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Lavoro 2025: Il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione)

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Quali saranno gli effetti del progresso tecnologico sull’occupazione? Quale sorte attende i Neet, i giovani che non studiano e non sono alla ricerca di un lavoro? Come è possibile conciliare produttività e reddito di cittadinanza? «Per progettare qualsiasi futuro, e in particolare quello del lavoro, – sostiene Domenico De Masi – occorre prevederlo». A questa necessità intende rispondere la ricerca Lavoro 2025. Voluto da un gruppo di parlamentari del Movimento 5 Stelle per fornire una base scientifica alle loro proposte di legge e animato dalla professionalità di prestigiosi esperti, lo studio inquadra tutte le questioni fondamentali che sono al centro di quel delicato meccanismo di equilibrio tra domanda e offerta che è il mondo del lavoro. Una prima parte – La questione lavoro – descrive la fase di passaggio dalla società industriale a quella postindustriale e sintetizza le previsioni al 2025 di alcune variabili macrosociali, fornendo le basi per ipotizzare come cambierà il lavoro. La seconda parte – I futuri possibili – raccoglie le riflessioni degli esperti sui temi proposti. Nella terza parte – Lo scenario più probabile – è riassunto il succo della ricerca. Una lettura indispensabile per capire l’occupazione di domani, un progetto che celebra «l’incontro tra politici e intellettuali, gli uni in possesso dei poteri necessari per progettare, gli altri esperti delle discipline necessarie per prevedere».

452 pages, Kindle Edition

Published May 25, 2017

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About the author

Domenico de Masi

41 books31 followers
Domenico De Masi (Rotello, 1938) è un sociologo italiano. È professore emerito di Sociologia del lavoro presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" di Roma, dove è stato preside della facoltà di Scienze della comunicazione. Come studioso, insegnante, ricercatore e consulente il suo interesse è rivolto alla sociologia del lavoro e delle organizzazioni, alla società postindustriale, allo sviluppo e al sottosviluppo, ai sistemi urbani, alla creatività, al tempo libero, ai metodi e alle tecniche della ricerca sociale con particolare riguardo alle indagini previsionali.

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Profile Image for Marco Svevo.
434 reviews20 followers
December 7, 2017
"(...) non si può pensare a un'economia che non cresca su reti dove si costruiscano meccanismi che penalizzano chi sceglie di non cooperare premiando chi sceglie di cooperare nei giochi di fiducia e nei dilemmi del prigioniero", (p.110, cfr. Antimanuale di economia di Maris).
"Introdurrei la necessità di ragionare e di misurare diversamente il PIL sulla falsariga della commissione Stiglitz, puntando su indicatori di benessere e non solo su quelli contabili o fiscali" (Passerini, p.111)
"Se esistono tanti disoccupati italiani e molti immigrati che trovano lavoro (?!?), ciò implica che il lavoro immigrato non è sostitutivo di quello dei disoccupati italiani".
"L'Italia ha bisogno di immigrati". (Butera).
"Per sedare l'invidia sociale dei senza lavoro bisognerà contrastare la percezione che l'occupazione sia un privilegio capace di moltiplicare discriminazioni lesive del principio di parità tra i cittadini." (Romagnoli)
Truismo, trade off, legge di Moore...ooooooooooooooooo!
N.B. Finora gli interventi di Fusaro sono quelli più brevi e maggiormente intrisi di pessimismo cosmico quanto alle sorti dell''Italia.
Longoni e il concetto di acrescita.
Passerini crede nel ritorno a una maggiore sobrietà come VALORE nei paesi più ricchi.
Domanda: chi e perché vuole che in Italia ci sia un alto tasso di disoccupati?
A chi giova?
"Al lavoro si adatta quel che sant'Agostino diceva del tempo: se nono mi chiedi cos'è, lo so; ma, se devo spiegartelo, ho dei problemi." (Romagnoli)
Chi sarebbe il più grande scrittore della Russia zarista? Dostiofsky?
Giusta considerazione di Tiraboschi: dove troveremo tutta l'energia necessaria ad alimentare le "macchine", ovvero i robot che dovrebbero sostituire l'uomo al lavoro? Matrix?
"Ci lamentiamo di scarsa solidarietà dell'Europa ma non vogliamo parlare di soldarietà (peraltro prevista dalla Costituzione!) in casa nostra". (Cacace)
" per molte persone il lavoro non è più la fonte d'identità primaria" (tentavi di autoconvin
cimento).
"Il 70% del Pil si basa sui consumi della classe merdia, che sta scomparendo". (Robert Reich)
Romagnoli è "abbastanza vecchio da sapere che i processi di acculturazione sono trainati non tanto dalla qualità delle idee quanto piuttosto dal loro potere di penetrazione".
"...il capitale ha concesso al lavoro la facoltà di parlare, alla condizione di metabolizzare il divieto di alzare troppo la voce".
Abbiamo anche la prima non risposta: Butera.
Altro mantra: "Non è molto lontano dalla realtà chi ritiene che lo sfogo elettorale del M5S abbia contribuito, sinora, a impedire o a ridurre le reazioni più violente delle masse" (Cacace). Si noti il "sinora" come a dire: occhio che se il M5S delude le aspettative sono guai seri. E saranno guai.
"Il sindacato, per come lo abbiamo conosciuto nel novecento, nel 2025 avrà perso definitivamente il monopolio del conflitto collettivo, in favore di movimenti sociali spontanei e auto-organizzati". (Tiraboschi) Speriamo. O no?
Tanti termini inglesi, ma va bene così.
"L'educazione tornerà a essere una virtù" (Passerini). Quindi si ammette che non lo è più. E da quando? E per colpa di chi? E perché?
Domanda: "Si riuscirà a godere del maggiore tempo libero evitando la noia e la depressione (...)?
Risposta: tralasciando il fatto che il pendolo della vita oscilla tra il dolore e la noia, come ogni cattivo filosofo fa, la risposta è "che problemi ha la gente"?


La terza parte, quella finale e più noiosa, riassume in forma di Tractatus lo scenario più probabile da qui al 2025.
1.22 Le difficoltà dell'apparato produttivo a recuperare competitività internazionale spingeranno i governi, sprovvisti di un progetto di rilancio industriale, a puntare sul turismo culturale come volano della ripresa economica.
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