Fabiola De Clercq è stata prima bulimica, poi anoressica. È guarita e ha deciso di raccontare la sua storia per aiutare le migliaia di malate e malati segreti che, rifiutando di parlarne, non riescono a trovare una via di salvezza. Uno sconcertante documento sui disagi del vivere. Da questo libro di Fabiola De Clercq nasce nel 1990 l'associazione ABA che in vent'anni di attività ha curato oltre ottantamila persone in tutto il mondo affette da anoressia e bulimia.
«Ogni giorno controllo automaticamente più volte il mio corpo. Solo se sento le ossa del mio scheletro, come ieri, sono tranquilla. Vi sono alcuni punti strategici dove riconosco qualsiasi variazione di peso e mi sbaglio di pochi etti. Una perdita di peso mi offre un'autonomia, la sensazione di essere al riparo dall'angoscia e quindi la possibilità di allentare la tensione che la paura di ingrassare mi procura: sono dimagrita dunque sto andando nella direzione giusta.».
5 ⭐️ Fabiola De Clercq nasce a Bruxelles e dopo la sua storia personale fonda la ABA associazione contro i disordini alimentari.
Fabiola viene stuprata da piccola dall’amico della madre, perde suo papà in un incidente e va subito in depressione. Con la madre si trasferisce a Roma, ma subito entra in un collegio francese dove per trasferire le regole inizia le grandi mangiate, la bulimia. Inizia ad ingrassare a dispetto di sua madre che è sempre graziosa e in linea. Comincia a mangiare e vomitare per liberarsi da tutte le sue angosce. Inizia a seguire diete dimagranti rigidissime, aumenta e diminuisce di peso di continuo. Si sposa con un uomo di 23 anni più grande di lei. Durante la gravidanza permane l’anoressia, mangia e vomita ma nonostante questo nasce il suo bel figlio Luca. Subito dopo la malattia si acuisce e cerca supporto in uno psicoterapeuta. Continua a perdere chili fino ad arrivare a 40. Lei sente anche che non vuole guarire se non altro però capire questo suo comportamento. Ma nessuna la capisce. Cambia psicoterapeuta e racconta per un anno intero tutta la sua vita. Forse si punisce di essere sopravvissuta al padre e di avere, da qualche parte, dei desideri di cui deve cancellare ogni traccia? Oppure si sente in colpa di non averlo saputo tenere in vita? Il bambino cresce in una casa solida, con due genitori però che non si amano più. Di sicuro vede sua mamma tanto magra, ma si può spiegare a un bambino cosa sia la bulimia e l’anoressia? Nemmeno tanti adulti lo capiscono. Si sente una bambina di ventisette chili, ormai da vent’anni promette di non ritrovarsi l’anno dopo in queste condizioni ma ormai è una partita persa. Perde altri cinque chili in un mese di vacanza insieme a sua madre che ora capisce: è la sua fonte di distruzione. Cerca di recuperare il peso perduto e anche altro, inoltre per la prima volta, in terapia, piange la perdita di suo padre. Dopo dieci anni lascia suo marito, la terapia continua e scoprire una nuova voglia di vivere: all’improvviso si sente adulta. Si rinnamora, tornano le mestruazioni e nasce Marzia.
Un motivo per leggerlo nella nuova edizione Bompiani: la postfazione. In essa l'autrice spiega la genesi del libro, ricostruisce il dibattito pubblico attorno ai disturbi del comportamento alimentare scaturito in Italia dopo la sua prima pubblicazione, racconta la conoscenza fatta con altre donne che hanno trovato il coraggio di uscire dal segreto della malattia e infine accenna alle tappe che hanno portato alla costituzione dell'associazione ABA, per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia e i disordini alimentari. Mi azzarderei a sostenere che ha un valore di testimonianza addirittura più valido del racconto autobiografico vero e proprio, che, con l'eccezione di alcuni passaggi, è confusionario e manca di un adeguato approfondimento psicologico.
IL motivo per NON leggerlo nella nuova edizione Bompiani: la quantità terrificante di refusi.
C'è un morbo che si insinua nella mente di giovani donne, ragazze, minando il fisico, lo spirito e l'anima. Un morbo silenzioso, terribile che l'autrice conosce bene. E' l'anoressia, la fame d'amore, un morbo di cui Fabiola De Clercq ha sofferto per anni e che ci descrive in questo suo libro - cronaca. Una cronaca della sua malattia, che l'ha vista ingrassare e dimagrire fino a raggiungere il peso di 27 kg, delle difficoltà ad accettare ed amare il suo corpo imperfetto. La cronaca di una malattia in cui Fabiola non vuole né giudicare né puntare il dito, ma semplicemente esserci, aiutare, sperando che la sua esperienza di guarigione, perché guarire si può, possa essere d'aiuto a molte altre che vivono questo inferno.
Il racconto dell'esperienza di Fabiola con la bulimia e l'anoressia. E' stato interessante vedere le fasi della malattia, la terapia e l'atteggiamento di negazione dei medici nei riguardi della malattia (il libro è stato scritto nel 1994). Non mi ha conquistato ma è stata una lettura molto interessante.
Un libro che nemmeno definirei romanzo, ma piuttosto una cronaca, un sunto stringato del diario intimo e segreto di una ragazza che ha vissuto nei foschi meandri dell’anoressia e della bulimia. Tutto il pane del mondo infatti è un’opera autobiografica, uno sfogo, una testimonianza diretta che l’autrice ha voluto dare delle proprie esperienze distruttive alle prese con il disturbo silente dell’alimentazione, ancora troppo sconosciuto e sottovalutato per essere diffuso e prevenuto come dovrebbe. L’argomento di fondo è ovviamente interessante. Mi sono apprestata a sfogliare le pagine ben sapendo con quali tematiche avrei avuto a che fare. E mi aspettavo di meglio. Mi chiarisco: le tematiche ci sono eccome, l’altalena tra anoressia e bulimia, l’approfondimento psicologico che l’autrice si impone, le spiegazioni e il percorso terapeutico che l’ha portata a raggiungere coscienza di sé, del proprio corpo e della propria mente. Peccato che il tutto sia scritto male. Per una settantina di pagine gli stessi identici concetti ci vengono reiterati come a voler giustificare la propria presenza; le descrizioni sono quasi esclusivamente psicologiche con pochissimi intermezzi di show (pochissime le narrazioni di fatti accaduti), è introspezione allo stato puro che salta da qua a là, caotica, senza una reale suddivisione temporale, al punto di non arrivare ad afferrare subito quando si abbiano di fronte dei flashback.
It doesn’t sit right to put a rating on people’s lives, but these genre of books helped me a lot during a tough period of my life, and I wouldn’t be the person I am today without them.
"Tutto il pane del mondo" è un libro che racconta la convivenza atroce e distruttiva con la bulimia e con l'anoressia. Un libro di denucia e cronaca che attraverso le parole di Fabiola De Clercq, protagonista in prima persona della storia trattata, si insinua nella mente di chi è rinchiuso in una prigione dalla quale sembra impossibile uscire.
Personalmente, ho trovato questo libro fin troppo ripetitivo, continuando ad esprimere ad oltranza lo stesso concetto. Tutto ciò non mi ha dato modo di comprendere fino in fondo in che modo, a livello psicologico, i traumi della donna l'abbiano portata alla malattia. Non racconta le fasi della vita in ordine cronologico e ciò rende la comprensione degli eventi troppo caotica. Inoltre, non spiega minimamente come sia stato possibile guarire, farle cambiare punto di vista seppur con varie ricadute. Racconta in modo molto superficiale le sedute dall'analista, facendo quasi pensare che questa professionista non abbia fatto o detto nulla, se non stare lì ad ascoltare. Sembra che sia avvenuto "per magia", come se non si sapesse bene come. Cosa pressoché impossibile. In 146 pagine si ripete sempre la stessa cosa, non approfondisce niente se non il loop continuo del suo mangiare-vomitare. Credo che la storia sia molto più ricca di avvenimenti rilevanti che non sono stati raccontati, non so se per scelta personale o per altri motivi, ma in ogni caso questo libro non rende giustizia alla vera fatica che questa donna ha dovuto fare per guarire e rinascere.
Il poscritto è la parte più interessante di tutta la storia, probabilmente per il modo in cui è stata trattata.
In copertina è presente la dicitura "Poscritto di Marzia De Clercq" (figlia di Fabiola), ma esso non è scritto da Marzia, bensì da sua madre, che in parte racconta anche di lei.
Oltre ad alcuni errori grammaticali, questo è sicuramente l'errore più evidente e confusionario del libro.
Questa recensione discute naturalmente solo del modo in cui è stato scritto il libro e non del contenuto, e il tutto è fatto secondo un parere del tutto personale che non giudica gli avvenimenti, ma esprime semplicemente un parere sul come essi sono stati trattati.
Valutare questo libro è difficile. L’esperienza autobiografica descritta dalla scrittrice riguarda sicuramente un argomento molto molto delicato, quale quello dei disturbi del comportamento alimentare, che, un po’ come tutte le dipendenze, distruggono ed annullano la vita e la salute della persona che le vive, seppur in maniera diversa, cioè in un caso distraendo completamente l’attenzione dalla realtà con l’estraniamento, nell’altro caso con il concentrare tutta l’attenzione e la forza sul proprio corpo e sulla capacità di controllo del peso e dell’annullamento totale di qualunque emozione, perché minacciosa per la possibilità di sofferenze, e perchè si deve essere sempre pronti e efficaci nel rispondere e soddisfare le esigenze altrui. Molto molto toccanti le parole dell’autrice, soprattutto da bambina, nelle sue continue delusioni e disillusioni. Nonostante tutta questa tristezza e sofferenza però il libro lascia un raggio di sole, un barlume di speranza, nel mostrare come, con infinite fatiche e frustrazioni ma soprattutto con tanta forza di volontà, si può farcela, e riuscire a trovare uno specialista che accompagni in questo percorso difficoltoso conducendo verso una profonda crescita interiore.
"Per non dipendere dagli altri i quali, secondo la mia esperienza di vita, possono abbandonarmi in modo irreversibile, mi sono creata una dipendenza forse ancora più dolorosa che troppe volte mi convinco di poter gestire da sola o interrompere qualora sia troppo pericolosa per la mia sopravvivenza."
"Per ora ancora io sono la malattia. Cos'altro si potrebbe essere, diversamente? In cosa riconoscersi quando per tanti anni si è stati la preda fatale di una serie di dipendenze che tutti i giorni per ore e ore fanno pensare solo al cibo […]? Può un'anoressica, che da anni si affanna a riempire ogni vuoto con lo stesso ostinato comportamento, immaginare che ci sia anche la possibilità di stare sdraiati sul letto e leggere semplicemente un libro, senza l'assillo del cibo? O studiare, pensare, sognare, fare lavori manuali. Oppure che si possa fare una passeggiata, per il piacere di farla, o addirittura fare l'amore?"
Fortunatamente,io non ho mai sofferto di questa orribile malattia e questo libro mi ha dimostrato al 100% com'è viverci. Lo consiglio soprattutto agli adolescenti in modo tale che leggendo questo riescano,se ne soffrono ad allontanare sempre di più la malattia,e se non ne soffrono,fargli capire cosa vuol dire e soprattutto fargli capire che dobbiamo tutti ACCETTARCI e AMARCI.
"Tutto il pane del mondo" F De Clerco: 6 Parecchi errori di battitura. Toccante e utile per portare a galla una patologia molto più diffusa di quanto non si pensi, però purtroppo, secondo me, non offre alcuno spunto utile per poter aiutare o essere aiutati.
A distanza di anni e a mente più matura e lucida, posso dire di avere apprezzato questo libro. L'ho preso in scambio su Bookmooch, senza quindi nessuna spesa e con la certezza che se mi avesse annoiato-infastidito-spaventato ecc. l'avrei dato via senza rimorsi. Credo invece di essere pronta ora ad affrontare anche altre letture simili, come il tanto discusso "Wintergirls" di Laurie Halse Anderson, autrice che adoro per via di "Febbre 1793". Questo brevissimo testo si legge in pochissimo tempo, ma è molto riflessivo e parla di sensazioni e idee che solo chi non è "profano" alla questione penso possa comprendere pienamente. La prosa non è delle più scorrevoli, proprio per via di questa enfasi sulle riflessioni e dei continui sbalzi temporali che possono portare un po' di confusione. Non ci sono descritti grandi avvenimenti, più che altro il percorso psicologico che è stata la chiave della salvezza dell'autrice. Ho sottolineato molte frasi, alcune davvero mooolto azzeccate: - "Ho ereditato un modello femminile basato sulla seduzione, ma non riesco a difendermi dalle conseguenze negative che questo comporta e mi offro quindi al mio prossimo per ottenere qualsiasi tipo di gratificazione; divento prigioniera dell'altro, non provo nessun piacere nella relazione; se provo un sentimento autentico, la consapevolezza di avere sedotto l'altro per usarlo mi getta nella colpa più totale". - "Non riesco a convivere con il pensiero che qualcuno possa soffrire a causa mia, per questa ragione creo situazioni di estrema ambiguità che rasentano la malafede e, di fatto, sono fondamentalmente cosciente del mio comportamento". - "Ho dovuto dimostrare a me stessa di essere più forte di quanto in realtà io sia, sono incapace di chiedere conforto e comprensione. Non accetto di essere vulnerabile come le altre persone". - "Posso vedere quello che mi circonda: una vita che mi piace ma alla quale non posso partecipare. E tutto questo me lo sono precluso per l'incapacità di abbandonarmi al piacere di vivere". - "Senza esserne consapevole, cerco automaticamente di mettermi a disposizione delle persone che hanno bisogno di me. Mi sento in colpa di tutto. E mi ripeto spesso che ho il diritto di avere qualsiasi cosa abbiano gli altri, ma è solo una teoria che non posso ancora applicare a me stessa". -" Mi chiedo se una persona che non si ama come me possa amarne un'altra". - "Questo è uno dei tratti più sgradevoli delle persone anoressiche, che hanno fondamentalmente una pessima opinione di se stesse anche se lo mascherano in modo perfetto".
Anoressia e bulimia, due facce della stessa medaglia, dove l'una non esclude l'altra. Anche se la prima è più evidente della seconda. Eppure entrambe nascono da un disagio interiore che mai si manifesta in maniera eclatante, ma latente cresce senza che ce ne si accorga e quando la cosa diventa lampante intervenire non è mai semplice. Se per l'anoressia il dimagrimento eccessivo è campanello d'allarme, per la bulimia l'accertarsi del problema può avvenire anche dopo lunghissimo, troppo tempo. Ne sa qualcosa Fabiola de Clerq, autrice de" Tutto il pane del mondo", dove si racconta in prima persona parlando della sua vita sospesa tra anoressia e bulimia. Con estrema lucidità indaga nel suo io interiore più profondo, analizza la sua infanzia prima e la sua adolescenza poi, alla ricerca delle cause che l'hanno portata ad un rapporto conflittuale col cibo. Consolazione che riempie il vuoto interiore nei momenti di sconforto, nemico per la linea e pertanto da espellere, allontanare, ignorare. Una bambina troppo matura per la sua età, una madre distante della quale però è succube, la morte prematura del padre mai realmente accettata, un matrimonio infelice. Sarà grazie all'aiuto del suo analista che piano piano riuscirà a risalire dal fondo nel quale si è inabissata. Ma il percorso non è facile come dimostrano queste pagine intense, impregnate di sentimenti contrastanti, sconforto e speranza, tanto vere quanto scomode. Già perché siamo negli anni 70-80 quando questa malattia è considerata ancora un tabù. Difficile quindi trovare aiuto per curarsi. Il libro esce negli anni 90 suscitando scalpore proprio perché il punto di vista non è relegato alla sfera scientifica piuttosto si fa intimo e liberatorio. Una testimonianza toccante, sincera e provocante. Da leggere assolutamente.