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Ribelli!

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Cosa sarebbe stato il cammino dell'essere umano senza l'utopia, senza la spinta a sfidare l'ignoto, a inseguire un ideale, a sognare un mondo meno ingiusto e più solidale? Riaffermando il vero significato dell'utopia - che non è l'irrealizzabile, ma qualcosa che non si è ancora realizzato - l'autore spazia in diverse epoche e luoghi, dall'Europa all'America Latina, narrando le esistenze di uomini e donne che hanno sacrificato tutto, anche la loro stessa vita, all'ideale utopico.

182 pages, Paperback

First published April 20, 2001

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About the author

Pino Cacucci

151 books87 followers
Pino Cacucci (Alessandria, 1955) è uno scrittore, sceneggiatore e traduttore italiano.

Cresciuto a Chiavari, si è trasferito a Bologna nel 1975 per frequentare il DAMS. All'inizio degli anni ottanta è vissuto per lunghi periodi sia a Parigi che a Barcellona. In seguito viaggia molto in America latina e soprattutto in Messico dove ha abitato per lunghi periodi.

Ha pubblicato finora numerosi libri di narrativa e saggistica. Pone in risalto personaggi storici non vincitori, sommersi e nascosti dalla Storia ufficiale. Come posto in evidenza dallo stesso Autore nell´Opera "In ogni caso nessun rimorso”, la Storia viene scritta sempre dai vincitori ed i suoi protagonisti perdono, come conseguenza delle loro azioni tutto: battaglie, lavoro, amici, ideali, la loro stessa vita, tranne la dignità, ma con l'aggiuntiva sfortuna di vivere in un'epoca in cui la dignità stessa era l'ultima delle qualità necessarie per passare alla Storia.
Particolarmente intensa è anche la sua attività come traduttore.

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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Monica Go.
532 reviews38 followers
December 22, 2017
This book was very interesting. I liked to know these people and I was happy to see some women among them. I especially liked "Tamarita" and some concepts the author expresses at the end of it.

As far as it concerns the writing style it was simple and immediate, although it was very addicting and sort of poetic in some parts, like through the whole story "Jim" (I also enjoyed a lot this one).

All of the stories made me pretty sad, especially considering the violence that people are capable of carry out on others, and also very angry, but inspiring at the same time. Couldn't help to notice that, sadly, all of them are, at the end, overcome by the power they so desperately try to defeat and this is discouraging.
The stories are all pretty short, long enough to grow an interest in the people you're reading about and do some research, which is never bad.
Profile Image for Ilmatte.
365 reviews19 followers
March 17, 2014
quante storie bisogna leggere per sentirsi dei ribelli, dei rivoluzionari? non esistono più ribelli, ci sarebbero rivoluzioni da fare, ma nessuno a imbracciare le armi. resta solo la massa, che aspetta la fine. qualcuno, una volta, la fine non l'ha aspettata, ha preso le armi, o un microfono, e si è scagliato contro i mulini a vento, con allegria o disperazione, fino a farsi maciullare dai meccanismi. o dalle armi.
non si diventa ribelli leggendo un libro sui ribelli. che poi è poco più di un bigino, un concentrato di sprazzi di vita e di vitalità. vite su cui sono stati già scritti libri e altri libri, analizzate e raccontate e mitizzate tutte quante, ridotte a una maglietta, una bandiera, una compilation, un nome da vendere come un marchio... esattamente quello contro cui si sono battuti.
Profile Image for Wu Ming.
Author 38 books1,273 followers
December 29, 2010
WM4: "Non siamo la moda passeggera che, passata,
si archivia nel calendario delle sconfitte
che questo paese ostenta con nostalgia.
Non lo saremo."
Subcomandante Insurgente Marcos

L'italiano dall'aria spaesata si guardava intorno senza capire cosa stesse succedendo. Gli uomini a cavallo erano piombati nel centro della cittadina, terrorizzando la scarsa guarnigione di federales, messa in fuga in pochi minuti. Erano uomini truci, con folti baffi neri e i sombreros che ne aumentavano le dimensioni, facendoli sembrare creature strane, emerse da qualche saga popolare. E più o meno era così. Ma quell'italiano, piccolo, col vestito impolverato, che conosceva sì e no cinque parole di spagnolo, questo non poteva saperlo.
Aveva attraversato la frontiera il giorno prima, con una valigia e un buona fortuna, pronunciato a denti stretti dal compagno che l'aveva guidato fino al Rio Bravo. Non aveva trovato un'idea migliore per sfuggire alla precettazione militare. Gli Stati Uniti, il paese che l'aveva accolto regalandogli lavori merdosi e discriminazione, pretendevano che andasse a farsi ammazzare in Europa, in una guerra tra potenze imperialiste che vedeva massacrarsi tra loro milioni di poveracci come lui.
Era il 13 novembre del 1917, quando Nicola Sacco, nato in un paesino della Puglia ventisei anni prima, vide sfrecciare davanti ai suoi occhi quello che rimaneva delle truppe scelte della Divisiòn del Norte, i famosi e famigerati Dorados di Pancho Villa.
Sacco poteva soltanto immaginare che quella scorribanda sarebbe stata uno degli ultimi fuochi della Revoluciòn tradita e che il cavallo nero petrolio che era sfrecciato a meno di un metro da lui, sulla strada polverosa, facendogli cadere il giornale dalla tasca della giacca, era montato dal Generàl Francisco Villa in persona.
Lui era un anarchico renitente alla leva, che di mestiere fabbricava scarpe e agitava gli animi degli sfruttati. Per questo aveva con sé una copia del giornale The Masses, anche se non era stampa anarchica. Perché l'articolo più bello, quello che aveva letto e riletto durante il viaggio, era una corrispondenza da Pietroburgo, dove i bolscevichi avevano spodestato il governo e instaurato il Consiglio dei Soviet. Era un buon articolo, appassionato e ben scritto. Firmato da John Reed, l'incredibile americano che quattro anni prima aveva conosciuto di persona Pancho Villa.

Quello stesso giorno, dall'altra parte dell'oceano, in una località imprecisata del Veneto, un carabiniere addetto a sparare sui militari italiani che si ritiravano sotto l'offensiva austriaca, veniva ucciso da un soldato dei reparti scelti dell'esercito, gli Arditi. Quel soldato si chiamava Argo Secondari, nato a Roma nel 1895, migrato in Sudamerica e tornato poi in Italia per arruolarsi. Schifato dalla carneficina a cui aveva dovuto assistere e dall'ottusità criminale degli alti comandi italiani, aveva organizzato una sorta di autodifesa nell'inevitabile ritirata dopo la sconfitta di Caporetto. Dopo aver tolto il moschetto al carabiniere, appese al collo del cadavere un cartello. C'era scritto: "aeroplano abbattuto dagli Arditi".
- Perché i Carabinieri vengono chiamati "aeroplani"? - chiese il cronista nordamericano, sorpreso e contento di aver trovato un connazionale in mezzo al marasma della ritirata.
- Perché portano quel cappello ridicolo, che sembra un aeroplano. - rispose quello in divisa.
- Ma com'è possibile che i reparti scelti dell'esercito italiano sparino sulla loro stessa polizia militare?
- Si chiama legittima difesa, amico. Una palla di piombo non ha nazionalità. Che te la spari un austriaco o un italiano, il risultato è lo stesso.
Il giornalista scollò la testa e chiese: - E come mai lei è venuto ad arruolarsi in questo esercito assurdo e sgangherato, mister...?
- Hemingway, Ernest Hemingway. E' una lunga storia. Se mi offre un paio di grappe, può essere che la lingua mi si sciolga.

Vent'anni dopo, in un bar di Barcellona, si recitava la stessa scena, ma a ruoli invertiti. Questa volta era il cronista Hemingway che chiedeva a un giovane miliziano come mai i comunisti e gli anarchici si sparassero tra loro, invece di tirare ai franchisti.
Il ragazzo si chiamava Eulalio Ferrer e forse, data la giovanissima età, non era la persona più adatta per rispondere a quella domanda. Anche perché lui agli anarchici non aveva mai sparato ed era lì per difendere la repubblica.
Forse una risposta avrebbe potuto ottenerla dall'anonimo internazionalista seduto due tavoli più in là. Avrebbe potuto essere italiano, diciamo di Faenza, sì, comunista, arruolato nelle Brigate Internazionali ad appena ventidue anni.
Come avrebbe potuto chiamarsi? Non lo so. Forse avrebbe avuto uno di quegli assurdi nomi che davano allora in Romagna: Marx, Libero, Ideale, Robespierre...
Comunque, a guerra finita e rivoluzione persa, sarebbe potuto tornare in Italia, avrebbe subito per dieci anni le angherie dei fascisti, per poi ritrovarsi ad appoggiare i "ribelli" dopo l'8 settembre del '43. A soli 29 anni. E magari, avrebbe potuto essere testimone oculare delle rocambolesche gesta di Silvio Corbari, la Primula Rossa della Romagna. Quel geniale partigiano che ridicolizzava i nazi-fascisti con le burle più belle di tutta la guerra di resistenza. E proprio seguendo il suo esempio avrebbe potuto decidere di non stare più a guardare, ma di unirsi ai GAP di pianura ed entrare in clandestinità. Avrebbe così conosciuto Irma, una staffetta che aveva la sua stessa età, innamorandosene perdutamente. Al punto che a guerra finita, quando l'amnistia mandò liberi quasi tutti i fascisti, avrebbe potuto decidere di farla pagare ai suoi aguzzini, che per giorni l'avevano torturata e seviziata, prima di buttarla davanti al portone di casa, con una raffica di mitra in corpo. E siccome un paio di quei figli di puttana sarebbe sicuramente riuscito a raggiungerli, avrebbe poi dovuto espatriare in fretta, per non finire in galera.
Così si sarebbe ritrovato a lavorare in una fabbrica cecoslovacca.
E alcuni anni più tardi, nel 1961, avrebbe potuto recarsi a Cuba con una delegazione internazionalista ad aiutare la giovane Revoluciòn di Fidel Castro.
E lì, oltre a visitare la casa di Hemingway e il monumento a Camilo Cienfuegos, scomparso meno di due anni prima in un incidente aereo, avrebbe incontrato Tania la guerrigliera.

Tania, al secolo Tamara Bunke, classe 1937, tedesca, di famiglia comunista, cresciuta tra l'Argentina e la Germania Est, proprio nel '61 raggiungeva l'isola caraibica per dare il suo contributo alla rivoluzione cubana. Lì diventò amica di Ernesto Che Guevara, mettendosi in luce per la sua intelligenza, le doti di tiratrice e la conoscenza delle lingue. Al punto che il Che la volle come agente infiltrata in Bolivia, per preparare il terreno all'ultima spedizione guerrigliera della sua vita. La stessa in cui anche Tania trovò la morte.
Era l'ottobre del 1967. Il mondo stava cambiando. Agli "idoli" guerriglieri si stavano aggiungendo quelli della cultura pop, in grado di cavalcare la più incredibile rivoluzione dei costumi del XX secolo.

Due mesi dopo la morte di Tania e di Che Guevara, a New Haven, Connecticut, Stati Uniti, un capellone ventiquattrenne veniva trascinato giù dal palco di un concerto dai poliziotti locali, ammanettato e arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale. Schedato n° 23.750. Il suo nome era James Douglas Morrison, per gli amici Jim. Era figlio di un ufficiale della marina americana che lo aveva rinnegato, aveva una passione per l'alcool, la poesia, il rock e il peyote.
Doveva la conoscenza della pianta sacra a un viaggio nel deserto messicano, fatto alcuni anni prima, e a un vecchio indio che in gioventù aveva combattuto col grande Pancho Villa e versato un po' del proprio sangue per la Revoluciòn.
Poco tempo dopo, Jim tornò in Messico da rock star, per cantare davanti a un pubblico di ragazzini impazziti. E una sera, ubriaco marcio, mentre usciva da una bettola del centro di Città del Messico, si imbatté in un vecchio emigrato che ebbe il buon cuore di riportarlo in albergo. Jim non seppe mai chi fosse quel tale. E Eulalio Ferrer, che un giorno di trent'anni prima era scappato dall'Europa e da una sconfitta per approdare in quel rifugium peccatorum centroamericano, non poté certo riconoscere il cantante che faceva impazzire suo figlio, mentre lo aiutava a salire le scale.

Ma sono dovuti passare ancora trent'anni, perché Eulalio, ormai ottantenne, potesse sentire di nuovo nell'aria l'odore vago della primavera catalana.
Il pomeriggio del 12 marzo 2001, Eulalio ha seguito il consiglio di uno strambo guerrigliero mascherato, giunto il giorno prima in città, accolto da un milione di persone. Quel tale, che si fa chiamare "Sub", consigliava di andare in piazza, nello zocalo, ad ascoltare della buona musica.
E il vecchio l'ha preso in parola, per curiosità e voglia di vedere. E' arrivato giusto in tempo per ascoltare gli ultimi pezzi di una band piuttosto nota, La Maldida Vecindad. La musica però era troppo alta e c'era un mare di ragazzini, nel quale era decisamente difficile muoversi. Così il vecchio Eulalio si è seduto al tavolino di un bar, al margine della piazza e ha osservato quella distesa di gente.
C'erano bandiere rosse e nere, effigi di Zapata, di Villa, del Che, perfino di Bob Marley e di Jim Morrison. Ma soprattutto in quei giorni, c'era il senso della storia che si compiva.
Eulalio ha sorriso, sorseggiando la sua bibita. E ha pensato che in fondo quel guerrigliero mascherato aveva ragione: la lotta è come un cerchio, può cominciare in qualsiasi punto e non si ferma mai.
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap41.ht…

Profile Image for Alis.
9 reviews
January 8, 2022
Ho letto questo libro quando ero un adolescente piena di speranze in un mondo diverso e migliore come tutti gli adolescenti hanno, convinta di poter fare la differenza, convinta di un utopia raggiungibile non comprendevo a pieno una delle frasi scelte per introdurre questi 13 racconti.

13 brevi racconti di vite importanti, anche se ai più sconosciute, rimaste in ombra di personaggi considerati più grandi o scientemente fatte dimenticare.

“Ribelli” nel 2001 (sic 20 anni fa...) mi ha aperto gli occhi, mi ha dato la misura, la non rassegnazione. Oggi comprendo a pieno quanto l’utopia serva a camminare, a non fermarsi a proseguire anche quando la sensazione di essere “Davide contro Golia” è costante, ma la consapevolezza è quella di poter provare a lanciare quella pietra.
Ho scelto una professione che nel mio piccolo mi aiuta a cercare ancora di rendere il mondo un posto migliore, cerco di svolgerla con questo spirito e nel mio cuore rimarrò sempre un po’ quell’adolescente che ha letto in un fiato questo libro e ci crede ancora nonostante tutto.

Nb l’ultimo racconto parla di Jim Morrison date un occhio al perché Cacucci lo ha considerato un “ribelle”...
Profile Image for Pitichi.
611 reviews27 followers
March 19, 2016
Senza parole...

Storie forti, drammatiche, concrete, dai partigiani ai contestatori del regime franchista, dagli anticolonialisti agli anticonformisti, dalle vittime sacrificali ai ladri gentiluomini. Un mosaico di avventure straordinarie capace di lasciare con il fiato sospeso e il cuore sconquassato.

La mia recensione su http://librisucculenti.blogspot.com/2...
65 reviews1 follower
August 26, 2024
Ho amato Capucci e i Ribelli; la sua scrittura coinvolgente e lineare, la sua etica che traspare da ogni racconto, Capucci si schiera e gli rende onore; e poi le gesta di questi personaggi incredibili che sembrano usciti da un film e invece hanno patito e sopportato davvero atroci ingiustizie, con caratteri e personalità spiccate o come ritratti di epoche nebulose e che sembrano così lontane ma ricordano tanto l’attualità.
Oggi resistere contro gli oppressori viene chiamato terrorismo, la libertà di parola o pensiero manifestato pacificamente viene asfaltato con la violenza.
Leggere i Ribelli mi ha fatto sentire orgogliosa di essere in vita e di ricordarmi di avere la possibilità di fare la differenza.
78 reviews3 followers
December 30, 2017
Storie di ribelli di diverse epoche e nazioni. Interessante l’idea, non mi è piaciuta la realizzazione: le storie sono narrate in modo a tratti noiosamente giornalistico, come una mera successione di fatti (prima succede questo, poi questo, poi quest’altro…) ma con inserti personali dell'autore e sue considerazioni che a volte sembrano quasi fuoriluogo (il caso dell’ultimo ritratto, quello di Jim Morrison). In assoluto, c’è poca profondità e mi viene il dubbio che anche le ricerche che ci sono dietro al libro non siano così accurate. Bella l’idea, povera la realizzazione.
Profile Image for Seamus.
22 reviews
September 18, 2019
Un libro di storie. Di uomini e donne, famosi e non, che non si sono adeguati, che non hanno chinato la testa, che ci insegnano che nella vita si può (ed in certi casi si deve) dire di no.
Da tenere a mente ogni qual volta si sente dire "è così", "fanno tutti così": NON E' VERO.

E queste storie sono lì a ricordarcelo.

Profile Image for Auntie Pam.
332 reviews40 followers
October 21, 2015
Chi è veramente un ribelle? Perchè questa parola ha un tono così marcatamente negativo? Uno che vuole diritti uguali per tutti, che non ama i sopprusi e che vorrebbe vedere la una giustizia equa è forse da considerarsi un ribelle? Io piuttosto, al mondo d'oggi, lo definirei un eroe o forse ancora meglio una persona utopica. Sì, perchè la storia di ieri e di oggi ci racconta che l'uguaglianza non esiste, che noi esseri umani, e voglio essere ancora più impopolare dicendo noi italiani, il fatto di essere tutti uguali proprio non ci piace. Oggigiorno ognuno cerca di mettere nel sacco il suo prossimo, di avere più del vicino e cercare di aggirare la legge diventa il nostro sport nazionale. Scusate lo sfogo, ma proprio non mi va giù, non mi va giù che al mondo d'oggi tutti si almentano ma nessuno fa nulla, mica come questi personaggi qua, mica come tanta gente descritta in queste poche pagine, che ha cercato di migliorare il mondo in cui viveva.. Questi nomi sono davvero pochi, mi hanno toccato soprattutto i nomi dei nostri italiani, gente che ha combattutto per un'Italia migliore, per un'Italia senza dittature e poi ci facciamo prendere in giro da quattro marionette in parlamento. Oramai l'unico modo per noi di ribellarsi è quello di scendere in piazza, ma vedo sempre più ignoranza tra i giovani, nessuno che ricorda quello che i nostri nonni hanno fatto per garantirci una democrazia. Il governo vuole una massa di gente ingnorante per gestirla più facilmente e mi dispiace ammettere che ci stanno riuscendo.
Detto questo l'ultimo capitolo su Jim Morrison Cacucci se lo poteva benissimo risparmiare invece bellissimo l'omaggio a Imma Bandiera e a Tamara Bunke, due donne che non hanno avuto paura di difendere i propri ideali di libertà.
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