Che ci capiti o no di volerli vedere, i matti sono tra noi. Per strada, alle Poste, ai matrimoni: hanno solo cambiato i connotati. Sono moltissimi e forse più pericolosi di quelli di una volta rinchiusi in manicomio. I matti della porta accanto sono un movimento sempre più evidente e distruttivo. Quelli malati di socialità sono a briglia sciolta all'apericena o in fila dal nutrizionista. La loro versione 2.0 è composta per la maggior parte da persone dichiarate normali, pregevoli, da conoscere, imitare o invitare alle feste. Ma la cosa che più ghiaccia il sangue è la loro evoluzione. I matti odierni non solo si sono inseriti nel tessuto sociale come se niente fosse, ma sono riusciti a piazzarsi ai piani alti dei grattacieli o dei governi. Oppure sono in vestaglia ad annaffiare i cespugli di bosso nel nostro pianerottolo, ogni mattina alla stessa ora, sono in fila con noi al supermercato, pronti a linciarci se chiediamo di passare avanti perché abbiamo solo il detersivo da pagare. O, ancora, sono nel nostro letto da vent'anni. I nuovi pazzi sono i nostri sindaci, i nostri tabaccai, nostra moglie, nostro marito, il nostro amministratore delegato, l'amica di nostra figlia o semplicemente il tipo che ci siede accanto in treno. Ci attirano nella loro inquietante rete appiccicosa facendoci accettare tutto il marcio e malato come vero, assodato, chic o quantomeno normale.
Nata a Roma e laureata in Storia del costume, ha lavorato nell’organizzazione di eventi, mestiere per il quale ha viaggiato in tutto il mondo. Nel 2008 ha iniziato a studiare teatro comico, ha aperto il blog di racconti umoristici Madame Pipì e dal 2010 ha abbandonato il tragico mondo degli eventi per dedicarsi completamente all’intrattenimento. Oggi è un’apprezzata attrice comica, conduttrice di format tv e live e autrice di monologhi di stand-up comedy e cabaret, tra l’Italia e la Spagna. Nel 2016 ha esordito per Fazi Editore con Fottuta campagna.
Se dicessi che questo libro e’ come me lo aspettavo, mentirei.
Sicuramente non tradisce il suo titolo. Sono storie di matti.
Io mi aspettavo un saggio. Ho trovato una raccolta di racconti.
Io mi aspettavo un legame forte con la legge Basaglia, le sue conseguenze e la storia dell’approccio alla malattia mentale in Italia prima e dopo. Ho trovato solo alcuni riferimenti, ma anche una sorta di appello (importante) alla creazione di un racconto nazionale sulla malattia mentale, alla valorizzazione dell’ex ospedale psichiatrico di Voghera come luogo di riflessione, di studio e di divulgazione.
Io mi aspettavo un approfondimento sulla malattia mentale, capire come veniva trattata allora e come viene trattata oggi. Ho trovato storie di luoghi, di persone, aneddoti.
Non ho trovato aspetti che mi aspettavo, ma fornirei una narrazione solo parziale di questo libro se non dicessi che ho trovato anche aspetti che non mi aspettavo e che mi hanno piacevolmente colpito.
Non mi aspettavo di sorridere leggendo di “matti”, seppure di un sorriso amaro di fronte alla comicita’ di certa tragedia.
Non mi aspettavo di leggere di matti di tutti i giorni, di matti normali, di matti in generale integrati nelle nostre vite quotidiane.
Non mi aspettavo di trovare l’esemplificazione di come la normalita’ possa generare mostri e di come la classica frase da cronaca giornalistica “ma era una persona normale” possa essere priva di significato e frutto di una cattiva interpretazione di che cosa sia la normalita’.
Alla fine, e questo e’ sicuramente l’aspetto piu’ interessante, non mi aspettavo che la lettura mi avrebbe suscitato piu’ domande su cosa sia la normalita’ che non su cosa sia la pazzia.
Scrittura acuta ed intelligente, umorismo sottile e a volte piacevolmente snobistico. I racconti si leggono con gusto, a volte forse un poco troppo arzigogolati nella scelta dei vocaboli, ma tant’è. Progetto ambizioso quello di voler pescare in tante località così dissimili: inevitabile usare molto la fantasia ed uscire da un progetto che se avesse mantenuto un maggior contratto con la realtà ne avrebbe guadagnato in profondità.
Un po’ scettico sullo stile. Conosco l’autrice come comica, e l’ho sempre trovata molto divertente e accurata. La serie di racconti di questo libro mi è un po’ difficile da interpretare. Le storie sono belle ed è scritto in modo molto scorrevole e piacevole. Alcune osservazioni le trovo un po’ forti e non sempre capisco dove finisca il sarcasmo. Bei spunti di riflessione, senza dubbio.
“Ai malati immaginari, ai malati per davvero, a quelli che dovrebbero farsi vedere e invece si stanno truccando per uscire.”
“Ai malati immaginari, ai malati per davvero, a quelli che dovrebbero farsi vedere e invece si stanno truccando per uscire.”
“La famiglia mi ha progettato l’esistenza in modo che nessuno potesse mai pensare o mettere in giro voci che io fossi una puttana, una facile o qualsiasi altro sinonimo di prostituta venga usato contro una donna a prescindere da chi è, semplicemente perché disturba»,”
“Una città maestosa e nascosta, un polo monumentale a mollo nell’acqua del fiume più potente e bistrattato d’Italia, a far da cancello ai boschi che anticipano le Alpi.”
“l’essere effettivamente puttana è legato più allo stato d’animo di chi così apostrofa una donna che all’eventuale, reale vendita di prestazioni sessuali di essa; è una consuetudine, una forma di educazione che ha portato il sistema a definire il termine puttana insulto ufficiale da dedicarsi alle donne tout court.”
“Perché Milano vola veloce e arriva sempre prima di tutte le altre quindi colonizza e crea le sue province e Milano Marittima è proprio una delle antiche colonie, una succursale adibita per l’impiegato milanese e il di lui piacere e svago, fattori che vanno mantenuti sempre ad altissimi livelli altrimenti scende il rendimento impiegatizio e andiamo tutti a casa.”
“Perché non basta essere ministro per non essere coglione.”
“però quella tristezza, quel sentimento di insicurezza profonda che fa mancare la terra da sotto i piedi anche se sei il re del mondo, non se l’è mai tolta di mezzo e oggi ci convive, facendo finta di niente, convinto di aver sepolto tutta la sua solitudine sotto a quella stessa terra dove oggi crede di poggiare i mocassini in cuoio toscano con virilità e padronanza.”
“A volte il problema è che facciamo finta che non sia successo niente mentre dentro di noi qualcosa grida a squarciagola.”
“Non tutti possono amare. Soprattutto se non sono stati educati a farlo e ad elaborarne le conseguenze.”
“Guardatevi da quelli che presentano la propria vita come fosse un’agenda con dentro un programma al minuto, da quelli che mettono le matite sulla scrivania in ordine ascendente di grandezza della punta, da coloro che sistemano le camicie nell’armadio seguendo la tavolozza di pantoni dal colore più freddo a quello più caldo, ma soprattutto guardatevi da coloro che hanno fatto dell’abitudine uno stile di vita rassicurante perché, presto o tardi, ne tradiranno i dogmi.”
Per il tema e per lo stile. Per la capacità di colorare le parole come fossero immagini (Leonardo contava meno di un sasso di fiume; Remigio se li prendeva i miei occhi di bimbetta, e se li portava per qualche secondo a danzare con la sua follia), per quella regola per cui se un concetto lo puoi esprimere utilizzando quindici o cinque parole, allora è meglio esprimerlo in cinque parole, perché mi è facile scegliere i matti preferiti - Tamara, matta di provincia e Walter, matto di posto fisso - e perché, come dice Arianna Porcelli Safonov, certa gente si somiglia in maniera impressionante, nonostante i meridiani e i paralleli diversi.
Non tutti i matti del catalogo sono ugualmente divertenti, ma il fatto stesso che le peculiarità di ciascuno mi siano rimaste in mente nonostante abbia letto i vari racconti nell'arco di più giornate va come nota di merito alla qualità del libro. Anche il fatto che nel leggerli non abbia sentito la voce narrante dell'autrice, nonostante l'abbia proprio sentito leggerne uno durante uno dei suoi spettacoli, è pure un punto a favore dell'insieme.