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Un regno che è stato grande. La storia negata dei Borboni di Napoli e Sicilia

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L'inaugurazione della pionieristica Napoli-Portici, la prima linea ferroviaria italiana; la costruzione a Caserta della "Versailles italiana" e a Napoli del teatro San Carlo, tempio della musica di Rossini; l'istituzione della prima cattedra universitaria di economia e commercio; le opere di pensatori illuministi come Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri; la meraviglia delle nuove scoperte negli scavi di Ercolano e Pompei. Sono solo alcuni aspetti del fervore economico e culturale che anima il Sud mentre al potere s'alternano cinque generazioni di Borboni, re di Napoli e di Sicilia. Sovrani cancellati dalla memoria insieme a un regno che è stato grande e subito dimenticato: una "storia negata" dal Risorgimento, la cui storiografia ufficiale ha descritto il Mezzogiorno prima dell'unità come il regno dell'ignoranza, della paralisi economica, del parassitismo. Ma è stato davvero così? O non si tratta invece di un'immagine mistificata, costruita per celebrare la nascente epopea unitaria? Attraverso una ricostruzione puntuale e a tratti sorprendente, Gianni Oliva risponde a queste domande ripercorrendo un'esperienza politica che inizia nel 1734, quando Carlo di Borbone diviene re di Napoli e di Sicilia, e prosegue sino al 1861, quando l'ultimo re Francesco II, ormai sconfitto da Garibaldi, è costretto ad abbandonare Gaeta sotto le bombe piemontesi.

282 pages, Paperback

First published February 28, 2012

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Gianni Oliva

101 books5 followers

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Displaying 1 - 10 of 10 reviews
Profile Image for Cirano.
197 reviews12 followers
April 15, 2018
Il sottotitolo di questo libro ("La storia negata dei Borboni di Napoli e Sicilia") mi aveva lasciato perplesso circa l'obiettività degli argomenti trattati e pensavo di trovarmi di fronte ad una sorta di revisionismo. In realtà leggendolo ho potuto constatare che tutto viene trattato in modo equilibrato senza nulla togliere ai meriti e ai difetti di questa dinastia nei suoi circa 130 anni di storia. I personaggi sono analizzati in modo dettagliato sia sotto l'aspetto umano sia sotto quello dell'attitudine politica.
Alla fine di questa lettura posso dire che i Borbone di Napoli non siano stati né meglio né peggio di altri sovrani loro contemporanei e che se hanno avuto un limite rispetto ad altri è stato quello, specie sotto i regni di Ferdinando I e Ferdinando II, di non aver saputo affidarsi a collaboratori capaci e di aver annientato quasi tutte le migliori menti del loro regno nelle repressioni delle rivolte del 1799 e del 1848 perdendo così la possibilità di avere un loro Cavour che li guidasse nelle scelte, non semplici, da operare in quei difficili anni.
Profile Image for Dvd (#).
513 reviews93 followers
November 2, 2017
Il libro è estremamente gradevole, molto ben scritto, scorrevole come un romanzo, storicamente accurato e obiettivo. Manca però quell'analisi corale e sistematica in grado di rispondere alle due fatidiche domande che, nella saggistica recente, hanno monopolizzato l'attenzione verso la storia risorgimentale: il regno delle Due Sicilie era davvero così arretrato, economicamente e socialmente, al momento dell'unificazione? Il Meridione ha tratto beneficio dall'Unità o ne è stato annientato?

Perché è su queste domande che s'incentrano gran parte dei saggi-paccottiglia usciti negli ultimi anni, è sul dubbio che il Meridione sia stato economicamente distrutto dall'annessione e defraudato da un futuro radioso che s'innesta la costruzione passatista neoborbonica; perché se si propone a livello editoriale un libro con questo titolo e con quelle note riportate sulla quarta di copertina ("storia negata della storiografia ufficiale del Risorgimento", "epoca contradditoria ma ricca",...) è poi a quelle domande che si deve rispondere.

Invece si parla principalmente della breve dinastia dei Borboni che regnò su Napoli dal 1734 al 1861, si raccontano nel dettaglio le personalità di re e regine; certo, si parla anche di opere e riforme, ma sempre in secondo piano: e qui spuntano molte contraddizioni, quando si cerca di raffigurare regnanti pronti a aperture e timide riforme che poi però si smentiscono completamente poche pagine dopo, avendo raggiunto risultati minimi (sul piano sociale, economico, infrastrutturale) o quasi nulli rispetto al resto d'Europa. In una pagina si dice che si costruirono km e km di strade rotabili per poi affermare, una decina di pagine dopo, che la rete viaria rendeva trasporti e commerci quasi impraticabili; si parla di imponenti investimenti su un esercito di considerevole grandezza, disciplina, affidabilità che però viene disfatto da tutti gli eserciti stranieri e, più volte, dalle ribellioni interne (che, per inciso, risultavano endemiche già prima di quella guerra civile miserevolmente chiamata brigantaggio); si parla di industria e economia in crescita quando, nel proseguio della lettura, si legge di quasi totale mancanza di investimento di capitali nazionali (le industrie erano quasi totalmente in mano a stranieri, comprese le attività d'estrazione dello zolfo in Sicilia), di industrie inesistenti sui mercati esteri tenute in piedi dal protezionismo doganale, di ferrovie progettate e mai costruite (il leggendario primato temporale della Napoli-Portici è totalmente fine a se stesso, dato che linea e macchinari furono costruiti da inglesi e la rete ferroviaria subì poi incrementi modestissimi).

Non è che Oliva sia di parte come altri storici improvvisati di recente fama: anzi, è molto serio, assolutamente preparato, cita e discute più fonti e fornisce un quadro estremamente obiettivo di un regno fondamentalmente agricolo, con un'industria debolissima, manchevole di infrastrutture, culturalmente molto arretrato incapace di dotarsi d'una classe media governante per l'assolutismo retrivo dei Borbone (soprattutto degli ultimi)e completamente succube dello strapotere feudale, amministrativo, economico di clero e baroni, a cui la dinastia non riuscì mai a venire a capo (se non con piccoli tentativi e timide riforme liberali). E' pur vero che i re borbonici non furono molto meno aperti dei loro colleghi europei e italiani, che qualche tentativo di modernizzazione fu tentato e riuscì, che il Sud diede vita a parecchie eccellenze a livello intellettuale, artistico, persino industriale, che i racconti diabolici tramandatici da certa storiografia risorgimentale furono solo propaganda, ma mi pare che, nel complesso, la grandezza del Regno di Napoli e Sicilia sia stata ben poca cosa e che i resoconti post-risorgimentali non fossero poi molto lontano dal vero.

Insomma, nonostante il titolo, emerge dal fumo della storia un regno molto più ricco di contraddizioni che di grandezza, dominato da una dinastia assolutista figlia del suo tempo che, semplicemente a un certo punto (a fasi alterne, ma nettamente a partire dal famoso '48) smette di cavalcare la storia, mettendosi di traverso immobile e finendo stritolata da un piccolo e dinamico staterello cisalpino. Qual è insomma il risultato finale? Oliva non lo dice e non lo discute, se non perentoriamente nel titolo. Un pò troppo poco.

Libro consigliabile, comunque, di lettura estremamente piacevole. Peccato per l'assenza di una sintesi capace di confutare realmente la tesi (Un regno che è stato grande?).
Profile Image for The Academic Bookworm.
22 reviews1 follower
December 21, 2020
Mi piace! Si che mi piace questo Gianni Oliva che fa un po' di divulgazione senza cadere nella polemica. Una bella analisi sull'ascesa al trono di don Carlos di Borbone, e poi via verso una ricostruzione attenta della casa regnante delle Due Sicilie. Si procede in maniera serena, senza snocciolare primati veri o presunti, o raccontare storie di degrado e soprusi. Equilibrato, scorrevole, una bella lettura per approcciarsi all'argomento....e un gran lavoro di marketing di Mondadori che attira l'attenzione con un sottotitolo che non ha nulla a che vedere con il contenuto ;)
6 reviews
March 24, 2024
Il libro è un’ottima ricostruzione dello storico piemontese Gianni Oliva che permette di ripercorrere la storia dei Borbone di Napoli e di Sicilia nel modo più veritiero possibile, allontanandosi dalle faziosità della storiografia scolastica, che un po’ per il poco tempo a disposizione e un po’ per premesse ideologiche, etichetta troppo frettolosamente il Regno delle Due Sicilie come un regno povero e arretrato, causa di tutti i mali del meridione. Allo stesso tempo, non cade nella partigianeria dei neoborbonici, che non guardano ai limiti delle riforme progressiste intraprese dai sovrani e delle numerose repressioni dei moti che richiedevano una maggiore partecipazione alla cosa pubblica.
In conclusione, consiglio questo libro a chiunque voglia approfondire il periodo del Risorgimento, per conoscere com’era davvero questo piccolo grande regno.
Profile Image for Alessandro Forte.
Author 2 books2 followers
December 25, 2015
Il problema fondamentale di questo libro sta nel titolo, un'affermazione confutata dalla lettura della storia di un regno rimasto sempre piuttosto modesto. Lo stile è piacevole ma i contenuti difettano di una riproposizione innovativa della storia dei Birbone di Napoli: i profili dei regnanti caricaturali e quasi mai all'altezza del compito - tra modi grossolani, bigottismo religioso, superstizioni - guarnigioni infedeli comandate da generali raccomandati e corrotti, lo strapotere dei baroni delle province a cui solo i francesi e Murat misero un freno e ancora il ruolo perennemente subalterno a chiunque, dal Papa al Metternich, agli inglesi unici garanti a più riprese della sopravvivenza fisica dei sovrani in Sicilia o ai francesi. Insomma, leggendo il libro si apprende che in questo regno di grande c'era solo il naso di Ferdinando I. Corruzione, assistenzialismo clientelare, incapacità delle autorità di opporsi al sopruso e alla violenza. Se il Sud Italia è quello che è, la colpa è anche di un regno che e' stato piccolo.
Profile Image for Marco.
80 reviews
May 15, 2021
Un bel libro, che si perde, tuttavia, nelle ultime pagine (ragion per cui, non mi è possibile dargli tutte le cinque stelle, che avrebbe meritato), nelle quali l'autore pecca di eccessiva indulgenza nei confronti di personaggi quali Garibaldi e Cialdini. Una simile superficialità "patriottica" sarebbe, probabilmente andata bene negli Anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, stridendo, però, pesantemente con il tempo presente. Per non parlare dell'assordante tacere, da parte dello stesso, dei maneggi portati avanti con sterline massoniche inglesi, che hanno reso possibile l'abulia a combattere di molti ufficiali dell'esercito del Regno delle Due Sicilie, spianando la strada agli iniziali ottocento uomini (non mille!) in camicia rossa.
A questo deprecabile scadimento in un ormai passato, anacronistico giudizio su quelle due figure storiche, Gianni Oliva rimedia parzialmente definendo quello che ufficialmente è noto come "brigantaggio meridionale" con l'espressione più consona e realistica di "prima guerra civile italiana".
Profile Image for Vittorio Griva.
6 reviews
January 8, 2025
Saggio comprato quasi per caso, ma divorato in 5 giorni. Finalmente, dopo vent’anni passati a considerare soltanto il decennio cavouriano (1850s) da un punto di vista meramente piemontese, ho potuto studiare con calma gli sviluppi politici ed economici che hanno coinvolto il Meridione tra il 1735 e il 1860, nell’era pre-unitaria; particolare attenzione è stata dedicata alle numerosissime sollevazioni che hanno coinvolto particolarmente i regni di Ferdinando I e II, nonché all’operato di innovazione economica di quest’ultimo, esempio di “liberal-assolutista”.
Lettura sciolta, per niente impegnativa, assolutamente consigliata
4 reviews
November 4, 2022
Appassionato e ben scritto, coniuga i profili biografici dei regnanti borbonici con il costume dell'epoca e la nascita dell'unità d'Italia senza mai risultare noioso né banale.
Displaying 1 - 10 of 10 reviews

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