Le ombre di un passato ormai dimenticato si allungano sul mondo. Syl cade, Cambria attende inerme la sua fine. I fratelli si separano, ma le loro strade non possono che intrecciarsi nuovamente quando l'ultimo freno viene tragicamente Mordraud è ormai pronto per il Limite degli uomini. I sadici piani di Sevian condizioneranno nuovamente le loro vite fino a un ultimo, inevitabile confronto, dove amici e nemici saranno coinvolti e nessuno avrà via di scampo. Ma dalle ombre, emerge una forza ancora più Alira e le sue Madri Nere si ergono a ultimo baluardo della speranza contro l'avanzare inarrestabile degli Aelian.
La lettura è pervasa da una costante inquietudine provocata dal profondo fatalismo che segna la trama. E in questo libro, il fatalismo ha fattezze umane... un nome. La consapevolezza dell'ineluttabilità del destino assegnato ai protagonisti, trasmette molto e pone il lettore in uno stato in cui le emozioni giungono dritte nell'intimo. Questo, perché la sofferenza traccia linee profonde nelle vicende narrate e getta inquietudine, insicurezza anche nei momenti di apparente armonia. La prosa è solida, scorrevole e moderna. I dialoghi, maturi. Un romanzo intriso di dolore, cupo... meravigliosamente cupo.
Come per i primi due volumi anche in questo caso ci troviamo tra le mani un racconto impregnato di tragicità. Il motivo conduttore di tutto sembra essere il dolore: ogni personaggio sembra spinto nelle sue azioni dalla sofferenza. Un dolore che può essere compreso o meno, del quale si può o no aver preso coscienza. Uno strazio devastante che dilania gli animi di praticamente tutti i personaggi. Uno spasimo scaturito da perdite, solitudini, soprusi, violenze, incertezze, paure,...Tutto ciò fa scaturire un'atmosfera tetra, cupa, uno stato di malsana devastazione che supera la mera tristezza e diventa una sorta di tetra disperazione che ti lambisce le caviglie, ti ghermisce il cuore e si impadronisce della volontà. Un romanzo questo, il terzo, che sembra non lasciar spazio alcuno alla speranza, ad una piccola scintilla di qualcosa che non pretendo sia gioia, ma almeno assenza del dolore. Anche quando una debole fiammella di serenità si accende, dando sollievo dall'oscurità perpetua, prima o poi, in un modo o nell'altro, i lunghi tentacoli della catastrofe finiranno per trovarla e soffocarla.