A 31 anni Arianna decide che l’aria di città è diventata irrespirabile. L’insofferenza verso i ritmi urbani, lo smog, gli snob fissati con i prodotti bio e l’inquinamento acustico, è salita alle stelle e l’unica soluzione accettabile, per lei, è quella di mollare tutto e partire. Nella zona dell’Oltrepò pavese trova un vecchio fienile e, col cuore colmo di entusiasmo, si lancia in una nuova vita, totalmente diversa da quella di prima. A bordo di un enorme fuoristrada, insieme ai suoi gatti e al cane, che con lei saranno i protagonisti di molte vicende del libro, parte per la grande avventura. Ma nel brusco passaggio dall’esistenza di cittadina sempre in viaggio per lavoro a quella di misantropa che va a letto con le galline, scoprirà che la vita tanto agognata nasconde in realtà aspetti non proprio esaltanti. Da qui il racconto esilarante di tutte le sfide che la condizione rustica pone: dalla descrizione dei vicini, in verità lontanissimi, al resoconto atterrito delle sagre di paese, dall’analisi del cibo spacciato per biologico nei supermercati alla scarsità di genere maschile appetibile nel raggio di chilometri, il libro è una spassosa panoramica sulla vita in campagna, distante anni luce dalle pastorellerie e dai quadretti bucolici della tradizione. Con grande ironia e situazioni paradossali, Fottuta campagna evidenzia le difficoltà pratiche del mondo green, l’isolamento cui necessariamente costringe la vita agreste, le strazianti conseguenze della lontananza fisica dal consesso civile. Un anti-inno alla semplicità della vita all’aria aperta che mette in guardia da un’idea molto diffusa e forse troppo idillica della campagna.
Nata a Roma e laureata in Storia del costume, ha lavorato nell’organizzazione di eventi, mestiere per il quale ha viaggiato in tutto il mondo. Nel 2008 ha iniziato a studiare teatro comico, ha aperto il blog di racconti umoristici Madame Pipì e dal 2010 ha abbandonato il tragico mondo degli eventi per dedicarsi completamente all’intrattenimento. Oggi è un’apprezzata attrice comica, conduttrice di format tv e live e autrice di monologhi di stand-up comedy e cabaret, tra l’Italia e la Spagna. Nel 2016 ha esordito per Fazi Editore con Fottuta campagna.
Lettura divertente, con qualche spunto di ottimo umorismo giocando sulle differenze tra le aspettative create dai falsi miti della vita in campagna e l'impatto con la realtà delle cose.
Grasse risate, scomode verità sulla vita sana e pacifica della campagna.
“…oggi va così di moda essere liberali e open-minded che leggere un libro che sostiene il contrario ci sembrerebbe offensivo, amorale. Quindi molto meglio scrivere cazzate.”, Arianna Porcelli Safonov
"Una volta qui era tutta campagna" è una classica frasettina dalla tediosa sfumatura nostalgica (un po' come "si stava meglio quando si stava peggio") che a me, nato e cresciuto nell'asfalto cittadino, provoca sempre un po' di irritazione e sospetto, soprattutto verso chi la declama. Invece il libro di Arianna Porcelli Safonov, con un titolo come "Fottuta campagna" (Fazi Editore, 2016), non può che farmi incuriosire: per una volta, stacco dagli abituali mondi fantastici o inquietanti e mi trasferisco nella realistica narrazione campagnola (e, dal mio punto di vista, la campagna ha comunque in modo naturale qualcosa di inquietante). Naturalmente si tratta di una narrazione umoristica in un linguaggio colloquiale e i commenti indignati per questo tipo di soluzione lasciano un po' il tempo che trovano. Per il resto, non si tratta di un manuale per andare a vivere in campagna ma di una serie di episodi vissuti e raccontati con estrema ironia (e autoironia) in prima persona: ne risulta una lettura leggera e più che gradevole.
Il libro scorre via veloce, le parole sono scelte con cura e nell’insieme è divertente. Qua e là fa proprio ridere, come nella scena del pastore maremmano. Però che cavolo, è come se… non so, sembra un esercizio di stile: desiderare di piacere a tutti, e a tutti i costi. O almeno, è quel che percepisco io, per cui potrebbe anche essere completamente sbagliato, ma il dubbio rimane. Pesco da un’intervista di Foster Wallace: mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse.
Piacevolissimo simpatico e intelligente libro, si sorride ma si pensa anche. Le peripezie di Arianna in campagna sono memorabili. Lo consiglio a tutti coloro che non si fanno intimidire dalle cose scritte con lucidità, che non comprano il bio ai supermercati, che sanno vedere l'altro lato della campagna, che la solitudine non è soltanto bella, in campagna. Ma può riservare delle sorprese inaspettate.
Il titolo di questo libro mi ha incuriosito subito, visto che fottuta campagna rappresenta la versione “polite” (ovvero scrivibile su una copertina) di campagna di merda, frase che uso ogni qualvolta mi trovo a combattere con un albero, con il tosaerba, con la siepe, con le faine, con tutto ciò che circonda la mia casa. Di campagna. Perché io abito in campagna, nevvéro?
Libretto estremamente ironico e sarcastico che coi toni irriverenti di una presa in giro bonaria ci descrive le “meraviglie” della vita bucolica. Si fa leggere, scorre rapidamente, fa sorridere in molte circostanze atteggiandosi a manuale di sopravvivenza. Una piacevole lettura di intrattenimento ma niente più.
Ironico e leggero, mi ha convinto ancora di più a lasciare la città. Sperando di trovare una vicina come Arianna per farsi interessanti chiacchierate e risate, tra vini e confetture.
Arianna Porcelli Safonov con la giusta dose di ironia, regala un libro interessante e curioso che spinge il lettore a ridere, riflettere e valutare seriamente di trasferirsi in campagna. Una lettura piacevole, giovane, innovativa e decisamente riuscita. Stupendo!!!
Un librettino leggero, che vuole far sorridere ma che è troppo urlato e che ogni tanto cade in scene di dubbio gusto al limite col sessismo. Scritte da una donna danno ancora più fastidio.