Sono trascorsi dieci anni dalla fine della Guerra Civile, e gli Stati Uniti sono preda della cupidigia di potenti gruppi industriali. Pantera, misterioso pistolero-stregone messicano, viene assoldato come sicario da una setta terroristica operante tra i minatori irlandesi della Pennsylvania, e non tarda a rendersi conto che dietro ciò che appare un rudimentale conflitto sociale operano forze che si battono senza esclusione di colpi per la conquista dell'intero paese. Ma dovrà compiere un lungo e tortuoso itinerario prima di capire che a confronto sono due diverse anime dell'America, e che quella che vincerà lascerà la sua impronta sui secoli a venire. Davanti a tutto ciò, anche un pistolero cinico e spietato può rivelarsi agente del bene. Non è detto, però, che questa volta basti una Colt per arrestare un nemico occulto e pericoloso, l'Uomo dei Topi...
Valerio Evangelisti è stato uno dei più importanti scrittori italiani di genere fantasy e horror. Si è laureato in scienze politiche, indirizzo storico-politico, e ha intrapreso una carriera accademica interrotta verso il 1990, alternata all'attività di funzionario del Ministero delle finanze. Dopo avere numerosi saggi, si è dedicato interamente alla narrativa. Nel 1994 è uscito il suo primo romanzo, Nicolas Eymerich, inquisitore, che ha vinto il Premio Urania. Sono seguiti seguiti altri numerosi romanzi, tradotti in più di dieci lingue.
Evangelisti earned his degree in Political Science in 1976 with a historical-political thesis. He was born in Bologna. Until 1990 his career was mainly academic. He also worked for the Italian Ministero delle Finanze (Treasury Department). His first written works were historical essays, including five books and some forty articles. In 1993 his novel Nicolas Eymerich, inquisitore won the Urania Award, which was established by Urania, Italy’s main science fiction magazine, with the aim of discovering new talent in the field. Urania published other novels of the series in the following years: Le catene di Eymerich ("Eymerich’s Chains", 1995), Il corpo e il sangue di Eymerich ("Eymerich’s Body and Blood", 1996), Il mistero dell'inquisitore Eymerich ("Eymerich’s Mystery", 1996), Cherudek (1997), Picatrix, la scala per l'inferno ("Picatrix, the Stairway to Hell", 1998), Il castello di Eymerich ("Eymerich’s Castle", 2001), Mater terribilis (2002). Most of the last ones were however first published as hardcover. Nicolas Eymerich is a real historical character, member of the order of the Dominicans and inquisitor in the Spanish Inquisition. He was born in 1320 in Girona, Catalonia, and died in 1399. Evangelisti’s interpretation of his character is a cruel, ruthless, haughty, restless man, who acts mercilessly to protect the Catholic Church against perceived menaces of natural or supernatural origin. At the same time he shows an outstanding intelligence and a deep culture in his actions. In the novels of the series he investigates the mysterious phenomena of Medieval Europe, thus subtly influencing many of the historical events of that epoch; on many occasions the solution of the riddles comes up from stories which are narrated along with the main plot, normally set in the present and in the future. Evangelisti's atmospheres are normally dark, nightmarish, haunting. Another success of 1999, also translated in several languages, is the Magus trilogy, a romanticized biography of the famous Middle Ages prophecies writer Nostradamus. The three novels, Il presagio ("The Omen"), L’inganno ("The Deceit") and L'abisso ("The Abyss") sold 100,000 copies in Italy. Evangelisti's novels are greatly appreciated in France (where he won several literary awards), Spain, Germany and Portugal. He is currently the director of the Carmilla magazine. In the last years he has written some works which show his love for heavy metal music, namely the short stories collection Metallo urlante (referring to the French magazine Metal Hurlant) and the novels Black Flag and Antracite: they are set during the American Civil War and feature a new character, Pantera, a palero shaman. One of his latest novels, Noi saremo tutto ("We Shall Be All"), spans several decades of the last century, exploring the life of Eddie Florio, a gangster, against the background of the history of the trade unions and the workers' battles for civil rights. Mexico is the setting for his next two novels, Il collare di fuoco ("The Fire Collar"), which was published in November 2005 and Il collare spezzato ("The Broken Collar", October 2006). In 2007 La luce di Orione was released, the ninth title in the Eymerich series, followed in 2010 by Rex tremendae maiestatis. Tortuga, a novel about pirates of the Caribbean, was published in 2008.
Novela entretenida y con cierta profundidad. Puro western, bandidos, burgueses y mineros. Mucha trama de espionaje y mucha lucha de clases. A veces la novela tiene cierta potencia de libro de Wu Ming. No me convenció mucho la trama espiritual del palero. Me gustaba la idea pero creo que se queda a medias.
El libro se lee rápido, pasan muchas cosas a muchos personajes y todo es bastante frenético. Me gusta la sencillez con la que se introducen personajes históricos y bandas criminales.
WM4: Uno straniero senza nome giunge in una città contesa tra gang rivali e si ritrova al centro di complessi intrighi di potere e di morte dai quali uscirà con coraggio e astuzia. Uno di quei canoni narrativi a cui ci si affeziona fin da bambini, e che è stato raccontato da illustri nomi della letteratura e del cinema di genere. Quando nel 1929 Dashiell Hammett scrisse Red Harvest non poteva immaginare che la sua storia sarebbe diventata un archetipo dell'immaginario pop. Siamo negli anni ruggenti che precedono la Grande Depressione. Lo straniero senza nome di Hammett è un investigatore privato spedito in una città corrotta per risolvere un caso. Il padrone delle ferriere, vecchio capitalista esangue proprietario di fabbriche e miniere, ha affrontato il conflitto sindacale con il pugno di ferro e i metodi sporchi, assoldando gangster e mafiosi per fare piazza pulita di sindacalisti e teste calde. Ma una volta stroncati gli scioperi, i gangster hanno preteso una fetta della torta e si sono rivoltati contro il loro stesso mandante, diventandone concorrenti per il controllo degli affari cittadini. Il nostro anonimo agente si ritrova in mezzo a un'intricata guerra tra cosche che vede coinvolti sindacalisti, malavitosi e imprenditori proprietari di testate giornalistiche, dove è impossibile definire un confine netto tra buoni e cattivi e niente è ciò che sembra. Dovrà risolvere un caso d'omicidio, salvare la pelle e fare piazza pulita dei parassiti. Impresa degna di un antieroe di genere che muove i suoi primi passi. Nel 1961 Akira Kurosawa trasferisce il topos sul grande schermo. Scarnifica la storia, riduce all'osso il modello e ne indaga le linee narrative e i caratteri, trasformandolo quasi in un dramma shakespeariano. L'ambientazione è quella del Giappone ottocentesco e lo straniero senza nome è un samurai, mercenario senza scrupoli in vendita al miglior offerente. Yojimbo, che in giapponese significa "uomo di trent'anni", è un Toshiro Mifune coriaceo e violento, ma con un fondo d'umanità nel cuore, proprio come l'agente speciale di Hammett. La città in cui giunge è divisa tra due famiglie in lotta tra loro, una produce sake, l'altra seta. Lo straniero sviluppa una complessa strategia del doppiogioco per fregare tutti e fare molti soldi. Ma sarà proprio il principio etico che non riesce ad abbandonare a impedirgli di lucrare davvero sulla situazione, e a spingerlo a fare fuori tutti i cattivi, prima di riprendere la strada, più povero di quando è arrivato. Quattro anni dopo, Sergio Leone riadatta la storia al selvaggio West americano, girando Per un pugno di dollari. La vicenda è identica, i personaggi gli stessi, ma tutto il film è ammantato di un alone crepuscolare e accompagnato dalle musiche di Morricone, che rendono l'atmosfera romantica e quasi omerica. Clint Eastwood è lo straniero che chiamano "Joe", forte come Achille, furbo come Odisseo. A metà degli anni novanta un altro regista, Walter Hill, si cimenta nella rilettura dell'archetipo. Hill compie un mixaggio azzardato: recupera l'epoca originaria dal modello letterario, gli anni venti del novecento, e la trapianta sull'ambientazione leoniana della frontiera tra Stati Uniti e Messico. Il protagonista è un goffo e tarchiato Bruce Willis, che si fa chiamare Joe Smith, e che alla fine rimarrà "L'ultimo uomo in piedi" (Last man standing) o, nel titolo italiano, "Ancora vivo". Ci piace leggere Antracite, il terzo episodio narrativo della trilogia di "Metallo urlante" (Mondadori, Strade Blu, 2003) come un'ulteriore tappa di quella che potremmo ormai definire una saga. Siamo di nuovo in uno scenario western, ma nello stato industriale e minerario della Pennsylvania, East Coast. Soprattutto siamo a un passaggio epocale, quello dello scontro tra due Americhe, all'indomani della Guerra Civile, abilmente tratteggiato da uno dei personaggi: il capitale industriale alleato dei grandi allevatori e sostenuto dal partito repubblicano, contro il capitale latifondista alleato della piccola proprietà agricola e appoggiato dal partito democratico. Il Nord-Est che "colonizza" il Sud-Ovest al ritmo di avanzamento della ferrovia. La città in cui giunge lo straniero senza nome è divisa da un conflitto di classe: il capitale WASP da una parte, la manodopera immigrata, soprattutto irlandese, dall'altra. Evangelisti recupera l'aspetto "sindacale" e sociale del conflitto e delle trame nelle quali il protagonista si trova coinvolto. Ma anche qui è difficile distinguere i buoni dai cattivi, gli onesti dagli infiltrati. La vera impresa, la vera detection, è ricostruire il quadro, capire chi sta con chi, dove sta il bene, e quello che è meglio fare. Rispetto ai precedenti cinematografici si riprende la complessità della trama e il gusto "noir" del colpo di scena. C'è poi un inserimento ex novo molto interessante. Lo straniero in questo caso ha un nome, per quanto nome "d'arte": Pantera (già protagonista delle due puntate precedenti della trilogia). E' un personaggio che mantiene le caratteristiche dei suoi predecessori: cinico, ma con un senso etico; mercenario, ma di se stesso. In più però è un meticcio. Pantera è etnicamente e culturalmente un incrocio, allusione effettiva al mondo nuovo nascente, catapultato a sua volta e suo malgrado in una guerra che vede mescolate identità di classe e identità etniche, rivoluzione e tradizione. Di fronte al sangue e all'orrore del Vecchio Mondo, importati e perpetrati in quello Nuovo, è proprio lui la figura più rivoluzionaria. Pantera è mezzo nero e mezzo messicano, sacerdote sui generis di una religione afrocaraibica giunta fino al continente. E' il punto d'arrivo di un percorso che parte dall'Africa e approda nell'America "dei liberi e dei coraggiosi" con il suo bagaglio davvero straniero e che poco o nulla ha a che spartire con gli odi religiosi ed etnici dei bianchi. Solo così può diventare l'unico vero paladino dei paria, di coloro che scavano in fondo alle miniere, negli strati più profondi della terra, secondo una suddivisione verticale che ricalca quella sociale. Laggiù in fondo, dove quasi non arriva la luce, non ci sono più gli uomini, ma i bambini, gli ultimi per davvero, gli ultimi arrivati in un mondo che di "nuovo" ha davvero poco. E' con questi che il reietto Pantera, discendente di schiavi e indios, sancisce la sua implicita alleanza. Con la prostituta bambina che di giorno si spacca le mani in miniera e di notte soddisfa le più sordide voglie di uomini bestiali; con i piccoli minatori cresciuti troppo in fretta, i polmoni già marci di carbonchio; e con le donne, invecchiate prima del tempo e ormai "fuori mercato" anche per i papponi. Ci sono pagine commoventi in Antracite, che ci restituiscono il senso di un oscuro punto d'origine delle lotte, secondo la celeberrima suggestione di Benjamin: non si lotta per i posteri, ma per gli antenati. Per conservare il senso di un'impresa titanica, quella dell'anonima moltitudine di esseri umani che ha sputato sangue per uscire dalle viscere della terra e aspirare a una vita dignitosa. Ma il romanzo di Evangelisti ci regala anche un'imprescindibile riflessione sulla modernità. Il carbone, la ferrovia, la trasformazione del paesaggio e del mondo abitato, coincidono con un cambiamento antropologico: creano esseri contaminati dal minerale e dal metallo, che portano sulla pelle e fin nei recessi dell'organismo il marchio mortale del lavoro e dello "sviluppo". L'idea che la terra sia fatta per essere erosa, scavata, triturata dalle macchine, fino a ridurla in cenere; l'idea che la locomotiva ("mito di progresso") e la scavatrice esistano per abolire il concetto stesso di limite alla potenzialità trasformatrice dell'uomo; questa idea nasconde la storia sociale dei fatti ed è intrinsecamente connessa con l'inumanità capitalistica. L'abolizione del limite dello sfruttamento del mondo non può prescindere dallo sfruttamento della specie. Di conseguenza non è possibile limitare l'arbitrio dell'uomo sull'uomo senza limitare quello dell'uomo su ciò che lo circonda. Ma è chiaro che non c'è alcuna fascinazione passatista o pre-moderna nel romanzo di Evangelisti, bensì uno sguardo in avanti, una constatazione indotta fin troppo attuale, anche se colta in un momento originario. Qualcosa che proietta nel presente l'ultima cavalcata di Pantera. http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau…
Evangelisti, purtroppo scomparso poche settimane fa, ha il grande merito di raccontare storie che abbiamo bisogno di leggere. La sua prosa è semplice, asciutta, libera di tutto il superfluo. La narrazione prevale sempre sull'introspezione, come una prassi reale, concreta, cruda che cancella solipsismi e rimuginazioni borghesi. I suoi personaggi non hanno mai tempo per costruire ed elaborare drammi, per i grandi amori e le grandi passioni, per le idee, i sogni, o le convinzioni, sono schiacciati da un'esistenza grama e violenta, ma vanno sempre avanti, sono il corpo pulsante della storia, motore inesauribile. La ricostruzione storica dell'America degli anni 70 dell'Ottocento è accurata e appassionante, la lettura degli eventi e degli intrecci ha la chiarezza dell'analisi materialista, mondi in conflitto e in trasformazione si scontrano, così come dialogano le tonnellate di ferro e antracite, estratte a sangue dalle miniere, e gli spiriti evocati dal palero Pantera. I personaggi pur restando sempre funzionali alla narrazione, nel loro schietto dinamismo, non sono mai cinici, ma si fanno portatori di quella verità popolare, che nella storia ci regala l'amore autentico, empatia nel dolore, altruismo e spirito di sacrificio, senso di giustizia oltre la rabbia e l'odio.
Novela histórica fácil de leer que refleja muy bien la lucha de clases. Los personajes femeninos dejan mucho que desear, todas son objetivizadas e infantilizadas.
Ho poco nulla da aggiungere all’ottima recensione dei Wu Ming su Goodreads, di cui qui trovate il link: https://www.goodreads.com/review/show... (davvero brillante aver individuato in Red Harvest di Dashiell Hammett il capostipite di questo tipo di giustizieri; poi portato avanti da Kurosawa in Yojimbo, e da Sergio Leone che l’ha copiato): ma questo romanzo mi è servito per rendermi conto di quante storie “del West” (Wild Bill Hickok e Calamity Jane, Jesse James e la sua banda, la sconfitta di Custer..), assorbite acriticamente in gioventù così come tanti altri cascami culturali dell’impero USA, si rifacciano in realtà precisamente a quel decennio ’70 e a un unico scenario, la guerra civile e i suoi postumi: insomma al breve e complesso periodo in cui l’ordine socioeconomico del Nord finiva di prevalere su quello del Sud (curiosamente negli stessi anni avveniva la stessa cosa in Italia e in Argentina: ovunque le ferrovie portavano progresso industriale e controllo militare, completando la “colonizzazione interna” di un mondo agricolo che era povero ma non misero, e a suo modo stabile) (useranno uno scenario ancora più tardo i “Western crepuscolari” di Peckinpah). Da notare come Evangelisti mantenga rigorosamente la narrazione sul piano storico, sociale, avventuroso; con qualche scena horror (il cimitero dei muli sorvegliato dal piccolo Charlie), qualcuna grottesca (la morte del generale Albright, arso vivo dal whisky e avvolto in una bandiera USA), qualcuna in cui chiede al lettore di capire le cose da solo (il capo dei vigilantes nell’assalto alla casa degli O’Donnell, che dopo un pistolotto sulla necessità di uccidere liberamente gli uomini ma rispettare le donne, per prima cosa spara al ventre di una donna incinta). Salta a piè pari, invece, quelle commoventi (la morte di Molly, amata a modo suo da Pantera, per la malattia del carbonchio) o disturbanti (Pantera che distrugge a calci il suo nganga che non ha guarito Molly; e poi recupera dal cimitero il cranio di lei per usarne una parte nel suo nuovo nganga). Non rinuncia però a tocchi di poesia, riservati ai ragazzini: come la relazione tra Jim Butler e Kathy Boyle tra miniera e prostituzione, o il piccolo Charlie. Non mi ero mai nemmeno reso conto che gli irlandesi, di solito come allegri e simpatici e sfruttati dai cattivi inglesi, fossero una popolazione così ferocemente razzista, fanatica e violenta, anche se avrei dovuto sospettarlo. C’è molto da studiare qui, a partire dai linciaggi che operarono sui neri e gli effetti di lungo termine sulla demografia di NY: https://en.wikipedia.org/wiki/New_Yor...# Pur trattandosi di un romanzo d’azione, l’autore non rinuncia a qualche frase lapidaria: “La spiegazione razionale a cui pervenne fu che i vigilantes dichiaravano di battersi per l’ordine e per la legalità. Ammantavano dunque i loro comportamenti di un’ipocrisia intollerabile. In ciò, pensò Pantera, gli americani che detenevano il potere erano maestri. Avevano una capacità diabolica nel ricondurre prepotenze e delitti da loro perpetrati a motivazioni di particolare nobiltà, anche quando il movente vero era l’istinto di sopraffazione o un interesse di infimo contenuto etico. Ne sapevano qualcosa i messicani, i pellerossa o i disgraziati lealisti inglesi condannati, tanto tempo prima, a un’agonia terrificante dopo essere stati spalmati di catrame e piume, in modo che i loro pori non potessero traspirare” (p.282). (qui, come nel racconto Pantera, Evangelisti sembra credere che il tormento “del catrame e delle piume” fosse un atroce supplizio: in realtà non risultano casi mortali). E anche: “..quanto a te, Gudrun, cerca nei tuoi prontuari magici qualche rimedio contro i topi. Il paese sarà loro per chissà quanto tempo. Hanno capito che, se c’è un problema, basta sparargli addosso, e poi dimenticare che sia mai esistito. È il mestiere dei topi, rosicchiare libri e memorie. Risparmiano solo la carta moneta, che di memoria non ne ha” (p.320).
Lode e gloria a Pantera, palero rayado e pistolero. Lode e gloria al Magister, che unisce fantasia, magia e rigorosa documentazione storica per confezionare un noir che, parlando del passato, ci fornisce potenti indicazioni sul presente, dell'America e, per estensione, delle nostre vite.
Finire questo libro è stato una gran fatica. Ho fatto molta fatica a concentrarmi sugli eventi (con risultati abbastanza pietosi) e non ho provato il minimo legame con i personaggi: il protagonista in particolare è molto difficile da apprezzare (ma sono certa che fosse proprio quello lo scopo di Evangelisti) e rimane sgradevole anche nei suoi momenti di redenzione. In generale adoro i personaggi moralmente ambigui, ma Pantera è stato troppo anche per me, immagino.
Nota positiva è lo stile di scrittura dell'autore, che ho trovato piacevole nonostante non approvassi le altre componenti: è quello che mi ha convinta a portare a termine la lettura.
Dopo una parentesi messicana, il palero Pantera torna negli Stati Uniti per ritrovarsi invischiato in una lotta senza quartiere fra l'anima proletaria e quella padronale di una società in fermento, sconvolta dopo la Guerra di Secessione da conflitti sociali ed economici. Antracite, rispetto al precedente romanzo, paga una minore quantità di scene d'azione, una contaminazione fantasy più blanda e una dose eccessiva di digressioni su tematiche sociali. Nonostante non sia un capolavoro (ma ripetersi dopo Black Flag sarebbe stato un miracolo), è impensabile dare un voto sotto le quattro stelle.
Historias de forajidos, míticos pistoleros mezclado con la política y la lucha de clases, breves pinceladas del movimiento obrero en USA y para rematar el cóctel unas gotas de santería. Una historia intrincada en los valles del carbón en el este de los EEUU donde la vida de los trabajadores valen menos que nada y donde se empieza a abrir paso el comunismo en un país que comienza a configurarse tal y como lo conocemos ahora. Unos personajes llenos de cinismo e hipocresía pero un protagonista negro, mejicano, carismático pero con valores y principios.
“Las fases históricas las decide el tambor de mi revólver”, es una de las últimas frases del protagonista, el pistolero mexicano Pantera. Acabo de terminar esta pedazo de obra de arte. Es un western… ¡de espías! También es una novela sobre la historia de EEUU, de quiénes lo construyeron y a qué precio, cuando todo cambio a finales del s.XIX. Es una novela sobre la inmigración. Y es una novela de brujería, de detalles y personajes crudos… Entretenido hasta la médula. La parte final es un ejemplo de cómo cerrar una novela. A tumba abierta.
Sarà che ho scoperto che è il terzo volume sul personaggio di Pantera solo a lettura già iniziata, fatto sta che non mi è piaciuto. Ho fatto fatica a seguire i vari personaggi e per quali compagnie lavorasse il protagonista, le loro correlazioni ecc. Finale deludente, mi ha lasciato una sensazione di non finito. Come leggere un romanzo fino al penultimo capitolo e terminarne la lettura senza sapere come va a finire.
Dopo essermi approcciato ad Eymerich ed agli sbalzi spazio temporali di Evangelisti, pensavo che questa nuova serie mi avrebbe lasciato l'amaro in bocca per qualche buffo motivo e invece... Invece mi aono appassionato a Pantera ed alle sue gesta nel selvaggio west quanto ho seguito maniacalmente Eymerich nelle sue scelte più o meno amorali nel medioevo europeo. Libro molto scorrevole e come sempre con una certa cura nella ricerca storica.
A western thriller in the complex socio-historical background of the anthracite coal mining in Pennsylvania at the ends of the s. XIX during the growing tensions between workers of different nationalities and the struggles between labor unions and the coal companies supported by their Coal and Iron Police.
Lo he leído de un tirón. Es como un comic, con ajustada literatura y mucha descripción. Personajes pergueñados someramente a excepcion de Pantera. Personaje contradictorio y mas humano de lo descrito al principio. La parte espiritual es más un atrezzo de magia que algo importante en la trama, mero adorno. Espero leer la trilogía y sobre todo una versión en cómic si es que existe.
Impresionante western que se desprende de esa "oda" al individualismo para sumergirnos en una visión diferente del proceso de forja de los EEUU de finales del siglo XIX. Una novela muy bien documentada históricamente.
Un western crepuscular que combina la aventura con las luchas políticas. Un pistolero, los molly maguires, las primeras organizaciones obreras y los industriales despiadados. Una novela que muestra la formación de los EE.UU. que conocemos hoy y la violencia que se utilizó como herramienta en ese proceso.
Evangelisti, al pari di Wu Ming ed Eco, è un altro di quegli autori che riescono a stimolare la mia voglia di sapere. Seguito dell'acclamato (soprattutto di critica) "Black Flag", un piccolo capolavoro, ritroviamo lo stregone messicano Pantera sullo sfondo dell'America ad inizio ventesimo secolo, alle prese con la sua modernizzazione. Come nel libro precedente Pantera è l'osservatore nonché baricentro di ciò che gli sta avvenendo attorno: una guerra disperata tra repubblicani e democratici, tra fuorilegge e stato, tra corporazioni di minatori, grossi proprietari terrieri ed industriali. Molti non hanno apprezzato il libro causa l'elevato numero di personaggi, i continui ribaltamenti di ruoli e il groviglio della trama. Beh signori, che sia forse la Storia ad essere così? Evangelisti dipinge, tramite gli occhi del distaccato ed individualista protagonista, le parti in causa in questo grande gioco e non ci si lamenti che sia complicato perché il periodo descritto lo fu! Certo il libro ha qualche sbavatura: qualche passaggio è un po' forzato (vedi i vari colpi di fortuna che traggono il protagonista in salvo provvidenzialmente) ed è meno diretto e meno allegorico del precedente. Ma ça va sans dire che chiuso il libro (ma anche prima) mi sia messo freneticamente a cercare su Wikipedia, enciclopedie varie e libri di testo, corrispondenze storiche. Puntualmente trovandole. Che sia in fondo questo uno degli stilemi della New Italian Epic che il complesso Wu Ming ha teorizzato (e di cui Evangelisti fa parte)?
Libro che m'ha piacevolmente sorpreso. Quando comprai "Antracite" di Evangelisti avevo letto solo il primo della serie su Nicolas Eymerich, libro con qualche spunto interessante ma che non mi aveva fatto gridare al miracolo, e forse fui attratto dall'ambientazione western. Evangelisti è un buon narratore, qua la trama ha un ritmo abbastanza lento almeno all'inizio, quasi come un vecchio western, ma contiene personaggi interessanti, belle scene d'azione e colpi di scena interessanti, e progressivamente non si capisce più di chi si possa fidare il protagonista Pantera. Lo considera un buon libro, non eccezionale ma godibile e con una ricostruzione storica davvero notevole, che m'è parsa accurata nei dettagli (alla fine son rimasto anche io affascinato dalla storia dell'Agenzia Pinkerton e dei Molly Maguire), e inoltre non compare una suddivisione netta tra una fazione dei "buoni" e una dei "cattivi".
Ci ho messo un po' ad abituarmi a un libro in un'edizione così ingombrante, io così amante dei tascabili, così adeguati al mio status di lettrice metropolitana (nel senso che leggo moltissimo in metropolitana...)... e ho fatto anche un po' fatica a capire come "entrare nella storia", però poi quando ci sei dentro ci sguazzi al suono dei colpi di pistola e dei mille volti di Pantera. Un libro che suona, insomma. Nella mia testolina santa, ovviamente l'immaginazione è scappata subito alla dimensione "fumetto" e mi sono vista tutte le quasi 400 pagine in tratto nero su pagine gialle e porose. Ed era un sacco che non succedeva. Adesso voglio leggere subito "Metallo Urlante"... del resto c'è chi me lo espressamente consigliato (http://www.tentatividifuga.com/archiv...).
Sono trascorsi dieci anni dalla fine della Guerra Civile e gli Stati Uniti sono preda della cupidigia di potenti gruppi industriali siderurgici, estrattivi e dei trasporti. Assoldato come sicario da una setta terroristica operante tra i minatori irlandesi della Pennsylvania, i Molly Maguires, il pistolero stregone Pantera non tarda a rendersi conto che nulla è quel che sembra e che, dietro a ciò che appare un rudimentale conflitto sociale, operano forze che si battono senza esclusione di colpi per la conquista dell'intero paese. Dovrà compiere un lungo e tortuoso itinerario prima di capire che a confronto sono due diverse anime dell'America e che quella che vincerà lascerà la sua impronta sui secoli a venire.
Prosegue la saga che vede Pantera come uno dei protagonisti (gli altri volumi in cui compare Pantera sono Metallo Urlante e Black Flag, ma in quelli ci sono anche altre storie parallele che si sviluppano). Gli Stati Uniti stanno diventando, nel bene e nel male, quello che sono adesso. In questa storia siamo alle origini di tutto, a quando lo sviluppo delle ferrovie e, parallelamente, dell'estrazione del carbone, hanno dato il via al processo. Pantera vive di persona questo cambiamento.
Carbone, pallottole e sovrannaturale In un’ambientazione western “sporca” e brutale, Evangelisti inserisce temi mistici attraverso il bizzarro personaggio di Pantera, pistolero-stregone messicano. Tra una descrizione storica della situazione sociale americana successiva alla guerra di Secessione, e la contrapposizione delle magie native con quelle importate dalle culture immigrate, l’autore presenta al lettore un nuovo, anche se macchinoso punto di vista sul West.
epico e appassionante. il Pantera personaggio straordinario con originale senso di giustizia. il romanzo è anche una interessante introduzione ad un periodo storico a me completamente ignoto (insieme ai precedenti romanzi della trilogia, la guerra civile americana e il periodo seguente).