Di cosa parla questo libro?
A una prima analisi, parla del rapimento di Graziella De Palo, giovane giornalista sparita a Beirut nel 1980 mentre indagava, in anni pericolosi, su tematiche pericolose che connettevano i servizi segreti italiani, il traffico d'armi internazionale, vari gruppi più o meno terroristi.
Un rapimento sul quale si sono affollati depistaggi, insabbiature, vaghezze, voci mai confermate, sparizioni, coincidenze. Un rapimento irrisolto, uno dei tanti buchi neri della nostra storia recente, di quegli anni sanguinosi.
Ma ne parla con una declinazione autobiografica, ne parla da un punto di vista umano e vicino.
Perché Loredana Lipperini, con Graziella De Palo, ci è cresciuta insieme. Erano le amiche inseparabili, fino a quando come succede sempre qualcosa le ha separate e si sono allontanate, perdendosi di vista e prendendo strade diverse.
E' una storia autobiografica che si declina nel racconto di quel che si sa di un caso vergognosamente insabbiato e irrisolto, quindi.
Ma è anche la storia di una donna che, arrivata nel pieno della maturità, si volta finalmente indietro per tirare una somma, per fare due conti. Una donna che a un certo punto smette di inseguire il futuro e si ferma a considerare il passato.
Poi c'è l'altra storia.
Van Meegeren, un grande pittore della prima metà del '900, uno dei più grandi falsari.
La storia che l'autrice narra, e che si interseca con la storia del suo venire a patti con la sparizione dell'amica e il suo desiderio di riuscire a scriverne, mescola la storia reale (la sua vita, la sua evoluzione in falsario, l'apice con i falsi venduti addirittura al fuhrer, il processo) con un evento immaginario che gli avrebbe dato la scintilla per renderlo ciò che divenne.
Un evento che si svolge in uno dei luoghi cari all'autrice, un paesino nelle Marche, pochi abitanti e un piccolo santuario di montagna.
Ma ce n'è a sufficienza per creare una storia dove realtà e soprannaturale si intrecciano, tra amore e leggenda, mitologia e religione.
E poi abbiamo il tema dell'arte, della ricerca della verità quasi contrapposta alla creazione e all'illusione.
Un libro davvero bello, che sbatte in faccia al lettore quegli anni di cui non si parla mai e che si vorrebbero nascondere sotto un tappeto per evitare di doverne parlare (per esempio, io non sapevo assolutamente niente di questo "caso"), quel periodo recente che non si studia e non si nomina. E lo fa con coraggio, riportando nomi e occupazioni, ripescando dalla memoria eventi e volti, attingendo alla propria storia mettendosi a nudo.
E creando nel contempo una nuova e potente leggenda per un paesino sperduto (e ora devastato dal sisma) delle Marche.