Nella storia della musica e delle culture giovanili non era mai accaduto che uno stile di vita alternativo venisse vietato dalla legge... Qual è stata l'ultima controcultura? Come mai dopo la stagione dei rave non si è più affermata una nuova spinta creativa capace di unire migliaia di persone? Nata negli anni novanta in Gran Bretagna, con un piede nei club e l'altro nell'era cyberpunk, la scena dei rave e del movimento free tekno è stata un'avventura che ha forgiato nei suoi circuiti underground generi musicali innovativi, come hardcore, gabber, jungle, drum'n'bass, grime, dubstep. Nonostante la natura utopica, questo immaginario pirata ha avuto un impatto sulla società tutt'altro che astratto: dalle origini fino agli anni zero si è concretizzato in un crogiolo di istanze politico-esistenziali, unendo spesso trasversalmente, in una danza collettiva, sognatori di comunità liberate, sperimentazione elettronica, lotte per i diritti dei gay ed esperienze dei controvertici. Questo libro raccoglie le testimonianze e gli spunti più interessanti degli studiosi e dei protagonisti a livello internazionale, offrendo al lettore un'inedita panoramica storica che include le numerose idee realizzate, i punti critici e le possibili prospettive dell'ultima controcultura del mondo.
Ottimo libro a cui avrei già dato 5 stelline nella prima edizione; adesso non posso metterle perché ho avuto il piacere di scrivere la prefazione alla nuova edizione e quindi ne faccio un po' parte :) in ogni caso lettura fondamentale per chiunque sia interessato alla storia dei free party.
Io non riesco ancora a capire perché sono dovuto nascere nei tardi anni novanta.
"Se mai altre (controculture) ve ne saranno, gli toccherà inevitabilmente ripartire da qui. Da quando cioè l'utopia significava ribadire lo slancio prometeico del futuro immaginato. E non la ritirata retromaniaca nel passato che mai più ritornerà."
"Suppongo che la lezione sia che musica e droghe, insieme a location, luci, scenografia e un'atmosfera di disorganizzazione ai limiti del caos possono creare esperienze collettive che ti rendono dolorosamente consapevole della "povertà della vita di ogni giorno".
Un libro interessante che al netto degli inutili autorefenzialismi non rivela molto a chi ha vissuto l'esperienza di persona e difficilmente può essere comprensibile a quelli che non l'hanno vissuta. Rimane comunque un documento interessante per quelli che hanno ricordi confusi.