sembrare “pesante”, posso assicurarvi che neanche una volta sono stata colta da questa sensazione e anzi, ho gradito il fatto che in più di un’occasione mi sono ritrovata a pormi delle domande. Sarà forse proprio per questo che ho amato il momento in cui Faith decide di gettare tra le onde del mare il suo cellulare, per me il momento in cui smette di “esistere”, per cominciare a “vivere”.
Questo libro mi ha dato numerosi spunti di riflessione e, perché no, anche nuove chiavi di lettura per leggere la quotidianità. È un libro appassionante, ricco di avventura e di introspezione, questo primo libro lascia giustamente tante domande e curiosità ma lo trovo positivo visto che sono previsti altri due volumi che, per inciso, non vedo l'ora di leggere. Ognuno dei quattro personaggi è ben delineato e riconoscibile, a me personalmente sono piaciuti tutti ma Scott mi ha proprio conquistata (shippo lui e Christabel davvero tanto💕), è un personaggio solare e forse in tanta cupezza (vorrei ben vedere vista la situazione) è quello che ti da un po' di respiro e che ti permette di vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto. Consiglio questa storia a tutti perché ne vale la pena e perché penso sia più che giusto dare spazio e incoraggiare le scrittrici italiane meritevoli e emergenti. 😊