Quale sarà il formidabile tesoro, nascosto dal mistico bigatto, e quanto sarà dura la strada, stracolma di pericoli, per arrivarci?
Tra i temi proposti troviamo indiscutibilmente lo scontro eterno tra il bene ed il male, in questo caso caratterizzato dal viaggio del cosiddetto Sant’Anselmo, che rappresenta il primo, e Galaverna, il diavolo sotto mentite spoglie, che è chiaramente il secondo. Ciò è dovuto al fatto che il saggio Anselmo è intenzionato a compiere la sua missione, affidatagli direttamente dal Papa in persona, mentre la personificazione letterale del male cerca di ostacolarlo ad ogni costo in tale impresa.
La storia inizia con una breve introduzione del personaggio di Anselmo, il quale ha deciso di farsi eremita su una montagna, per avvicinarsi il più possibile a Dio, ma tale luogo è anche il rifugio prediletto del diavolo, che lo tenterà costantemente, con l’obiettivo finale di ammazzarlo, in particolar modo tramite la presa di controllo di vari animali della zona. L’eremita, tuttavia, terrà duro, e resisterà ad ogni tranello, fino al giorno nel quale viene visitato da Matilde di Canossa, inviata dal Papa per richiedere il suo aiuto. Anselmo raggiunge dunque il castello di Canossa, incontra il Papa, comprende il perché sia necessario ottenere l’appoggio di Aquileia per contrastare le ambizioni dell’imperatore Enrico IV, e si mette dunque in cammino, ritrovandosi a fronteggiare molteplici peripezie…
La sequenza che ho apprezzato di più in assoluto è stata quella a bordo dell’imbarcazione del re Vitige, dove Anselmo fa la conoscenza di personaggi incredibili come il gigante Mazacroc, ed il nano Arghèt, che presto diventano inseparabili, nonché di Galaverna, un giovane mendicante che attribuisce i suoi tratti Germanici alle sue origini Longobarde, e ciò lo fa per destare ogni sospetto da Anselmo, il quale invece crede che egli sia in realtà Enrico IV. Successivamente, vi è il tanto atteso scontro con il bigatto, per recuperare i magici semi di zucca gigante, e che verrà condotto da Anselmo, Galaverna (contro ogni aspettativa), e Ranìn, un bambino orfano che hanno soccorso durante il loro viaggio, e la cui piccola stazza tornerà utile durante la battaglia.
Sant’Anselmo, purtroppo, non riuscirà nella sua missione, ma Galaverna, che finalmente si rivela essere il diavolo, lo trasforma in colomba, e gli mostra l’incontro tra il Papa ed Enrico IV (il quale in effetti era identico al giovane mendicante, confermando di conseguenza i sospetti dell’eremita), che, in ogni caso, si risolve ottimamente, dato che il secondo chiede l’assoluzione delle sue colpe, ed il primo, quindi, lo perdona, rimuovendo la scomunica. Il vero finale del libro, o perlomeno quello più soddisfacente, si rivela essere dunque il ritrovamento dei mitici semi di zucca, citati in precedenza, grazie ai quali sarà possibile creare cibo in abbondanza, in zone dove purtroppo manca severamente.
Per concludere, il finale potrebbe lasciare perplessi, ma in realtà segue perfettamente le vicende storiche che si sono susseguite all’epoca, dunque era intuibile che Anselmo non avrebbe compiuto il suo obiettivo. Ritornando alle qualità del romanzo, questi non è particolarmente lungo, anzi, ma riesce comunque ad includere un numero elevato di sequenze, molte delle quali che non ho nemmeno accennato, come la prigionia di Anselmo, dove incontra il ratto parlante, ed il ritrovamento dei veri genitori di Ranìn, ambito da tutti, poiché Anselmo promette di regalare anche gioielli preziosi, ritrovati sotto al corpo del bigatto deceduto.