Questo secondo volume di saggi, che appare dopo Il grande brivido, raduna scritti che rappresentano il vertice del pensiero metafisico di Coomaraswamy nel suo periodo più intenso e fecondo. Grazie all’incontro folgorante con le opere di Guénon, Coomaraswamy scopre la Filosofia Perenne quale Verità unica e immutabile in cui si radicano tutte le tradizioni sacre ortodosse dell’umanità – dall’induismo al cristianesimo, dal neoplatonismo all’islam –, «dialetti di un unico linguaggio spirituale» che conducono a una sola Realtà: quello Spirito eterno e immanente che, secondo quanto afferma il Vedanta, conosce, agisce, trasmigra. Il compito della metafisica è eminentemente pratico, e la ricerca si conclude soltanto quando il ricercatore stesso sia divenuto l’oggetto della sua ricerca.
Ananda Kentish Coomaraswamy was a Ceylonese philosopher and metaphysician, as well as a pioneering historian and philosopher of Indian art, particularly art history and symbolism, and an early interpreter of Indian culture to the West. In particular, he is described as "the groundbreaking theorist who was largely responsible for introducing ancient Indian art to the West." (Wikipedia)