Een trein wordt plotseling op een zijspoor geleid en bij een bosrand onder quarantaine geplaatst. Hij komt uit een streek waar cholera is uitgebroken, soldaten leggen er een kordon omheen. De reizigers zijn op elkaar aangewezen; er wordt gedronken, de vertrouwelijkheid groeit, maar ook de spanning die tot hevige botsingen leidt. De reizigers denken en praten over hun jeugd, hun ouders en voorouders, over de dramatische geschiedenis van het gekwelde Rusland. De ontwikkeling van de roman maakt duidelijk dat Maximow niet alleen de trein, maar door zijn figuren ook het gehele immense Rusland ‘in quarantaine’ plaatst. Zij zoeken naar hun ware identiteit in gesprekken en dromen, eruptieve monologen en indringende biechten, beschuldigingen en bevrijdende gewetensontlastingen. In een perfecte opbouw komen al die stroompjes bijeen tot een machtige rivier die bruisend en tot overstromens voortraast. Een monumentaal werkstuk van een begenadigd auteur.
4,5 stars, a un passo dal capolavoro. Il romanzo fu rifiutato dalla censura e circolò solo in samizdat (pubblicazioni clandestine). Maksimov passò (di nuovo) guai seri e finì addirittura in un ospedale psichiatrico (volevano fargli il lavaggio del cervello, evidentemente). Nel 1974 gli fu consentito di espatriare e si mise in salvo in Francia. "La quarantena" ha una struttura complessa, direi a spirale. Un treno in viaggio da Odessa a Mosca viene improvvisamente fermato e messo in quarantena, come precauzione in seguito alla segnalazione di casi di colera nel sud dell'Ucraina. La noia per l'impotenza prende presto il sopravento e i viaggiatori fanno conoscenza, giocano a carte, cercano di ingannare il tempo e, per lo più, discutono e si raccontano le loro storie. Storie assurde (c'è anche quella dell'amante di una giumenta!), con un comune denominatore: il dolore per la violenza perennemente in atto nel paese. Il tutto è condito da alcol a fiumi (ogni tanto accompagnato da fettine d'aringa) perciò l'incedere della storia e dei racconti si mischia al puro delirio, alcolico e onirico. Bevono continuamente, fino allo sfinimento e allo svenimento. Al risveglio, naturalmente ci danno dentro subito, per far passare la sbornia. Piano piano, 2 personaggi emergono dal marasma: Boris Chramov e Maria (marito e moglie che sono sul punto di lasciarsi, indifferenti ormai l'uno per l'altra). 3 lame si infiggono profondamente nella narrazione: a) le storie dei Chramov (chram vuol dire tempio, basilica) nei secoli, a partire dalla conversione della Rus' alla fede ortodossa fino a Fedor, il padre di Boris; b) la presenza di Ivan Ivanovic (un nome che è come dire "il sig. Rossi", il modello di uomo russo, il russo per antonomasia), un personaggio enigmatico e misterioso, dotato di poteri soprannaturali, magici, con un linguaggio mistico, in grado, un po' alla volta, di scuotere le coscienze dei protagonisti; c) il forte, fortissimo grido d'accusa alla Russia e all'URSS e a tutto il dolore inferto alla popolazione (scene dal passato di vera e propria isteria e follia collettiva, la folle figura di Stalin e il sangue sparso a fiumi, gli arresti, gli interrogatori, le carcerazioni, i campi di concentramento...). Nessuno è dimenticato, niente è dimenticato. Alla fine, la guarigione e la redenzione. La quarantena ha assolto al suo compito, il sangue versato ha mondato i peccati. Uno strano mix tra Dostoevskij (dolore, racconti, monologhi e dialoghi), Solženicyn (l'orrore e le angherie del regime) e Sinjavskij (il grottesco, il magico e l'onirico).
Поэтика алкоголизма у Максимова несколько уступает Ерофееву, но все-таки держится на высоком уровне. Возникает ощущение, что в Совке было всего две формы побега от реальности: алкоголизм и религия. Максимов больше раскрывает алкоголизм, но и религии уделяется достаточно внимания. Много отсылок на Библию, несколько религиозных персонажей, в финальной сцене вообще выход в какой-то христианский мистицизм. В целом, очень занимательно.