Oggi è un'anziana clochard costretta a vivere per le strade di Parigi, ma il suo passato le ha regalato fama e successo. Qualcuno la vuole morta, ed è solo l'intervento di Oswald Breil e Sara Terracini a salvare la vita di Luce de Bartolo. Ma qual è il segreto che custodisce, così potente da sconvolgere l'ordine mondiale? Chi è davvero quella donna? La sua storia inizia nell'Argentina fra le due guerre e racconta un'amicizia straordinaria, quella fra Luce e una tra le donne più ammirate di tutti i tempi: Eva Duarte. Mentre Luce diventa il soprano più famoso al mondo, Eva sposa il colonnello Juan Domingo Perón: nasce così il mito intramontabile di Evita. Le due amiche incontrano grandi soddisfazioni, ma anche tragedie e violenze che sembrano sgorgare dalla fonte stessa del male: il nazismo. Un'ideologia che trova la sua forza simbolica in un oggetto dal potere immenso: la leggendaria lancia di Longino, la cui punta trafisse il costato di Cristo. Il Reich sopravvive alla sconfitta, ed è proprio in Argentina che il male nazista intreccia le proprie trame oscure di rinascita con l'ascesa di Perón, per poi estendere i propri tentacoli sino a raggiungere le stanze più inviolabili: quelle delle alte sfere del Vaticano e della finanza più spregiudicata. E il male nazista oggi e pronto a risollevare la testa. Perché si scateni, manca soltanto una chiave: quella in possesso di una donna sopravvissuta con coraggio e determinazione a tutto ciò che il destino le ha riservato.
Marco Buticchi nasce a La Spezia il 2 maggio del 1957 e risiede a Lerici, in quella pittoresca parte della costa ligure chiamata Golfo dei Poeti. E’ sposato dal 1987 con Consuelo, con la quale ha due figlie. Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bologna nel 1982 ha lavorato per diversi anni come Trader Petrolifero presso una multinazionale, lavoro che lo ha portato a viaggiare spesso in Medio Oriente, Africa, Europa e Stati Uniti. « Scrivevo fin da quando ero bambino e la storia, in particolare, mi ha sempre interessato enormemente. Ci sono strane coincidenze di date, fatti e nomi che hanno del misterioso. Se si riesamina la Storia con le moderne possibilità di ricerca si riescono a scoprire risvolti interessanti, lati oscuri e spesso inquietanti!»
"Non è importante se una reliquia è venerata come appartenente a questa o quella divinità. A renderla sacra sono i molti che hanno riversato in quell'oggetto speranze, angosce e paure; che hanno desiderato che la loro preghiera venisse ascoltata e che la loro vita potesse cambiare". Gran bel libro: ritmo incalzante ed ottima descrizione dei luoghi e dei personaggi. E bella anche l'idea di mischiare fatti reali (quindi, io immagino un notevole studio documentaristico preliminare) con quelli frutto della fantasia dell'autore. Io preferisco autori stranieri ma, devo riconoscere che Marco Buticchi mi ha davvero stregato, appassionato e… definitivamente conquistato! [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
Un viaggio tra gli episodi più oscuri del XX secolo
Un altro epico romanzo d’avventura per Marco Buticchi, che questa volta rinuncia alla consueta suddivisione in periodi storici, ciascuno affidato ad un diverso protagonista, per narrarci le vicende in ordine strettamente cronologico, a parte qualche raro tuffo nel presente. C’è un oggetto che ha attraversato i secoli, ed è lì visibile, a Vienna, nel museo Hofburg: si tratta della lancia donata dagli dei celtici Tuatha de Danan agli uomini e giunta fino a Longino, che con essa trafisse il costato di Cristo. La reliquia venne venerata dai nazisti e portata nella chiesa di Santa Caterina a Norimberga, ma Buticchi suppone che quella lancia che il generale Patton recuperò nel 1945, fosse solo una copia: l’originale era stato portato dai nazisti nel luogo in cui avrebbero ricostruito il Quarto Reich.
Prevedendo la disfatta imminente, già nell’autunno del 1944 gli uomini più vicini al Führer avevano portato via il prezioso cimelio: era troppo rischioso lasciare in esposizione nella cattedrale di Santa Caterina la leggendaria Lancia di Longino. Oltre ai più stretti collaboratori di Hitler, solo il borgomastro della città Wilhelm Lebel, era a conoscenza del nuovo nascondiglio della lancia.
La narrazione inizia a Parigi ai giorni nostri, quando Oswald Breil, l’eroe israeliano protagonista di tutti i romanzi di Buticchi, e Sara Terracini, da poco diventata sua moglie, sventano un attentato a una senzatetto. L’anziana donna è in realtà una famosissima cantante lirica argentina, scomparsa misteriosamente. La donna inizia a narrare la sua storia e le vite dei quattro ragazzi con cui è cresciuta. La storia dei cinque giovani parte dal borgo di Los Toldos, in Argentina. Luce è la più giovane di tutti; la sua amica del cuore, di sette anni più grande, è Eva Ibarguren, figlia illegittima di Juan Duarte. Eva si incamminerà verso la carriera di attrice: ha un vero e proprio talento nel calamitare le folle, e questo sarà il suo destino, quando anni dopo diventerà Evita, un’icona per il popolo argentino. Ma Eva non dimenticherà la sua amica Luce e la sua bellissima voce: grazie a lei l’adolescente sosterrà dei provini che le permetteranno di iniziare una sfolgorante carriera. Gli altri tre giovani di cui seguiamo le vicende sono Glauco Soriano, un vicino di casa malvagio, ed i suoi fratellastri, i gemelli Michele e Antonio. Coinvolti in una faida mafiosa, loro malgrado, da Puccio Basile e la sua famiglia, i due gemelli saranno costretti a vivere sempre ai margini della legalità: Michele emigrerà negli Stati Uniti dove prima diverrà un pugile e poi un agente dei servizi segreti, mentre Antonio, da sempre l’amore di Luce, resterà in Argentina scontando anni di carcere e poi vivendo nascosto per sfuggire alla vendetta di Basile, e anche a quella del governo argentino, di cui conosce scomodi segreti. Glauco si arruola in Italia nell’esercito fascista, ed arriva a essere il braccio destro di Ante Pavelić, il poglavnik (duce) croato, compiendo anche azioni abominevoli nel campo di concentramento croato di Jasenovac. Dopo la guerra tutti gli ufficiali tedeschi ed i criminali di guerra fuggiranno seguendo un percorso denominato delle ratlines, rifugiandosi in luoghi in cui hanno depositato le loro enormi ricchezze, con nuove generalità, spesso anche con nuovi connotati. Secondo Buticchi il sistema delle ratlines era gestito anche da personaggi di spicco del Vaticano e dallo stesso Peròn che, dietro il pagamento di un’enorme cifra, garantiva ai criminali di guerra l’ingresso indisturbato in Argentina. Peròn in questo modo accumula un tesoro enorme, di circa un miliardo di dollari. La caccia a tale tesoro diventerà il pensiero fisso per molti personaggi del romanzo. Depositato in una banca svizzera che nessuno conosce, a parte Peròn e sua moglie Eva, esso ha tre chiavi che consentono l'apertura della cassetta di sicurezza. La prima è un anello al dito del presidente argentino, la seconda è una medaglia del rosario che Papa Pio XII ha donato ad Evita, e che alla sua morte verrà sepolto con il suo corpo imbalsamato, e la terza è un medaglione da cui Luce non si separa mai. Anche se Luce non è interessata al tesoro – di cui non conosce la dislocazione – ci saranno moltissimi personaggi che le daranno la caccia per recuperare la chiave.
Collegando fra loro numerosissimi episodi tristi e misteri del XX secolo che restano ancora irrisolti, Buticchi imbastisce un’avventura magica, che tocca quattro continenti, compresa l’Antartide, in cui i tedeschi avrebbero tentato di ricostruire il Quarto Reich, partendo da una base sotto i ghiacci polari.
“Neuschwabenland?” […] “Si dice che Hitler e i suoi tenessero particolarmente a quella regione coperta quasi totalmente da neve e ghiaccio: gli U-boot tedeschi pare vi abbiano trasportato i più disparati materiali.”
Buticchi narra in terza persona, da narratore onnisciente che non esprime giudizi: si limita a fare la cronaca degli avvenimenti, instillando dubbi nel lettore con i semplici fatti storici, intrecciati magistralmente con la fiction. Proprio per questo motivo le sue ipotesi risultano credibili. Nella Nota dell’Autore, che chiude il libro, egli espone quelli che sono i reali fatti storici, per indicarci quali, all’interno del romanzo, sono le verità a cui dare credito, e quali le finzioni, o meglio, le ipotesi che possiamo anche considerare attendibili, senza prenderle però per oro colato.
Domani, quando ci incontreremo, spero che non mi chiederete più “quanto c’è di vero”, ma vi batterete affinché certe brutte notizie trovino sempre meno spazio nelle cronache e sempre di più nei romanzi… Lì almeno, a risolvere le magagne, ci sono persone come Oswald Breil, e se la cavano egregiamente.
Un libro che tocca periodi bui della storia, non solo la seconda guerra mondiale ed i suoi orribili criminali di guerra, ma anche la misteriosa morte di Papa Giovanni Paolo I, dopo appena 33 giorni di pontificato, e la Loggia P2 di Licio Gelli, solo per fare alcuni esempi. Un romanzo avvincente, che ci spinge ad approfondire innumerevoli vicende storiche di un passato vicino a noi, vicende che restano ancora misteriose, e che ci farebbero sperare che Oswald Breil fosse un personaggio in carne ed ossa, e non il protagonista di un romanzo, per giungere finalmente a una risoluzione dell’enigma.
“La voce del destino” vede Oswald Breil e Sara Terracini alle prese con una vicenda per molti versi ancora oscura e legata ad una delle pagine più atroci del secolo scorso: il nazismo, per molti la storicizzazione stessa del male assoluto, con tutte le sue propaggini e le connivenze che hanno portato alla fuga con i loro tesori dei più efferati gerarchi dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Che l’utopia di un Quarto Reich sia un’ipotesi neanche tanto fantascientifica porta le conclusioni di Buticchi e le implicazioni neanche tanto inverosimili con alti prelati vaticani o addirittura con i servizi segreti di alcuni paesi vincitori a gettare una nuova luce sulla storia ufficiale per molti versi venata da sotterranee correnti in cui il profitto e l’avidità se non gli ideali distorti di autentici criminali hanno un ruolo fondamentale. Buticchi su uno sfondo storico attentamente documentato muove le vicende di fantasia con una logicità e un’attenzione per la plausibilità che spinge a credere che molte sue riflessioni abbiano basi solide e magari tenute all’oscuro dalla storiografia ufficiale. Forse in questo romanzo i tratti psicologici dei numerosi personaggi, a causa del ritmo serrato, vengono solamente accennati, ma Buticchi conserva la sua capacità di inserire una storia di finzione in un contesto storico particolarmente difficile, andando a toccare temi sempre attuali ma che spesso rimangono sconosciuti ai più. Azione, avventura, cospirazioni, suspence, si intrecciano in una narrazione come sempre tesa ed entusiasmante, caratteristica peculiare dell’autore e portano il lettore davanti ad interrogativi che spesso la storia ci pone. Per chi ama i libri ad ampio respiro di un maestro dell’avventura. La cosa sorprendente è la maniera in cui Buticchi è riuscito a far interagire questi avvenimenti storici con la “sua” storia ed i “suoi” personaggi, adattandoli in modo perfetto a tutto il contesto, come un’abile sarto alla prese con un vestito su misura. Per fare questo ha dovuto sacrificare i “suoi” soliti personaggi, Oswald e Sara Breil, ad un ruolo più marginale, per dare maggiore risalto e spazio alla storia vera e propria. Durante la lettura di questo libro ci si dimentica spesso di leggere un libro d’avventura e ci si lascia trasportare dalle vicende raccontare in una sorta spy-story, ricostruita in modo molto semplice e personale, ma molto vicino alla realtà dei fatti. Le azioni si susseguono incessanti, la narrazione solleva davvero tanti interrogativi. È un libro che non può mancare agli appassionati di thriller storico e di intrighi politici. Perché lo stile di Buticchi è ben dosato e la sua esposizione dei fatti avvincente. Da leggere tutto d'un fiato. si legge molto velocemente in quanto Buticchi è chiaramente un maestro nell'arte di incatenare il lettore alle sue storie. A grande merito dell'opera bisogna dire che non si vede l'ora di sapere come va a finire e ciò è indubbiamente un punto di grandissima forza per l'autore. “La voce del destino” è una di quelle letture che stimola all’approfondimento, in maniera quasi naturale. Spesso ho interrotto la lettura per documentarmi su Internet su quanto appena letto, per trovare riscontri oggettivi.
Ho finito di leggere "La voce del destino" di Marco Buticchi. Un libro decisamente impegnativo, oltre che per la lunghezza, per i continui salti temporali e di prospettiva. Insomma, proprio quelli che piacciono a me. Devo dire che l'inizio alla James Bond non mi ha convinto per niente, così come il finale che ho trovato troppo veloce e scontato. Nel mezzo, però, attorno al personaggio cardine di Luce de Bartolo, soprano di fama mondiale e amica d'infanzia di Eva Peron, si dipanano stralci di una storia che ancora brucia, in una versione romanzata che mi è parsa molto più realistica di quanto l'autore stesso voglia far credere. Con la fine del secondo conflitto mondiale le ratlines hanno consentito ai peggiori criminali nazisti (e non solo) di trovare salvezza con la connivenza delle più alte gerarchie vaticane e, in particolare, di Peron in Argentina. I fatti si intrecciano con figure storiche come Marcinkus, Licio Gelli, Calvi e Sindona, insieme a una schiera di criminali di varia natura. Ho apprezzato moltissimo l'accurata ricerca e ricostruzione dei vari protagonisti, reali e non, oltre alla capacità dell'autore di tenere insieme innumerevoli fili per oltre 70 anni. Quando ho concluso la lettura, proprio per il suo spessore, mi sono detto "peccato".
Altra bella avventura di Oswald Breil e la sua amata Sara Terracini, in questo delicato argomento, dove si parla di una possibile rinascita del nazismo, una bruttissima parte della nostra storia.
Buticchi ed io viaggiamo sulla stessa lunghezza d'onda. Lo scrittore si diverte a mescolare verità e fantasia, mentre per me la sfida è riuscire a separarli di nuovo. In realtà non è troppo difficile.
Anche se l'autore, per dovere, afferma che "ogni riferimento a cose e persone realmente esistite è puramente casuale", riporta in calce una dotta e ricca bibliografia e suggerisce di googolare ogni eventuale dubbio in cerca di conferme. Tra parentesi quella della bibliografia è una buona abitudine andata, purtroppo, completamente perduta, retaggio di chi ha studiato in tempi in cui internet ancora non esisteva e vigeva l'obbligo di verificare e citare le fonti. Ammetto che si perdeva un sacco di tempo negli archivi delle biblioteche, ma quelle ore sono tra i miei ricordi più belli.
Tornando a La voce del destino mi ha sorpreso ritrovare, nel giro di meno di un mese, la stessa trama di un altro romanzo, più recente e di autore americano (non tradotto in italiano): Alpha Threat di Ron Smoak.
Non solo, forse perché ora maggiormente sensibile all'argomento, mi saltano agli occhi articoli e notizie che, direttamente o indirettamente, fanno riferimento alla sparizione, alla fine della seconda guerra mondiale, di molti gerarchi nazisti, insieme a un non ben precisato tesoro e ad alcuni U-Boot, nonché al contestuale insediamento in sud America di una nutrita comunità tedesca di dubbia provenienza.
Buticchi immagina che la sua consueta coppia di detective Oswald Breil/Sara Terracini - casualmente nel posto giusto al momento giusto - salvi da un'aggressione una clochard parigina, che si rivela essere una famosa cantante lirica argentina, scomparsa da tempo. Causa del pericolo che da anni perseguita Luce De Bartolo è essere stata la più cara amica di Evita Peron, la famosa moglie dell'ex presidente argentino. Fidandosi solo dell'amica d'infanzia, Evita ha affidato a Luce l'unica vera chiave in grado di aprire una cassetta di sicurezza in cui, durante il suo viaggio in Europa nell'estate del 1947, ha nascosto il tesoro di famiglia. L'amica non sa né in che banca, né in che paese sia conservata la cassetta, mentre chi lo sa non riesce a trovare la chiave giusta.
Più della meta del libro è dedicata al racconto di Luce de Bartolo sulla sua amicizia con Evita e, in generale, ai retroscena del periodo storico, che va dalla fine della guerra ai giorni nostri.
Parte delle notizie fornite sono senz'altro frutto della fantasia di Buticchi, ma nel complesso ho verificato che si tratta di teorie conosciute e per le quali esistono anche discrete prove a supporto.
Credo di aver "identificato" Luce de Bartolo (il cui personaggio letterario è ispirato a Maria Callas) in Lillian Lagomarsino de Guardo, la donna che accompagnò Evita durante il viaggio in Europa nel '47 e che le stette vicino per tutto il periodo della malattia. La de Guardo è morta a 99 anni nel giugno 2012 e una sua intervista fa parte di un interessante documentario mandato in onda dalla RAI per la serie La storia siamo noi.
Possiamo credere o non credere alla versione di Buticchi, ma ciò che l'autore afferma alla fine della postfazione è la sacrosanta verità:
Domani, quando c'incontreremo, spero che non mi chiederete più "Quanto c'e di vero", ma vi batterete affinché certe brutte notizie trovino sempre meno spazio nelle cronache e sempre di più nei romanzi. Lì almeno a risolvere le magagne ci sono persone come Oswald Breil ... E se la cavano egregiamente!
Ho scoperto uno scrittore interessante! Ho sempre qualche reticenza a leggere autori italiani, ma in questo caso i miei pregiudizi sono stati smentiti. Il romanzo è di ampio respiro e narra vicende che interessano quasi un secolo di storia, interessandosi soprattutto del secondo dopoguerra e del destino degli ex gerarchi nazisti rimasti in vita. Buticchi gioca un po' con la Storia cercando di fornire delle risposte, peraltro abbastanza plausibili, a misteri destinati a rimanere tali. Ho trovato veramente bella la storia di Luce e della sua amicizia con Eva Peron. Avvincente quanto basta, con personaggi interessanti, anche se un pochino piatti. Dovendo muovere un appunto al libro direi proprio questo: i personaggi sono un po' stereotipati, soprattutto i cattivi che sono cattivi in ogni occasione e reiterano spesso i propri comportamenti. In particolare non mi è piaciuto il personaggio di Martin che, guarda caso, compie le stesse malefatte del padre con le stesse dinamiche. In ogni caso queste pecche non intaccano il giudizio complessivamente più che positivo che do al romanzo.
Bellissimo ed emozionante. A oggi il più bel libro di Buticchi, per me, della serie di Oswald e Sara, assieme a "Il vento dei demoni". Letto in tre giorni, nonostante fossero 600 pagine: stile scorrevole, veloce, ritmo sempre incalzante. Adoro il modo in cui l'autore riesce a incastrare Storia, luoghi, persone, fatti reali e interpretazioni, sembra davvero tutto vero, e chissà magari una parte della storia è andata davvero così. Davvero un ottimo lavoro, sostenuto da un'immensa preparazione documentaria.