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Rutgers Films in Print

Shoot the Piano Player

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When it appeared in 1960, the inspired fun of François Truffaut's Shoot the Piano Player shocked and delighted critics and audiences around the world. Its sudden shifts of tone and mood, its willful play with genre stereotypes, and its hilarious in-jokes clearly signaled that Jean-Luc Godard's equally innovative Breathless was not a fluke. The two films heralded the arrival of the so-called New Wave, sharing with other New Wave films an insistence on low-budget, location shooting and, above all, on cinema as the personal statement of an author. These films had a tremendous impact on all filmmaking. 

Peter Brunette's introduction to this book gives us new insight into the film, based in part on revisualizing it in terms of recent postmodern and poststructuralist thinking. He argues, in effect, that Truffaut was one of the directors who paved the way for a postmodern aesthetic. The volume also contains a complete and accurate continuity script of the film (based on the authoritative, wide-screen version), a series of interviews with Truffaut (including one by Hélène Laroche Davis, previously unpublished), a large number of reviews and essays, a filmography, and selected bibliography. 

272 pages, Perfect Paperback

First published June 1, 1993

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About the author

François Truffaut

106 books234 followers
François Roland Truffaut was an award-winning and influential filmmaker, critically acclaimed worldwide. He was also a talented and sought-after film critic in France (most notably, his work for Cahiers du Cinema), and one of the founders of the French New Wave and the auteur theory; he remains an icon of the French film industry. In a film career lasting over a quarter of a century, he was also a screenwriter, producer or occasional actor in over twenty-five films.

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October 25, 2024
NON sparate sul pianista



È il secondo film diretto da François Truffaut, dopo l’intramontabile meraviglioso esordio intitolato I quattrocento colpi.
È tratto da un romanzo dello scrittore americano di noir David Goodis, Down There più noto come Shoot the Piano Player - Sparate sul pianista, che in francese diventò alla lettera Tirez sur le pianiste e in italiano si trasformò nel bizzarro Tirate sul pianista, come se invece di sparargli, il pianista andasse sottoposto a un lancio di oggetti vari, magari i classici vegetali e uova, in segno di disprezzo e disapprovazione per la sua performance.
Mentre il romanzo è arrivato nelle nostre librerie col giusto titolo Sparate sul pianista.

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La trama in sintesi: Charlie Kohler era un pianista di successo, ma dopo il suicidio della moglie si è ridotto a suonare in una bettola di periferia.
Una sera incontra il fratello Chico che è inseguito da due gangster. Charlie lo aiuta a fuggire, ma da quel momento diventa anche lui un bersaglio dei malviventi.
Charlie è accompagnato da Lena, la cameriera del locale, che è innamorata di lui ed è a conoscenza del suo passato segreto: il vero nome di Charlie è infatti Eduard Saroyan, un tempo pianista molto famoso, si è ritirato dall'attività di concertista dopo il suicidio della moglie.
Il proprietario del locale rivela ai due gangster dove si trovano Charlie e Lena. I gangster rapiscono anche Fido, il fratellino di Charlie. Dopo una colluttazione, Charlie uccide il proprietario del locale e fugge insieme a Lena nella casa dei suoi fratelli in montagna. Qua la coppia è raggiunta dai due gangster e durante una sparatoria Lena rimane uccisa.

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Goodis era un celebre scrittore americano di gialli, che infatti fu molto tradotto e pubblicato dai Gialli Mondadori. Fu amato anche dal cinema, e questo film di Truffaut ne è l’esempio più luminoso.
Ma film tratti dai suoi libri furono interpretati da Humphrey Bogart e Laureen ‘The Look’ Bacall, o diretti da Jacques Tourner.

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Per restare al film, vanta un’interpretazione magistrale del cantante Charles Aznavour, è uno dei capostipiti della nouvelle vague, testimonia l’amore dei giovani registi francesi (meno arrabbiati di quanto si creda) per il cinema di papà, quello più classico, e quindi, americano, e cinema di genere: ma testimonia anche la loro voglia di reinventarlo, con nuove regole, mischiando generi diversi (qui giallo e commedia), focalizzando su temi che col giallo poco hanno a che fare (timidezza, amore). Il protagonista è buffo, tenero, esitante, per nulla eroe (o non-eroe) da noir.

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L’adattamento di Truffaut è libero, l’intenzione è quella di avvicinarsi al film di genere, per quanto minore, e trasformarlo in opera d’autore (non per nulla Hitchcock fu sdoganato da regista di genere ad Autore con la A maiuscola proprio dallo stesso Truffaut – e quanto ne fu contento e soddisfatto il gran vecchio Alfred!).
L’azione conta relativamente, è girata in maniera essenziale, senza nessuna vera maestria, i malviventi sono goffi e buffi, una coppia alla Gianni e Pinotto per intenderci: l’attenzione di chi è dietro l’obiettivo è focalizzata sui personaggi nei quali sa immergersi con momenti di sospensione, con scelte registiche spiazzanti (l’audizione e l’incontro con la violinista!). Il trionfo del pastiche.

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Non per nulla Truffaut dichiarò:
Si tratta di non condurre mai una scena là dove ci si attende che vada a finire. Si crede che il tal personaggio stia per morire, ed è l’altro che muore. Si crede che la scena volga al tragico, ed è il burlesco. Bisogna sempre, sempre cambiare direzione, proprio nel momento in cui le cose stanno per assumere una piega convenzionale.

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