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379 pages, Paperback
First published November 28, 2016
La principale difficoltà che si incontra nel decifrare l'arte delle caverne consiste nella distanza temporale che ci separa da essa. Tutte le altre derivano di fatto da questo ostacolo fondamentale. A cominciare da alcune ambiguità semantiche, come la nozione stessa di arte a cui si è accennato già dall'Introduzione. E un termine il cui uso, fissato dal tempo, non rende un servizio agli scienziati incaricati di far parlare queste opere. Quella di arte è infatti una nozione occidentale, apparsa durante l'antichità classica e riscoperta nel Rinascimento. È concepita come ricerca esclusiva del sentimento estetico, senza un messaggio spirituale, e come tale si è progressivamente diffusa in tutto il mondo al punto che oggi tendiamo a ritenerla una verità immutabile. Ma una rapida ricerca etnografica sulle popolazioni di cacciatori-raccoglitori attuali o subattuali mostra che la loro arte è tutto fuorché gratuita, che chiama in causa spiriti o forze cosmiche e svolge un ruolo importante nella coesione del gruppo (Leroi-Gourhan, 1964). Si può ragionevolmente sup porre che i cacciatori-raccoglitori della preistoria non si considerassero artisti nel senso moderno del termine.
Se i vestiti, in questa lista, vengono soltanto dopo le armi e gli u-tensili, è perché alcune popolazioni ne hanno fatto a meno, anche in climi normalmente poco propizi a questo genere di fantasie.
Così, gli Yagan della Terra del Fuoco, in Patagonia, hanno vissuto praticamente nudi fino all'inizio del ventesimo secolo, anche quando le temperature scendevano sotto lo zero. Allora si limitavano a indossare una specie di mantello, legato al collo e alla vita, e accendevano grandi fuochi per scaldarsi. Sono i fuochi che i marinai vedevano quando doppiavano Capo Horn, e che valsero alla regione il nome di «Terra del Fuoco». Ciò detto, che i Cro-Magnon indossassero realmente i vestiti è stato dimostrato, e il modo in cui un gruppo di ricerca americano vi è riuscito è di una originalità sor-prendente: i ricercatori hanno determinato la data di comparsa dei primi abiti studiando il DNA nucleare dei pidocchi del capo e di quelli del corpo, che sono geneticamente imparentati (Kittler,
2003). L'idea è che, poiché i pidocchi del corpo vivono solo nell'abbigliamento umano, a rigore dovrebbero essere apparsi contemporaneamente a quest'ultimo. Ora, lo studio ha stimato la data di divergenza tra le due sottospecie a circa 170 000 anni fa. I primi indumenti risalirebbero dunque a quel periodo. Più di recente, e adottando lo stesso genere di approccio indiretto, due antropologi hanno cercato di stabilire la data di comparsa delle prime scarpe. A tal fine, hanno confrontato le ossa del piede di scheletri del Paleolitico medio e superiore provenienti da una ventina di siti diversi (Trinkaus e Shang, 2008). Dal loro studio emergerebbe che la maggior parte delle dita dei piedi del Paleolitico superiore erano significativamente sottili, mentre le ossa delle relative caviglie rimanevano forti - uno sviluppo presente solo in un esiguo numero di resti ossei del periodo precedente. Gli scienziati ne hanno dedotto che l'uso delle scarpe era raro nel Paleolitico medio, e che divenne più comune a partire dal Paleolitico superiore. In altre parole, Neandertal avrebbe conosciuto la scarpa ma solo Cro-Magnon l'avrebbe usata sistematicamente.
Eppure i Neandertal hanno effettivamente frequentato Le Regourdou e difficilmente avrebbero potuto ignorare la sua natura di tana di orsi. La scelta di Le Regourdou per seppellire uno di loro, dunque, potrebbe non essere casuale. D'altronde, in certe culture moderne è attestata l'identificazione dell'uomo con l'orso, probabilmente perché è uno dei pochi quadrupedi in grado di stare eretto, perché l'impronta della sua zampa è abbastanza simile a quella del piede umano, perché è onnivoro e perché certi tratti del suo carattere, come la curiosità o la golosità, rafforzano ulteriormente la sua umanità percepita, al punto da essere considerato come il «nonno della montagna» dai Lapponi e come uno «zio» in Siberia (Man-Estier, 2011).