Mizar, assistente capo, ha sempre desiderato far parte di una squadra investigativa. Fin da quando è entrata in Polizia, spinta da un evento terribile che le ha sconvolto la fanciullezza, ha sentito forte la passione per la giustizia, il desiderio di trovare sempre la verità. E così, quando ha la possibilità di lavorare con il vice ispettore Andrea Follini, famoso per riunire gli uomini migliori del reparto, non può lasciarsela scappare: rischierà la vita ma dovrà andare sotto copertura in una missione molto pericolosa. Mira conosce però un segreto di Andrea e questo la rende inquieta tanto da perdere il controllo delle cose. Ma nessuno può rischiare la vita dell'altro, ognuno si fida del proprio compagno e la regola numero uno è non farsi mai coinvolgere da sentimenti personali...
l'estate è ormai arrivata da un po', e tra il cercare una boccata d'aria fresca e l'attesa sempre più trepidante dell'arrivo delle ferie, mi sono immersa nella lettura de "Il gioco del ragno" di Donatella Perullo, edito dalla nuova collana della Fanucci NeroItaliano. 1998, giorno di San Valentino. Una coppia, marito e moglie, si prepara per passare una serata romantica lontani da casa e senza la compagnia del figlio. Al piano di sotto, una giovane madre chiama la figlia a tavola, che la cena è pronta. Poco lontano, due agenti stanno facendo il solito giro di ronda del quartiere. Una serata come le altre insomma, ma che ben presto rivelerà il mostro che causerà una frenata drastica di molte di queste vite che da quel momento in poi saranno intrecciate per sempre.
"Il fattore X, come Andrea amava chiamarlo, è quell'elemento la cui variazione, prospettata o imprevista, sconvolge un'armonia, un piano, un'azione, rendendo il risultato finale diverso da quello che si sarebbe ottenuto senza di esso." Estate 2017. Sono ormai passati anni da quella fatidica notte, i superstiti hanno cercato, chi più chi meno, ad andare avanti con le loro vite. Ma Andrea Suarez, unico sopravvissuto di quella notte insieme al poliziotto Terra, divenuto come un padre per lui, porta ancora dentro di sé e ben nascosti agli occhi degli altri, le cicatrici del passato, difficili da guarire. Quando, durante una nuova missione, il commissario Terra gli affianca la sovrintendente capo Mizar
Sorrento, Andrea non può certo immaginare che la sua vita sta per ricevere una nuova svolta. La missione in sé appare piuttosto semplice: fingersi ospiti in un lussuoso hotel di Napoli in cui, da diverso tempo, si registrano ricatti verso i suoi facoltosi clienti dopo averli catturati in situazioni compromettenti. Ma ben presto quella che sembrava un'indagine di facile soluzione si rivelerà l'inizio di qualcosa di più grande e pericoloso, dove in gioco c'è la vita di una bambina innocente. Tra segreti che fanno ancora sanguinare il cuore, un passato sempre più presente e schiacciante, e una corsa contro il tempo per poter salvare la vita di un innocente, le vite di Andrea e Mizar ne usciranno fuori completamente stravolte e rinnovate.
"La mente umana è l'unica macchina del tempo che sia mai stata creata. È ineludibile, ogni volta che c'è qualcosa che funge da chiave di accensione per la tua personale macchina del tempo, lei si mette in moto e ti catapulta di nuovo nel vissuto che ha contribuito a fare di te quello che sei oggi."
Questo libro appassiona e coinvolge dalla prima all'ultima parola. Il cambio sistematico di chi racconta, che permette di cogliere vari punti di vista della storia rispondendo a molti "se" e "perché" che nascono durante il racconto, è utilizzato in maniera magistrale, rendendo comunque fluido e non confusionario, come molte volte invece succede, il racconto. I temi affrontati sono vari e molto attuali, come quello del femminicidio. Il dolore e i sensi di colpa che hanno da sempre accompagnato l'esistenza di Andrea e Mizar aleggiano per tutto il romanzo, come filo conduttore che preme per poter trovare soluzione. E quel tic tac che segna il passare inesorabile del tempo, quel tempo che sembra non bastare mai, rende il tutto frenetico ed adrenalinico. Lettura consigliatissima. Mi auguro di leggere ancora storie come questa, storie che ancora oggi, nonostante le notizie che si ritrovano puntualmente in tv e sui giornali, ti fanno ancora credere e sperare che la giustizia esiste.
Il gioco del ragno è un romanzo che la dice lunga sulle capacità di questa scrittrice. Donatella Perullo sa essere una narratrice molto versatile, dal fantasy, all' horror e adesso con questo esordio in nero italiano lo dimostra ampiamente. Riesce a farti emozionare; sa' smuovere sentimenti contrastanti; ti fa fantasticare; sperare; supporre; ti coinvolge nella storia; tocca le corde giuste affinché la sete di conoscere il finale ti porta alla fine del racconto. Minuziosamente tessuto proprio come la tela di un ragno, la storia nasconde intrecci e misteri che si annodano tra essi , si infittiscono sorprendendoti fino ad arrivare al punto della verità. Come sempre non delude mai! Complimenti all'autrice ❤️🕷
Recensione completa su Peccati di Penna Il gioco del ragno di Donatella Perullo è un thriller nostrano che non ha proprio nulla da invidiare alle opere straniere. Io ho persino immaginato il romanzo come una serie TV alla Chicago PD.
Il gioco del ragno parte in quarta con una bella dose di dramma e violenza, un incipit che lascia senza fiato e apre le porte ai protagonisti: Mizar e Andrea, entrambi nelle forze dell'ordine, uniti da un evento del loro passato e coinvolti nello stesso caso. Il feeling tra loro non è immediato ma il lettore riesce a percepire la chimica tra i due, nonostante il rapporto turbolento... e io, confesso, li ho "shippati" da subito. ...continua
L'autrice ci accompagna tra i vicoli di Napoli per ambientare questo thriller ben costruito. Inutile dire che ho amato l'ambientazione, soprattutto perché traspare dalle descrizioni la perfetta conoscenza dei luoghi e l'amore dell'autrice per gli stessi. Anche la trama non è male, c'é qualche leggerezza, ma fin quasi alla fine non è chiaro chi sia il "ragno" che ha tessuto così bene la sua tela. Ci starebbe quasi bene un seguito.
Non ho davvero parole... Non l'ho mollato ma letto fino alla fine perché è così pessimo da risultare affascinante, come le persone deformi lo erano in un circo ottocentesco.