Il 28 agosto 1996, giorno in cui il divorzio reale venne ufficializzato, aveva segnato per Diana l'inizio di una nuova vita. La «principessa triste», schiacciata dal peso della monarchia, che meno di un anno prima aveva confessato pubblicamente la sua fragilità e rivelato i tradimenti del marito, si era trasformata in una persona radiosa, più consapevole, genuinamente interessata alle sorti dei più deboli, decisa a difendere il rapporto con i figli e il suo diritto alla felicità. Un simbolo di bellezza e sensibilità, che oscurava l'immagine della Corona inglese; il personaggio più appetibile per quei fotografi e reporter che avranno un ruolo non secondario nella sua drammatica fine. Il racconto di Antonio Caprarica prende le mosse da qui, con l'intento di restituire Diana alla sua quella autentica, privata, che la frenesia dei media ha sepolto sotto improbabili rivelazioni, teorie complottistiche e gossip. Il rapporto con il medico pakistano Hasnat Khan - l'unico uomo che non tradì i segreti e le confidenze della principessa -, le campagne umanitarie, le ultime vacanze con i figli, l'incontro con Dodi i pochi mesi che precedono lo schianto sotto il tunnel dell'Alma, a Parigi, ricostruiti in una narrazione dal ritmo e dalle immagini cinematografiche, mostrano una donna sempre in bilico fra ingenuità e astuzia, generosità e attaccamento ai privilegi. Una donna inquieta ma piena di vita, che con le sue scelte ha lasciato un segno evidente nella storia di una nazione e, a vent'anni dalla scomparsa, continua a esercitare il fascino e la suggestione dei miti.
Ha esordito nel mondo giornalistico come redattore sindacale del settimanale Mondo Nuovo; tra il 1976 e il 1978 ha commentato prima la cronaca romana e poi la politica interna su l'Unità, in seguito è stato per soli nove mesi da febbraio a ottobre 1989 condirettore del quotidiano romano Paese Sera. Con Giorgio Rossi, ha scritto il suo primo libro: La ragazza dei passi perduti, nel 1986. Nel 1989 ha lasciato la carta stampata per dedicarsi alla televisione: entrato in Rai, si è occupato di politica estera, poi è inviato e, quindi, corrispondente fisso del Tg1 nei paesi mediorientali, con base al Cairo ed a Gerusalemme. È inviato in Afghanistan, sui carri armati sovietici, che si ritirano sotto l'offensiva dei mujaheddin. Poi a Baghdad, nell'autunno del 1990. Quando è scoppiata la prima guerra del Golfo, si è trovato a Gerusalemme e ha raccontato la caduta degli Scud su Israele. Nel 1993 è trasferito a capo dell'ufficio di corrispondenza Rai di Mosca, sotto la presidenza di Boris El'cin. Ha intervistato Michail Gorbačëv, è si è recato a Groznyj, capitale della Cecenia. Nel 1997 è spostato a Londra, occupando lo stesso incarico per la Rai, ma per la capitale britannica. Dopo nove anni nel Regno Unito, nel marzo 2006 è stato posto a capo della Rai di Parigi. È ritornato in Italia nel novembre 2006: è arrivato il momento in cui ha incominciato a dedicarsi alla radio. È stato, infatti, nominato direttore del Giornale Radio Rai (GRR) e di Rai Radio Uno, incarichi che ha mantenuto sino ad agosto 2009. Nel Settembre 2010 ritorna nella sede di corrispondenza britannica della Rai a seguito del reintegro da Parte del Giudice del lavoro.
Ho cominciato questo libro perchè consigliato da una esperta royal italiana (Marina Minelli), interessata a capire di più sulla figura dell'amatissima principessa Diana. E' un libro da leggere con mente aperta: dà un quadro ampio su Diana, quel che fece quell'ultima estate, perchè lo fece, e cosa l'ha portata in certe circostanze. Mi è piaciuto molto perchè ne è venuto fuori un quadro della sua figura con luci si, ma anche ombre, quelle che la gente di solito trascura (ed era proprio quello che cercavo). Ho capito tante cose su di lei, ma anche su chi la circondava, come i controversi Al-Fayed, Hashnat Khan, il rapporto col principe Carlo (sono molto stupita in positivo) e la famiglia reale. Alla fine mi sono pure un po' commossa. Un libro da sbattere in testa a tutti i complottisti, quando si vuol vedere marcio ma c'è solo fatalità e sfortuna.
Caprarica racconta l'ultima estate vissuta da Diana, come se fosse una narrazione, sulla base di varie testimonianze raccolte da persone che le erano vicine e la conoscevano. Nonostante la tematica (e l'autore!) non si scivola nel gossip gratuito. La tesi del possibile complotto non viene considerata plausibile, mentre la figura di Al-Fayed (padre) viene tratteggiata come quella di un parvenu che ha sempre sostenuto un sacco di frottole su questa triste tragedia. E' poi agghiacciante leggere, in chiusura di libro, del comportamento cinico dei paparazzi nel tunnel dell'Alma, davanti alla scena dell'incidente.
Capranica ripercorre con toni narrativi l'ultima estate della Principessa Diana, intervallando nella cronistoria anche fatti antecedenti, quando Diana era ancora Sua Altezza Reale. È un libro che tende a dissipare i dubbi sul presunto complotto e omicidio da parte dei Servizi Segreti, attribuendo l'intera responsabilità allo stato di ebbrezza di Henry Paul e alla mancanza di adeguata sicurezza, solitamente prevista per le personalità importanti. Da leggere per chi, come me, ama il mito di Diana e vuole conoscerne anche gli aspetti meno brillanti e patinati.
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Libro scritto in modo obiettivo che restituisce al lettore uno spaccato di quell'ultima estate della Principessa di Galles. Antonio Caprarica è una garanzia se si vuole leggere qualcosa relativo alla Royal Family