Siamo a teatro: il vincitore di un premio letterario ci mostra le spalle egrida "Grazie, grazie!" verso la platea che ha di fronte. Le luci sispengono, il sipario si chiude e il protagonista si volge verso di noi. Èimpacciato e stanco: cerca le parole per ringraziare e finge di cercare unbiglietto in tasca. Il problema è: chi, come e perché ringraziare? L’autore,premiato "per l’insieme della sua opera", punta alla sincerità:diventa puntiglioso, politicamente scorretto, e più va a fondo nella questionepiù il "grazie" s’ingigantisce e finisce con il toccare temi moraliche vanno ben oltre l’occasione. A chi tocca questo ringraziamento? forse allagiuria, a chi giudica? forse al pubblico, lusingato dall’invito allacerimonia? Non certo al ministro perché, si sa, i ministri si ringraziano dasoli. La formula del ringraziamento ha delle regole, ci dice il nostropersonaggio-autore, e puntualmente ne fa un grottesco elenco. Passando dalloscoramento al furore (eccoli lì, gli spudorati ricatti cui sono sottomessi gliautori eletti dalla giuria!) si lascia visitare dal dubbio (che senso hanno i"grazie" in un mondo che storpia gli affetti, riduce le emozioni aspettacolo?) e risale, in una sorta di delirio della memoria, all’odio rimossoper il maestro di scuola, origine della sua ribellione contro il conformismo.Solo la scrittura e solo i lettori l’hanno liberato dai cattivi maestri. Ailettori dunque, e dal cuore, va il vero, autentico "grazie" dell’autore.Brillante, ironico, coinvolgente, Grazie è un omaggio di Daniel Pennacai suoi lettori, ma a questo bell’inchino simbolico l’autore arrivadisegnando una figura nevrotica, contorta, esilarante di uomo confuso. Un uomoal bivio. Scritto per il teatro Grazie è un testo che si lascia leggerecome un monologo brioso, pieno di scatti di intelligenza e umorismo. Siamo dalleparti di Come un romanzo ma con un investimento esistenziale e un vigorecreativo assolutamente nuovi per Pennac.
Daniel Pennac (real name Daniel Pennacchioni) is a French writer. He received the Prix Renaudot in 2007 for his essay Chagrin d'école.
After studying in Nice he became a teacher. He began to write for children and then wrote his book series "La Saga Malaussène", that tells the story of Benjamin Malaussène, a scapegoat, and his family in Belleville, Paris.
His writing style can be humorous and imaginative like in "La Saga Malaussène", but he has also written essays, such as "Comme un roman", a pedagogic essay."La Débauche", written jointly with Jacques Tardi, treats the topic of unemployment, revealing his social preoccupations.
“Hayır… Çocukken bile, örneğin Anneler Günü’nde, bu tür… şeyleri yapamazdım.” Ağlamaklı: Annemi sevmediğimden değil… Sizleri sevmediğimden değil, sevgisizlikten değil… Ama, arkadaşların annelerine armağan etmek üzere yaptıkları resimlere göz atarak -çünkü yanımızdakinden kopya çekmeden edemeyiz- anneme böylesine kalıplaşmış bir teşekkür sunmak…”
Bu kısacık anlatı tarzı kitabı, garip bir şekilde çok sevdim. Nasıl her türlü değerin , toplumca içini boşaltmışsak, 'teşekkür ederim' sözünün içini de öyle boşaltığımızı iyice anladım.
Belki de artık sözler değil sadece gözler konuşmalı!!!
“Asla az değil, hep çok teşekkür edildiğini gözlemlemişsinizdir: ‘Çok teşekkür ederim’, evet. ‘Biraz teşekkür ederim’, hayır. Söylenmez. Buna karşılık, aşk söz konusu olduğunda, biraz, az, hatta çok az sevebiliriz ve bunu da söyleriz: ‘Seni artık çok daha az seviyorum’, bunu duymak söz konusu kişi dışında kimseyi şaşırtmaz. Ama ‘az teşekkür etmek’ düşünülemez. Hep daha fazla teşekkür edilir. Minnettarlığın sorunu enflasyondan kurtulmasıdır.”
Teşekkür etmek üzerine bir hayat dersi veriyor kitap. Tek sorunu çevirinin bu denli başarısız olması.
Kitap değilde belki makale olarak yazılabilirdi diye düşündüm okurken. Yer yer bırakmayı zaman kaybımın neresinden dönersem kardır demeyi de düşündüm... Sahnede izlemek eminim daha iyi bir etki bırakacaktır.
Ağır bir dili, uzatılmış pek çok tümcesi, tekrarları ile zor ve güç bir okuma sunuyor Daniel Pennac'ın "Teşekkür Ederim" isimli metni. Fakat doğruları yüzümüze çarpması ve ödül törenlerine getirdiği hakiki, sarsıcı eleştirel bakış açısıyla da bütün zorluklarına mukabil okunmayı, özümsenmeyi fazlasıyla hak ediyor.
(2/5, it was ok) Le narrateur de MERCI (Daniel Pennac, Gallimard, 2004) est un membre du public qui assiste au discours de remerciement prononcé par le personnage principal, un homme à qui on remet un prix pour l’ensemble de son œuvre. Cette adresse, l’objet-même du livre, se veut un collage de remerciements et, surtout, de non-remerciements envers les gens (non nommés) ayant contribué, au fil de son parcours, à l’amener là, sur cette scène.
Considérant le remerciement comme « un genre (littéraire) à part entière », l’honoré (comme il se nomme) y va d’explications sur son raisonnement qui l’amène à ne pas remercier certaines personnes, à ne pas obéir aux règles d’ordonnancement des remerciements, à rejeter les conventions prescrites en telle situation.
MERCI se veut un texte court, proposé dans une mise en page plutôt clairsemée, qui se lit d’un trait, qui amuse et surprend en première moitié, mais dont l’impact et pour lequel l’intérêt s’étiolent en seconde demie. On voit où il veut en venir et la chute n’est guère remarquable.
Exercice littéraire sûrement truculent à pondre, mais qui devient, une fois digérée la surprise du début, monotone à parcourir et ce, malgré l’indéniable finesse du ton et des mots.
A guy wins an award then crashes out on stage about the meaning of saying thank you… it was definitely comical, especially reading it as the point of view of the audience. It was a funny bit but I’m not sure it needed to be an entire book. That being said it was very short so I liked it. A couple funny words I learned: sgangherato - unhinged, una boiata - a load of rubbish
Quick reading. It's a looong theatrical monologue about "Thanking people", what it means, why do we feel the obligation to do it and why we do not need to do it. I'll be honest, it was quite boring, but it only took a couple of hours to finish so it's okay.
Enteresan bir kitaptı. Nedense bu kitapta en son paragrafı daha çok sevdim. ( Heykelcikle biten kısmı) :) Çeviriye yapılan olumsuz eleştirilere ben de katılmaktayım.
Lecture rapide mais très agréable. Monologue d'une personne ayant reçu un prix, monologue sur les remerciements ! Et c'est super bien écrit, et tellement vrai... J'aimerais beaucoup le voir sur scène, au théâtre...
Certo visto a teatro sarebbe tutta un'altra cosa. Ma già così, letto, non è male questa riflessione sulla parola grazie, sui ringraziamenti in generale.Una parola che si impara fin da piccolissimi e che molto si usa, che ci dice quanto siamo legati gli uni agli altri. Per grandi e piccoli aspetti della nostra vita. Grazie a chi ci apre la porta ma anche ai medici che ci salvano la vita. Grazie al tranviere che ci trasporta e al contadino che raccoglie le patate che stanno nascoste sotto terra. E potrei continuare all'infinito. Leggere queste poche pagine ci porta a riflettere su questo aspetto: se noi ringraziamo qualcuno o qualcuno ringrazia noi è perché le nostre vite sono intrecciate come fili di una trama e ordito indivisibili. Non siamo soli. Daniel Pennac lo sa dire bene, in modo leggero, divertente, anche chi non merita di essere ringraziato, se ci pensiamo bene, in fin dei conti lo merita, anche i cattivi maestri, dice lo scrittore. Buona rapida lettura.
Essendo una pièce teatrale per esprimere un giudizio valido credo bisognerebbe vedere la resa del testo sul palcoscenico, ma di fatto il mio parere è più che positivo, a tratti entusiasta. Quel “grazie” che a partire dal titolo è filo conduttore di tutto il monologo non è però l’unico argomento ricorrente: è un continuo susseguirsi di immagini, similitudini e metafore che roteando su se stesse alla fine vanno a incasellarsi perfettamente nel tessuto del discorso. I richiami alle varie argomentazioni si rincorrono in una progressiva elaborazione che culmina nella pagine finali. Ed è proprio in questo modo di procedere per immagini apparentemente isolate che poi invece vanno a fondersi l’un l’altra in un discorso strutturato e finito che personalmente ritrovo la maestria e la genialità di Pennac anche in quest’opera.
Dato che il testo è dedicato a Stefano Benni riporto alcuni versi di una sua poesia che secondo me descrive perfettamente quello che è Pennac e ciò che riesce a fare con le parole:
Il poeta è un uccello che becca le parole sotto la neve del normale viene sul davanzale e scappa, impaurito se lo vuoi catturare...
Letto nella Feltrinelli di Torre Argentina, a Roma. Ero in anticipo per una pizza, sono entrato e l'ho letto sulle comode poltrone della libreria. Ché mi pare l'unica cosa da fare, dato che son poche decine di pagine a 10€. Divertente. Capace di rapire il lettore e portarselo via. Un po' scontato, forse. E non è un testo teatrale, finge di esserlo. Ma non lo è. Non renderebbe. Consigliato. A chi ha una ventina di minuti liberi e gira per qualche libreria..
This is an odd book to read. It is rather short, and consists of a monologue. However, it is not portrayed as a monologue, but as though it were a normal novel; it uses typical novel punctuation and lingo. The narrator is someone sitting in the audience, and the main character - although it is unspecified who he is and why - is thanking the audience for having given him a reward for his "work". The monologue is dynamic and surprising, ranging from intensely emotional sections to extremely detached and philosophical is the matter of one line.
The book reflects on many different concepts, but there were three which were my favorites. The first is on the very act of thanking. The performance of it, as well as the conscious act of doing something with the goal of being thanked afterwards. The very act of "thanking" is portrayed as an art form, a redundant one at that. Still, I had never though of it that way, so it was an interesting approach.
The second is the reflection on children and minibars. Perhaps, the reason as to why this part intrigued me so much is that I do not fully understand it. The speaker of the monologue compares children to minibars, each of them with an internal light - which gets locked within them and cannot get out unless somebody opens the door. The people who should be thanked are those who open that door for us. Still, the imagery of children being minibars with apples balanced on their heads comes up repeatedly throughout the book. I found it very entertaining - and slightly confusing.
The last part which I particularly enjoyed is the reflection on love and giving thanks. How you can love someone less but not thank them less. It was a very short sentence of the whole book - easily overlooked - yet it spoke out to me, so I wished to point it out.
It is a short, easily readable book. I recommend it in case you ever happen to have it in your hands. It is entertaining and contains many reflection points. Still, I would not encourage someone to go out of their way to get/read it.
Attenzione, forse la recensione, se recensione si può considerare, contiene spoiler… Grazie, sembra una parola così, così semplice, eppure Pennac è riuscito a riempire una sessantina di pagine solo con questa parola. È stata una lettura strana, un discorso di ringraziamento, un monologo, un'opera teatrale eppure quel che più mi ha conquistata non è stato il discorso, ma i gesti, il non detto, la mimica così ben descritta con così poche parole, i punti di sospensione, quanti puntini di sospensione ci sono in questo libro! Eppure questo libro è come le fragole, le fragole sono dolci, tutti pensano che siano dolci (o almeno una buona parte) eppure non lo sono o non ci metteremmo lo zucchero sopra e provate a cucinarle col riso e ne riparliamo! E così sono i ringraziamenti… Dopo questo libro non so se riuscirò a vedere i discorsi di ringraziamento nello stesso modo, mi ha fatto rivivere i giorni della tesi, quando pensavo a cosa scrivere a chi ringraziare, sempre con la sensazione che non fossero abbastanza belli, abbastanza sinceri, abbastanza abbastanza.. Così, solo che Pennac è riuscito a dirlo meglio 😂
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Un monologue théâtral que Pennac avait peut-être imaginé comme un défi d’acteur. Le rendu oral pourrait-il donner vie à ce pamphlet sur le remerciement convenu? Qui n’a pas rêvé de gala où les discours seraient plus qu’une suite de remerciements aux collaborateurs de l’ombre, remerciements qui les flattent peut-être autant qu’ils nous ennuient. Au lieu de contourner les remerciements, Pennac suggère que le lauréat s’y consacre entièrement, à défaut de remercier. Il partage quelques réflexions intéressantes, mais c’est quand même heureux que ça se lise en une heure ou deux parce que l’idée est bien vite assimilée.
un dialogo toccante, continuo e aperto con il lettore, noi siamo il pubblico in platea a cui Pennac cerca di spiegare quanto sia importante nella vita di tutti i giorni sentirsi dire grazie, quanto siano costruttive e consolatorie le onorificenze, quanto queste non gratifichino solo noi ma anche chi ci sta attorno e chi le sancisce ma di quanto troppo spesso questi ringraziamenti siano dettati da un puro scambio di cortesie tanto da risultare finti e programmati, mai abbastanza centrati su chi davvero va ringraziato; un'opera al limite del confuso, la si capisce e la si esplora passo dopo passo cercando di far uso della propria capacità figurativa per riempire i vuoti umoristici caratteristici di questo monologo; coinvolgente al punto di poter immaginare questo uomo frustato nel tentativo di esporre il suo pensiero a parole e a gesti come in un vero teatro.
Tüm yapıtları için ödüllendirilmiş bir yazar, anlaşmaya göre, törene katılanların karşısında kırk beş dakikalık bir konuşma yapmak zorunda. Yazarın konuşması giderek amansız bir ödül eleştirisine dönüşüyor. Teşekkür Ederim, yazarın hem kendi kendisiyle hesaplaştığı, hem de edebiyat dünyasına meydan okuduğu amansız bir deneme. Yani okunmasa da olurmuş.
beyefendinin kalan ne kadar kitabı varsa YOLLLAYIN
bir teşekkür konuşmasını neredeyse bir tiyatro (çünkü öyle görsel bir anlatı hatta yazar tiyatroya uyarlayıp kendisi de oynamış) gibi okuyoruz. fleabag veya genel olarak mimikle konuşan insanları seviyosanız okuyun, çok spesifik oldu biliyorım ama minnacık bi kitap zaten, okuyun
Un testo teatrale pretenzioso quanto mal gestito. Viene presto a noia, l'impaginazione, tra istruzioni per la scena e monologhi, sono così confusionari da rendere ancor più ostica una lettura che già di per sé è alquanto vacua e futile... Da amante del teatro, ammetto che questo testo di Pennac mi abba enormemente deluso!
Un'opera sul ringraziare, un monologo tra il teatrale e la prosa, con note di scena dettagliate ma che incatenano troppo (a mio gusto) l'immaginazione, l'eventuale messa in scena e il lavoro attoriale. Alcune soluzioni fanno scadere gli spunti dati nella prima parte. Non mi ha convito appieno.
"Non è possibile immaginare un mondo in cui nessuno ringrazierebbe mai nessun altro, tranne che per le porte! Un mondo in cui si farebbero solo regali aziendali, dove il grazie sarebbe plausibile solo se messo in scena!"
Simpatico! In effetti ringraziare, il genere del “ringraziamento”, è un argomento un po’ speciale. Il personaggio ci chiede e si chiede chi dobbiamo ringraziare, chi non dobbiamo ringraziare e perché.
Il mio desiderio? Saper scrivere come Pennac. C'è del genio in questo autore. Leggi un testo teatrale e dopo poche pagine ti ritrovi seduto in platea...assorto...sipario.