Elisabetta, detta Betty, è una ragazza di venticinque anni senza particolari pretese né ambizioni. È di Milano, vive con la madre nel quartiere di Lambrate e fa la segretaria in uno studio dentistico con un contratto a tempo indeterminato, una vera fortuna se paragonata alle situazioni precarie in cui versano Vero, la sua migliore amica, e Luchino, il suo più stretto confidente. Si divide tra lavoro, fidanzato e serate in compagnia. Una normalità rasserenante. Ma una sera, dopo piccoli accadimenti a cui non dà troppo peso, le appare Maria, la Madonna, proprio in camera sua. È un’apparizione esclusiva, a carattere privato. Nessun segreto da rivelare, nessuna profezia di catastrofi imminenti. Maria ha bisogno di un’amica. Di una persona semplice, quasi banale, da frequentare e con la quale condividere esperienza quotidiane. Vuole essere una ragazza qualsiasi, ciò che non è mai potuta essere. Maria accanto è un romanzo speciale come speciale è l’amicizia che racconta. Con uno stile brillante e ironico, Matteo B. Bianchi ci fa riflettere su cosa conti veramente, su quanto le differenze servano a rinsaldare e fortificare i rapporti. E le amicizie, comprese quelle divine, sono sostanzialmente fatte di poche cose: sostegno, condivisione e partecipazione. Con o senza miracoli.
Milano, giorni nostri. Elisabetta, detta Betty, è una comune ragazza di 25 anni, alla quale, un giorno, accompagnata da un bagliore accecante, appare nientemeno che Lei, la Santa Vergine. Maria ha le stesse sembianze che mostra in tutte le sue icone classiche, un sorriso tenero, materno, e rassicurante, un manto bianco, un velo azzurro, e uno sguardo che esprime bontà e vicinanza ma anche curiosità. Betty, colta da un’improvvisa febbre alta, ovviamente, inizialmente è convinta di essere pazza. Ma non lo è. E sarà la prima di una lunga serie di apparizioni. Maria le apparirà in continuazione, all’inizio in maniera improvvisata e poi, su richiesta di Betty, precedendo la sua venuta con un sms (!!) sul cellulare di Betty, curiosa di vedere come vivono le ragazze al mondo d’oggi, come vestono, come comunicano, come passano il loro tempo libero…e Betty esaudirà questa sua curiosità, portandola per le strade, sui mezzi pubblici, ai concerti, in discoteca, nei pub insieme ai suoi amici. Ma Maria è un segreto tutto suo, è solo lei a poterla vedere, è solo lei a poterle parlare. E quando Veronica, la migliore amica di Betty, ha un grave incidente automobilistico, e Betty implora Maria di salvarla, Maria risponde che non può, così come non può soddisfare le sue domande riguardo la vita ultraterrena e altre questioni che Betty insiste per sapere (in fondo, trovandosi davanti la Madonna, chi non lo vorrebbe?): lei è solo una presenza, ultraterrena e temporanea, che tutto sa ma che nulla può fare per intervenire nella vita terrena e cambiare il corso delle cose. In pratica, è un’osservatrice curiosa, né più nè meno. Devo la scoperta di “Maria accanto” di Matteo Bianchi al professor Piero Dorfles, che l’ha consigliato in una puntata della trasmissione “Per un pugno di libri”. Mi ha incuriosita, fosse solo per la trama originale, ancora non avevo letto una storia che trattasse il tema dell’apparizione del divino nella modernità. E devo dire che il libro si lascia leggere con velocità, complice uno stile semplice e un tono leggero, ironico, a sottolineare quanto non si abbia alcuna pretesa di scrivere un romanzo di e sulla religione. Perché, allora, 3 stelline? Beh, perché da una storia del genere, che dell’ordinario non ha nulla, mi aspettavo comunque un po’ più di spessore. Matteo Bianchi ha scelto un tema che è una bomba ad orologeria per le aspettative e le implicazioni che avrebbe nell’essere trattato, e ben inteso che non ha la pretese di farne un romanzo di e sulla religione, a mio avviso non ha però trovato quella che avrebbe dovuto essere la sua “chiave di scrittura”, e di conseguenza, io, lettrice, non ho trovato la mia “chiave di lettura”. In altre parole, che ruolo ha Maria, al di là di quello di una semplice osservatrice? Nessuno. Betty, prima che le frullino certe domande in testa, la porta a fare shopping da H&M, le insegna a usare i social network, la invita ad osservare come bisognerebbe vestirsi e come non bisognerebbe vestirsi (ad es non come una “cicciona” citata nel testo, che passa loro davanti) e altre banalità. In cosa cambia la vita della protagonista, in seguito all’amicizia con Maria? In nulla. Maria non può intervenire, non può dare risposte, non la spinge nemmeno più di tanto a riflettere sulla banalità della sua esistenza (l’unico cambiamento che, un anno e mezzo dopo l’ultima apparizione, Betty ha nella sua vita, è quello di avere desiderato e avuto un figlio, ma non si sa né con chi dal momento che lascia il fidanzato storico). Insomma, da una parte capisco la scelta dell’autore di “lavarsene le mani” senza dare al divino protagonista un ruolo e una responsabilità di un certo tipo (ripeto, è una bomba ad orologeria che può esplodere!), ma dall’altra l’impressione che se ne ricava è quella di un senso generale di banalità. E l’ultima parte, con la notizia della statua della Madonna che piange (perché?) stona un po’ con quanto letto prima e a mio avviso non ha grande senso, vista appunto la storia dal tono ironico-giocoso che è stata raccontata. In altre parole, non era facile scrivere un romanzo con una storia del genere perché qualsiasi lettore si aspetterebbe tanto, si aspetterebbe delle risposte. Ma Bianchi fa poi una scelta un po’ di comodo, col risultato di una direzione sfumata, o meglio di una direzione non presa. Detto questo, il libro, seppur di poco spessore, resta simpatico, e più di una volta mi ha strappato una serena risata. Diamoci un colpo di spugna e pensiamoci….e se fosse davvero così? E se la Madonna davvero scegliesse delle persone alle quali apparire per un periodo, allo scopo di osservare il mondo di oggi? Betty in un passaggio del libro chiede come mai, fra tanti, Maria ha scelto di apparire proprio a lei, che è una banalissima ragazza. E la risposta di Maria è che ha scelto Betty proprio perché è una ragazza senza pretese, che non si fa troppi problemi, che non si pone troppe domande. Ed è verissimo. Betty è laureata ma si accontenta di un lavoro a suo avviso noioso ma fisso, senza pretese (fa la segreteria in uno studio dentistico), ha un fidanzato bello e attaccato alla macchina e all’iphone (e si tradiscono a vicenda, senza che questo susciti rimorso in nessuno di loro), pare non cercare altri interessi al di là della discoteca, e dà un’importanza esagerata all’aspetto fisico senza porsi nessuna domanda. Una a cui “va bene un po’ tutto”, senza problemi. Mi è venuto da sorridere perché se il criterio fosse questo, diciamocelo, a me la Madonna non apparirebbe mai…:)
Questa è la storia di Betty, a cui di punto in bianco le appare la Madonna.
Come avrete notato dall’intervista, “Maria accanto” non è assolutamente un libro religioso e non si prefigge di esserlo. Maria appare a una ragazza qualunque, che potrebbe essere ognuna di noi. Betty ha venticinque anni, lavora come segretaria in uno studio dentistico e non si lamenta perché sa di essere fortunata ad avere un lavoro stabile in questo momento di crisi. Vive ancora con la madre, ha un ragazzo da qualche anno e ha diversi amici con cui esce la sera a Milano. Sembra tutto nella norma, finché una sera non le appare Maria in tutta la sua splendida gloria.
Spegne la luce in corridoio e, ancora al buio, apre la porta della sua camera. La Madonna è in piedi al centro della stanza, che la attende. Indossa una tunica bianca e un mantello azzurro. Ha uno sguardo sereno e radioso ed è completamente circondata dalla luce: miliardi di piccoli raggi che riempiono la camerata di colori brillanti e mai visti prima. Sente il cuore fermarsi, il respiro strozzarsi in gola, le gambe tremare. E poi, la visione parla. – Ciao, Elisabetta. Dice solo questo: un saluto e il suo nome. Ma è sufficiente perché Betty perda ogni contatto con il presente e si afflosci a terra, svenuta.
Betty è sconvolta e solo dopo molte rassicurazioni da parte di Maria, inizia ad accettare che la Madonna ha scelto di apparire proprio a lei. Maria, però, è una presenza atipica rispetto a quello che Betty si aspetta: l’apparizione è incorporea e le chiede soltanto un po’ di amicizia. Non ci sono miracoli né rivelazioni, Maria vuole solo un’amica. Così Betty porta Maria a una mostra d’arte, a un concerto e anche per negozi per del sano shopping tra amiche.
Sarà anche un essere divino, ma di amicizia femminile odierna se ne intende davvero poco. Forse anche Betty comincia a capire perché le serva rinfrescarle i meccanismi di tanto in tanto. Un’amica che non sa dirti se stai bene con un top attillato, diciamocela tutta, che razza di amica è? Distoglie lo sguardo dallo specchio e si volta verso Maria. – Dimmi una cosa. Qual è la prima caratteristica che una buona amica deve avere? – Direi l’affetto, ma anche la lealtà, l’altruismo, la condivisione.. Betty la interrompe, agitando una mano come per scacciare un fastidio. – Tutte cose che vengono dopo. – Ah. – Maria appare mortificata, e confusa. Betty alza il dito indice della mano destra e lo punta verso l’alto: – Allora, requisito numero uno fondamentale per essere una buona amica è consigliare i vestiti giusti. Se non sei capace, devi imparare.
Il loro è un rapporto che non è destinato a durare, lo possiamo comprendere sin da subito, però è un’esperienza che cambierà Betty nel profondo, non come persona di fede ma come una donna che sta diventando grande e prende atto del mondo che la circonda.
Matteo B. Bianchi ha uno stile essenziale, diretto e scorrevole che sa parlare a tutti i tipi di lettori. La narrazione è in terza persona, nonostante la protagonista assoluta sia sempre Betty.
Betty è una ragazza comune, in cui è facile immedesimarsi. Di fronte a Maria si sente sempre impacciata, inopportuna e si preoccupa dell’impressione che può fare a Maria tutto ciò che la circonda: il centro commerciale, gli amici con le loro battute volgari, la coppia che si bacia in modo un po’ troppo spinto.. Maria, invece, non si preoccupa di queste cose perché è proprio ciò che vuole vivere e conoscere. Eppure Betty in più momenti si domanderà perché è capitato proprio a lei, pensando che ci siano persone sicuramente più meritevoli.
Un personaggio secondario che ho apprezzato tantissimo è sicuramente il migliore amico di Betty, Luchino. Una figura secondaria ma importante ai fini di Betty come protagonista perché è l’unico a cui lei confiderà il suo segreto. Luchino, inoltre, è anche protagonista di qualche piccola scena che mi ha fatto sorridere e sarà un amico molto saggio per Betty.
– Starai mica diventando saggia? Betty scuote il capo. – Invece è tutto il contrario, è questo che mi preoccupa. Voglio dire, a una appare la Madonna e per lei dovrebbe cambiare tutto, no? Invece Maria insiste che non deve cambiare nulla. [..] – Beh, è come la fede. Il concetto di fede si basa sulla fiducia, sul credere in qualcosa senza averne le prove, no? Un credente si fida del messaggio di Dio e basta questo a modificare la sua esistenza. Il fatto che Maria non ti dia spiegazioni o risposte non significa che tu non puoi modificare la tua vita.
Matteo B. Bianchi disegna una Milano piena di vita, bellissima e luminosa che fa da sfondo alla storia di Betty e Maria.
Via Tofane, sulla sinistra, invece è perfetta: la pavimentazione a mattonelle; le abitazioni basse rigorosamente in giallo Milano; i portoni che si aprono su cortili circondati da case di ringhiera; i piccoli laboratori artigianali che danno sulla strada; il ristorante greco coi tavolini grezzi di legno e le tendine bianche; i lampioni in ferro, alti e ricurvi come giunchi, lungo tutta la riva. Come le sia venuto in mente di utilizzare questo habitat come sfondo per il loro incontro non sa dirlo. Forse aveva solo voglia di bellezza.
“Maria accanto” mi ha fatto sorridere, mi ha commosso e mi ha fatto sentire speciale, come un lungo abbraccio. Un romanzo pieno di positività, crescita e amicizia. È unico nel suo genere e non è catalogabile, quindi non avete scuse per non leggerlo. Non ne rimarrete delusi.
Betty è una giovane ragazza come tante. Una di quelle persone dalla vita normale, senza particolari stramberie o segreti da nascondere. Fidanzata da anni, con una madre vecchio stampo ed un lavoro fisso ma non particolarmente adorato. Eppure, un giorno le appare la Madonna e le chiede di esser semplicemente amiche. Da quella richiesta, la vita di Betty diventa un miracolo ma non in senso divino.
Detto tra noi, pensavo fosse un libro umoristico. Già solo dalla copertina e dall'idea della trama, c'erano tutte le carte per farlo diventare una di quelle commedie estive che tanto piacciono. Eppure no. Matteo ha voluto rompere gli schemi e fare qualcosa di indefinibile, qualcosa che non si riesce ad etichettare facilmente.
Ok ora ho bisogno che collaboriate. Tranquilli, mettetevi comodi e rispolverate le lezione di storia dell'arte del liceo. Ci siete? Vi ricordate tutte quelle pale d'altare, affreschi, quadri e quadretti che ci hanno fatto analizzare? C'era spesso lei, Maria, anche detta la Madonna (smettete di cantare Like a virgin!!). E come era raffigurata? Tunica bianca, velo azzurro, sguardo sereno e un soave alone luccicoso. Avete presente no? Ecco, questa è l'apparizione che capita a Betty, ragazza normale, 25 anni, la fortuna di un lavoro fisso in un mare di precariato galoppante, un ragazzo un po' truzzo più innamorato della sua macchina che di lei, tanti amici. Betty non ha nulla di particolare, anzi non è proprio un modello di virtù, eppure la Vergine Maria ha scelto proprio lei, invece della classica e pia pastorella, come amica. Eh si, perchè Maria vuole gironzolare per la città con lei e fare le cose che si fanno con le amiche, un giretto per negozi, un salto in quel localino giusto (che mi dicono essere attività tipica... mah), una passeggiata al parco. Cose così. Ma ovviamente mica è facile portare a spasso la Madonna (e basta con Like a virgin!!!) senza passare per pazza.
Matteo B. Bianchi ha avuto senza ombra di dubbio una grande idea, portare la Vergine Maria tra di noi, ad osservarci, quasi fossimo un esperimento da controllare con una lente di ingrandimento senza però mai intervenire per non rovinare il risultato. E lo fa nel modo giusto, ossia con ironia e un pizzico di irriverenza. Sfiora argomenti importanti e di spessore, primi fra tutti il libero arbitrio e la manzoniana Provvidenza, ma in maniera leggera, a volte prendendoli di peso, altre sfiorandoli appena, ma dandoci comunque un piccolo accento. Quello che mi è un po' mancato è il passo oltre, un'ironia più sfacciata, una storia che vada un po' oltre alla semplice osservazione dell'umana tipo e che mi faccia, se non capire, almeno supporre un reale motivo della scelta di Maria. Perché proprio Betty? Perché ora? Perché qui? Possibile che sia solo il caso ad aver scelto o la mancanza di domande della stessa Betty? Mi è sembrato un po' poco, anzi mi è sembrato un sentiero avvistato e non battuto che invece poteva dare tanto al racconto.
Passiamo a Betty, la coprotagonista "non divina" del racconto. Non mi ha del tutto convinto il suo accettare l'apparizione dopo appena uno svenimento ma anche il suo limitarsi a portare in giro la Santa ospite. Alla fine, stringendo, succede poco nella sua vita e ancor meno nell'interazione con Maria. Mi sarebbe piaciuto vedere di più la storia da un punto di vista esterno, come quello della madre di Betty, cosa che viene accennata ma che poi si ferma lì.
Quello che non manca è uno stile bello, scorrevole, piacevole e divertente, di quelli che ti rende la lettura facile e veloce, lasciando a qualcun altro artifici e frasi pesanti. Insomma, è un romanzo che fa piacere leggere ma che manca di quel quid in più che aveva in potenziale.
"– Tu pensi a Fatima, Lourdes, Medjugorje, ma quelle sono un'altra cosa. Vedi, ogni tanto io sento il bisogno di tornare ad avere un contatto con la gente, col mondo di tutti i giorni, ma silenziosamente, senza alcun clamore. Tipo viaggi in incognito, ecco. E in questi casi scelgo una donna giovane, come te, che mi possa accompagnare e illustrarmi come sia cambiata la realtà. – Ma io sono una ragazza qualsiasi! – Oh, siamo tutte ragazze qualsiasi. Sono le esperienze a renderci speciali."
2,5 stelline. È scritto benissimo, strappa più di una risatina ed ha alla base un'idea estremamente originale. È quindi un vero peccato (ma quanto sono spiritosa?) che la trama si riveli alquanto banale, con una Maria che si limita - appunto - a stare accanto a Betty senza prendere davvero parte alla sua vita. Stando così le cose, il finale appare decisamente inverosimile, per non dire insensato.
La storia è una favola moderna, scritta in modo semplice e piacevole - anche se di solito non è il mio genere l'ho letta con molto gusto. Non mi è piaciuto gran che il finale, avrei voluto per Betty una scelta di vita più radicale, magari un trasferimento, un cambio di carriera... Ma forse sarebbe stato troppo "out of character". Mi basta che si sia lasciata con quel basic di Diego. Ah, e adoro le descrizioni di Milano, forse la cosa più bella e originale del libro, che è anche un romanzo su e della città.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Matteo ha una scrittura piacevole e scorrevole, la trama è interessante, ma sembra che manchi qualcosa. Forse è Betty, la protagonista, che non ha un obiettivo chiaro, un desiderio ben preciso verso il quale tendere, che toglie tensione alla storia. Tutto sommato, però, la lettura è veloce e tempestata da piccoli momenti ironici che valgono il "prezzo del biglietto".
Potenzialmente interessante e divertente ma scritto in maniera banale, grezza, luoghi comuni e poca profondità dei personaggi. A tratti fastidioso nella sua superficialità. Non mi è piaciuto per nulla.