“Il cuore delle persone non è qualcosa che puoi comprendere solo perché dici di volerlo fare. Troppo facile… Ci vuole molto altro. Ci vuole coraggio. Ci vuole paura. Ci vuole follia.”
Leonardo ha provato l’amore sulla sua pelle e non riesce a dimenticarselo. Possiede un’officina con un solo giovane apprendista, Riccardo, e si ritrova ogni giorno sdraiato sotto macchine messe piuttosto male. È il papà di Laura, una ragazza di diciassette anni che diventa ogni giorno più bella, con la quale però, negli ultimi tempi, ha un rapporto piuttosto conflittuale. Lui è silenzioso, circondato da pochi amici fidati, mentre lei ha l’anima adolescenziale in fiamme, in balia delle prime cotte e amicizie trainanti. Lei l’amore invece lo impara su Internet, nelle parole di blogger che sanno toccarle le vene più profonde dell’anima. Entrambi però, si chiedono quale sia il motivo che ha spinto Angela, mamma di Laura e unico grande amore di Leonardo, a fuggire poco dopo la nascita della figlia, senza mai lasciare una sola traccia del suo passaggio.
E forse saranno proprio tutte queste domande a far riavvicinare un papà eternamente innamorato e una figlia che desidera solo l’amore nella sua forma più semplice e pura.
Carino, riflessivo, dolce (a lungo andare po’ troppo smielato, per me, e rispetto a quello che leggo di solito).
Questo libro è stato una coccola che ho letto per caso, per staccare da una trilogia che mi aveva spolpato l’anima.
Adolescenziale? Vero. A tratti irreale e poco credibile? Vero anche questo, specialmente nella costruzione del finale e in alcuni dialoghi. Ma leggere è anche sognare e lasciarsi portare in un mondo dove è bello credere che tutto possa accadere, perciò ben venga ogni tanto una storia dal finale improbabile, ma che dona speranza.
Devo ammettere una colpa: ho molta fantasia (troppa) e anche un’innata tendenza a voler indagare su qualsiasi cosa. Perciò sono abituata a voler ricercare persino il più sottile colpo di scena, prima di trovarmelo effettivamente scritto tra le pagine, così da poter dire “Caro il mio scrittore, questa volta te l’ho fatta”.
…
Ecco, per questo motivo durante la lettura avevo immaginato parecchie vie traverse che la storia avrebbe potuto prendere, anche se sotto sotto immaginavo non l’avrebbe fatto. È stato tutto più lineare, forse un po’ scontato, ma la semplicità di questo libro l’ha comunque reso gradevole.
Leonardo è un romantico nascosto ed ha osato mostrarsi solo una volta nella sua vita, ad Angela. Ha una psicologia costruita dietro piuttosto intricata, dal cuore buono, ma sofferente e malinconico. Lui lo crede irreparabile e destinato a rimanere vuoto dopo l’ultima volta.
Leggiamo con continui salti indietro, della sua dolce storia con Angela e del suo immenso desiderio di vederla ancora un’ultima volta.
“Il posto più bello dove sono stato sei tu.”
C’è un’evoluzione nel rapporto con sua figlia, difficile agli inizi, speciale sul finale. Per quanto mi riguarda, l’ho trovato però un po’ troppo forzato e frettoloso, l’avrei lavorato meglio.
“Mi porti in braccio?”
Laura è nel pieno della sua adolescenza e questo basterebbe per descriverla. Vive tutto ingigantito, ogni emozione, specialmente la rabbia e un presunto “odio”. Ribelle, smaniosa di provare quell’amore che tanto legge nei testi dei suoi scrittori preferiti. Mi sono ritrovata in lei in una frase in particolare e da quel momento mi è rimasta un po’ più attorcigliata al cuore.
“Quando le ho detto che vorrei fare la scrittrice, mi ha risposto che non è facile, che di libri se ne venderanno sempre meno e che forse è meglio se lascio perdere.”
Lei pensa: “Fottiti!”
Io ho sperato glie lo urlasse a pieni polmoni.
Tuttavia, Bea e Filippo sono i miei preferiti in questa storia. Sia singolarmente, sia visti come una squadra. Due amici di Leonardo, lui li considera famiglia. Presenti, costanti, divertenti e premurosi anche con la figlia Laura come se fosse la figlia e amica di tutti.
Filippo (bimbo mio) si nasconde dietro strati di ironia e finta superficialità, battute fuori luogo, maschera tutto sdrammatizzando e non potrei capirlo meglio.
“Lì capii che Filippo, dietro quel suo modo di essere “strano” e per certi versi arrogante, nascondeva la sua vera natura. Forse era una difesa, chissà.”
Le parole di Loy poi sono arte cruda, sono sporadiche ma arricchiscono questo libro e i capitoli “misteriosi”, dopo averne capito il senso alla fine del libro, sono forse la parte che ho preferito. Ingegnosi, ben studiati per non far capire nulla fino alla fine. Una figata, sì.
È una lettura profonda, romantica, introspettiva, poetica e filosofica. Non contano i colpi di scena, la possibile piega che la storia pare non prendere mai, la mancata dinamicità degli eventi. Contano i rapporti, i pensieri, le riflessioni, le parole e l’evoluzione dei personaggi.
Tre stelline perché mi ha lasciato tanta leggerezza.
“Siamo solo per pochi.”
Urlalo Laura, lo siamo davvero.