Tre racconti, tre donne accomunate da tragici avvenimenti, tre uomini invasi e conquistati dal dolore.
Morte, resurrezione, strazio, dannazione, follia ma anche amore si susseguiranno in questi tre racconti che, nello stile a cui Poe ci ha abituati, faranno vivere al lettore emozioni intense, vibranti ed angoscianti.
Tre "racconti perle" meravigliosi nella sua decadenza.
- "Berenice":
Egeo e la cugina Berenice, due giovani cugini cresciuti assieme stanno per sposarsi ma alla malattia del primo, una forma di monomania che lo porta a fissarsi insistentemente su determinati oggetti si aggiunge l’improvviso peggioramento della salute della ragazza che la porterà ad avere gravi episodi di catalessi.
Quella che poteva all’inizio apparire come una situazione idilliaca precipiterà rovinosamente quando il giovane si fisserà sulla dentatura della futura moglie convinto che i denti stessi siano i suoi pensieri e che solo possedendoli potrà finalmente rinsavire.
"Berenice" breve racconto dell’orrore scritto nel 1835 riesce in pochissime pagine a ridare al lettore un forte senso di disagio, sofferenza e follia.
Poe riesce anche grazie ad una scelta linguistica perfetta a immergere il lettore in una discesa nella sofferenza psicologica lenta ma inarrestabile che vedrà il suo culmine in un finale davvero sconcertante.
- "Morella":
Il protagonista (di cui si ignora il nome) sposato, non per amore ma per attrazione psicologica, con Morella, vive una vita circondato dalla grande passione della donna, l’esoterismo.
Al sopraggiungere della morte della donna, la stessa darà alla luce una bambina che avrà in se delle curiose peculiarità che indurranno il protagonista a porsi un dubbio terrificante "E se alcune delle convinzioni di Morella fossero vere?".
"Morella", brevissimo racconto scritto da Poe nel 1835 e pubblicato nel 1840 nella raccolta "Racconti del grottesco e dell’arabesco", ci accompagna, in un brevissimo lavoro, attraverso il tema della reincarnazione.
Con abili parole Poe riesce, seppur non come nel racconto precedente, a far vivere al lettore una sorta di "prurito psicologico" che poterà lo stesso a porsi alcune domande sulla possibilità dell’esistenza di questo "fenomeno".
Non all’altezza del racconto precedente ma comunque di piacevole lettura.
- "Ligeia":
Un uomo (il narratore) e una donna di nome Ligeia sono ormai sposati da moltissimi anni, la loro vita procede serena e gioiosa sino al sopraggiungere di una grave malattia che porterà la donna ad una veloce morte.
L’uomo disperato inizierà a vagare per l’Inghilterra sino a trovare dimora in una vecchia e isolata abbazia dove preso dai fumi dell’oppio a cui sempre più spesso fa ricorso sposerà Lady Rowena Trevanion di Tremaine, da quel giorno peró inizieranno strani accadimenti forse riconducibili alla defunta moglie.
"Ligeia" scritto nel 1838 ed inserito come il precedente scritto nella raccolta "Racconti del grottesco e dell’arabesco", accompagna il lettore nella vita ultraterrena, puó un’anima sopravvivere alla morte? Puó ripresentarsi fra i vivi e modificarne addirittura la realtà?
Con un sapiente e ricercato linguaggio Poe riesce a far vivere il terrore e lo sconcerto della voce narrante anche al lettore che si approccia ad un racconto davvero vibrante.
#ondedicartaeinchiostro