Giovane medico del pronto soccorso, Gerard Galvan racconta una folle notte di molti anni prima, quando fra crisi di asma e arti spappolati era stato finalmente notato un uomo seduto su una sedia che ripeteva: "Non mi sento tanto bene". Il malato passa da tutti gli specialisti, convocati d'urgenza a risolvere uno dopo l'altro crisi acute di ogni genere: dall'occlusione intestinale all'esplosione della vescica, all'attacco epilettico. Rimasto accanto al suo letto, Galvan si addormenta e al mattino il malato non c'è più. È morto? È sparito? Dove è stato portato? Galvan non sa neppure come si chiama. Nessuno lo sa. Ma il paziente riappare e le cose che dirà e farà saranno per il buon Galvan la fine di un sogno.
Daniel Pennac (real name Daniel Pennacchioni) is a French writer. He received the Prix Renaudot in 2007 for his essay Chagrin d'école.
After studying in Nice he became a teacher. He began to write for children and then wrote his book series "La Saga Malaussène", that tells the story of Benjamin Malaussène, a scapegoat, and his family in Belleville, Paris.
His writing style can be humorous and imaginative like in "La Saga Malaussène", but he has also written essays, such as "Comme un roman", a pedagogic essay."La Débauche", written jointly with Jacques Tardi, treats the topic of unemployment, revealing his social preoccupations.
l’ho seguita con enorme piacere ne La prosivendola, La fata carabina e Il paradiso degli orchi.
In virtù del godimento che ne avevo tratto, mi sono anche sciroppata La passione secondo Thérèse, Signor Malaussène, Signori bambini e Ultime notizie dalla famiglia, che, a parte forse il primo, giocavano palesemente a tirare per le lunghe una storia ormai conclusa e che mostrava “le corde”, come si suol dire.
Ho ritrovato la sua buona verve in Come un romanzo.
Ho apprezzato il tentativo di Ecco la storia.
Mi sono un po’ annoiata leggendo Diario di scuola.
Ho considerato con indulgenza Grazie, la cui riuscita dipende soprattutto da chi lo recita, dato che è un testo teatrale abbastanza inconsistente in sé, ma pieno di potenzialità per un attore “con le palle”.
Ma ora lei mi propina questa La lunga notte del dottor Galvan senza aver almeno la decenza di includerlo in una raccolta di altri testi brevi o racconti che dir si voglia. La considero una scorrettezza, da parte sua. Non credo che lei abbia bisogno di soldi per sopravvivere, il che avrebbe anche potuto giustificare l’operazione commerciale. Penso che lei, ormai, sia nella posizione di poter scegliere se offrire ai suoi lettori qualcosa di buono oppure tacere. Questo mini-racconto ha una buona idea di fondo, ossia quel “Non mi sento tanto bene” che pronuncia l’innominato paziente, ma per il resto è artificioso e vacuo, pianificato “a tavolino”. E’ finto. E’ solo un esercizio di scrittura.
Noi lettori siamo una razza di “creduloni”, è vero. Ma non è che ci beviamo proprio tutto, professor Pennac.
It's not lupus! Due enormi pregi vanno riconosciuti a questo scritto di Pennac: è breve, è un omaggio di Jeff Bezos. Tre, suvvia: è scritto (o tradotto) in modo assai piacevole. Per il resto, inutile e poco divertente - e io che avevo buoni ricordi di Pennac! Certo, son passati un paio di decenni...
Hilarant! J'ai écouté la version audio du livre et je n'arrêtais pas de rire sur le chemin vers mes patients, l'humour médical dans ce livre est extra!
Ero a casa di mia figlia a fare da baby-sitter a mio nipote malato. Aspettavo che si svegliasse e non avevo portato niente da leggere. Ho curiosato un po' nella sua libreria in cerca almeno di un fumetto e mi sono imbattuta in questo libriccino di Pennac. Poche pagine, perfetto. Lontano anni luce da "La fata carabina" sicuramente, ma ho comunque passato un'oretta piacevole e divertita. Mentre leggevo pensavo che se invece di un racconto lungo questa volta Pennac avesse provato a cimentarsi in un'opera teatrale sarebbe stata una grande idea, perchè il ritmo del racconto sembrava fatto apposta per una farsa. Arrivata alla fine ho scoperto che "Il teatro dell'Archivolto" ne ha tratta una pièce, appunto!
Breve. Un testo veloce e intuitivo usato, benché non scritto appositamente, per il teatro. Pennac rimane indubbiamente uno dei miei autori contemporanei preferito. Per spiegare il suo talento per la scrittura riporto le parole di Giorgio Gallione (Teatro dell'Archivolto): "una scrittura che mette in discussione la rispettabilità del racconto classico e dei nessi logici e che suggerisce una visione del mondo magari stravolta e dolorosa, ma sempre seriamente comica[...] una narrazione che gode senza vergogna delle gioie della lingua e del pensiero, che ama il sorriso ma non sente la necessità martellante della risata, che alterna immedesimazione e sberleffo. Un testo dove spesso la bocca e lo stomaco ridono, ma il cervello è al lavoro, dove si ride perché si inciampa: poi tutto torna a posto (sembra), ma il piede fa un po' male."
Non capisco perché in molti non abbiano apprezzato questo libro. Si tratta di un racconto breve (brevissimo a dire il vero) e forse l’unica critica che mi sento di fare è quella relativa alla pubblicazione come libro a sè stante, invece che come racconto in una raccolta. Per il resto è un libro alla Pennac, lèggero che fa sorridere. Si legge in 2 ore. La storia non è straordinaria ma è carina. Ottimo per spezzare dopo aver letto un libro molto lungo e intenso. Comunque lo consiglio.
Racconto di media lunghezza sui biglietti da visita, molto sconsigliato a chi ha qualche problema con medici, medicina e ospedali — altrimenti può risultare divertente, non fondamentale ma un'oretta di relax e qualche sorriso lo posson regalare.
Un racconto divertente dell'assurda notte trascorsa da un medico del pronto soccorso a gestire un paziente molto difficile. Si passa da un reparto specialistico all'altro per provare a fare la diagnosi, ma tra una barella che scivola troppo e un paziente che riesce pure a scomparire non sarà affatto facile. Il finale è stato inaspettato, forse strano, ma vista l'assurdità di tutta la vicenda non è poi così male.
Breve, essenziale e molto divertente, quasi uno humor nero inglese. Non ho capito invece Molière secondo Galvan, non dell'autore, invenzione estemporanea e mal riuscita secondo me. Consigliato, vale la lettura. Super scorrevole.
Umorismo grottesco nel più puro stile Pennac. Il tema sul quale si scherza non è tra quelli a me più congeniali, quindi forse non l'ho apprezzato quanto meriterebbe, ma mi ha strappato più di una risata e diverse riflessioni amare. Un modo estremamente piacevole di trascorrere qualche ora.
La lunga notte del dottor Galvan è un breve racconto di Daniel Pennac che si legge in meno di un'ora.
Al suo interno troviamo tutti gli elementi portanti della scrittura dell'autore, sebbene riassunti in un breve compendio.
Se ancora non avete letto nulla di Pennac quello che dovete sapere sull'autore è che ha uno stile molto personale. Utilizzando un grande ironia Pennac ti dà l'impressione di colloquiare direttamente con te, rendendo la lettura ancora più piacevole e spontanea.
"Insomma, la tipica domenica notte al pronto soccorso, e per giunta con la luna piena."
Un breve racconto, ma molto divertente e molto intelligente, come ci ha da sempre abituato Daniel Pennac. Il dottor Galvan racconta di quella notte in cui, al pronto soccorso, incontra il caso della vita. Un uomo da cui si riesce solo a sapere che "Non mi sento tanto bene", solo questo, e con sintomi vari riconducibili a diverse malattie. Da qui parte il racconto di una notte incredibile, di incontri assurdi, di scene memorabili fino al finale che da solo vale il libro. Nemmeno cento pagine, si legge in poco tempo anche per il ritmo super serrato, ma memorabile, divertimento assicurato. La penna di Daniel Pennac al suo splendore.
La storia del dottor Galvan e della sua instancabile ambizione ad avere il suo bigliettino da visita riassunta in una notte movimentata al pronto soccorso dell'ospedale presso il quale presta servizio.
La scrittura di Pennac sempre molto cruda, umoristica e tagliente. Ti mette di fronte alla realtà dei fatti senza mezzi termini, ma rendendo comunque il tutto apprezzabile e fornendo tanti spunti di riflessione.
Ho apprezzato la storia, libro piacevole. Lettura veloce ma significativa.
Si legge in 15 minuti. Più che un libro è un opuscolo!!! E' il primo libro di Pennac che leggo e non mi ha affatto entusiasmata... oltre al fatto che è molto corto e scritto con caratteri piuttosto grandi, la storia è stentata, dovrebbe fare ridere, dovrebbe essere brillante, ma secondo me ci riesce male.
Jubilatoire, complément givré! Un livre qui se lit en une heure...où on suit la course folle de tous les spécialistes de l’hôpital parisien pour découvrir de quelle mystérieuse maladie est touché cet étrange malade. Une satire de la prétention humaine quand le titre sur une carte de visite vaut tous les sacrifices.
Ho riso dall'inizio alla fine. Sublime, semplice, leggero ed anche stupefacente, specialmente nel finale. Lettura che consiglio vivamente a chiunque. Spiace tremendamente che duri così poco.
Libro che racconta la notte di questo medico che era ossessionato da i biglietti da visita e che però lui non disponeva ancora. Galvan, il protagonista, ci racconta inizialmente l'atmosfera nell'ospedale di una domenica notte: cupa, agitata e rozza. La storia cambia quando galvan decide di visitare questo paziente che stava aspettando nella sala d'attesa da due ore. Costui affronterà mille sintomi diversi e tutti i dottori coinvolti gli diagnosticheranno tantissimi problemi. In tutto questo il dottor galvan aiuta il paziente anche con un senso di colpa per averlo lasciato due ore ad aspettare e che adesso poteva risultare fatale, ma sembra quasi più pensare a il biglietto da visita che non avrebbe mai potuto avere piuttosto che alla vita del paziente e questo evento lo fa pensare anche a chiudere il suo percorso. Alla fine la notte passa ed è galvan che tra una cosa e l'altra finisce ad osservare il paziente che ne aveva passate di cotte e di crude, il protagonista stremato dalla notte complicata che aveva dovuto passare si addormenta. La mattina si risveglia e il paziente non c'era più, e allora galvan chiede a tutti se lo avessero visto telefonando anche all'obitorio pensando il peggio. Alla fine quando tutti erano nella sua stanza, compreso il capo di galvan che viene chiamato da lui il suo idolo, per fare da guida a degli aspiranti medici appare dalla porta il paziente che sembrava in gran forma per tutto quello che aveva passato. Allora l'uomo resuscitato, come scrive Pennac, racconta che anche lui ironia della sorte aveva e poteva finalmente far vedere un biglietto da visita che recitava: gran veterano degli ospedali di Parigi. Da lì galvan capendo che tutto quello che avevano passato e che gli aveva fatto mettere in discussione la sua carriera era solo per un capriccio molto strano del paziente, ovvero quello di farsi visitare da tutti gli ospedali di Parigi, impazzisce e gli sferra un pugno. Alla fine capiamo che la persona con cui parlava galvan dall'inizio della storia era semplicemente un cliente del suo nuovo lavoro, ovvero il meccanico.
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il libro ci parla della notte più lunga e sicuramente che non dimenticherà mai, del giovane medico del pronto soccorso di un grande ospedale di Parigi. Gerard Galvan ha una vera ossessione come deve essere il suo biglietto da visita, di come può presentare a tutti la sua professione, ma è un medico e la sua missione è salvare la vita da un essere umano. E in una notte di luna piena, domenica notte il delirio al pronto soccorso Galvan è esausto ma c’è un paziente, sono ore che sta li dice un unica parola; “Non mi sento molto bene!” e inizia la corsa alla ricerca dello specialista, si corre anche se si è stanchi per salvare l’uomo, quello che hai lasciato ore ad attendere perché ha un codice bianco.
Sono poche pagine, ma io ho faticato a terminarlo, so che Neri Marcorè lo ha interpretato al teatro e sono sicura che sia stato un successo, ma io e Pennac non andiamo d’accordo, non lo comprendo, la sua ironia mi blocca (sarà perché sono permalosa?). Forse letto in un momento errato, in un momento dove i dottori ora più che mai sono i nostri angeli Galvan e la sua notte mi ha fatto quasi tenerezza e l’ho accompagnato durante i suoi ricordi, perché si Galvan sta raccontando la sua notte. Ma non l’ho compreso, non ho accettato questo racconto, è una mia pecca lo ammetto-
Pronunciavo finalmente il mio giuramento di Ippocrate Seduto su di una sedia in similpelle dai tubi freddi, gli occhi posati su quel volto privo di espressione, ero lo sguardo del bambino che crede di poter impedire alla candela di spegnersi. Pensavo solo questo: rimani vivo, rimani qui. Avevo reso le armi. Avevo strappato il mio biglietto da visita. In una notte ero diventato medico. Un figlio di papà toccato dalla grazia: Paolo folgorato sulla via di Damasco, sant'Agostino sotto il suo boschetto, Claudel dietro il pilastro, e anche Pascal: "... lacrime di gioia... rinuncia totale e dolce. Ormai provavo solo una gratitudine calma e stupefatta. Pronunciavo finalmente il mio giuramento di Ippocrate. Un omo dedito ai malati, per sempre, quali che fossero e senza condizioni, ecco cos'aveva fatto di me il mio paziente. Mi sono addormentato come qualcuno che si eleva al servizio del dolore umano. Quando mi sono svegliato il letto era vuoto.