Joseph Roth, journalist and novelist, was born and grew up in Brody, a small town near Lemberg in East Galicia, part of the easternmost reaches of what was then the Austro-Hungarian empire and is now Ukraine. Roth was born into a Jewish family. He died in Paris after living there in exile.
Una serie di articoli scritti da Roth per vari giornali, una decina di anni dopo la fine della I guerra Mondiale con conseguente dissoluzione dell'Impero Austro Ungarico: una velatissima nostalgia accompagna tutte le pagine, nostalgia per quella che una volta era Galizia austriaca ed ora e' divisa fra Polonia ed Ucraina, cosi' come altre regioni come la Rutenia, la Slesia e la Volinia, tutte regioni di cui non sentiamo piu' parlare ma che all'epoca erano la casa di una fiorente, ed ora scomparsa, comunita' ebraica. Bellissimo il racconto breve "Sosta a Jablonowka", un piccolo gioiello che gia' da solo vale l'acquisto del libro.
Acutissimo, profondo conoscitore della sua Galizia (ed in generale degli ex territori del fu impero austoungarico) non saprei quale altra caratteristica rara ed autentica attribuirgli. Questa raccolta di articoli giornalistici scritti da inviato negli anni venti del XX secolo, ci raccontano di panorami umani e di luoghi che stavano rapidamente scomparendo mentre Roth li osservava per i suoi lettori e ci dicono qualcosa pure su di lui mentre scriveva. Non conoscevo Roth (non QUESTO Roth) e la sua originalità mi ricorda un autentico iconoclasta, verso le autorità e verso il suo tempo, grande osservatore della società e dei luoghi. Un cittadino del mondo divenuto apolide a causa dell'imbarbarimento progressivo del mondo in cui era nato. Insomma, dovrò leggerlo ancora e a lungo per provare a capire meglio lui ed il suo tempo.
Accurata serie di racconti di viaggio del grande Joseph Roth in alcune regioni dell'Europa orientale e balcanica - come la Slesia, la Galizia, la Volinia, la Polonia, la Serbia e la Bosnia. L'Impero austro-ungarico si è ormai definitivamente dissolto in favore di Stati di nuova creazione, e tuttavia i villaggi e le città, così come i diversi popoli che vi dimorano, restano ancora ostinatamente al loro posto, tutti custodi di una stessa epoca ormai scomparsa. Appassionante e nostalgico.
"È una grande presunzione voler descrivere una città. ... ognuna di esse è un'unità, ognuna una pluralità; ogni città ha più tempo di un reporter, di un individuo singolo, di un gruppo, di una nazione. Le città sopravvivono ai popoli, ai quali devono la loro esistenza, e alle lingue, con le quali i loro fondatori hanno comunicato. ... Si dovrebbe avere la capacità di esprimere in parole il colore, il profumo, la densità, la piacevolezza dell'aria; ... Ci sono città che odorano di crauti. Di fronte a ciò, non c'è barocco che possa porvi rimedio."
Gran bel libricino che raccoglie vari articoli di Roth scritti nel primo dopoguerra per i più importanti giornali tedeschi.
Sono articoli che descrivono la situazione dei nuovi stati sorti dalle ceneri dell’impero austro-ungarico quali la Polonia e la Jugoslavia.
Molto interessanti perché sembra di vivere quella situazione in diretta, dato lo stile adottato dall’autore, ed è incredibile pensare che di lì a poco si sarebbe verificato il disastro della seconda guerra mondiale.