Tre e mezzo, in realtà.
"I personaggi.
Beh, l’unico vero personaggio è G.B (da leggersi “Gatto della Biblioteca”), il gatto pensante che, appunto, abita all’Università di Edimburgo.
Devo dire che questa è la parte che più mi ha convinta. Perché non credo sia affatto facile immedesimarsi in un gatto e costruire attorno a lui scene a tratti tenere, a tratti gremite di un’irriverente ironia.
G.B. si fa portavoce dell’assurdità con cui dobbiamo apparire al mondo animale, specialmente a quelli della sua razza.
Se nell’Antico Egitto, come lui ci ricorda, abbiamo adorato il gatto come fosse una divinità, nel “300 l’abbiamo torturato, credendolo portatore della Peste Nera.
Fortunatamente, ci fa presente G.B., dall’Illuminismo in poi “siamo diventati istruiti”, e abbiamo smesso di credere a cose antiquate come la sfortuna.
G. B. evidenzia, inoltre, alcune caratteristiche del nostro parlato: “Ma quanto tempo perdono a dire la parola ‘tipo’?”
Ci fa notare, poi, che, nonostante il fatto che siano state inventate cose formidabili come la metropolitana, quando torniamo a casa siamo, comunque, incapaci o troppo impegnati per leggere un libro, riflettere, o rilassarci persino.
Perché, riflette G.B., l’umanità è sempre è comunque affannata e disperata. Non fa in tempo a cercare qualcosa, che subito riprende di nuovo il cammino, pur non sapendo nemmeno bene cosa cercare.
L’uomo è, fa notare lui, incapace di comprendere che l’unica cosa che realmente vuole- e di cui ha bisogno- è essere soddisfatto di se stesso, di quello che è diventato nel tempo, di coloro che ci amano e di coloro che, a nostra volta, amiamo.
Non riuscire a comprendere è il nostro peccato mortale, perché ci fa vivere poco e soprattutto male, colpevole anche il fatto che, a differenza dei gatti, abbiamo perso il gusto per le cose semplici.
Ci riempiamo di rolex, macchinoni, Iphone e quanti altri oggetti possiamo, eppure siamo perennemente insoddisfatti, tristi, frustati.
Decisamente, questo piccolo Gatto Pensante è riuscito nel suo intento: farmi riflettere.
Quindi, non mi resta che dire… Complimenti!"