"Sono povera, povera, povera, me ne vado, me ne vado. Sono ricca, ricca, ricca, me ne vado via di qui..." (Vecchia canzone popolare)
Sagarana è epica indigena, è un fiume che uccide nella notte, un giaguaro che arretra di fronte a uno zebù, una sfida per l'onore, un corpo invulnerabile, un adulterio inevitabile, un fantasma errante, una natura primordiale, un serpente invisibile, un bovaro allegro e disperato, una gelosia che non si spegne, un'amicizia che si fa eterna. Sagarana è malaria, è una palma, un aneddoto infinito, è sertao, grande deserto, è cavalli e buoi che conversano, è il destino che ci attende, è la solitudine, il duello nel villaggio, è fuga dalle decisioni, è morte nella libertà, è una mandria di nuvole, è l'alba e insieme il tramonto. Sagarana è tupì, juà, cajà, buritì, goiabeira, jacarandà, jararacussù, mae-boa, mangabeira, pau, sarà, tamanduà, sucuarana, jenipapo, tico-tico, urubù: lingua che diviene mondo, parola-racconto, esempi e fantasie, analogie e parabole. E' un'iniziazione alla letteratura, scoperta di un continente, invenzione e poesia come privilegiata forma di conoscenza, cammino e preghiera universali. Un dono, tutto qui, che arriva dai campos del Minas Gerais.