«A "Head Full of Dreams" è la settima 'cosa' che facciamo e ci sentiamo un po' come se fosse l'ultimo libro nella saga di Harry Potter.» Con queste parole, il 4 dicembre 2014, Chris Martin, frontman dei Coldplay, annuncia il titolo del nuovo cd e contemporaneamente getta nel panico i fan, che leggono nelle sue parole l'allusione a un futuro scioglimento. Possibile? Forse sì: nonostante i tour sold out e gli immancabili primi posti nelle classifiche di tutto il mondo, Chris è rimasto lo studente timido e introverso degli inizi, che ancora non si capacita di esibirsi accanto a Bono Vox, convinto di non esserne all'altezza. O forse no, perché i quindici anni di travolgente successo non hanno cambiato i quattro ragazzi (o meglio cinque!), né hanno tolto loro la voglia di cantare ed esibirsi. Come sa chi li ha visti in insieme, i Coldplay sono una vera forza della natura, animati dal desiderio di fare musica e divertirsi. Proprio come quando hanno cominciato nel 1997, suonando nei locali indie di Londra. Tommaso Labranca racconta la storia della band dalle origini a oggi, scovando le foto più interessanti, notizie e curiosità sulle loro abitudini, sul rapporto con i fan, sulla nascita delle canzoni e degli album più famosi. E cerca di rispondere alla domanda più cosa li rende unici? La semplicità, la vena intimista, un naturale rifiuto degli eccessi... e quell'essere rimasti con i piedi per terra, che ha permesso a Chris, Guy, Jonny e Will di cantare esattamente quello che sentiamo, quello che siamo.
Come scrittore ha pubblicato tra i numerosi libri Andy Warhol era un coatto (Castelvecchi 1994), Charltron Hescon (Einaudi Stile Libero 1999), Neoproletariato (Castelvecchi 2002) e Il piccolo isolazionista (Castelvecchi 2006). Attivo autore televisivo, ha inoltre condotto per due anni una originale rassegna stampa mattutina su Play Radio.
Un libro interessante per chiunque sia fan della band, pieno di curiosità e chicche che sono perfette da raccontare in occasioni sociali. Un po' meno simpatico è il tanto velato quanto ingiustificato bashing di Gwyneth Paltrow a cui si abbandonano le ultime pagine, e una più generale superficialità della parte dedicata ai testi: forse sono io, ma mi sarebbe piaciuto leggere di più sui testi delle canzoni e sulle loro interpretazioni che sul perché sono intitolate così. (Spoiler alert: e il titolo di The Scientist non lo spiega - ma ormai ci hanno rinunciato tutti)