Penelope Poirot è ormai famosa. La sua autobiografia, Una nipote, è in vetta alle classifiche. Le riviste più glamour si contendono i suoi reportage di costume, e Penelope ha deciso di dedicarne uno al «male inglese», a quella forma atavica di malinconia che si curava viaggiando, preferibilmente in Italia, e in particolare in Liguria, nei languidi golfi della Riviera di Levante. Accompagnata da Velma Hamilton, paziente segretaria nonché vittima privilegiata dei suoi sfoghi, Penelope si appresta dunque a ripercorrere il Grand Tour. La prima tappa, a Portofino, le riserva una sorpresa: ha riaperto i battenti villa Travers, meta delle più belle estati della sua adolescenza. Da dieci anni la famiglia Travers disertava la villa, dopo la scomparsa del rampollo Samuel, uscito in mare in una notte incresciosa per non fare più ritorno. E adesso invece, tovaglie stese, finestre spalancate sul mare, eccoli di nuovo lì, sulla terrazza dalla vista spettacolare, intorno alla piscina rinnovata, lungo i sentieri del parco inselvatichito: vedova, figli, amici, cognato, patriarca. Penelope e Velma possono sistemarsi nella camera verde, con il suo netto sentore di polvere e di muffa. Ben più mefitici, tuttavia, sono i residui umani, attecchiti ovunque: fumi di vecchi rancori, ceneri di passioni spente, solchi d’invidia tagliente. In un terreno così fertile, il delitto germoglia, e sboccia nell’alba come un fiore splendido e velenoso.
Si tratta in fin dei conti di un romanzo giallo che riesce a divertire il lettore attraverso la caratterizzazione delle sue protagoniste. Sulla parte 'mistery' a mio parere non ci particolari note di merito o demerito, funziona e ha la peculiarità di descrivere approfonditamente l'atmosfera della famiglia nella quale si inserirà il delitto. Ciò che ho preferito e che ha reso veramente piacevole la lettura è il rapporto tra le due protagoniste: Penelope Poirot, ampollosa e vanitosa nipote del famoso detective, e Velma Hamilton, la sua cinica e realistica assistente. A ciascuna di esse è affidata la narrazione di metà del romanzo. Se nel caso della Hamilton la narrazione ci permette di gustare tutti i commenti 'politically uncorrect' che tiene per sè, quando passa a Penelope ho trovato rivelasse poco del personaggio tanto che forse avrei preferito restare con la vecchia voce narrante. Alla fine di ogni capitolo ci sono poi degli intermezzi che articolano il procedere della trama attraverso altri punti di vista (alla fine, parla perfino la casa). Al'inizio funzionano bene, come brevi intermezzi necessari e incisivi, sulla fine sfumano con il punto di vista della protagonista facendosi proporzionalmente sempre più lunghi. Trovata stilistica originale, ma purtroppo non magistralmente orchestrata fino alla fine. Nota tecnica: c'è un romanzo precedente, che non ho letto. Questo non ha danneggiato affatto la lettura,che nemmeno presenta "spiegoni" spiacevoli. Non credo mi attiverò per recuperare il primo, ma se lo trovassi in biblioteca lo leggerei comunque volentieri.
Romanzo giallo dall'allure vagamente onirica, si fa leggere velocemente e senza tante pretese. Penelope Poirot, nipote del celebre investigatore creato dalla penna di Agatha Christie, si ritrova - forse proprio a causa del <> - a indagare a un delitto che sembra misterioso, ma il cui intreccio narrativo manca della brillantezza della penna della famosa scrittrice di Torquay. Triplice cambio di punto di vista durante la narrazione: quello di Velma Hamilton, segretaria/sottomessa di Penelope; Lea la vittima e infine Penelope, la tiranna/creativa protagonista. In corsivo, tra un capitolo e l'altro, le visioni degli altri personaggi della storia. Nota carina, far parlare anche la voce della "casa": testimone degli anni e custode dei pensieri delle persone che l'hanno amata, odiata, abbandonata, riportata in vita e di nuovo lasciata al suo destino. Un'idea che alla base poteva essere carina, ma sprecata con uno sviluppo della trama povero di suspence e piuttosto banale, che manca di brillantezza. Da leggere sotto l'ombrellone, così en passant, tra una granita e l'altra.
Ironici e pungenti, i tre romanzi di Penelope Poirot scorrono via con rapidità, coinvolgendo il lettore in un insieme di sospetti e siparietti; non sono gialli dai forti colpi di scena e in qualche momento si rischia anche di dimenticare che di gialli si tratti, perché su tutto prevale l'enorme ego di Penelope Poirot, messo in luce non solo dal disappunto di Velma, che a più riprese tenta di recidere il rapporto che la lega alla sua signora (come la chiama lei stessa), ma anche dalle pompose riflessioni della protagonista, sempre occupata a incensarsi e a liquidare le legittime critiche che le vengono mosse con l'incomprensione del genio da parte della massa incapace di apprezzarlo. Insomma, i tre libri sono fondamentalmente divertenti avventure nel corso delle quali il presunto acume di Penelope viene messo alla prova e in cui Becky Sharp gioca a creare aspettative ed equivoci proprio a partire dall'eccentricità della sua creatura. https://athenaenoctua2013.blogspot.co...
La prima avventura di Penelope Poirot che mi sono gustato (è proprio il caso di dirlo). Un'avventura e una vicenda intrigante e debitamente intricata che ha per sfondo una delle mie regioni italiane preferite: la Liguria. Un giallo atipico nel quale a farla da padrona è l'ironia del tono complessivo del romanzo. Un'ironia che rende il romanzo di piacevolissima lettura.
sinceramente, non mi è sembrato una lettura sconvolgente. La trama non è male e la scrittura adottata dalla Sharp è rapida, semplice e piacevole ma Penelope fa veramente la figura della babbea! Altro che nipote del grande Hercule Poirot.
Ho amato dal primo istante questo romanzo perché è ambientato nelle zone della Liguria dove ho passato tantissime estati della mia infanzia. Divertente, ironico, ben costruito. Non metto 5 stelle perché non c’è grande suspence, tuttavia è stata una lettura piacevolissima!!
Tornano Penelope Poirot e una sempre più recalcitrante Velma Hamilton!
Stavolta ci spostiamo dal Chianti alla Riviera di Ponente, e per l'occasione Penelope è ospite della villa in cui ha trascorso le estati più belle della sua infanzia e adolescenza. Villa Travers è stata chiusa per dieci anni, dopo la misteriosa scomparsa del primogenito, Samuel Travers. Ora che è di nuovo aperta agli ospiti, la costante tensione tra il vecchio patriarca da una parte, e l'esuberante vedova dall'altro, è sotto gli occhi di tutti. Lea Marcenaro è un donna che non si attira certo le simpatie altrui: è bella, vitale, attrae a sé gli uomini, ma allo stesso tempo ha i gusti volgari di una parvenu e i suoi modi arroganti non risparmiano nessuno, da quella che dovrebbe essere la sua amica del cuore ai figliastri. Nel momento in cui entra in scena Penelope Poirot, la morte non può essere poi così lontana...
Becky Sharp ci ripropone gli stessi elementi che hanno caratterizzato l'esordio, Penelope Poirot fa la cosa giusta: l'ambientazione in una villa italiana, un gruppo di persone legato da segreti e risentimenti, ma soprattutto il sottile umorismo che contraddistingue le avventure della donna krapfen (o bombolone, a seconda dei gusti), più che convinta delle sue doti di investigatrice, in virtù del sangue che le scorre nelle vene, e della sua sconsolata segretaria.
Anche la struttura del racconto è la medesima, con l'alternanza dei punti di vista di Velma e Penelope che scrivono in prima persona, e inserimenti in terza persona per lo più affidati alla "casa", ancora una volta testimone muta delle miserie della vita umana.
Vero, la ricetta è la stessa, ma Becky Sharp dimostra di aver affinato con l'esperienza le sue capacità, offrendoci un piatto ancora più appetitoso del precedente, limando alcune ingenuità e regalandoci una storia più solida e consistente.
Perfetto giallo da sotto l'ombrellone. Consigliato.