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L'invention de la mère (Littérature étrangère)

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Ce livre est une histoire d’amour. Celle d’un fils à peine adulte et de sa mère sur le point de mourir. Et de comment survivre aux jours d’après.
Premier roman simple et bouleversant de Marco Peano, L’Invention de la mère dit sans fard ni pathos le deuil, le souvenir et le quotidien qu’il nous reste. Une histoire universelle.

Éditeur de fiction italienne chez Einaudi, Marco Peano est né à Turin en 1979. L’Invention de la mère est son premier roman, récompensé par de nombreux prix.

243 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2015

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Marco Peano

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Displaying 1 - 30 of 64 reviews
Profile Image for piperitapitta.
1,051 reviews469 followers
September 5, 2016
Cronaca di una morte annunciata.

Ho incontrato Marco Peano quest'estate al John Fante Festival e ho avuto modo di scambiare con lui qualche parola; ha un sorriso birichino, è solare, è diverso da Mattia (il protagonista del suo romanzo), ha dieci anni più di Mattia, che nella storia ambientata nell’anno che va dal 2005 al 2006 ne ha ventisei.
Eppure ho identificato da subito Mattia con Marco.
Ho pensato che troppo spesso la vita ci costringe a muoverci in territori in cui siamo a disagio, che ci fosse molto di autobiografico in quello che racconta, che abbia avuto la capacità di raccontare un dolore universale e farne letteratura.
Forse, sicuramente, il suo romanzo ha dei difetti, ma è coraggioso, e io l'ho apprezzato, perché è stato capace di raccontare l'indicibile e di farlo regalando alla sua storia un peso specifico che non schiaccia sotto il peso della sofferenza chi lo legge.
È doloroso, ma fluttuante, a tratti quasi lieve, ma saldo.
Mattia è congelato dalla malattia della madre, un carcinoma che non le dà alcuna speranza: non vive la sua vita, si sposta nello spazio vitale della malattia della madre (può sembrare un controsenso, ma non lo è - c’è vita durante l’attesa della morte, persino attimi di felicità), è sospeso tra gli eventi in attesa dell’evento con la lettera emme: emme come quella di mamma, come quella di Mattia (e di Marco), come quella di malattia.
Credo che racconti molto bene qualcosa che ho vissuto in prima persona: tutti, molti di noi, abbiamo perduto qualcuno di caro a causa del cancro, in questo non c'è niente di eccezionale, purtroppo, ma quella che lui riesce a raccontare molto bene, secondo me, è la differenza che c'è fra chi ha perduto una persona cara a causa del cancro e chi l'ha assistita giorno dopo giorno. È diverso, non è una questione di bravura o di amore più grande o più piccolo per la persona che non c’è più, è solamente diverso: chi c’è stato, come Mattia (Marco?), sa cose che chi non c’è stato non sa; ha visto cose che chi non c’è stato non ha visto; ha subito il “patteggiamento” che porta ad accettare che la persona che ami perda tutto ciò per cui la ami: ti fai andare bene la progressiva disgregazione dell’individuo – l’autonomia, la capacità cognitiva – senza renderti conto di quanto questo ragionamento possa (ripeto: possa) suonare egoista.
Chi c’è stato ha messo la sua vita per un tempo indefinito all’origine (lungo, corto, medio) fra parentesi sospendendola a tempo determinato.
(E poi l’assenza, che diventa assenza nel momento stesso in cui ti si sottrae, persino, il rituale dell’accudimento, della cura, dell’assistenza, prima ancora dell’assenza vera, quella dilaniante del silenzio.)
Ecco, lui riesce a descrivere quella sospensione, quella parentesi (più o meno lunga), in cui la vita di chi assiste diventa altro da sé, quella parentesi in cui il malato e chi l’assiste diventano “la malattia”, quella malattia che li unisce nell’attesa di dividerli.
Non si sa, in effetti non si sa cosa succederà a Mattia, dopo la morte della madre, anche se lo rivediamo un anno dopo la sua morte (ma cos’è “un anno”?), se la sua apparente indolenza, o il suo annichilimento (che trova forse modo di rispecchiarsi nella scrittura volutamente asettica, apparentemente asettica di Peano, perfetta per la storia, perché evita di aggiungere inutili e facili sentimentalismi a effetto a una vicenda già colma di dolore) saranno scossi dall’epilogo annunciato sin dalle prime pagine.
Non si sa come reagirà al ritorno alla vita, se riuscirà a ricomporre tutti pezzi di quei ricordi che, uniti, compongono il ritratto della madre, se riuscirà a dimenticare per ricominciare, se riuscirà a ricordare per ricostruire e a inventare se stesso, lui che (come dice Peano, sottolineando la doppia valenza del titolo) dalla madre è stato a sua volta “inventato”.
(Ma, se Mattia è Marco, e se Marco è Mattia, anche solo un po’, L’invenzione della madre, la sua invenzione della madre, è stata la sua risposta)

Qui la bella intervista a Marco Peano di Nicola Lagioia http://www.minimaetmoralia.it/wp/linv...

«Si domanda se riuscirà a ricordarsela tutta intera, a rievocare i suoi lineamenti precisi (qualcosa che va oltre la fotografia, qualcosa dove dietro c’è il sangue), l’intonazione della voce (qualcosa che va oltre la voce registrata, qualcosa dove intorno c’è l’aria), il colore dei capelli, il modo di socchiudere gli occhi, la morbidezza della pelle. Il profumo. Tutte cose che hanno bisogno di un mondo tridimensionale per accadere davvero, non di un supporto che simula la vita.
Teme che il ricordo della madre gli si possa sfocare nella memoria: forse è quello il motivo per cui i fantasmi sono rappresentati come degli spiriti evanescenti.»

«(E ora, concentrati. Trattieni tutto ciò che non riesci a dimenticare.)»
Profile Image for Simona.
976 reviews228 followers
May 8, 2019
Un po' lento in alcune parti, ma un libro di grande impatto e forza emotiva. Forse non è stato il periodo ideale per leggerlo dal momento che sono ancora nella fase di lutto e conosco molto bene il dolore di Mattia, il protagonista, che accompagna la madre verso il suo ultimo viaggio.
Chiunque abbia avuto un parente o un genitore, come in questo caso, affetto dal cancro, conosce ogni aspetto della patologia, dei farmaci da assumere, del dosaggio e anche delle terapie che possono dare sollievo. Mattia lo sta affrontando, sta imparando e deve anche prepararsi a salutare la madre (sempre ammesso che ci sia un manuale d'istruzioni per affrontare tutto ciò e soprattutto il dopo).
Attraverso il filo della memoria, Mattia traccia il profilo dei ricordi della madre perché ricordarla, aggrapparsi a lei è l'unico modo per averla sempre con sé.
Una storia commovente sull'importanza di salutare le persone a noi care "perché sua madre è lì con lui, è viva, e se loro possono parlarsi una salvezza è ancora possibile".
Profile Image for Marcello S.
647 reviews291 followers
July 6, 2015
Prima: ogni libro che leggiamo è frutto, inevitabilmente, di continue riscritture. Ogni frase viene limata e cambiata 1000 volte fino a che non dà l’effetto voluto. Poi ci stanno gli editor, e giù di nuovo.
Dalla parte del lettore, però, questo lavoro dovrebbe essere il più invisibile possibile.
Qui, per me, si percepisce troppo tutto il lavoro che c’è dietro.
Viene meno il piacere di raccontare una storia rispetto alla ricerca del modo in cui la si vuole raccontare.

Poi: si tratta un tema intimo, privato, forse autobiografico.
E' il resoconto di un percorso di separazione, una forma di passaggio raccontata in terza persona.
La scrittura è fredda, fin troppo analitica nell’evidenziare la teatralità dei gesti.
Il 20% del libro è scritto tra parentesi, metà delle quali inutili o ingiustificate.

MP insegue uno stile di scrittura, o di resoconto, e, a suo modo, ci riesce.
Mi ha - a momenti alterni - sorpreso, annoiato, incuriosito, infastidito.

Libro discreto che paga il fatto di pretendere di essere molto di più. [68/100]
Profile Image for La lettrice controcorrente.
597 reviews250 followers
November 26, 2020
L'invenzione della madre di Marco Peano (Minimum fax) è un libro sull'amore e sul dolore. Un racconto sulla perdita, sulla sofferenza e sulla vita.

L'invenzione della madre ha atteso un po' di tempo nella mia libreria perché questa storia racconta di me. Anche io, come il protagonista, ho perso la mamma a 26 anni. L'ho persa per colpa di un maledetto cancro, anche io sono rimasta "sola" con mio padre. Avevo paura che leggere queste pagine prima del tempo avrebbe buttato benzina sul fuoco.

In realtà mi sbagliavo, avrei potuto prendere in mano L'invenzione della madre quasi subito perché in queste pagine ho trovato qualcosa di fondamentale. Ho smesso di sentirmi sola.

Peano registra senza filtri la storia di una famiglia che si riadatta in funzione della malattia di uno dei componenti, la madre appunto. Non consola chi ha subito la stessa perdita, non si vede la luce che entra e guarisce le ferite, L'invenzione della madre non pretende di consolare o ferire nessuno.  Ed è stato questo a conquistarmi. La non ricerca a tutti i costi di un lieto fine.

L'inutilità del dolore, la rabbia, la sofferenza hanno colpito questa famiglia punto e basta. Come è successo a me e a tanti di voi che stanno leggendo.

Lei gridava, e Mattia si domandava se tutta quella sofferenza fosse necessaria, si domandava se quella belva calva schiumante di rabbia fosse davvero la persona che lui aveva tanto amato e dalla quale era stato amato, se lì dentro ci fosse lei o la malattia: proprio come nel film di fantascienza che da ragazzino non si stancava di rivedere (una delle scene più paurose dell’Invasione degli ultracorpi di Don Siegel è quando il bambino si ostina nel dire che quella non è sua madre). Si domandava, Mattia, se il cancro l’avesse sostituita.

C'è un prima e un dopo. Lo sanno tutti quelli che hanno conosciuto il cancro. C'è una vita prima che scorre normale e corrisponde senza saperlo alla felicità e un dopo fatto di smorfie, cateteri da cambiare, cuscini da sistemare.  E un dopo ulteriore: quello che lascia la morte. L'uragano è passato e chi resta si divide tra il sollievo inaspettato (la cosa peggiore che potesse succedere è successa) e l'immenso dolore.

RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
Profile Image for Cosimo.
443 reviews
December 10, 2016
Una volta e per sempre

E' raro in letteratura incontrare tanta purezza e onestà, di sguardo e di misura, nel tracciare una prosa che si confronta direttamente con il tema della malattia, della perdita e del lutto. Una madre senza nome ha superato due volte la sfida della malattia, la terza le è fatale. Il figlio, un ragazzo semplice e sensibile, vuole vedere la vita che si conserva nell'esistere, non vuole perdersi nemmeno un istante di questo tempo mortale che sta finendo. Sono i dettagli a dire la dedizione, è la precisione dei contrasti a muovere alla speranza, è la notte del male incurabile a illuminarsi di gesti poetici. Instancabile l'amore e ossessivo il districarsi dalle radici, la ricerca maniacale di una distanza e di una concretezza, la sofferenza originaria e ancestrale che genera contraddizioni e compromessi, lacrime e ricordi, coincidenze e corrispondenze. Il passato è tutto e rivive come in sogno, il futuro non sarà mai o forse alla fine si formerà in qualcosa di diverso, grazie alle relazioni con il padre, la fidanzata, i conoscenti. La separazione dalla persona amata non si può preparare e c'è un'atmosfera narrativa che trova possibilità di significanti incantevoli e frammenti di consolazione ininterrotta persino ai margini del reale, nell'agonia, nell'impotenza e nel dramma. Tragedia dalla quale ricominciare per conservare ciò che ci tiene in vita, così prezioso e duraturo. Così un discorso imperfetto intesse una trama tra la legge biologica e il fluire del quotidiano, tradendo le abitudini in un tempo sospeso e irraggiungibile. Si aprono abissi e parentesi nel testimoniare buio la conclusione, assoluta e viscerale, inavvicinabile e ostinata, disperazione che non concede perdono, crudeltà che non conosce pietà. Davvero un esordio potente nel rievocare la forza della vita e del presente, la necessità di scindersi e, per non perdere, salvarsi.

Mi sentii un funerale, nella testa,/e i dolenti avanti e indietro/andavano, andavano, finché parve/che il senso si sfondasse/e quando furono tutti seduti,/una funzione, come un tamburo/batteva, batteva, finché pensai che la mia mente si assordasse/e poi li udii sollevare una scatola/e scricchiolare attraverso l'anima/con quegli stessi stivali di piombo, sempre,/poi lo spazio cominciò a rimbombare,/come se i cieli fossero una sola campana/e l'essere, un unico orecchio, e io, e il silenzio, una razza sconosciuta/naufraghi, soli, qui. E. Dickinson
Profile Image for Virginia.
948 reviews39 followers
March 6, 2016
Sua madre era un temporale in progressivo allontanamento, e nessuno poteva opporsi.
Profile Image for Lisachan.
340 reviews31 followers
February 7, 2017
Mi è piaciuto molto, a tratti mi ha davvero toccato. Stilisticamente un ottimo lavoro, ho apprezzato molto la scelta di non rivelare mai il nome della madre e procedere attraverso una narrazione quasi spersonalizzante, in cui quasi tutti i personaggi (ad eccezione di Mattia, il protagonista, talvolta) vengono identificati solo tramite la loro funzione relazionale in relazione agli altri: la madre che alle volte è la moglie, il padre che alle volte è il marito e poi il vedovo, la fidanzata di Mattia che è spesso "la sua ragazza" o semplicemente "la ragazza", per non parlare di Mattia, che per il 90% del tempo è "il figlio". Ricondurre ciascun personaggio al suo ruolo riesce a rendere allo stesso tempo la vicenda sia intimamente toccante che universale, nonostante la precisione e l'insistenza a tratti morbosa con la quale la storia è raccontata (o forse, in certi casi, anche proprio per quello). C'è una cura, in questo, che traspare dalla pagina. Un ottimo esordio.
Profile Image for Paolo Latini.
239 reviews69 followers
February 1, 2016
A un certo punto nel libro il narratore osserva come gli sceneggiatori dei brutti film insistano su “particolari che più facilmente muovono alla commozione” e è esattamente la cosa che fa questo libro: indugia su particolari per suscitare facili emozioni, e per assicurarsi un risultato, lo fa usando descrizioni di attimi fuggevoli e stereotipati, sui frame tipici dell’economia del lutto (la vestizione della madre morta, i biglietti di condolianze, le prime volte che ti capita di parlare della persona morta con conoscenti). Su L’invenzione della madre c’è tutto quello che ci si può aspettare da un romanzo sul lutto e non c’è niente di quello che invece dovrebbe esserci: il dolore irrazionale, puro, tanto irreale da sembrare più reale di ogni realtà, che ti promette di attenuarsi ma di non scomparire mai, lo smarrimento, la fragilità della biologia, l’acre e perversa bellezza di stare accanto a una persona che muore, l’incontro con l’ineluttabilità della morte. In questo libro è tutto sbiadito, scialbo, asettico, quasi anestetizzato, ingentilito in una prosa basilare e troppo addomesticata, con rarissime accensioni liriche e troppe pagine che lasciano la sensazione di artefatto. Avevo paura di leggere questo libro perché un lutto simile ha visitato anche me, e proprio negli stessi anni in cui si svolge il libro. Paure infondate: qui è tutto ovattato. Le ferite sono rimaste lì dov’erano, cauterizzate e scomodate al massimo da una lieve sensazione di noia e fastidio per non essere state ravvivate.
Profile Image for Edward S. Portman.
137 reviews8 followers
September 15, 2016
Un libro atroce che ti spinge a leggerlo per portarlo a termine nel più breve tempo possibile. Un libro che ti invade con la depressione e ti ingloba dentro di sé senza darti la possibilità di fuggire via. Per il tempo della lettura vieni assorbito dal suo mondo in bianco e nero, grigio scuro, e ne rimani intrappolato. L’invenzione è la decostruzione, il superamento di un periodo che però viene analizzato nel dolore visto da occhi esterni vicini. Non ci sono appigli, non c’è un momento di pausa. Si parte a razzo con la prosa trattenuta, e sempre con la prosa trattenuta si scende nell’abisso per andare sempre più a fondo. È questo che lascia un po’ interdetti: non c’è redenzione, non c’è neppure una fievole luce alla fine del tunnel. Ok, la vita in fondo è un po’ così, ma si ha l’impressione che l’autore abbia calcato un po’ troppo la mano senza lasciare ossigeno al proprio lettore. Peano sta attento a non fare mai nomi propri, ma abbonda di citazioni cinematografiche, solo quelle, come se il cinema fosse più concreto e conosciuto delle persone che descrive, oppure perché vuole tenere per sé i suoi personaggi, non li vuole dare in tutto e per tutto in pasto a chi legge. Questa volontà è forse anche la chiave di lettura che si può dare alla fine del libro, ovvero non un vero e proprio libro da dare alle stampe, quanto piuttosto un lavoro personale da cui sono stati censurati tutti i riferimenti troppo diretti e stilato per un fine preciso: non la pubblicazione, quanto piuttosto l’elaborazione del lutto.
Profile Image for Daniela Melis.
29 reviews4 followers
April 20, 2015
Non è la forza di una storia a fare un libro, ma tante altre cose. Il cancro e tutto il percorso che porta alla morte: quanto rispetto per un simile evento! Chi ha vissuto la stessa esperienza di Mattia, potrebbe scrivere milioni di libri, ma mai banali, pesanti e mal scritti come questo. Profondamente delusa.
Profile Image for Antonia Lonardo.
57 reviews4 followers
January 9, 2022
Un libro che ho fatto tanta tanta fatica a leggere, ma non perché sia scritto male, o non sia interessante, anzi. In alcuni punti è particolarmente crudo e “violento” emozionalmente, ma la bellezza incredibile del racconto mi ha spinto a proseguire. E non me ne sono pentita. Peano ha scritto un gran bel libro.
Profile Image for LetyDarcy.
117 reviews45 followers
March 18, 2017
Poetico senza essere retorico, doloroso e delicato, una piuma leggera che sfiora un livido fresco.
Profile Image for Sara.
70 reviews19 followers
August 22, 2025
L'invenzione della madre di Marco Peano è un libro che può non piacere a tutti, soprattutto per il suo stile. L'autore parla di sé in terza persona, creando una distanza che potrebbe risultare fastidiosa, impedendo di entrare in sintonia con il vissuto del protagonista, di suo padre e, naturalmente, di sua madre. Il punto di vista che seguiamo è quello del figlio Marco e, in qualche modo, questa scelta stilistica rende la narrazione un po’ più fredda, come se l’autore volesse prendere le distanze dal suo stesso dolore.

Probabilmente, se non avessi vissuto l’esperienza della malattia e della perdita (e in giovane età, come il protagonista Marco), il libro non mi avrebbe colpita così tanto. Esplora temi dolorosi e, senza la mia esperienza personale, avrei faticato a cogliere le più piccole sfumature, in particolare quelle che descrivono la quotidianità e che solo chi affronta può conoscere. Eppure, proprio perché parte della mio vissuto, mi sono ritrovata tra le pagine del libro. La lettura mi ha permesso di rivivere ricordi, emozioni e sensazioni difficili da esprimere, molti dei quali dimenticati prima di oggi.

In sintesi, L'invenzione della madre è un libro che per il suo stile può non piacere a tutti ma consiglio caldamente. E ovviamente, chi ha vissuto esperienze simili potrebbe trovarlo profondamente significativo.
Profile Image for Fromlake.
166 reviews
November 28, 2021
Questo romanzo, il primo di Marco Peano, racconta le fasi finali della malattia della mamma di Mattia, colpita da tumore.

Mattia si occupa di assistere la mamma quando viene dimessa dall’ospedale. Insieme al padre, e forse anche più di lui, si occupa di lavarla, darle le medicine, organizzare le visite di controllo e infine, quando la malattia arriva nella sua fase finale, darle da mangiare e dormire accanto a lei.
Il coinvolgimento di Mattia è totale tanto da fargli quasi sospendere la propria vita, rimuovendo da essa tutto ciò che non ruota intorno alla madre. Ma questo è il modo in cui Mattia sente di esprimere tutto il suo sostegno e il suo amore alla mamma.

Difficile non immedesimarsi in Mattia, soprattutto per chi abbia a sua volta perso la mamma dopo una malattia degenerativa. Le emozioni e i sentimenti che suscita il romanzo sono familiari, riconoscibili. Soprattutto nella seconda parte del libro, dove il romanzo descrive i vuoti, i ricordi ed i rimpianti che lascia la scomparsa della mamma.

La prima parte mi è invece sembrata un po’ troppo fredda, un lungo susseguirsi di una quotidianità fatta di gesti e attività ripetitive.

Nel romanzo l’autore infila sovente, tra parentesi, i pensieri che colpiscono Mattia. Mi sono piaciuti molto, sia per la loro profondità, sia perché cercano di dare un senso a situazioni che normalmente non ce l’hanno.

Un libro molto coraggioso, soprattutto se come penso Mattia e Marco sono la stessa persona. Un estremo atto d’amore per la mamma tanto amata, e forse anche un punto dal quale far ripartire la propria vita.
Profile Image for Antonietta.
55 reviews3 followers
March 2, 2017
Non è la storia di una malattia, ma il racconto di un amore intenso e profondo tra un figlio e sua madre.
Perché se è vero che il tumore terminale distrugge il corpo, è altresì vero che certi legami non possono essere distrutti da niente e da nessuno, continuano a vivere in eterno e man mano che il tempo passa i contorni si sfumano e il sapore di quel legame si fa agrodolce. Eppure rimane sempre li, indelebile. Cambia solo aspetto.
Un ricordo incancellabile dai colori pastello.
"Ogni giorno, col pensiero, Mattia inventa per sua madre nuove vite: lui che da lei è nato, lui che da lei è stato inventato, la fa costantemente rinascere perché possa continuare a esistere, almeno nell'invenzione. Perché sa bene che quando il padre non ci sarà più, e quando Mattia stesso non ci sarà più, nessuno potrà ricordare ciò che lei è stata."
Profile Image for Eustachio.
703 reviews72 followers
June 23, 2016
L'invenzione della madre segue Mattia nell'ultimo anno di vita della madre e nell'anno dopo la morte. Siamo a metà anni 2000, Mattia non si è ancora laureato, ha il sogno di studiare cinema, ma per ora lavora in una videoteca. La malattia della madre mette in standby la sua vita: tutto ruota attorno a lei, alle attenzioni di cui ha bisogno, alle medicine da somministrarle, alle visite mediche a cui deve essere portata, e l'autore è così dettagliato nella descrizione di questa routine e di alcune situazioni che è facile intuire che il romanzo attinge a piene mani da qualcosa di realmente accaduto.
All'estremo opposto c'è tutto il resto. Per quanto ci sia un modo quasi pedante di fare precisi riferimenti cinematografici, è come se nel voler rendere la storia accessibile a più lettori possibili l'autore avesse focalizzato l'attenzione sul punto del libro (malattia, cinema, qualche aneddoto) e sfocato tutto il resto. L'unico personaggio di cui si sa il nome è Mattia, si allude spesso a come molti sbaglino il misterioso nome della madre, l'ambientazione non viene mai specificata, e addirittura si accenna soltanto a un colosso delle videoteche che ostacola le piccole videoteche indipendenti (riposa in pace, Blockbuster).
Non si tratta di dettagli fondamentali, ma mostrano l'andazzo del libro. Tutti gli altri personaggi sono in secondo piano, e a volte mi è sembrato che la madre esistesse solo come madre, non come moglie o come figlia visto quanto poco spazio hanno il padre e la nonna di Mattia.
L'impressione è che l'autore voglia solo far pensare di aver raccontato qualcosa di molto personale, e che in realtà abbia tagliato un sacco fuori, trasformando quanto non fosse necessario in qualcosa di generico e aggiungendo per compensare riflessioni o scene melodrammatiche di cui si poteva fare a meno (i discorsi sulla parola «mamma», Mattia nudo che si sdraia accanto alla madre morente). Secondo me per un tema così delicato devi metterci tutto te stesso e non fare le cose a metà. Mi ha commosso solo quando riuscivo a intravedere qualcosa di autentico, non rifinito, o che ho potuto ricollegare a qualcosa di personale, e quindi quasi mai per la storia in sé.
L'invenzione della madre può essere riassunto in una delle scene iniziali: il disagio di persone estranee davanti a un dolore molto personale di cui non si può essere realmente partecipi.
Profile Image for GloriaGloom.
185 reviews1 follower
February 28, 2019
Un tempo, per diventare postideologici o postqualcosaltro, bastava uccidere il padre. Un rituale simbolico senza dolore, il sangue solo un filosofico ragù alla maniera di Freud, Jung e Lacan, ora, a voler speculare sulla coincidenza temporale del film di Moretti e di questo libro, sembra che l'asticella si sia alzata, tocca alla mamma, ma che sia morte naturale: siamo pur sempre figli di Beniamino Gigli e di Santa Romana Chiesa. Essendo troppo grandicello per prendere ancora sul serio un regista con i capelli tinti preferisco dir l'inutile mia sull'esordio libresco più osannato dell'ultimo quarto d'ora. L'invenzione della madre è fondamentalmente un ottimo medio-romanzo di formazione declinato attorno alla più banale e tragica, privat e pubblica delle esperienze che biologia e cultura hanno dato in lascito agli esseri umani. E' un buon libro perché Peano è bravissimo a gestire struttura e tempo, meno, a mio avviso, nella cifra adottata per la lingua, così guardinga, troppo guardinga, da risultare simile a quella di certi blog di lusso. Ma è abbastanza per far letteratura? Il problema del libro è nel tipo di lettura che si richiede, il lettore è immerso in una lista di segni sensoriali, mentali, culturali, di strategie e what if comuni e riconoscibili a chiunque abbia affrontato il prima, durante e dopo di un lutto familiare o anche a chi solo lo ha immaginato, a chi lo teme, a chi lo attende. Come certe canzoni, anche sciocche, che per qualche motivo restano impigliate e riportano a qualcosa, come alcuni film che sanno muovere suggestioni (al di là del linguaggio utilizzato, del contesto o delle intenzioni). Ma è abbastanza per un libro? Manca qualcosa all'invenzione della madre una volta evaporati i fumi dell'emozione. E' un libro certamente sincero, ma di questi tempi la sincerità non è abbastanza per aggirare la narcosi.
Profile Image for Ele Dalmonte.
191 reviews22 followers
August 9, 2017
Considero certi libri degli evidenti esorcismi privati, né più né meno: come tali li rispetto; come tali, per quanto ben scritti, non ne comprendo la pubblicazione.

Leggerli se non si è direttamente coinvolti lo trovo, anziché "catartico" - parola che i più amano sfoggiare riguardo questo libro, quasi a giustificarsi - un atto più semplicemente masochistico, di meno nobile e più umanissimo voyeurismo morboso.

Salvo solo il brano, per me indimenticabile e straziante (ben più di ogni sfacciata descrizione degli orrori provocati al corpo dalla malattia), in cui il figlio prova a più riprese a chiamare il cellulare della madre morta, quasi che l'iter previsto da un gestore telefonico in caso di numero inutilizzato fungesse da metafora del lutto: «l'utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile», «il numero da lei chiamato è inesistente», fino a che il numero che era tua madre viene reso nuovamente disponibile ad altri e ti risponde una persona nuova, sconosciuta, sancendo con grottesca diligenza la scomparsa effettiva - la sostituzione nel mondo - della tua persona cara.

E questo paragone, anche:

«Mattia contava i secondi in cui il respiro si assentava come chi calcoli l'intervallo che si frappone tra il lampo e il tuono, e ogni volta, quando sembrava che non potesse più esserci niente da fare, il respiro tornava.
Sua madre era un temporale in progressivo allontanamento.»
Profile Image for Erica.
9 reviews4 followers
May 5, 2015
Ho fatto molta fatica a finire questo libro. Mi sono impantanata intorno alla cinquantesima pagina, ma forse impantanata non è la parola giusta - "impantanarsi" dà l'impressione di essere immersi fino alle cosce in una densa melma vischiosa, che impedisce di proseguire, ma io, beh, non ero immersa da nessuna parte. Anzi. La scrittura di Peano, purtroppo, a me risulta impermeabile come la cerata. Si vede che dietro al libro si trova un professionista dell'editoria, ma la scrittura è troppo tecnica, troppo ammiccante, troppo gomitino-gomitino. Una cosa che mi ha fatta particolarmente irritare è stato il rapporto con il cinema; la filmografia incastonata tra i vari paragrafi sembra una sorta di, non lo so, sembrava rimandare a cose fatte (meglio) da altri per chiarire certe scene o certi sentimenti o certi comportamenti dei personaggi.
Non è il peggior libro sull'elaborazione del lutto che abbia mai letto e non è, tutto sommato, un brutto libro, ma è un libro dimenticabile e mi dispiace un sacco dirlo, perché l'ho aspettato, l'ho acquistato e l'ho iniziato davvero con le migliori intenzioni e le migliori aspettative. Ma potevo farne a meno.
Profile Image for Fede La Lettrice.
837 reviews87 followers
January 25, 2016
Mattia ha 26 anni e una madre malata di cancro allo stadio terminale. Mattia la veglia e la accudisce, si impedisce di sperare, aspetta "Riempire il tempo di nulla è comunque vivere."
L' attesa di Mattia arriva infine al temuto traguardo " Infettando ogni cosa la morte della madre ha imposto un anno zero, è come se avesse resettato il mondo, dando il via a un secondo corso dell'esistenza."
Non riesco a scrivere tanto di questo romanzo perché, come ognuno di noi purtroppo, ho lutti personali che mi appesantiscono l'anima e leggere queste pagine fa veramente male.
Peano scrive bene non lo negò e scrive senza sconti, giri di parole o metafore, ma veramente abbiamo bisogno di un tale diario della malattia e della morte per riflettere e ricordare? Per intenderci: Kent Haruf nel suo "Benedizione" tocca gli stessi argomenti, ma quanto è più lieve, gentile, elegante, quanto più rispettoso e avvolgente il suo dire!
Attendo Peano nel suo secondo romanzo perché le potenzialità sono reali e grandi, qui mi dispiace non ho trovato letteratura, ma uno strumentalizzare temi delicatissimi e farne ossigeno che rinfocola la gratuita commozione.
Profile Image for L'angolino di Ale.
87 reviews
May 11, 2015
“L’invenzione della madre” è interamente raccontato da una voce fuori campo: scelta ragionevole per provare a raccontare oggettivamente la malattia ed i fatti narrati. Sarebbe, probabilmente, risultato impossibile dare al protagonista, Mattia, anche l’onere di dover esprimere con la propria voce quella sofferenza e tristezza, in un racconto, già di per sé, straziante e malinconico. [...]
Suddiviso in tre parti (il prima, il durante ed il dopo) questo primo romanzo di Marco Peano è ricco di sentimenti strazianti ed indefinibili. Non si può dare, infatti, una definizione a quel dolore. [...]
Le emozioni sono fortissime ed è impossibile non commuoversi durante la lettura di questo romanzo.
Questo romanzo, riflessivo e doloroso, ci pone di fronte a questo quesito. Ciascuno di noi potrà ragionarci su e trarne le proprie conclusioni di figlio/a.

La recensione completa su : langolinodiale.com
Profile Image for Nelliamoci.
739 reviews116 followers
April 21, 2015
L’invenzione della madre è la necessità di ricreare un mondo intorno a sé, un intero pianeta fatto di gesti automatici che ogni giorno si vivevano sulla propria pelle e che improvvisamente vengono a mancare. È il bisogno, quasi fisico, di annullarsi come la persona che se ne è andata e trovare nuove vie sulle quali incamminarsi consapevoli, mai come prima, che il proprio cuore è stato colmato di un infinito amore pronto a esplodere.

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Profile Image for Lauracio.
53 reviews17 followers
August 9, 2015
Questo libro ti lascia "smarrito" ha detto mia mamma quando mi ha quasi costretto a leggerlo prima possibile. L'autore con mano delicata racconta con precisione fasi, umori e sofferenze di un figlio nell'accudire una madre malata. Sto per finirlo e sono, davvero, smarrita e stupefatta.
Profile Image for Ida Mazzarella.
170 reviews4 followers
October 26, 2021
Ho appena letto in sequenza due libri che hanno, come tema centrale, il degrado che la malattia produce sul corpo e sui sentimenti del malato, quindi non posso che fare un confronto tra le due letture.
Ovviamente si tratta di prospettive diverse: qui un figlio, giovane, deve accudire, accompagnare e prepararsi a lasciar andare.
Lì una donna anziana deve trovare la strada per uscire dalla propria vita.
La narrazione, scarna e quasi cronachistica delle descrizioni di Marco Peano, in una terza persona oggettivizzante, immediatamente, segna la differenza con il senechiano ragionamento di Cesarina Vighy, caratterizzato da una visione amaramente ironica e dal carico degli anni vissuti.
Il dolore nel libro di Peano è totalizzante e pervasivo ("Sembra che abbia sua madre morta in grembo"): la madre esiste nel rapporto con il figlio e diventa il centro di ogni suo pensiero e azione, e la sua vita, sbiadendosi lentamente, diventa ricordo già in presenza.
Ogni azione di cura viene segmentata e descritta nei più  piccoli particolari e l'angoscia sale. Tolto il belletto, resta la nudità, organismo canceroso.
Questo libro, così  crudo, ma così pietoso, è implacabile nella sua progressione. Non lascia fiato.
La morte, quando arriva, non allevia niente ("profondo è  il pozzo del passato"),  anzi il rimedio al dolore sembra essere l'annientamento di sé.
È un libro dolorosissimo, ma anche claustrofobico.

L'intento, oltre che la necessità  assoluta di raccontare,  mi pare quello di trasformare il dolore individuale in uno universale: il dolore di ogni figlio che da accudito deve diventare  accudente, da piccolo deve diventare adulto e lo deve fare introiettando la madre, così  da trovare dentro di sé  le parole che costruiscono il mondo, a partire dalla prima: MAMMA.

libr-ida-leggere 📚
21 reviews
June 5, 2021
Non un libro facile dal punto di vista del tema trattato: la malattia, in particolare il cancro e la morte.
La scrittura è fluida e porta alla lettura con facilità.
Non mi ha però convinto del tutto.
L'intento del libro è quello di indagare il significato più profondo del dolore ricostruendo il rapporto tra un figlio e la madre.
Dal mio punto di vista la prima parte, quella relativa alla malattia, è affrontata in maniera molto creativa, con un tono quasi cinico e una punta di sarcasmo, verrebbe da pensare. Mi è piaciuta molto e mi ha trasportato nel vissuto della malattia senza pietismi e banalità. In maniera direi cruda, ma allo stesso tempo con un grande trasporto, si descrive il deterioramento del corpo di questa madre e la vita di una famiglia (del figlio Mattia in particolare)  che ruota solo ed esclusivamente attorno alla malattia e a tutto quello che ne comporta, anche e soprattutto nei piccoli gesti quotidiani. La fidanzata e il lavoro sono semplici appendici di contorno! Chi ha vissuto periodi analoghi non potrà non ritrovarcisi.
Poi le altre 2 parti, sebbene apparentemente la scrittura rimanga la stessa, dal mio punto di vista perdendo completamete quel tocco di cinismo e ironia che aveva caratterizzato il primo capitolo e che lo avevano reso interessante, senza però diventare strazianti e senza produrre trasporto emotivo o commozione. Un po' scontata ed eccessiva la scelta di far perdere "tutto" a Mattia, dopo la perdita della madre. Peccato, perché la scrittura di Peano non è male, dal mio punto di vista e se il libro fosse terminato a pag 150, o al massimo 184 avrei assegnato una stella in più!!
Profile Image for Annalisa Mazza annalisa_booktrekker.
142 reviews5 followers
October 1, 2022
è il secondo libro di Peano che leggo.
L’Invenzione della Madre è molto diverso da Morsi per tematica e profondità tuttavia un filo rosso che li unisce c’è: l’attenzione per le parole e per il loro potere. In questo romanzo il protagonista non è una persona ma uno stato, un sentimento, un passaggio della vita: il lutto. Perdere un genitore è destabilizzante ancor di più quando a morire è la madre il dolore che ti travolge è più profondo e sordo. Peano ci racconta le fasi della dipartita della Madre di Mattia dalla scoperta del cancro alle cure palliative e lo fa senza mai scadere nel pietismo e nel compatimento facile. Riesce a farci arrivare l’amore che prova Mattia per Lei nonostante sia strozzato dal dolore di questa perdita imminente. Peano ci regala un Uomo fragile e forte che si lascia attraversare da tutte le emozioni che costellano il lutto: rabbia, ingiustizia, dolore, speranza, solitudine e amore. Ho apprezzato molto la profondità, il chiaro scuro che l’autore ha disegnato attorno a Mattia perché un soggetto privo di chiaro scuro è piatto perde la sua tridimensionalità mentre tra queste pagine noi riusciamo ad assorbire, a sentire tutte le ombre e le luci che caratterizzano Chi perde una persona importante.
Profile Image for Mary.
299 reviews5 followers
November 24, 2021
Secondo me questo romanzo è scritto in modo impeccabile, narrato con molta profondità. Il lettore è pienamente coinvolto nel dramma che a colpito la famiglia di Mattia. E’ nello stesso tempo un libro crudo perché così è la realtà della malattia, della morte e del dolore. Un dolore struggente che ci accompagna dall’inizio alla fine. Si pensa di essere preparati alla morte ma non lo siamo mai. Neanche Mattia e il padre lo erano. Ma quando l’evento arriva tutto esplode, tutto cambia e anche i ricordi sono confusi. In questo libro anche la vita affettiva dei personaggi riportano sempre alla madre. Anche la descrizione delle cure e delle attenzioni sono raccontate in modo denso e coinvolgente. E’ una lettura impegnativa e profonda per quanto riguarda i sentimenti ma allo stesso tempo è scritta in modo semplice e scorrevole. Leggendolo bisogna anche capire a cosa si va incontro : è una tematica forte e si sa la malattia come la morte sono difficili da accettare. Comunque i miei complimenti allo scrittore Marco Peano.
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