"Le sue lunghe gambe erano fasciate strette dal filato nero, sode, aderenti, proporzionate: in quella silhouette mozzafiato le gambe, cilindri di lussuria, si indovinavamo perfettamente ma al tempo stesso si fermavano dove dovevano fermarsi, specchio dell'ideale, della saggezza, della determinazione mostrati da Dio nel creare le cose. Era merce nuova di zecca, non aveva ancora fatto in tempo a corrompersi, lui la spiava di nascosto, e anche giorni e giorni dopo quelle gambe - soprattutto quando si sfilava i bianchi sandaletti piatti che le davano tanto fastidio e distendeva il dorso del piede, degno di una ballerina - continuavano a calpestargli a tradimento il cuore, come una cerbiatta all'erta in mezzo alla foresta, costringendolo a rannicchiarsi nel tentativo di alleviare il dolore lancinante per la perdita di cio' che aveva appena conquistato."
lungo resoconto di un funerale rurale, i personaggi si alternano col loro punto di vista in una sorta di "Mentre Morivo" cinese, una narrazione a metà tra Mo Yan e Marquez,
bellissime le scene di litigi familiari e mazzate da film di Hong Kong, in Cina è vietato tumulare i morti, è d'obbligo la cremazione quindi tutto il paese si sta macchiando di un crimine e il finale è come sempre la chiosa di quel che in Cina passa per essere l'applicazione delle norme
una lettura interessante anche per il modo colto in cui è composto il racconto e per le mille piccole citazioni che ne impreziosiscono il cammino