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Le temps sacré des cavernes. De Chauvet à Lascaux, les hypothèses de la science

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Le Temps Sacré des Cavernes est une synthèse claire et accessible de toutes les hypothèses proposées au fil du temps par la communauté scientifique pour répondre à la question de la signification de l’art des cavernes. Il vient combler un manque dans la littérature consacrée à ce sujet, aucun autre livre ne remplissant un tel cahier des charges. D’ordinaire, le survol théorique se révèle trop rapide ; à moins que l’auteur, théoricien lui-même, ne privilégie ses propres hypothèses au détriment des autres. Rien de tel ici. Fruit de plusieurs années de travail, « Le Temps Sacré des Cavernes » accorde à chaque théorie une attention égale, exposant au besoin les points de friction entre spécialistes.

La première partie présente l’artiste. En se basant sur les publications les plus récentes, l’auteur établit un portrait précis de Cro-Magnon, évoquant tour à tour ses ancêtres, ses contemporains, son apparence, son régime alimentaire, son mode de vie, son équipement, ses relations sociales comme avec son environnement (animaux, éléments) et les traces qu’ils a laissées en termes de pensée symbolique et de spiritualité.

La seconde partie, consacrée aux interprétations, propose au lecteur un travail d’analyse critique aussi exhaustif que possible : l’art pour l’art, zoocénose, culte de l’ours, magies d’envoûtement, de fertilité, de destruction et d’apaisement, zodiaque préhistorique, chamanisme, totémisme, dualisme primordial, rites d’initiation, code de chasse préhistorique, enseignement de la chasse par rabattage, enfin mythes liés à la Genèse et à la fertilité. Le lecteur, ainsi éclairé, pourra enfin se forger son intime conviction.

379 pages, Paperback

First published November 28, 2016

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Gwenn Rigal

6 books

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Displaying 1 - 9 of 9 reviews
Profile Image for Michael Finocchiaro.
Author 3 books6,308 followers
August 26, 2019
Fantastic survey of the most recent research on cave painting from the Late Paleolithic period. Having visited Lascaux II, Lascaux IV, Haut-de-Gaume, Combarelle and Rouffignac this year, I can truly say that the paintings and engravings are absolutely incredible. Mr. Rigal, the author, was a guide at Lascaux II for 13 years when he wrote this survey of all the latest theories: hunting, shamans, totems...and it is an extremely impressive study.
Profile Image for Samuele Petrangeli.
433 reviews80 followers
March 3, 2023
Sono laureato in Scienze della comunicazione e un paio d'anni fa sono andato in Val Camonica a vedere le pitture rupestri, e soltanto là ho scoperto che ci sta una sostanziale differenza fra pitture rupestri e incisioni rupestri (sia proprio nel fatto che le prime sono PITTURE e le seconde, sorprendentemente, INCISIONI, sia temporalmente, con le pitture del paleolitico e le incisioni del neolitico). Quindi, insomma, che parere posso dare sulla validità di un saggio che cerca di fare il punto sulle ricerche riguardo le pitture rupestri? Cioè, proprio, che valore ha la mia opinione a riguardo? E' un saggio affidabile? Boh, sì, lo pubblica Adelphi, immagino di sì. Posso, al massimo, dire che è scritto benissimo e riesce a mantenere altissima l'attenzione del lettore per tutta la lunghezza del saggio e ogni pagina vorresti che ci fosse un saggio in più per approfondire. Gwenn Rigal riesce a trasmettere tutto il senso di meraviglia che si prova davanti alle pitture - e ora sto cercando in tutti i modi possibili di riuscire a vedere dal vivo queste pitture (dal vivo nel senso di ricreate nei musei, perché purtroppo molti siti non sono aperti al pubblico, ma, insomma, ora sto vedendo uno per uno se riesco a trovarne qualcuno ancora visitabile). Però, ecco, già qui stiamo andando nel personale, in quello che questo libro ha significato per me, Samuele. Quindi, insomma, prima di farlo completamente: "Il tempo sacro delle caverne" è un libro estremamente interessante e se avete la benché minima curiosità sulle pitture rupestri, senza manco avere la più pallida idea di base su quando siano state fatte, è il saggio perfetto per colmare la vostra curiosità - e stimolarla ancora di più. Nel senso che iniziate, magari, con una vaga curiosità intellettuale e finita che vi mangiate le mani per non aver scelto archeologia della preistoria all'università.
Detto questo. Finita la recensione, inizia il diario.
Cosa ha significato per me, Samuele, questo libro?
Un paio di anni fa, sono andato in Val Camonica a vedere le incisioni rupestri. Le incisioni rupestri, pur essendo molto distanti dalle pitture, sotto alcuni aspetti sono, per me, paragonabili. In particolare, per quel senso di quasi completa incomprensibilità, o, per lo meno, per la nebbia del tempo che le avvolge. Sono simboli incisi millenni fa, le più antiche risalgono a quasi 10mila anni fa fino al I millennio a.C. Un lasso di tempo così lungo da essere quasi privo di senso, per noi. Comunque, ci sono andato che era quasi ottobre, bassissima stagione. A parte il Parco Nazionale, mi trovavo spesso a girare in mezzo a questi boschi completamente da solo. Non dico che il tempo scomparisse e fosse come essere immersi nell'attimo in cui quei simboli venivano incisi. Assolutamente. Ma in alcuni momenti, accucciato accanto a una pietra, con la possibilità di tendere la mano, quasi inconsciamente, prima di rendermi conto che non era il caso, e sfiorare le incisioni, per un brevissimo frammento di secondo, la nebbia si assottigliava. Pur rimanendo completamente incomprensibili e irraggiungibili, la sensazione era quella di una sorta di comunanza e vicinanza. Non ho mai capito se fosse un caso sorprendente o una specie di memoria che scorre dimentica e non vista nel sangue, di generazione in generazione, come il colore degli occhi e i traumi passati, ma credo sia un fatto interessante che nelle vicinanze di molti di questi parchi rupestri - luoghi un tempo ritenuti i luoghi più sacri possibile - ci siano oggi dei cimiteri.
Leggere "Il tempo sacro delle caverne" mi ha restituito quelle stesse sensazioni. O, meglio, una fortissima sensazione di vertigine davanti a una storia e una comunanza che si perde nei millenni. Uno degli aspetti più vertiginosi, per me, è il fatto che, per non dico comprendere, ma almeno avere un qualche briciolo di intuizione su cosa possano essere le pitture rupestri, gli scienziati debbano guardare alle tribù di cacciatori-raccoglitori di oggi. Cercare, cioè, indizi su quello che fu 40mila anni fa, nelle nostre azioni di oggi. Non ho altro termine se non vertiginoso, e mi scuso che lo ripeto per la terza volta, all'idea che in fondo, i tizi che 40mila anni fa, per 28mila anni, dipinsero le caverne non siano differenti da noi. Che la nostra importantissima, raccontatissima, centralissima storia su cosa significa essere umani - l'agricoltura, la scrittura, e così via - non sia altro che un infinitesimale aspetto, quasi secondario, di una roba che si perde all'alba dei tempi.
Profile Image for Andrea Giovanni Rossi.
177 reviews4 followers
April 4, 2025
Le pitture rupestri, siano esse legate a pratiche magiche, apotropaiche, a raffigurazioni mitiche o totemiche, ci offrono una connessione profonda e immediata con i nostri antenati, rivelando come la loro arte fosse espressione di emozioni universali
21 reviews
November 16, 2023
Affascinante, forse eccessivamente didascalico per i miei gusti, ma restituisce tutto lo spessore della preistoria facendoci riflettere su un fatto estetico (le pitture rupestri) che per migliaia e migliaia di anni in un territorio sovrapponibile all'Europa contintentale. Forme, linee, motivi ornamentali, tipologie di animali rappresentati, tecniche di pittura murale... tutto uguale o comunque molto simile in un arco di tempo che la nostra immaginazione fatica a contenere. Resta il mistero sul significato, se accettiamo l'interpretazione simbolica di quei segni, che portano a immaginare, insieme alla loro collocazione, in caverne che evidentemente non erano abitate, un utilizzo rituale.
Profile Image for Jonathan L.
114 reviews2 followers
August 20, 2024
Livre de vulgarisation autour de l'art pariétal. Ce qui est bien dans ce livre c'est qu'il prend vraiment le temps de contextualiser le mode de vie et les différentes connaissances que l'on peut avoir sur l'humanité de l'époque, avant d'aborder vraiment un thème où tout reste sujet à interprétation, bien sûr. Or, comme on a ce contexte, on comprend beaucoup mieux les subtilités de chaque interprétation.

Je recommande totalement ce livre. Je l'ai lu en préparation d'une visite à Lascaux et je conseille encore plus la lecture à quiconque pense faire une visite comme celle-là car sur place les informations sont franchement très parcellaires.
36 reviews1 follower
July 14, 2023
Assez scientifique et donc très fouillé mais très intéressant pour quiconque s intéresse un peu à l'art pariétal, surtout, comme moi, après une visite de Lascaux (II).
Profile Image for Andrea Samorini.
939 reviews34 followers
June 28, 2025
pag.23 _______________________________
La principale difficoltà che si incontra nel decifrare l'arte delle caverne consiste nella distanza temporale che ci separa da essa. Tutte le altre derivano di fatto da questo ostacolo fondamentale. A cominciare da alcune ambiguità semantiche, come la nozione stessa di arte a cui si è accennato già dall'Introduzione. E un termine il cui uso, fissato dal tempo, non rende un servizio agli scienziati incaricati di far parlare queste opere. Quella di arte è infatti una nozione occidentale, apparsa durante l'antichità classica e riscoperta nel Rinascimento. È concepita come ricerca esclusiva del sentimento estetico, senza un messaggio spirituale, e come tale si è progressivamente diffusa in tutto il mondo al punto che oggi tendiamo a ritenerla una verità immutabile. Ma una rapida ricerca etnografica sulle popolazioni di cacciatori-raccoglitori attuali o subattuali mostra che la loro arte è tutto fuorché gratuita, che chiama in causa spiriti o forze cosmiche e svolge un ruolo importante nella coesione del gruppo (Leroi-Gourhan, 1964). Si può ragionevolmente sup porre che i cacciatori-raccoglitori della preistoria non si considerassero artisti nel senso moderno del termine.

pag.69 _______________________________
Se i vestiti, in questa lista, vengono soltanto dopo le armi e gli u-tensili, è perché alcune popolazioni ne hanno fatto a meno, anche in climi normalmente poco propizi a questo genere di fantasie.
Così, gli Yagan della Terra del Fuoco, in Patagonia, hanno vissuto praticamente nudi fino all'inizio del ventesimo secolo, anche quando le temperature scendevano sotto lo zero. Allora si limitavano a indossare una specie di mantello, legato al collo e alla vita, e accendevano grandi fuochi per scaldarsi. Sono i fuochi che i marinai vedevano quando doppiavano Capo Horn, e che valsero alla regione il nome di «Terra del Fuoco». Ciò detto, che i Cro-Magnon indossassero realmente i vestiti è stato dimostrato, e il modo in cui un gruppo di ricerca americano vi è riuscito è di una originalità sor-prendente: i ricercatori hanno determinato la data di comparsa dei primi abiti studiando il DNA nucleare dei pidocchi del capo e di quelli del corpo, che sono geneticamente imparentati (Kittler,
2003). L'idea è che, poiché i pidocchi del corpo vivono solo nell'abbigliamento umano, a rigore dovrebbero essere apparsi contemporaneamente a quest'ultimo. Ora, lo studio ha stimato la data di divergenza tra le due sottospecie a circa 170 000 anni fa. I primi indumenti risalirebbero dunque a quel periodo. Più di recente, e adottando lo stesso genere di approccio indiretto, due antropologi hanno cercato di stabilire la data di comparsa delle prime scarpe. A tal fine, hanno confrontato le ossa del piede di scheletri del Paleolitico medio e superiore provenienti da una ventina di siti diversi (Trinkaus e Shang, 2008). Dal loro studio emergerebbe che la maggior parte delle dita dei piedi del Paleolitico superiore erano significativamente sottili, mentre le ossa delle relative caviglie rimanevano forti - uno sviluppo presente solo in un esiguo numero di resti ossei del periodo precedente. Gli scienziati ne hanno dedotto che l'uso delle scarpe era raro nel Paleolitico medio, e che divenne più comune a partire dal Paleolitico superiore. In altre parole, Neandertal avrebbe conosciuto la scarpa ma solo Cro-Magnon l'avrebbe usata sistematicamente.

pag.169 _______________________________
Eppure i Neandertal hanno effettivamente frequentato Le Regourdou e difficilmente avrebbero potuto ignorare la sua natura di tana di orsi. La scelta di Le Regourdou per seppellire uno di loro, dunque, potrebbe non essere casuale. D'altronde, in certe culture moderne è attestata l'identificazione dell'uomo con l'orso, probabilmente perché è uno dei pochi quadrupedi in grado di stare eretto, perché l'impronta della sua zampa è abbastanza simile a quella del piede umano, perché è onnivoro e perché certi tratti del suo carattere, come la curiosità o la golosità, rafforzano ulteriormente la sua umanità percepita, al punto da essere considerato come il «nonno della montagna» dai Lapponi e come uno «zio» in Siberia (Man-Estier, 2011).
Profile Image for Claudie.
400 reviews
September 5, 2025
Excellente synthèse des hypothèses concernant l'interprétation des grottes ornées.
Avec en première partie de salutaires rappels concernant les Préhistoriques, ce livre est le livre qu'il vous faut si vous souhaitez, comme moi, augmenter la réalité de vos visites en Dordogne.
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