"Tra Europa e Stati Uniti un viaggio nelle più differenti esperienze abitative, dalle case occupate italiane ai wagenplatz in Germania, dai villaggi rom e sinti del nord Italia, ai pueblos ocupados in Spagna. Ma non solo: ecovillaggi e comuni, slum urbani e baraccopoli, autocostruzioni e tendopoli. Una ricerca che decostruirà le certezze sull'abitare del così detto primo mondo, scritta con la passione dell'attivista e il rigore dello studioso. "Staid ci ha abituato a ricerche condotte ai margini, in quei laboratori spontanei dove maturano, consapevolmente o meno, nuovi modelli di relazione. Questa volta ci conduce in un viaggio nelle pratiche dell'abitare." (Marco Aime)
Andrea Staid è docente di antropologia culturale e visuale presso la Naba, ricercatore presso Universidad de Granada, dirige per Meltemi la collana Biblioteca/Antropologia. Ha scritto diversi libri, tra cui Abitare illegale e I dannati della metropoli tradotti in Grecia, Germania, Spagna e adottati in varie facoltà universitarie. Collabora con diverse testate tra le quali: «Left», «Il Tascabile», «La Ricerca».
Delusione massima. Un tema così importante e moderno, una trattazione così vacua, superficiale, del tutto opposta al "Metodo Etnografico" che l'autore sbandiera a ogni pie' sospinto. Egli si gloria di appartenere all'accademia, e nonostante questo di non avere paura di sporcarsi le mani con la realtà, ma poi tutta questa vanità si traduce in un saggettino -ino -ino infarcito di proclami alla "fuck the system" che sembrano presi di peso da infantili comunicati di occupazioni dei licei... E nemmeno le interviste, che, in osservanza al "Metodo Etnografico" formano il cuore del libretto, catturano l'attenzione. Tutto rimane a galleggiare in superficie, e l'unica cosa che sembra davvero interessare l'autore è chiarire per bene da che parte sta lui, l'accademico, ovvero dalla parte degli esclusi, degli oppressi. Evviva.
In questo libro sono analizzate e raccontate una discreta varietà di situazioni di "abitare illegale" in Europa. Nessuna analisi/racconto è approfondito. In ogni caso quel che c'è è sufficiente per farsi una buona e chiara idea delle diverse situazioni. Le foto presenti nel libro supportano la lettura in modo positivo. Scrittura semplice, a volte un po' troppo elementare. Alla fine del libro posso dire di sapere più cose sull'argomento, quindi sono soddisfatto di questa lettura.
E' un'etnografia interessante su chi, per scelta o per resistenza, sta ai margini e abita diversamente. Le interviste sono brevi, non troppo approfondite, perché l'autore decide di concentrarsi su più tipologie di esperienze abitative, seguendo il fil rouge dell'essere soggettività marginalizzate, o quanto meno dell'aver fatto una scelta che è marginalizzata, a volte anche criminalizzata nelle "nostre città che sono sempre meno nostre". Importante l'ultima parte, sui ghetti dei migranti in sud Italia. L'ho trovato interessante e con una bibliografia ricca di spunti e da conservare per letture future.