I luoghi e le circostanze del passato e del presente si allacciano come in una treccia: i collegi, la valle ulivata dell’infanzia, le caserme e i reparti neuro dove colui che racconta ha vissuto «nei dieci anni di residenza nella notte»… Un’autobiografia, per frammenti e senza soggetto, che si presuppone vera proprio perché non c’è nessuna prova che lo sia. Il mare, le spiagge, l’orizzonte di sabbia, le acque ricorrono nel libro come un connettivo della nostalgia. Da un esilio all’altro, il luogo della presenza: «Dicono che gli esuli fanno bene due cose, una è camminare lungo le rive di un fiume, o di un mare, di un lago, di un canale. L’altra è non dormire la notte».
Vero protagonista del libro è la sua “voce”, che fa risuonare le parole nell’orecchio, ci trascina oltre l’affastellamento degli eventi di una vita. Magliani getta sassi nel pozzo, che febbrilmente ci troviamo, nostro malgrado, a benedire e rincorrere. Per poi ritrovarci anche noi, nel pozzo, senza sapere come ci siamo finiti. Come Dante che sviene sulle spiagge d’Acheronte, e si ritrova sulla porta dell’inferno.
Se si passeggia sulle spiagge olandesi si possono incontrare sciami di moscerini che paiono danzare sopra le alghe depositate sulla sabbia. Sono una specie di Chironòmidi originari del Giappone e delle isole del Pacifico che negli anni ’60 sono arrivati sulle coste dell’Europa del Nord. Moscerini in esilio volontario, come lo è Marino Magliani che dopo tanto viaggiare ha deciso di fermarmarsi in una cittadina vicino ad Amsterdam autoesiliandosi dalla "sua" Liguria. E un esiliato è anche il protagonista di questo romanzo, che molto somiglia all'autore, e racconta la propria vita in tanti flash back che fanno rimbalzare continuamente il lettore tra passato e presente. Un traduttore che ha scelto di vivere nel nord Europa e che guarda alla sua vita passata: l'infanzia in una terra di confine, i ricoveri alla "neuro" nel periodo di maggiore ribellione, il lavoro in Corsica, un amore finito che crede grande e forse non era così intensamente ricambiato. Una storia per riprendere i fili di un'esistenza complicata e provare a trovarne il bandolo, un modo per alimentare i rimpianti o per cercare di farli tacere. Una scrittura lineare e schietta intessuta di realismo e poesia. Che ci aiuta (forse) a comprendere la scelta di buttarsi tutto alle spalle e ricominciare da zero in un luogo più lontano culturalmente che geograficamente.