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Le pergamene di Sertorio

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Traiano convoca a palazzo Plutarco: in Spagna sono state rinvenute alcune pergamene preziose perché scritte di proprio pugno dall’oratore e condottiero Quinto Sertorio. L’imperatore incarica lo scrittore e storico greco di mettere ordine in quei documenti risalenti al I secolo avanti Cristo, sfrondando e limando, per restituire dignità a un grande uomo di Stato condannato all’oblio. E così, attraverso un’autobiografia, Sertorio in prima persona racconta gli avvenimenti drammatici e affascinanti della sua vita: il legame con la madre e il pedagogo Filostrato, l’educazione rigida, gli studi, le amicizie, l’amore bruciante per Flavia, l’affermazione come oratore nella Capitale. Vicende familiari ed episodi di vita pubblica si intrecciano, sullo sfondo di una Roma spaccata in due fra popolari e aristocratici. Con la dittatura di Silla, al democratico Sertorio non resta che superare Alpi e Pirenei fino alla terra dei suoi antenati materni. Proprio qui l’eroe di Aquae Sextiae, orbo di un occhio, acclamato dal popolo come un nuovo Annibale, diverrà un ribelle contro l’Urbe dando ai suoi partigiani, iberici e non, usi e istituzioni romane, con l’intento non di abbattere la Repubblica, ma solo la corruzione che in essa si annida. Inferti gravissimi danni agli eserciti di Metello e Pompeo, alla fine cade vittima del tradimento. Storia, leggenda e invenzione letteraria si fondono in un libro avvincente. Personaggio straordinariamente attuale, Quinto Sertorio nei Paesi iberici è tuttora ritenuto un eroe nazionale ed è oggetto di saggi e racconti. È tempo che la sua figura sia riscoperta anche in Italia.

384 pages, Paperback

Published May 4, 2017

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Nelson Martinico

3 books6 followers

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Profile Image for Pillolediparole.
25 reviews15 followers
December 10, 2018
Protagonista della nostra storia è Sertorio. Egli si distingue, a Roma, come oratorio e giurista. Come ogni buon romano, intraprende la carriera militare diventando un combattente, coraggioso e valoroso come dimostrano le sue tante ferite. Una figura determinante nella crescita morale di Sertorio è Filostrato. Filostrato diventa il mentore di Sertorio, viene descritto come una persona saggia, osservatrice. L'autore è in grado di fare percepire al lettore la personalità di Filostrato attraverso il suo comportamento, che per me è alquanto brillante. Un'attenta analisi viene riservata ai costumi, alle leggi dell'urbe, viene descritta in maniera perfetta la familia rustica da cui proviene Sertorio. C'è anche un accenno all'architettura romana, ai marmi, alle colonne corinzie. La perfezione non è dovuta tanto alla cura dei dettagli ma al modo semplice in cui vengono narrati gli ambienti e i fatti che non risultano per niente banali. All'interno del libro ritroviamo molta storia romana degli anni di Gracco e Silla per niente pesante perché l'autore è in grado di alleggerire quello che per molti può essere pesante e noioso. La naturalezza e la leggerezza della narrazione è data dal fatto che gli eventi storici sono narrati attraverso i dialoghi tra i personaggi. Buona parte del libro ha come tema l'oratoria, abilità in cui Sertorio è esperto. La virtù principale di Sertorio è quella di anagrammare le parole e i fatti. Ed è qui che l'autore si sbizzarrisce a comporre frasi con le stesse vocali e consonanti. Ma non finisce qui! L'autore non soltanto anagramma parole e intere frasi ma lo fa in un'altra lingua, il latino. Termini ricercati, sofisticati e il lessico curato rendono Nelson Martinico uno stratega della parola. Questo lo possiamo provare quando leggiamo le aringhe di Sertorio che sono perfette in toto. Anche a livello caratteriale l'autore delinea il Sertorio oratore che si dimostra sveglio e attento, pronto e consapevole del momento più opportuno per abbattere verbalmente il suo nemico. Un aspetto che mi ha colpito di più, dal punto di vista stilistico, è il fatto che tutti i capitoli si concludono con un'anticipazione di ciò che dovrò accadere nel capitolo successivo. Ciò suscita nel lettore un senso stupore e voglia di continuare la lettura senza fermarsi. Un libro veramente stupendo consigliato a tutti coloro che vogliono approfondire il periodo storico e la figura di Sertorio ma soprattutto a tutti coloro che amano farsi stupire da un libro.
Profile Image for La Biblioteca di Eliza.
590 reviews89 followers
January 9, 2018
https://labibliotecadieliza.blogspot....

Ok lettori, qui bisogna rispolverare un attimo qualche nozione di storia romana. Aspettate che do una pulita alla Laurea che ci sta giusta giusta e sono pronta.
Sertorio, ve lo ricordate? Beh sicuramente non è uno Giulio Cesare o un Nerone, non è uno di quei nomi a cui si ricollegano immediatamente gesta e imprese. Magari si, il nome qualcosa ci dice, ma quei romani con tutti quei nomi li si confonde sempre un po'. Quinto Sertorio è uno di quei personaggi che si muovono sullo sfondo dell'avanzata Sillana e delle lotte con Mario. Fu un grande oratore e questo gli giocò amicizie ma anche non pochi nemici. Ma fu anche un valoroso militare, in particolare contro i Teutoni, che contribuì a sconfiggere del tutto guadagnandoci un occhio in meno (rischi del mestiere). Ma Sertorio fu soprattutto un valoroso avversario per quella Roma Repubblicana che, nel mito del vero romano, era in realtà lacerata al suo interno da fazioni pronte a farsi la pelle a vicenda senza troppi problemi. Rifugiatosi in Spagna la governò effettivamente cercando di dare alle genti locali una impostazione romana senza però la corruzione che dilagava nella penisola italica.

Questa a grandi linee, giusto per farvi capire dove siamo e quando, è la storia che mi sono trovata a leggere. Della vita di questo uomo, troppo presto additato come un ribelle, parla questo libro, una biografia romanzata che con l'escamotage delle pergamene scritte di suo pugno racconta in prima persona gesta e cuore del protagonista. Tutto molto bello, anche perché francamente di Sertorio mi ricordavo giusto qualcosina ma mica tanto. E mi ha fatto piacere rivalutare una figura di cui effettivamente poco e male si sa.
Il problema è che in più di una occasione ho avuto la sensazione che fosse tutto troppo forzato, troppo costruito. Mi spiego meglio... E' una biografia, tuttavia esistono biografie e biografia. C'è quella che nasce tale e muore saggio e quindi ha un'aurea accademica. Poi c'è quella romanzata, ed è il nostro caso, che a mio avviso deve parlare della vita del protagonista ma non dare l'idea che poi seguirà un'interrogazione con tanto di voto sul libretto. In più punti l'autore ha inserito spiegazioni di usi e costumi romani, fatti storici, propri di un manuale di archeologia romana ma che in un romanzo appesantiscono e rendono macchinosa la lettura. Termini latini, spiegazione di cosa sia uno stilo, dei culti bacchici... tutto bene, però per chi lo ha studiato da proprio la sensazione di un esame universitario che ti aspetta, per gli altri da solo noia e poca voglia di continuare. Ed è un peccato, perché al figura di Sertorio è eroica, avventurosa e profonda, poteva essere resa meglio e dare di più al lettore senza la sensazione di essere valutati.

15 reviews
March 8, 2021
Il romanzo inquadra la fase della Repubblica più delicata, quella nella quale iniziano le battaglie fratricide tra fazioni. Optimates, comandati da Silla, e Populares, sotto l'egida di Mario, si scontrano a più riprese lungo tutto il bacino del Mare Nostrum. La guerra civile non finirà con il ritiro di Silla, ma proseguirà col futuro scontro tra pompeiani e cesariani. Pompeo ha infatti preso forza dalle recenti vittorie riportate da generale per mare e per terra: contro Mitridate, re del Ponto; contro i pirati che infestavano il Mediterraneo; contro Sertorio, un romano che ha sfidato Roma.

Sertorio appunta su delle pergamene la sua storia e inizia dagli albori: la sua formazione, umana e militare, è ciò che si può modernamente definire un lifelong learning. Sertorio impara nel corso di tutta la sua vita e ne dà testimonianza.

Lo spunto interessante e la ricca ambientazione decisamente azzeccata, tuttavia, non sorreggono da sole il testo, che più che scorrere, incede tra mille incertezze di una trama poco controllata. Lo stile, ampolloso e aulico, si avvicina a quello conosciuto dalle parole dei retori latini, ma allontana il lettore quando tradisce la sempre sottesa voglia di insegnare di un autore - Nelson Martinico è lo pseudonimo di Ennio Ligotti - che è stato prima insegnante e poeta, e poi romanziere. Il ricorso a continue figure retoriche, infine, con particolare attenzione all'anagramma appesantisce il testo più che arricchire la trama.
La destinazione dell'opera non è forse chiara neanche all'autore: artifici retorici ricercati e chicche storiche o aneddotiche sembrerebbero ammiccare al lettore adulto, ma le incertezze di trama, le lunghe spiegazioni, i prevedibili colpi di scena parrebbero piuttosto a misura di ragazzo.
Il testo raggiunge la sufficienza più per l'interesse della materia trattata che per il piacere della lettura. Per quello, si rimanda al Ligotti poeta narrativo, capace di riportare in vita la terzina dantesca.
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