Una mappa del tesoro di oltre due secoli fa è apparentemente indecifrabile; ricorrendo alla crittologia più sofisticata, uno studioso riesce finalmente nell’impresa, ma l’indovinello che ne risulta pare non avere a sua volta soluzione; inoltre, il tesoro sarebbe nascosto nelle Negrillos, isolette nel mar dei Caraibi che dal 1867 in avanti scompaiono inspiegabilmente da tutte le carte nautiche. Un narcotrafficante colombiano indagato dalle autorità statunitensi ha bisogno di trovare il tesoro - ben sedici galeoni stipati d’oro – per giustificare i suoi introiti, e obbliga un caccia-tesori irlandese, Christopher, e una filosofa cubana ma cresciuta a New York, Marisol, a trovarlo in sua vece. La spedizione in barca a vela avviene durante una Settimana Astrale in cui gli dèi che hanno dato il proprio nome ai giorni influenzano gli eventi quotidianamente; a pari passo si procede allo smantellamento del razionalismo, con il fallimento della «cerca» dell’algoritmo elusivo di Marisol, e del materialismo, quando si scopre che l’oro cercato era, in realtà, l’aurum non vulgi sed philosophorum (l’oro non della gente ma dei filosofi). Finalmente il mistero della congiunzione si solidifica nel fine ultimo dell’alchimia.
Guido Mina de Sospiro is an award-winning, internationally published novelist born in Argentina, raised in Italy, and educated in the United States. A graduate of the University of Southern California, he lives in the Washington, DC, area with his wife and their three sons.
- Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un'onesta recensione -
Christopher - lupo di mare irlandese, una gobetta sulla schiena occultata dal capello fluente, scarsa pulizia e trasudante l'irresistibile fascino degli uomini d'avventura - viene "ingaggiato", ma per meglio dire "ricattato", dal Boss, un narcotrafficante colombiano con una predilezione per il marmo bianco.
Suo compito sarà quello di recuperargli un tesoro i-n-e-s-t-i-m-a-b-i-l-e frutto dell'affondamento di ben sedici galeoni straripanti oro e pietre preziose.
Detto così potrebbe sembrare facile, ma se da secoli il tesoro di sedici galeoni riposa indisturbato un motivo ci sarà. Ed è presto detto.
I preziosi si troverebbero, infatti, nel Mar dei Caraibi sulle Negrillos, la cui posizione però non è ben chiara. Le isole spariscono da ogni riferimento cartografico dal 1867 e nemmeno le recenti tecnologie aiutano nella ricerca. Insomma, come se non fossero mai esistite o se il mare le avesse inspiegabilmente inghiottite lasciando i dintorni intatti.
Dall'altra parte c'è Ruth - americana - che, di recente, ha scoperto d'essere Marisol e che, quindi, intraprenderà un viaggio a Cuba per conoscere le sue origini.
Per una serie di sfortunati eventi, i due si ritroveranno insieme in mare per conto del Boss di cui sopra alla ricerca delle Negrillos e del loro inestimabile tesoro.
Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica e questa ricerca li condurrà a scoperte e rivelazioni molto più complesse di un "semplice" tesoro.
Cosa potrebbe accadere a due anime lasciate alla deriva, a due anime opposte e alla spasmodica ricerca di qualcosa?
Lui, Christopher, con il suo senso dell'avventura e la sua passione per il mare, i tesori e la libertà. Lei, Ruth/Marisol, categorica nelle sue certezze come nella sua impossibilità di superare i dubbi, alla ricerca di un passato da cui poter far ripartire il suo presente.
L'elemento esistenziale, la crescita, l'acquisizione di una maggiore e diversa consapevolezza sono i fili che muovono questi due individui letterari, della cui esistenza si occupa il libro.
Si parte, quindi, con una vita normale, un gruppetto di personaggi - amici e familiari -, ma li si perdono tutti per strada per ritrovarsi in uno spazio quasi onirico in cui contano solo lei e lui, gli opposti che si uniscono.
Nell'isola sperduta, finalmente trovata con notevoli sacrifici e dove i confini dell'anima spariscono, il tempo si dilata e si confonde; il divino c'è ma non c'è, interviene ma ritrae la mano.
Non a caso, la linea temporale degli eventi sfugge spesso al lettore e agli stessi protagonisti che si ritrovano catapultati in un mondo ai confini della realtà.
Di Sospiro stesso conferma nella "nostra" chiacchierata: «[...] non scrivo sequenzialmente, scrivo di qua e di là e poi "unisco i puntini con delle righette". Questo libro si presta particolarmente a questo modo di scrivere, perché è molto frazionato» (qui puoi leggere l'"Intervista" completa).
Difatti, la prima parte - quella di "conoscenza" con i protagonisti - potrebbe essere letta come un racconto a sé stante; lo stesso con la seconda (e successive), dedicata all'introspezione.
Non è l'azione o la storia a determinare l'assetto di questo libro, ma i suoi due personaggi e le loro scoperte personali. Introspezione e superamento di sé potrebbero essere le parole chiave per descrivere questo libro.
Per questo consiglierei la lettura di questo romanzo soprattutto a chi è pronto a mettersi in gioco con concetti filosofici, metafisici ed esistenziali conditi con un pizzico di alchimia e religione.
Lo stereotipo de la bella e la bestia “sperduti nell’azzurro mare” in questo romanzo multistrato, suo malgrado avvincente.
In Sottovento e sopravvento, di Guido Mina di Sospiro, ci sono i classici elementi della storia di avventure - la mappa del tesoro, l’indizio cifrato, il cattivo che mette in pericolo i buoni, il naufragio, l’isola del tesoro – il tutto, però, complicato dallo stile non banale e dal non facile sostrato metafisico e alchemico. Senza fare spoiler, possiamo solo dire che, alla fine, il tesoro si rivela dapprima l’oro degli alchimisti, poi la pietra filosofale stessa, condensata in un concetto assoluto: la congiunzione degli estremi altro non è che l’amore, quello che riesce a unire il diverso, la bella e la bestia, il maschile e il femminile, l’intelletto e la natura, ed è capace di restituire ai protagonisti il senso di sé e della vita, di andare oltre la presenza fisica dell’altro, di farsi talmente infinito ed immenso da permettere la possibilità di altri amori collaterali.
I personaggi principali sono Chris e Marisol. Lui è il buon selvaggio, l’uomo rude irlandese, forzuto e puzzolente, nato con un difetto fisico, una gobba da far invidia a Leopardi e a Quasimodo, e con un animo semplice ma dolce e risoluto. A causa di quella gobba di cui non si è mai lamentato, pensa che la vita, Dio o chi per lui, gli debba un risarcimento che infine otterrà. È religioso e terreno insieme, prega Dio e accetta la realtà per quella che è, traendone il meglio. È un cercatore ma si rende conto che, comunque, tutto è caso, e le cose migliori sono quelle capitategli accidentalmente, come i figli. In effetti, se ci pensiamo, per quanto ci affanniamo a programmare, a studiare, a lavorare, a farci una posizione, tutti gli eventi davvero importanti della nostra vita sono occorsi per caso (o per congiunzione astrale) e sarebbe bastato un piccolo scarto per far andare tutto nella direzione opposta.
“Può darsi, ma il fatto è che solo le cose che ho trovato accidentalmente m’hanno dato gioia nella mia vita. I miei bambini; tu; e ora persino Dio. Non l’avevo mai trovato nella Bibbia, e neanche in chiesa, per quanto lo avessi cercato. L’ho trovato sul vulcano, durante l’eruzione” (pag 176)
Poi c’è Marisol/Ruth, cubana trapiantata a sua insaputa a New York, tutta razionalità, scienza, filosofia e matematica.
“Nel pensiero”, dice, “ci sguazzavo, me ne imbevevo, lo respiravo e assimilavo come se fosse ossigeno” (pag 40).
È alla ricerca dell’algoritmo capace di eludere i paradossi che sono “l’ultimo baluardo della non scienza”. Non riuscendo a confermarlo, diventa acatalettica, cioè dubbiosa di tutto, e di conseguenza depressa e abbattuta, per giungere infine alla scoperta di essere fatta di mare e di sole anche lei. Scopre che si può pensare in modo irrazionale, che possono esistere più dimensioni e più realtà parallele dove il tempo scorre in maniera diversa, che potrebbero esserci strani e misteriosi dei a muovere gli eventi creando congiunzioni astrali a nostro favore o sfavore.
Quando l’irrazionalità irlandese incontra la razionalità newyorkese, è in grado di smantellarla e far riemergere il sostrato sudamericano caraibico, cosicché Marisol si accorge che c’è un iperuranio nel quale gli opposti si attraggono e confluiscono sopra e sotto vento, dove gli dei del nord e del sud lavorano insieme, dove il tempo si annulla in un eterno presente, senza inizio né fine. Scopre, soprattutto, che la vita è bella e vale la pena viverla senza ragionarci troppo sopra.