Jump to ratings and reviews
Rate this book

Everything Is Broken Up and Dances: The Crushing of the Middle Class

Rate this book
This extended autobiographical essay explains in clear, engaging terms how the role of economics and finance in the Western world has shifted in the twenty-first century, from cultivating wellbeing in society to eroding the wealth of the middle class.

Just a handful of years into the new millennium, globalization has had a profound impact on economies and societies throughout Europe and America. In this accessible yet literary work, Edoardo Nesi and Guido Maria Brera illustrate its effects in Italy through the changes that occurred in their own lives: while the former was forced to sell the textile company his grandfather founded before World War II, the latter became one of the key figures in European asset management.

Between Bill Clinton's remarks at the Lincoln Memorial on December 31, 1999 that closed the American Century, and Donald Trump's inauguration speech, economics and finance stopped functioning as instruments constructing a healthy society and became weapons to destroy the middle class. As demagogues seduce citizens of nations across the globe, Everything Is Broken Up and Dances tells the critical story of how we corrupted what we might in retrospect call "the best of all possible worlds"--a world without banking crises, unemployment, terrorism, and populism, in which it was impossible to think that a state might default on its debt.

208 pages, Hardcover

First published April 20, 2017

5 people are currently reading
433 people want to read

About the author

Guido Maria Brera

6 books29 followers
Guido Maria Brera è un dirigente d'azienda e scrittore italiano. Studioso delle teorie economiche di Federico Caffè, nel 1999 diviene co-fondatore e amministratore del Gruppo Kairos che opera nel settore del private banking e dell'asset management. Nel 2014 esce I Diavoli, il primo romanzo con tinte autobiografiche.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
22 (18%)
4 stars
56 (46%)
3 stars
37 (30%)
2 stars
6 (4%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for Nood-Lesse.
428 reviews324 followers
November 15, 2018
Un doppio contro la crisi

Brera non saprei, Nesi sicuramente è un appassionato di tennis. Giocano in doppio (un capitolo a testa) una partita retrospettiva contro la crisi iniziandola Il 31 dicembre del 1999. Guido più tecnico (non tecnicista) Edoardo più romanzato con quelle chiusure alla Sandro Veronesi (altro appassionato di tennis) che mi piacciono un sacco e che sfruttano citazioni di Lowry, Hugo, Beckett ma anche della saggezza contadina, dalla pragmatica di chi ha avuto antenati con le scarpe grosse. Ne viene fuori un resoconto sugli ultimi vent’anni di storia economica mondiale scritto in modo accessibile, alternato alle storie personali dei due relatori, travolti come tutti noi dalla globalizzazione.
Nesi è riconoscibile per espressioni come “andare al povero” “vagellare” per il riferimento a Malcom Lowry “una specie di ingranaggio celeste che si mette in moto e produce eventi o coincidenze” che prima di tradurre Wallace era il suo scrittore preferito. E dopo? Dopo non saprei. Regalo ai tanti adepti del Divino Fricchettone W, un passo (onesto) scritto dal suo traduttore (Edoardo Nesi)

Aaron Swartz, l’unica persona che è stata capace di intendere la trama infinitamente nascosta di Infinite Jest di David Foster Wallace e raccontarla sul suo blog perché venisse finalmente intesa da tutti coloro che avevano letto il libro ma non l’avevano intesa, tipo me.

Brera e Nesi tendono a descrivere i ‘90 come una grande promessa disattesa, ne dipingono i bordi con il pennarello dorato del ricordo. È vero che la fine dei ‘90 è la fine del mondo così come lo avevamo conosciuto, un po' meno vero che esso fosse effettivamente dorato e pieno di tutte le speranze di prosperità che essi vi hanno visto a posteriori. I ‘90 non erano anni interlocutori o di proiezione futura, erano il nostro tempo iniziato con le notti magiche e proseguito con l’alba nella quale ci trovammo estromessi dal mondiale senza essere mai stati sconfitti nei tempi regolamentari. I ‘90 iniziarono con il dimostrarci quanto fossero fragili i nostri sogni e lasciarono agli ‘00 il compito di impartirci una lezione durissima in materia di realtà. I fatti sono abbastanza recenti, tutti più o meno li ricordiamo, la loro puntualizzazione cronologica e spaziale però li rende storici, li concatena, arriva fino a spiegare la vittoria di Donald Trump nel 2016. Mi è piaciuto questo as-saggio drammatico nei contenuti ma spesso scanzonato nei toni. Non è un libro di economia, è il resoconto di come l’economia abbia pesato quanto una guerra in questi settant’anni di pace.
Profile Image for Gattalucy.
380 reviews159 followers
December 2, 2018
Uno sguardo sul nostro passato che è passato senza che lo capissimo almeno un po'

Ci sono libri che divori tutti d’un fiato, senza respiro, e altri, come questo, in cui a tratti, infili il dito tra le pagine e cominci a macinar pensieri.
Un misto tra un saggio, un resoconto scanzonato, un riassunto amaro di come la crisi ha azzerato i sogni della nostra gente, orgogliosa di aver scalato quell’ascensore sociale che per decenni ci ha permesso di vedere i nostri figli stare meglio di noi, gli operai, se volenterosi, capaci, coraggiosi, ambire a diventare imprenditori, artigiani, creativi e intraprendenti. Tutto spazzato via dalla globalizzazione, da un mercato che ha trasferito altrove il lavoro, svilito il prodotto, aprendo una crisi nel mondo occidentale che continua a mangiarci l’anima. E’ un racconto a due voci: Nesi, da scrittore che ha alla fine ceduto la fabbrica creata con tenacia e sacrifici dal nonno, e Brera, da giovane rampante economista nella City londinese.
Sono figlia di chi quell’ascensore l’ha preso saltandoci sopra al tempo del boom e ha lasciato alla propria progenie agi e lavoro. Ho visto anch’io mio fratello e i miei cugini non dormire la notte per il timore di dover mandare a casa operai che erano compagni di vita da decenni. Ho visto attorno a me gente con le lacrime agli occhi, ho sentito quell’alunna brillante all’esame di maturità classica rispondere alla domanda di rito: “E ora a che facoltà ti iscriverai?” rispondere, “nessuna, cerco lavoro, perché all’università ci va già mia sorella e i miei non possono mandarci un altro figlio.” Devo dire che Brera mi ha spiegato con parole chiare e oneste termini finanziari e economici e avvenimenti che conoscevo ma mi sovrastavano come una nebulosa minacciosa e indecifrabile.
Mi ha spiegato ad esempio come il Q.I, che ora tutti temono finisca, ti costringa a un rapporto di dipendenza assoluta, sovracostituzionale, costringendoti a legiferare solo nella direzione che consenta il rispetto dei suoi dettami, bypassando la politica. Mi ha chiarito la miopia di chi ci governava, e come abbiamo pagato poi, cosa non siamo stati capaci di prevedere, di arginare, lasciandoci convincere che la globalizzazione ci avrebbe arricchito
Invece ha creato popoli di scontenti, impoveriti, delusi, arrabbiati non si capisce nemmeno con chi, abbandonati a ringhiare la propria rabbia davanti alla tastiera di un computer e incapaci di trovarsi un lavoro che non sia precario, malpagato e svilente. Contenti però di poter comprare merce su merce inutile, sempre di ultimo modello, magari indebitandosi per anni.
E’ così che ci si impoverisce: quando si scambiano i diritti con le merci, e i beni fondamentali con gli acquisti voluttuari
E non è solo da noi: sono i popoli scontenti che nel Regno Unito votano la Brexit, negli Stati Uniti, scelgono Trump, in Francia indossano i gilè jaune, e in Italia acclamano chi grida: prima gli Italiani. E intanto i Cinesi si comprano il mondo.
Leggere queste pagine è stato come rovistare dentro ferite ancora aperte, mettere sale su cicatrici non ancora rimarginate. Due punti di vista diversi ma complementari, in buon equilibrio anche se tra i due mi ha convinto di più Brera.
Di Nesi non mi è andato giù il capitolo sui cenci, su come ci vestiamo di stracci, di moda finta a basso prezzo, perché ci siamo dimenticati cosa sono le stoffe di qualità, quelle che faceva suo nonno e suo padre, e così ci roviniamo l’economia. Caro Edoardo, e chi se le può più permettere quelle stoffe se non quelle dieci o venti famiglie che si sono accaparrate tutta la ricchezza del paese de localizzando altrove per pagare meno il lavoro e fare un prodotto di bassa qualità? A vent’anni potevo lavorare mentre facevo l’università, mantenendomi e comprandomi ogni tanto un bel capo di quelli che durano: mia figlia indossa ancora una giacca che mi permisi allora con i miei primi stipendi. Me lo ricordo il cotone Lacoste indistruttibile. Ma ora mia figlia non troverà lavoro nemmeno da laureata, e le magliette Lacoste è da anni che sono irriconoscibili, non fosse per quel coccodrillo che chissà in quale Paese è stato cucito. E poi Nesi, come facevi a fare lo scrittore e l'imprenditore lo sa solo Dio.
Alla fine un libro che mi sento di consigliare per poi poterne parlare e discutere. Perché è innegabile che ci tocca vivere in questa decadenza ormai irreversibile, correndo verso il baratro con ancora negli occhi i sogni dei nostri padri.
Profile Image for David Wineberg.
Author 2 books875 followers
February 23, 2018
The Long and Whining Road

Everything Is Broken Up And Dances is a book of retrotopia, where two co-authors sigh over the glorious past when the future actually looked bright. They take us on their personal tours of a then and now dysfunctional Italy and wonder when we lost our sense of community and purpose. Today it’s everyone for themselves, and the devil take the hindmost – the middle class. This is not news to English readers. Only the Italian politics is different. Berlusconi was as embarrassing and as damaging as Trump.

The book is a back and forth, one chapter at a time, alternating between the two authors, Guido Brera and Edoardo Nesi, who sometimes address each other and sometimes address the reader. It’s loose and informal, with lots of name dropping and pop culture citations. Also poetry. But as it goes on, the economy takes over until there is nothing else. Zero interest rates, no safety net, inequality and precarity are the new reality in Italy, as in every country where globalization has taken hold. Our politicians didn’t lie, Edoardo says Globalization has truly lifted a billion people out of poverty – but they are all in China.

Edoardo sold the three-generation old family textile business, so he can rant authoritatively about how cheap, instant fashion poses as luxury, how schmattes pose as quality, how lawlessness and lack of standards now rule – and how the consumer thinks it’s the best of all worlds. (I say the same thing about New York, where it used to be that all the stores and restaurants were unique to New York. Today, there are 23 Starbucks on Columbus between 63rd and 87th. But I digress.)

Guido is in finance, and feels guilty about all the money he has made for clients in the perverse new global system. His excuse is the weather-beaten if he didn’t do it, someone else would step into his place.

This is catharsis writ large. They come to no shocking revelations or conclusions. It is more of we are on the wrong path if we consider ourselves a civilization. But this message still needs to get out, and this is an engaging way to do it.

David Wineberg
Profile Image for Luca.
113 reviews
June 11, 2017
Le premesse per il grande libro c'erano tutte: costruito come un dialogo tra un apprezzato scrittore/traduttore e un anomalo gestore di hedge funds, il libro inizia alla grande, descrivendo con mirabile precisione la fine del millennio e l'ambiente in cui sono maturati i germogli della crisi. Nel seguito delle pagine, nonostante la capacità di tratteggiare con efficacia l'evoluzione degli ultimi dieci anni, gli autori non riescono però a uscire dagli stereotipi dei loro personaggi. Nesi in particolare resta chiuso nel suo odio adirezionale per la globalizzazione, e non riesce nemmeno a spiegarsi come mai altri sistemi siano riusciti a reagire diversamente dall'Italia. Soluzioni non se ne vedono.
Resta l'affresco, la capacità di cogliere i segnali e di rappresentarli. Che non è poco (anche se non basta)
Profile Image for Michaela.
75 reviews36 followers
May 20, 2018
---- Disclosure: I received this book for free from Goodreads. ----

Am a bit unsure how to proceed w/ this review. I think what will be relevant in regards to this work will be the previous level of understanding the reader has about wtf happened w/ the financial "collapse" of 2008. (Read "collapse" here as: take-over, intentional restructuring, or straight-up, coordinated theft, according to your own view of what exactly went down.)

If one has no clue whatsoever re: the new world paradigm that was set into motion in 2008, this book will do the job in getting a start toward wrapping one's brain around some measure of explanation. Sadly, there is no way to do that w/o eventually having to be in the middle of a bunch of financial terminology. The author here does his best to include what is relevant financially, with explanation, w/o having it bog things down any more than is avoidable. That bit was the hardest of this to get through. Not b/c it wasn't relevant or well-enough done, but rather b/c, in the end, the whole lot of all that financial mess is just a bunch of shit we made up, & therefore I have the hardest time forcing myself to give a damn. It is a necessary part to cover, however, of the events & how they played out. It was also a short section to have to read, & very doable. Alternatively, if one was paying attn. at any point after mid-2009, as I was, then the details provided herein will likely not reveal any information or insight not yet known.

I am also undecided as to the way this book was set-up. It presents as 2 persons talking their way through the global experience of these financial changes, which is just as good a way to cover it as any other. At certain points I found this to be somewhat annoying, but at others I found it to be entirely appropriate. So I don't know what to tell you about that, other than to let the potential reader know it may be an issue.....or maybe not. It was never an issue that made me wish I hadn't opened the book, so it's a minor thing.

To put this type of material in an easily-digestible format is no easy task, so I will give full props for that. It was a small, accessible read, & I am not aware of any other attempt to make these events into anything that might be within comprehensible reach of the average person. That said, what might become a slight issue of relatability for some readers would be that the characters are approaching the events from an Italian background. That perspective does not alter what happened in any way, & is of course relevant, but some people might find it to be that much more distance for their minds to span. Certainly it's no reason to keep away from this material.

Two things I personally want to throw in here. First, the finance guy in this tale uses the excuse that if he he hadn't done it, someone else would have. That's literally the same excuse the Clinton's (& oh so many other people shrugging off responsibility for personal gains) have used many times for b.s. they've done. I'm sick of hearing it come out of people's mouths. Secondly, the author is clear to point out that real people suffer for things they have no control over. What I want to note in relation to that, is the response that all these nations had to this mess, & invite the readers to contrast those responses w/ that of Iceland & its citizens. That, my friends, to use a turn of phrase from my corner of the world, is how shit gets handled. People were held accountable. Changes were made. The economy was altered so as to be anchored to tangible, real-world things that actually frickin' exist. They told other countries trying to bully them into sinking their ship alongside the countries of the rest of the world to smooth fck off. In doing so, they went their own road & are better for it. The rest of us (except those on the yachts, of course) are just holding on to our flimsy life-rafts waiting for the next strong wave to send us churning out in all directions....again. If this book makes a reader curious to know more, I would refer that reader to look toward Iceland. I found it fascinating. Also, a recently published book, The Creative Destruction of New York City: Engineering the City for the Elite, by Alessandro Busà, while not as accessible for the average reader, does a good job at witnessing in the microcosm of a modern city more or less the same principles that were applied globally. This is what the plan, as decided by the only people w/ the power to do so, is going forward. (Spoiler alert: it’s not exactly a paradise.)

So, the summation is that this book is a great attempt at breaking down a confusing thing. It's well-timed, as 10-years on is perfect to catch those who have just now stopped stopped reeling from the repeated blows long enough to be able to start trying to understand what on Earth just happened. Very readable in a day, on a short trip, or in short sections, as may suit the readers circumstances.

Oh, final side note to those who put this together: great job on selecting both the title & the cover image. Perfect. It’s exactly what made me pause at this long enough to see what it was about.

In the end, 4-stars overall. 5-stars for being what it is, minus 1-star for those times the conversational format irritated me, although I can't honestly say I've any idea how it might have been done better & remained as readable. Perhaps I will regret this & return to give 5-stars, as my complaint is likely more an issue of personal taste. We'll see.

Profile Image for Dvd (#).
513 reviews93 followers
January 6, 2018
Saggio/racconto agile, non difficile, scritto a quattro mani. Affascina il punto di vista assai diverso nel commento dei tempi cupi che incombono (più che incombere, dominano ormai): il Nesi è uno dei tantissimi sconfitti, uno di quei piccoli ei piccoli imprenditori travolti dalla crisi finanziaria e dalla globalizzazione; il Brera invece è uno dei pochi vincitori (almeno, così pare), nel suo ruolo di speculatore, finanziere e incarnazione dei mitologici mercati.

I mercati, qualunque cosa siano, approvano fanno disfanno accolgono giudicano. Giudicano, soprattutto, e giudicano tutti: dall'ultimo morto di fame allo Stato da decine di milioni di abitanti. Il Minosse dei nostri tempi è il mercato.

Purtroppo, a differenza del fu re di Creta, che Dante ben ci descrive e che opera secondo le leggi (ben note) provenienti dall'alto dei cieli, dei mercati non capiamo nulla, noi poveri peccatori. Non sappiamo nemmeno dargli un volto a questo giudice implacabile.

Questo è il grande problema (the big question): si è dato in mano il mondo e i destini di tutti noi a un entità immateriale, acefala, apolide, tentacolare, amorale, priva di alcuna base etica che non sia il guadagno. Il risultato è che interi STATI (non io e voi, poveri cristi ma quelle che un tempo erano le grandi Potenze che si spartivano allegramente il mondo) sono sostanzialmente inebetite marionette, incapaci di avanzare la minima proposta politica che vada contro gli interessi dei mercati. I quali interessi sono, ovviamente, opposti ai miei, ai vostri e - perfino - a quelli di qualunque stato democratico moderno.

Perché uno stato moderno non è un'azienda e non deve fare utili per vivere e prosperare, ma deve anzi andare nella direzione della redistribuzione delle ricchezze - attraverso un giusto e progressivo prelievo fiscale, uno stato sociale accessibile, beni primari pubblici e aperti a tutti (educazione, sanità, infrastrutture) - se vuole sopravvivere e prosperare.

Ai mercati, qualunque cosa siano, interessa il guadagno immediato. La speculazione per un conquibus nel brevissimo termine. I mercati sono come parassiti. Che porteranno alla morte l'organismo che li alimenta però. Ossia l'economia reale, di cui la finanza dovrebbe essere - e per questi scopi nacque nell'Italia del '300 - solo un ramo collaterale atto semplicemente a ricollocare o captare risorse, dove e quando servono all'economia reale - produttiva, capitalista, remunerativa.

Economia reale che, come la politica, necessita di tempo lunghi per potere pianificare e mettere in atto ciò che ha progettato. Anche per questo, oltre che una incolpevole impotenza e per una colpevole collusione (se non incapacità e impreparazione di fondo), la classe politica occidentale TUTTA non ha più peso né potere, alla fine. Detiene solo un simulacro di potere, come quei nobili di vecchia stirpe che nei loro alti castelli dominavano i villani del circondario ma che erano di fatto totalmente impotenti alle scorrerie di eserciti invasori.

Il racconto è diviso per capitoli, alternatavemente scritti da Nesi e Brera. Sanguigni e (giustamente) incazzati quelli del primo, più tecnici e incentrati sui massimi sistemi quelli del secondo.

Il quadro che ne esce è una buona - buona, ripeto, non fulminante o geniale - sintesi di questi ultimi, terribili 15 anni. Solo un aperitivo di quello che ci prospetta il futuro.E dato che, parafrasando Einstein, sono certo che il concetto di infinito, oltre che all'universo e alla stupidità, si può traslare anche all'avidità, sul futuro si addensano nere nuvole di tempesta.

Ma, miei cari economisti e neo-lib, vi spiego una cosa, a voi che tecnici non siete, non avendo la benché minima preparazione scientifica: ogni materiale di cui è composto il mondo sopporta al massimo determinate pressioni, oltre le quali s'innescano al suo interno cricche che lo portano a rompersi. Non importa il singolo valore limite di resistenza poiché, superate certe pressioni, niente resiste.

Avete seminato tante di quelle cricche che quando una di queste comincerà a allargarsi tutto verrà giù. Mi auguro con tutto il cuore che ci rimaniate sotto tutti, voi e il vostro Dio mercato, la globalizzazione selvaggia e il cinismo animalesco che vi contraddistingue.

Ogni cosa va in frantumi, il centro non tiene più , dice Brera citando Yeats. Poesia bellissima, Il secondo avvento , che anch'io avevo citato nella mia tesi di laurea (parlando di tutt'altro e in tutt'altro contesto), ma fornisce molto bene l'idea del crollo imminente, come a un arco a cui viene tolta la chiave di volta.

Libro veloce e consigliato, sarebbe potuto uscire meglio - decisamente meglio, la resa narrativa è scarsa, gli exempla riportati a mò di spiegazione banali e farragginosi - ma non lo sconsiglio (anzi, leggetelo - sono cose ormai strasapute ma chi supporta oggi questo modello sociale imperante o è un cinico dei peggiori o un ignorante. Alternative non ce ne sono più per non capire e non vedere).
Profile Image for Mario Gaudio.
14 reviews
October 22, 2025
Un'impietosa e realistica analisi su un sistema economico-finanziario che è imploso e su un sistema politico (quello dell'Ue principalmente) dimostratosi profondamente incapace di fronteggiare situazioni di emergenza.
Profile Image for Mar Gherita.
87 reviews16 followers
June 25, 2017
Tutto è in frantumi e danza - Guido Maria Brera ed Edoardo Nesi

due note al titolo e alla copertina:
Everything is broken up and dances by Jim Morrison suona ben diverso dalla traduzione utilizzata "Tutto è in frantumi e danza", che vuol dire? non mi sembra una scelta ben azzeccata. Forse Tutto è in frantumi e si balla?
Poi la foto in copertina, beh un po' mi urta.

Comunque, lo leggo e mi sembra il testo di uno testo teatrale a due voci. Arrivo in fondo ed effettivamente ti raccontano che il libro nasce da uno spettacolo della Milanesiana di Elisabetta Sgarbi.
Chi sono i due? Gli autori, il piccolo imprenditore che si è fatto scrittore e poi parlamentare (quante esperienze!), e un protagonista della finanza. Parlano in prima persona, per storia vissuta.
Chi di meglio per raccontare con attenzione all'impatto sulle singole persone le vicissitudini socio economiche e finanziarie degli ultimi quasi 20 anni? Non è un testo asettico, anzi, emozionale.

Il testo è scorrevole, i contenuti sono storia, e punti di vista.
Probabilmente la versione "spettacolo" funziona meglio, l'avrei apprezzata maggiormente. Ma va bene così, ho fatto un bel ripasso di ciò che è accaduto negli ultimi anni.

PS, nota aggiunta dopo qualche tempo:
ecco cosa non mi tornava di questo libro. Lamento lamento, ma alla fine i due autori dal periodi di crisi ne sono usciti con grandi vantaggi personali. Di che si tratta allora? di una esternazione un po colpevole? di cercare assoluzione? mah
Profile Image for Monica Veronesi.
191 reviews3 followers
July 16, 2020
Interessante questo dialogo tra l'esperto di finanza Guido Maria Brera e l'imprenditore Edoardo Nesi. Una lettura coinvolgente e chiarissima, sulle conseguenze economiche verificatesi con l'unificazione europea, il nuovo millennio, la caduta di ideali lavorativi e soprattutto la crisi che ha portato verso la globalizzazione più selvaggia. Due punti di vista apparentemente opposti, quello scaltro del manager e quello più umano dell'imprenditore costretto a vendere l'impresa storica di famiglia, che cercano di far comprendere errori di valutazione, vicende storiche del recente passato, superficialità politica e tanto altro.
Profile Image for Sugarrr.
392 reviews6 followers
July 22, 2018
I don't really read books about politics and the economy and I thought this might be a bit boring to me BUT it pulled me in, I did like the way this book was written, basically like both authors were talking to each other in each their own chapters. Also I've learned many new things I didn't know and the way they have explained them made it easy to understand.
All in all a good book.
Recommended.
Profile Image for Gianluca.
Author 1 book53 followers
August 8, 2017
Un dialogo interessante e molto nostalgico sul nostro tempo. Ben scritto.
Profile Image for Mia Gindis.
76 reviews
May 7, 2024
connected the dots between a lot of macroeconomic concepts for me. The last chapter felt hastily written but overall enjoyable read
Displaying 1 - 14 of 14 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.