Mi sono imbattuto in questo romanzo per un equivoco.
** Estate 2019: Il MAXXI di Roma espone una fantastica raccolta di foto di Paolo di Paolo, collaboratore de Il Mondo, che ha ritratto Mastroianni, Pasolini, Magnani, e più in generale l'Italia a cavallo degli anni 50 e 60. A quanto pare, la chiusura de Il Mondo gli fa abbandonare la fotografia definitivamente.
** Febbraio 2020: Curiosando in una libreria, vedo un romanzo di Paolo Di Paolo edito da Feltrinelli. Incuriosito, lo prendo e scopro che si tratta di un omonimo, molto più giovane. Il romanzo parla di Piero Gobetti (mmm...Gobetti, chi era costui?), di antifascismo e di Torino, e decido di acquistarlo.
Ho scoperto un romanzo in cui la qualità alta della scrittura non è sempre rispecchiata in quella della narrazione. Di Gobetti capiamo bene che è antifascista, ma leggendo il libro viene quasi da pensare che sia socialista, mentre era tutt'altro. Alle volte, soprattutto nel primo terzo del romanzo, la prosa è un po' melensa, e fa pensare ad alcuni dei racconti meno riusciti di Lodoli.
Però questo lavoro ha anche tanti lati positivi: restituisce bene la voracità lavorativa quasi bulimica di Gobetti, che scrive di letteratura, politica, e gestisce un casa editrice prima di avere 25 anni, pubblicando la prima edizione di Ossi di Seppia di Montale. Ed ancora, l'orgoglio e la solitudine di sentirsi diverso dagli altri. Di Moraldo, invece, antieroe del libro, Di Paolo racconta l'apatia, l'eterno ciondolare in cerca di un futuro brillante che non si decide ad arrivare, la scorciatoia di provare ad avere tutto e subito in una donna incontrata per un equivoco ed amata quasi per caso.
Tutto sommato un romanzo inspirato, fa piacere aver scoperto un bravo autore trentenne.