«Pépin scava nelle radici della nostra allergia agli imprevisti.»Corriere della Sera«Tra tanti manuali su come avere successo, il libro di Pépin si staglia felice e controccorrente.»Vanity FairIo non perdo mai. Certe volte vinco, altre volte imparo.
Nelson Mandela
Chi ha detto che il segreto della felicità è il successo? Questo libro liberatorio dimostra il non c’è storia di vera crescita che non sia stata costruita attraverso errori, sconfitte, delusioni. Tutti conosciamo la parabola di Steve Jobs, licenziato in un primo momento dall’azienda che poi egli stesso trasformò in un colosso, ma anche grandi uomini politici come Lincoln e De Gaulle, artisti come Ray Charles, scrittori come J.K. Rowling e campioni come Rafa Nadal sono diventati sé stessi accettando la sconfitta. Charles Pépin racconta con estro di narratore storie di cadute e risurrezioni, e per farlo ci guida alla scoperta del pensiero di san Paolo, Nietzsche, Freud e Sartre. Il suo messaggio è per diventare quelli che siamo ed esprimere il nostro potenziale dobbiamo accettare l’esperienza del rischio e non limitarci a scegliere tra alternative note e rassicuranti. Ma soprattutto ci riguarda come cittadini e genitori, chiama in causa il nostro modo di lavorare e di stare con gli altri, e ci apre gli occhi sulla ricchezza delle opportunità e delle scoperte che la varietà del mondo ci può offrire.
Charles Pépin, 38 ans, est philosophe et écrivain, agrégé de philosophie, diplômé de l'Institut d'Etudes Politiques de Paris et de HEC. Il est également expert auprès de l'APM.
Il enseigne au lycée d'Etat de la Légion d'Honneur (Saint Denis), à l'Institut d'Etudes Politiques de Paris, à HEC Executive, aux « Mardis de la philo », et anime un séminaire philosophique hebdomadaire au MK2 Hautefeuille.
Il est intervenu pendant sept ans dans « Culture et Dépendances » (France 3), puis dans « En aparté » (Canal +), et tient aujourd'hui des chroniques mensuelles dans « Philosophie magazine » et « Psychologies magazine ».
Il a publié six livres. Ses derniers essais parus sont : Une semaine de philosophie (Flammarion, 2006. J'ai Lu, 2008), Les Philosophes sur le divan (Flammarion, 2008. J'ai Lu, 2010), Ceci n'est pas un manuel de philosophie (Flammarion, 2010), Qu'est-ce qu'avoir du pouvoir ? (Desclée de Brouwer, 2010). Ses ouvrages sont traduits dans plus de dix pays.
Un libro zoppicante. Interessante per certi spunti, a tratti anche ispiratore, volendo. Ma all’autore piace vincere facile: tutti casi di fallimenti con lieto fine e con svariati milioni di euro o dollari a fare da paracadute o da morbido materasso su cui atterrare nel fatidico momento della caduta. Come dire “ho una tesi, ecco gli esempi che la supportano”: ma la ricerca dovrebbe funzionare al contrario. Avrebbe potuto intitolarsi “Non è forte chi non cade mai, ma chi, dopo essere caduto, sa rialzarsi” e non sarebbe cambiato granché. E l’unico argomento che avrebbe potuto rappresentare un aspetto innovativo, ovvero “insegnare” a fallire fin dalla scuola, imparando a sfruttare la creatività e l’unicità di alcuni rispetto alla spiccata tendenza all’omologazione, è affrontato con una superficialità disarmante e davvero inspiegabile. Speravo davvero in qualcosa di molto, molto, molto migliore. Peccato.
Più che di una ricerca o di un saggio si tratta di un lungo pamphlet. Il fallimento e gli errori vengono presentati come grandi opportunità di crescita. L'argomentazione è spesso convincente, a tratti anche molto 'inspiring'. Certo, Pépin sceglie casi in cui le cose sono andate bene, vale a dire persone che, dopo il fallimento, hanno saputo rimettersi in carreggiata più gagliarde di prima. Che è come a dire che prima formulo la tesi e poi vado a cercare le prove che me la sostengono.
Bello, apre gli occhi su un tema che la nostra società finge che non esista, che viene stigmatizzato ma che in realtà fa parte di noi come esseri umani e va valorizzato invece che denigrato
"Alcuni fallimenti ci spingono a insistere, altri ci convincono a lasciar perdere; alcuni ci danno la forza di perseverare irremovibili, altri ci suggeriscono un cambiamento. Alcuni rendono più combattivi, altri più saggi, altri ancora semplicemente ci rendono disponibili ad altro."
"Sbagliandoci, andando incontro al fallimento, manifestiamo la nostra verità di uomini: non siamo né animali determinati dall'istinto, né macchine perfettamente programmate, tanto meno dèi. Possiamo fallire perché siamo uomini e siamo liberi: liberi di sbagliare, liberi di correggerci, liberi di progredire."
"L'errore è la maniera umana, propriamente umana, d'imparare."
"La creatività intrattiene una relazione molto privilegiata con l'umiltà e si tiene a debita distanza dall'orgoglio, conosce bene i propri limiti e rifugge il senso di onnipotenza. I grandi creativi sanno che la realtà esiste e con essa si confrontano, sottoponendola a continue rielaborazioni."
Libro di agevole lettura che offre un punto di vista originale rispetto all'errore, al fallimento; da vedere in un'ottica differente rispetto a come in tutta la nostra società viene visto lo sbagliare, il fallire. Da considerare più punti di forza che punti deboli, più punti di partenza che punti di arresto. Bene argomentato e con utili e interessanti spunti di riflessione.