A Gift Town, cittadina che rimanda alle realtà suburbane americane degli anni '50, la popolazione vive nella costante adorazione e nel timore di Dio, figura manifestatasi nel cosiddetto "Giorno della Rivelazione". L'umanità è tenuta a seguire alla lettera le regole di un nuovo testo sacro, pena la perdita di "punti sociali" e il rischio di finire all'Inferno, un luogo di cui poco si conosce e da dove la gente raramente torna indietro. Brian, un ragazzino di tredici anni pervaso di dubbi e ossessionato dal ruolo di Dio, inizia a mettere in discussione la società di cui fa parte e a tastare le pareti di quella che avverte come una gabbia invisibile. Dio 2.0 è un romanzo fantascientifico in cui gli echi dell'orwelliano 1984 vanno a braccetto con i temi della letteratura americana del profondo sud, in cui senso del peccato, fanatismo religioso e pulsioni pansessuali sono pronte a deflagrare. Un'opera originale, pregna di idee e volutamente ambigua, che ci rivela un autore che alla sua opera prima centra il bersaglio, dimostrando quanto una letteratura di "genere" possa essere una delle strade da seguire per i giovani narratori italiani.
Nato a Palermo nel 1990. Ha studiato cinema all'università di Roma 3 e adesso frequenta l'Accademia di Belle Arti della sua città natale. Appassionato di musica, cinema e serie tv, ha subito il fascino della cosiddetta "fantascienza sociologica", apprezzandone la capacità di riflessione sulle dinamiche umane. Ha scritto un romanzo distopico dal titolo Dio 2.0, e attualmente è impegnato nella stesura di nuove opere.
La storia è ambientata a Gift Town, una cittadina in cui la popolazione vive nella costante adorazione ma anche nel costante timore di Dio. In questo libro infatti la figura di Dio è diversa dalla figura che abbiamo in mente noi. Le persone che abitano Gift Town devono seguire alla lettera le regole del Codice Sacro per non perdere punti sociali e soprattutto per non finire all’Inferno: le persone che sono state mandate da Dio in questo luogo non sono più tornate.
Il protagonista è Brian, un ragazzo di 13 anni ossessionato da Dio su cui nutre moltissimi dubbi e domande e che poco alla volta inizierà a mettere in discussione le norme e le regole della società in cui vive.
Ho trovato molto interessante e originale la creazione di questa cittadina governato da un Dio con caratteristiche nuove rispetto al Dio a cui pensiamo noi solitamente.
Era lui a dire a chiare lettere ciò che andava o non andava fatto.
[…]
Nella visione di Seth le differenze tra Dio e il diavolo si andavano assottigliando, e ormai li considerava come due gemelli. Erano entrambi esseri abbietti e manipolatori, che si divertivano a giocare con le vite degli esseri umani, tirandoli a sé con corde invisibili, senza curarsi di poterli distruggere. […] C’era chi, per sua fortuna, riusciva a tendere verso Dio senza troppi intoppi, incorrendo nella sua protezione. Bastava non farsi domande e obbedire ciecamente alle sue leggi, senza metterne in dubbio la bontà. Ma coloro i quali non riuscivano a frenare i propri pensieri e a far tacere la propria coscienza erano già dannati. Ogni nuova domanda, formulata anche senza volerlo, si traduceva in un passo verso l’oblio e la perdizione.
La storia non è male proprio per la sua originalità ma secondo me la vicenda è troppo lenta. Tre quarti del libro sono concentrati su chi è e cosa fa Dio; su Brian e i suoi pensieri sovversivi; sulla famiglia di Brian, in particolare la relazione tra il padre di Brian, Seth, e sua moglie. Va benissimo che ci sia tutto questo però per me è eccessivo. Questa era una mia impressione formatasi durante la lettura del libro e ancora di più ne sono convinta adesso, a libro concluso quando posso dire con certezza che l’azione c’è ma nel momento in cui inizia finisce subito, tutto diventa improvvisamente veloce, troppo veloce.
C’è poi un aspetto che non mi è chiaro. Dio è onniscente, è a conoscenza di tutto allora mi chiedo: non dovrebbe essere a conoscenza di quello che sta per succedere? Si tratta di una svista dell’autore o è voluto? Se anche fosse voluto, perché non ci viene data una spiegazione a riguardo?
Oltre a questo mi sarebbe piaciuto leggere anche qualcosa sul dopo: la vita a Gift Town continuerà normalmente dopo quello che Seth e gli altri sono riusciti a fare? E come procederà la vita all’Inferno? Che ne sarà di Samantha, la madre di Brian, e di Astor, il vescovo? Molte domande a cui purtroppo non viene data risposta.
In sintesi la storia non mi è dispiaciuta, soprattutto per la versione originale e diversa che ci viene data di Dio però ci sono degli aspetti per me negativi come il procedere lento dei fatti fino a tre quarti del libro e poi all’improvviso tutto che si svolge troppo velocemente, domande a cui non riesco a trovare una risposta e l’ignoto del dopo.
Una lettura scorrevole e ben congegnata, piena di interessanti spunti di riflessione. Il “Dio” che viene presentato nel romanzo mi ha ricordato quello del Vecchio Testamento (interventista ma distante, un po' contraddittorio, spesso crudele). Bello il rapporto padre-figlio e molto azzeccato il finale. P.S. L'edizione cartacea di Youcanprint è di ottima fattura!
Un'idea originale, ottimamente espressa in uno stile conciso, che rende la lettura scorrevole senza perdere in profondità. Ho trovato parecchi spunti di riflessione, alcuni ben celati nella narrazione e che forse potrebbero sfuggire ad una lettura superficiale. In sintesi, consigliatissimo. Incoraggiamo i giovani scrittori meritevoli.
“Dio 2.0” è un romanzo distopico con un’ambientazione post-apocalittica molto particolare e originale, diversa da qualsiasi cosa io abbia mai letto, un libro che porta il lettore a porsi domande e a interrogarsi su temi profondi e a mettersi in discussione – non è un libro che mi porterei sotto l’ombrellone, mettiamola così.
Con questo romanzo, Danilo sdogana la perfezione, smascherando il finto buonismo e l’ipocrisia di una comunità religiosa che, nonostante sia frutto della fantasia dell’autore, è più reale di quanto si creda.
Il teatro delle vicende di questo racconto è Gift Town. Gift Town è una cittadina che si rifà ai classici sobborghi puritani anni Cinquanta, all’apparenza perfetta in cui il perbenismo e il bigottismo regnano sovrani: finché le cose vanno come dovrebbero andare tutti si vogliono bene ma ecco che tutti sono pronti a puntare il dito e a condannare non appena qualcuno muove anche un solo passo in una direzione diversa – e per queste persone il termine “diverso” è sempre sinonimo di “sbagliato”. Nulla deve turbare l’armonia di Gift Town. Se lo fai, il destino che ti attende è solo e soltanto uno e porta il nome di Inferno. Nessuno sa esattamente che luogo sia, ma una cosa è certa: quello per l’Inferno, è un viaggio senza ritorno.
Ma chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato? Le sorti della comunità sono in mano ad un essere onnipotente, un burattinaio invisibile e onnisciente: Dio. Ma cosa sappiamo di lui? Sappiamo che un giorno, il giorno della Rivelazione, Dio decise di rivelarsi all’umanità, di porsi come salvatore e faro di speranza – o perlomeno questo è quello che gli abitanti di Gift Town credono. Per riportare la pace e l’armonia in un mondo dilaniato dal male, Dio affidò alle popolazioni un Codice, una guida sacra che i cittadini sono tenuti a seguire per non perdere punti sociali, eventualità che li porterebbe sempre più vicini all’Inferno. Una cieca adorazione e un costante terrore convivono negli animi degli abitanti di Gift Town che hanno perso persino la loro libertà di pensiero e che vivono in una realtà distopica orientata al cieco compiacimento di Dio.
Sulla base di queste premesse, prende vita la storia della famiglia Turner. Il primo che incontriamo è il giovane Brian, un ragazzino confuso alle prese con i primi dubbi e domande sull’onnipotente Dio. Sul fronte opposto abbiamo invece Samantha, una madre fredda e distante che preferisce indirizzare il proprio calore ed il proprio amore verso terre più sacre, quelle del Tempio. E dico proprio in tutti i sensi, perché dei peccaminosi istinti stanno lentamente prendendo il sopravvento su di lei, istinti che la spingono sempre più tra le braccia del sacerdote Astor Newlin. A fare da ponte tra l’esuberanza del giovane Brian e la noncuranza di Samantha c’è Seth. Seth è diventato fin da subito il mio personaggio preferito, un uomo e un padre dai sentimenti profondi, pronto a mettere in discussione e a sacrificare tutto, persino sé stesso, solo per salvare il proprio figlio.
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Ho apprezzato fin da subito lo stile di Danilo. L’ho trovato molto “classicheggiante”, preciso e attento. L’impegno che ha messo nella scelta dei vocaboli e nella costruzione delle frasi è più che evidente. D’altra parte è molto fluido e di facile comprensione e permette al lettore di lasciarsi trascinare, di pagina in pagina, dalla storia senza mai riuscire a staccarsene. La struttura narrativa ha sicuramente aiutato in questo. La storia si sviluppa lentamente, senza fretta.
La prima parte è molto introspettiva: Danilo esplora la psiche dei suoi personaggi e li mette a nudo per noi, aiutandoci a capirli e a conoscerli. La caratterizzazione è a dir poco perfetta, così come lo è il modo in cui ogni personaggio si muove all’interno della propria storia. Dietro ad ogni scelta, ad ogni gesto, c’è un preciso disegno psicologico che l’autore ha sapientemente delineato e di cui ci rende partecipi tramite piccoli dettagli e accortezze disseminate in descrizioni, dialoghi e pensieri. E fin qui tutto bene, tutto regolare. Certo, Brian inizia a mostrare un lato ribelle, mentre Samantha si concede delle fantasie sempre più peccaminose, ma nonostante tutto, l’armonia di Gift Town è ancora intatta. Ma la corda che tiene insieme questa piccola famiglia è molto sottile e un solo evento basta a spezzarla per sempre. Mi aspettavo che sarebbe successo qualcosa che avrebbe smosso la pace della comunità, ma di certo non mi aspettavo tutto quello che ne è venuto dopo! E qui mi fermo, perché ogni cosa che vi direi sarebbe uno spoiler gigantesco. Vi basti sapere che da metà romanzo si ribalta ogni cosa. E se nella prima parte l’introspezione regnava sovrana, in questa seconda parte a fare da protagonisti sono l’azione, l’ansia, la paura dell’ignoto e, soprattutto, la scoperta della verità. Ma la verità su cosa? Beh, dovrete leggere il libro per scoprirlo. Sappiate solo che tutte le domande di Brian prima della fine troveranno una risposta.
L’ispirazione primaria di Danilo è senza ombra di dubbio data dal mito di Orwell. Il Grande Fratello orwelliano in questo caso veste gli abiti di Dio e trascina il mondo in una dittatura religiosa. Per buona parte del romanzo mi sono sentita come Brian, vittima di dubbi continui su cosa questo Dio significasse e su quale fosse la sua vera natura. Mi sono chiesta più e più volte se esistesse davvero, cercando di trovare una soluzione alternativa alla sua onnipresenza. Sì, perché questo Dio è davvero onnipresente: ogni cittadino di Gift Town non può muovere un passo senza che lui lo sappia. La mia mente scettica cercava in tutti i modi di trovare una risposta “scientifica” o in qualche modo logica a tutto ciò. Questo è sicuramente uno dei motivi che mi hanno tenuta attaccata alle pagine: il voler sapere, capire cosa davvero fosse Gift Town e quale fosse lo scopo della sua esistenza. Mi sono chiesta più e più volte dove fosse il resto del mondo e cosa avesse portato a questa ambientazione distopica...
Dio 2.0 non è un libro facile da recensire, anche e soprattutto per evitare spoiler, perciò cosa posso dire? Si tratta di un romanzo fantascientifico distopico e post-apocalittico, con profonde influenze dei grandi maestri del genere ma una vena creativa propria che lo rende un lavoro gradevole anche ai non appassionati del genere. È un lavoro di spessore, profondo e che invita a riflettere su temi importanti come filosofia, religione, storia, dando al lettore chiavi di interpretazione esclusive e che calzano perfettamente più paia di scarpe. I personaggi sono strutturati con coerenza e credibilità, anche se ho apprezzato alcuni più di altri. In particolare il protagonista assume un ruolo da Deux Ex Machina e tutto ciò che gli succede attorno è profondamente catalizzato sulla sua persona e questa l’ho trovata una forzatura anche in molti dialoghi. Recensione completa su: https://www.scrittorindipendenti.com/...
Più che un romanzo, un lungo racconto di fantascienza, un racconto ispirato e ben scritto. La trama, coinvolgente, ricca di misteri, si dipana a cavallo tra un idilliaco scenario che sembra tirato fuori dai film americani sulle famiglie felici degli anni cinquanta e un mondo ipertecnologico in decadenza. I personaggi, ben caratterizzati e realistici, interagiscono sul piano relazionale e interiore in maniera credibile. Il libro sa intrattenere e sa far riflettere allo stesso tempo come i migliori classici della fantascienza.
Creativo e Scorrevole, offre punti di riflessioni sul tema dell'esistenza e della Natura di Dio, ma non in modo manualistico e noioso, infatti la creatività dell'autore gioca un bel ruolo nel rendere le parti più "filosofiche" molto piacevoli
Un interessante mix di fantascienza e religione, che all'inizio ti spiazza per via dell'ambientazione, molto legata a un passato già scolpito nell'immaginario, un po' come accade in Fallout. Viene preso di mira il conformismo, ma anche e soprattutto l'uso strumentale della fede, cosa che in Italia ha molta rilevanza. Avrei gradito che la trama continuasse dopo i colpi di scena finali, ragion per cui spero in un proseguo.
Distopico che parte da un’idea molto interessante in quanto si incentra su una società dominata dal rigido e severo giudizio divino. La storia è ben scritta e scorre facilmente, senza intoppi e con piacere, ho proseguito con interesse nella lettura dal momento che lo stile è gradevole e non noioso. Tuttavia questa leggerezza non ha permesso di approfondire al meglio le tematiche inserite nell’opera o gli stessi personaggi, lasciando un velo di superficialità all’opera che non mi ha soddisfatta appieno.