L'islam ci fa paura. Per i fanatici che in suo nome seminano morte nel mondo, e perché è la religione dominante nell'ondata migratoria da cui l'Europa teme di venire sommersa. Di questa paura e dei nostri pregiudizi siamo prigionieri, così come lo sono gli stessi musulmani, spesso ostaggio di un'interpretazione retrograda del Corano. È possibile aprire un discorso comune sulle regole e sui valori? E cosa ci aspetta in un futuro in cui l'islam avrà un ruolo sempre più importante, anche in Italia? Sono domande che mettono in gioco la nostra identità, a partire dalle conquiste fondamentali e più minacciate: i diritti e la libertà delle donne, su cui si misura il progresso di una società. In questo libro battagliero, Lilli Gruber ci conduce in un'Italia che cambia sotto i nostri occhi: dal porto di Augusta, presidio permanente dove approdano i migranti in fuga da fame e guerre, fino all'amara sorpresa della propaganda estremista nelle periferie di Roma, incontriamo giovani pasionarie che rivendicano il diritto al velo e imam prudenti che temono la radicalizzazione, agenti segreti e italiane convertite. Mentre sullo sfondo scorre la storia dei decenni che hanno insanguinato il Medioriente, un avvincente racconto ci porta dai tormenti del Siraq, luogo di nascita dell'Isis, all'Iran riconciliato. Per scoprire che dietro lo "scontro di civiltà" si nasconde un grande inganno. E che l'unica arma da brandire è quella della disobbedienza, per difendere uno spazio comune di dialogo e di libertà.
Dietlinde Gruber nasce a Bolzano il 19 aprile del 1957 da una famiglia di imprenditori. Durante il fascismo la sorella della nonna materna era inviata al confino e il padre, Alfred, lavorava come insegnante clandestino nelle cosiddette "Katakomben - Schulen". Il percorso di studi di Lilli passa da Verona presso le Piccole Figlie di San Giuseppe, e presso il liceo linguistico Marcelline di Bolzano, proseguendo alla facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Venezia. Conseguita la laurea torna in Alto Adige-Sudtirolo: sono questi gli anni di Alexander Langer e dell'impegno, che Lilli Gruber fa suo, per la nascita di una cultura del dialogo tra i diversi gruppi linguistici.
Parla italiano, tedesco, inglese e francese: svolge il praticantato giornalistico presso l'emittente tv Telebolzano, allora unica televisione privata dell'Alto Adige. Scrive per i quotidiani "L'Adige" e "Alto Adige". Diventa giornalista professionista nel 1982. Dopo due anni di collaborazione con la Rai in lingua tedesca, nel 1984 viene assunta al Tg3 Regionale del Trentino-Alto Adige; in seguito viene chiamata dal direttore del Tg2 Antonio Ghirelli a condurre il telegiornale della mezzasera e della Notte, nonchè inserita nella redazione di politica estera.
Una panoramica dettagliata sui diversi aspetti del terrorismo, dalla religione, all'integrazione, ai problemi di radicalizzazione dei giovani. La Gruber ci spiega le origini della guerra contro l'Iraq, ormai abbastanza conosciute, e ci da un quadro completo della situazione, sia nel passato che nel presente. Descrive anche le sue esperienze dentro alcune moschee, che sono molto interessanti. Un bel libro giornalistico, facile da capire, che ti aiuta a capire meglio la situazione in cui l'Europa si trova attualmente.
Un libro interessante, che offre numerosi spunti di discussione e analisi, ma l'ho trovato un po' troppo positivo nell'analizzare certe tematiche, come se l'autrice abbia voluto far passare una certa immagine piuttosto che un'altra più radicale o comunque più grave di quello che, da quanto traspare da questo libro, non è. Merita comunque la lettura, anche fosse per un'inchiesta tutto sommato ben documentata.
Interessante e completa inchiesta di L. Gruber sulla situazione islamica in Italia. Certo da integrare con altre letture o informazioni storico-culturali per comprendere al meglio le sfaccettature di questa complessa religione e della situazione nel resto del mondo.
Non avevo mai letto niente della Gruber ed ero curiosa di conoscere meglio un noto volto del giornalismo italiano. Scenografico, ecco la parola che mi viene in mente. Non scritto male, ma più adatto ad un reportage in tv che ad un libro. Dopo un terzo delle pagine, la sua visione sull'argomento ha cominciato a ripetersi, le informazioni ad intrecciarsi caoticamente e l'interesse a scemare.