“La probabilità dell’esistenza di una vera vittima dietro ai temi del mito è molto, molto alta” Al contrario dell’antropologia moderna, che va il più lontano possibile, verso le “culture altre”, il discorso antropologico di Girard si concentra su ciò che è più vicino e a portata di mano. Girard difatti non pone distinzioni fra le diverse culture, in quanto le ritiene parte di una stessa umanità fatta della medesima stoffa antropologica. Anche per questo non c’è bisogno di alcun “lavoro sul campo”, visto che i testi di riferimento si trovano anzitutto all’interno della nostra tradizione culturale: i tragici greci, la Bibbia, Shakespeare, il romanzo moderno. I miti d’origine raccolti in questo volume, una serie di saggi apparsi nel tempo in diverse antologie, approfondiscono e chiariscono l’analisi condotta nelle opere maggiori di Girard. Il mito ha un ruolo centrale nella sua teoria del “capro espiatorio”. È il momento finale, di sistematizzazione narrativa del dramma appena compiutosi all’interno della comunità: dopo aver individuato la vittima sacrificale, causa dell’insorgenza della crisi, in seguito la sua morte dà vita a un processo di trasformazione del presunto colpevole in eroe o dio. Insomma, l’ordine culturale umano scaturisce dalla ritualizzazione del sacrificio iniziale, e il mito quindi non è altro che il resoconto di quell’evento fondativo.
René Girard was a French-born American historian, literary critic, and philosopher of social science whose work belongs to the tradition of anthropological philosophy.
He was born in the southern French city of Avignon on Christmas day in 1923. Between 1943 and 1947, he studied in Paris at the École des Chartres, an institution for the training of archivists and historians, where he specialized in medieval history. In 1947 he went to Indiana University on a year’s fellowship and eventually made almost his entire career in the United States. He completed a PhD in history at Indiana University in 1950 but also began to teach literature, the field in which he would first make his reputation. He taught at Duke University and at Bryn Mawr before becoming a professor at Johns Hopkins in Baltimore. In 1971 he went to the State University of New York at Buffalo for five years, returned to Johns Hopkins, and then finished his academic career at Stanford University where he taught between 1981 and his retirement in 1995.
Girard is the author of nearly thirty books, with his writings spanning many academic domains. Although the reception of his work is different in each of these areas, there is a growing body of secondary literature on his work and his influence on disciplines such as literary criticism, critical theory, anthropology, theology, psychology, mythology, sociology, economics, cultural studies, and philosophy.Girard’s fundamental ideas, which he has developed throughout his career and provide the foundation for his thinking, are that desire is mimetic (all of our desires are borrowed from other people), that all conflict originates in mimetic desire (mimetic rivalry), that the scapegoat mechanism is the origin of sacrifice and the foundation of human culture, and religion was necessary in human evolution to control the violence that can come from mimetic rivalry, and that the Bible reveals these ideas and denounces the scapegoat mechanism.
In 1990, friends and colleagues of Girard’s established the Colloquium on Violence and Religion to further research and discussion about the themes of Girard’s work. The Colloquium meets annually either in Europe or the United States.
René Girard died on November 4, 2015, at the age of 91 in Stanford.
Se i persecutori credono nel potere distruttivo della loro vittima tanto intensamente da trovare pace solo con la sua morte, crederanno anche nel suo potere riconciliante e ricostitutivo, perché lo stesso principio che vede la vittima come unica responsabile dei disordini che precedono la sua morte si applicherà anche alla pace che ne consegue.
Caro e stranamente intimo, Miti d’origine di René Girard è uno di quei libri che non cercano di sedurti con la brillantezza, ma di spostarti lo sguardo. La sua forza, per me, sta qui: Girard prende il mito — che di solito leggiamo come lontananza, come simbolo solo esterno, nebbia — e lo riporta vicino, mostrandolo come memoria deformata della violenza collettiva. È una lettura che inquieta, ma in modo fertile: ti fa sentire quanto la civiltà, spesso, nasca non dall’innocenza ma dalla necessità di dare un ordine al caos, anche al prezzo di una vittima. La figura del capro espiatorio è la menzogna più necessaria: una vittima resa colpevole, mentre la comunità, assetata di innocenza, si racconta ferita; così il rito consola tutti, ma salva nessuno, perché sotto la pace apparente restano solo vittime che si scambiano i ruoli. Quello che rende il libro così riuscito è che non sembra mai puro esercizio teorico. Anche quando Girard è più astratto, resta sempre attraversato da un’intuizione umanissima: che gli uomini, quando hanno paura, desiderano un colpevole prima ancora di desiderare una verità. E allora questo libro diventa qualcosa di più di un saggio sul sacro o sull’antropologia: è un libro sottile e severo sul bisogno umano di raccontarsi una colpa per potersi raccontare una comunità. Non è il Girard più spettacolare, ma forse è uno dei più limpidi e meditativi.
Il tema centrale del saggio è un tema caro a Girard : il capro espiatorio. Quali sono le leggi che lo creano ?Quali meccanismi si creano nella folla? Girard con un dialettica semplice e con esempi permette di comprendere la nascita del mito attraverso il sacrificio del capro espiatorio. Attingendo alla filosofia di Derrida e il suo impianto filosofico , egli ricalca il tema del " supplemento" e del "decentramento" necessari per spiegare l ordine del mito. Al calderone aggiunge Freud e Jung per offrire al lettore una prospettiva psicosociale.
INDICE - Ordine e logica del supplemento in mitologia - Milomaki, Edipo presso gli indiani yahuna. - un mito Veda. Pitone e le sue due mogli - persecuzione e scienze dell uomo