Babbo Natale, il coniglio pasquale, la fata dei dentini.
Figure iconiche dell'infanzia, più in America che qui da noi, dove c'è Babbo Natale ma gli altri due non hanno grande diffusione.
Babbo Natale, si diceva. Vecchio, bonaccione, rubicondo, passa il tempo coi suoi elfi a fare i giochi per i bambini di tutto il mondo, giochi che poi gli porterà magicamente la ntote di Natale, volando sulle case con la sua slitta volante trainata da renne.
La fata è nota per lasciare ai bambini monete in cambio dei denti da latte persi, che vengono messi sotto il cuscino la notte.
Il coniglio pasquale distribuisce le uova di Pasqua, chiaro.
Tutto bene, tutto bello.
Nel mondo immaginato da Devereaux queste figure esistono, e riescono nelle loro imprese grazie a una magia, il "Tempo Magico", che blocca il mondo intorno a loro consentendogli di agire praticamente nello spazio tra due secondi.
Solo che c'è qualcosa di strano, qualcosa che viene anticipato fin dal prologo, quando scopriamo che Dio ha un passato mitologico, e che col suo potere onnipotente ha praticamente "ricreato" altre entità di un'epoca ormai dimenticata, trasformandole in angeli e cherubini, o in Santa Claus, Anya Claus, gli elfi di Babbo Natale, le renne, il coniglio pasquale, la fata dei dentini.
E per secoli tutto è andato bene.
A un certo punto però Dio si è preso una pausa, e durante questa pausa un frammento di ciò che un angelo era è tornato in superficie, portando a un incontro quasi fortuito tra due entità che mai avrebbero dovuto incrociarsi: Babbo Natale e la fata dei dentini.
Perché mai non dovevano incontrarsi? Per il loro passato.
Babbo Natale era Pan, la fata era una ninfa abbastanza importante nella mitologia... e come loro, tutte le altre figure "trasformate", attraversando la tremenda catena di eventi messa in moto da questo incontro apparentemente innocuo cominciano a tremare, ad avere visioni momentanee di chi, di cosa erano. Immagini e ricordi di un passato violento, feroce, lussurioso.
Lussurioso, esatto. Perché giustamente, essendoci di mezzo Pan, satiri, ninfe e divinità, il sesso è qualcosa di centrale e fondamentale, è un impulso naturale potente e irrefrenabile. E il sesso degli immortali, un misto tra lussuria e violenza, un dolore estatico senza conseguenze data la loro rigenerazione, è implacabile, terrificante.
Come si risolve il tutto nella pratica?
Dopo averlo rivisto, la Fata ricorda alcune cose. Tipo chi sia. E allora un anno lo aspetta, lo seduce poco a poco e alla fine lo fa suo. Più e più volte.
Quando torna a casa, la moglie subodora subito qualcosa, lui giura e spergiura che non la vedrà più, e ovviamente da tanto che è sincero si costruisce una casetta nel bosco con una bambola che perde i denti per chiamarla ogni volta che vuole.
Alla lunga le cose peggiorano, soprattutto quando entra in scena un coniglio di dimensioni umane perennemente arrapato e senza una compagna in grado di soddisfare i suoi bisogni, un coniglio nato come pasquale ed evolutosi in guardone, che pur di avvicinarsi a una donna architetta piani assurdi (in quanto è scontato che per lui non ci saranno gioie).
A tutto questo aggiungiamo la povera Rachel, che da piccola ha assistito a un rapporto tra Babbo Natale e la Fata, e da grande è diventata l'amante di Santa Claus in persona, con figlioletta al seguito.
Insomma, una sorta di urban fantasy-weird-erotico-horror, con una storia editoriale che definire travagliata è poco (il libro è stato pubblicato nel '98, dieci anni dopo la stesura, perché gli editori non lo volevano, quando lo volevano il marketing lo rifiutava tra scongiuri e colpi apoplettici, e chi poteva non voleva e chi voleva non poteva). Una buona storia, dove il sesso non sarà esclusivamente fine a sé stesso ma dà molto l'impressione di essere messo per scandalizzare (oltre che per il puro piacere dell'autore).
Molto probabilmente anni fa l'avrei apprezzata parecchio di più, ma aver letto libri come Pan di Dimitri ha smorzato l'effetto sorpresa e stupore.
Comunque, per essere stato scritto a fine anni '80 si dimostra estremamente all'avanguardia tra la desacralizzazione di figure iconiche, l'inno al poliamore e il mescolume tra mitologia antica ed epoca moderna che anni dopo farà la fortuna di tale Neil Gaiman.
Comunque piacevole, divertente, con alcune scene disturbanti (ma il finale non mi piace, mi spiace).