Awarded the Nobel Prize in Literature in 1937 "for the artistic power and truth with which he has depicted human conflict as well as some fundamental aspects of contemporary life in his novel cycle Les Thibault."
Roger Martin du Gard (23 March 1881 - 22 August 1958) was a French author and winner of the 1937 Nobel Prize for Literature. Trained as a paleographer and archivist, Martin du Gard brought to his works a spirit of objectivity and a scrupulous regard for details. For his concern with documentation and with the relationship of social reality to individual development, he has been linked with the realist and naturalist traditions of the 19th century. His major work was Les Thibault, a roman fleuve about the Thibault family, originally published as a series of eight novels. The story follows the fortunes of the two Thibault brothers, Antoine and Jacques, from their prosperous bourgeois upbringing, through the First World War, to their deaths. He also wrote a novel, Jean Barois, set in the historical context of the Dreyfus Affair.
During the Second World war he resided in Nice, where he prepared a novel, which remained unfinished (Souvenirs du lieutenant-colonel de Maumort); an English-language translation of this unfinished novel was published in 2000.
Roger Martin du Gard died in 1958 and was buried in the Cimiez Monastery Cemetery in Cimiez, a suburb of the city of Nice, France.
Roger Martin du Gard (1881 1958), premio Nobel nel 1937, notissimo per il ciclo dei Thibault Ma chi è? In occasioni come queste, GRAnobii è determinate per accedere ad autori che difficilmente leggeremmo.
L’argomento (che da sempre ha esercitato sugli scrittori un’atterrita seduzione) è senza dubbio scabroso: ma raramente è stato trattato con la perfetta delicatezza, con la sobria linearità di cui dà prova in questo racconto du Gard.
L’argomento, non lo rivelerò, inserirò due libri che lo trattano in modo altrettanto sobrio: Proibito (Tabitha Suzuma) Gli sfiorati (Sandro Veronesi)
Uno che lo tratta in modo più morboso Il danno (Josephine Hart)
E infine uno che è un pastrocchio, a mio parere fra le prove peggiori di uno scrittore che ha fatto assai meglio in altri libri Il Giardino di cemento (Ian McEwan)
Il merito indiscutibile di questo racconto (saranno una settantina di pagine) è essere scritto con grazia ed aver avuto una traduzione all’altezza. Leggo che l’ha fatta Ena Marchi Dunque cerco Ena Marchi https://www.ilmessaggero.it/blog/lamp... Quattro Simenon l’anno è la dose massima che consiglio di assumere, un conto però è leggerli, un altro sbobinarli e tradurli dal francese.
La confessione del titolo avviene su un battello che dal nord Africa riconduce due uomini divenuti amici in condizioni particolari, al porto di Marsiglia.
La traversata fu un incanto. Pochi passeggeri. Non un alito di vento, non una sola onda. Quando cominciò a far buio, la notte si annunciò così tiepida, così leggera, che non avemmo il coraggio di scendere in cabina, e decidemmo di aspettare il giorno distesi uno accanto all’altro sulle sdraio del ponte. Fu allora, in quell’isolamento senza uguali, che Leandro mi parlò per la prima volta del suo passato, in termini che ho poi fedelmente trascritto.
Ecco l’escamotage, mi ricorda lo Zweig di Amok, lui anziché su un postale, viaggiava sopra un transatlantico. Se si debbono passare delle ore seduti e non si ha da leggere, l’occasione può esser propizia per scrivere. Mi ha colpito che a racconto ultimato Roger Martin du Gard chiosi:
(Seguono, nel diario, alcuni appunti di carattere tecnico, nel caso mi venisse voglia, un giorno, di ricavarne qualcosa. Non glieli ricopio, amico caro. Ne estraggo solo, per concludere, queste poche righe)
Le poche righe che fanno da contro chiusura, sono una breve lezione sulla vita e sulla letteratura. Se per capire occorre saper ascoltare, per scrivere occorre saper tacere. Ciò che Hemingway indicò come teoria dell’Iceberg è una veronica con la quale il lettore, in prima persona, deve sentirsi sfiorato dalle corna del destino. Se leggete con motivazioni diverse, lasciate perdere Hemingway, Simenon, Yates, Carver e anche queste belle settanta pagine di du Gard.
«Ma la vita non è fatta quasi unicamente di dettagli eccezionali? »
Roger Martin Du Gard, scrittore francese, premio Nobel nel 1937 e perlopiù, al pubblico italiano, misconosciuto pubblicò il racconto Confessione africana nel 1931.
Chi non subisce l’attrazione per i segreti? «Devo dirti una cosa ma promettimi che non lo dirai a nessuno!» Quante volte ci siamo trovati (da una parte o dall’altra) in questa situazione?
Dato che uno scrittore attinge sempre (deve!) dal suo vissuto, il Du Gard personaggio/scrittore non mantiene la promessa, anzi ne fa un racconto che spedisce al suo editore.
Quale sia questa confessione non lo dirò neanche nascondendolo (io mantengo le promesse!) ma ne parlerò lo stesso.
Veramente poche pagine che rivelano una grande penna. La cesellatura con cui costruisce le atmosfere e lo spessore dei personaggi sono la forza assieme certamente alla torbida storia che parte proprio parlando di letteratura.
Du Gard fa amicizia infatti con Leandro (nome fittizio) proprietario di una libreria in Algeria. Conversando a proposito di ”.. un recente articolo del « Temps » che accusa i giovani romanzieri americani di affrontare per puro capriccio argomenti « scabrosi » e del tutto « inverosimili», Leandro si dimostra indispettito da chi ritiene che la vita vera non sia piena di eventi simili.
Inizia quindi un racconto. Nulla di riportato ma qualcosa accaduto a lui stesso, qualcosa che non aveva mai confessato a nessuno..
”Tacque. E tutta la storia, quella sera, sotto quel bel cielo notturno, pareva in effetti così semplice che non ho trovato niente da dirgli.”
La casa editrice Adelphi ci regala sempre deliziose chicche come questo agile e godibile libro di Martin du Gard. L’autore riferisce in forma di diario le confidenze ricevute dal protagonista durante un viaggio in nave tra l’Africa e la Francia. Ed è proprio questa finzione letteraria, accompagnata da una scrittura elegante e raffinata, che permette a du Gard di affrontare argomenti scandalosi, soprattutto per l’epoca. Pochi tratti e si schiudono davanti agli occhi del lettore le vicende di una vita, dalla giovinezza alla maturità, cui il destino ha riservato prove ed esperienze certamente non usuali.
Racconto breve che affronta un tema tabù con grande sobrietà, senza scivolare nel sensazionalismo. Considerando l'anno in cui è stato pubblicato, dimostra sicuramente il coraggio letterario dell'autore che lascia spazio alla riflessione senza imporre giudizi morali.
Ho apprezzato lo stile misurato e contenuto, ma devo dire che il tono della narrazione mi è sembrato un po’ monocorde, appesantendo un pò, almeno per quel che mi riguarda, il ritmo di lettura — ci ho messo quattro giorni per finirlo! Inoltre, per quanto il tema sia trattato con delicatezza, resta comunque piuttosto controverso e non di facile assimilazione. È interessante notare come certi argomenti continuino a essere difficili da affrontare apertamente, più per un senso di disagio collettivo che per una reale volontà di approfondirli e questo racconto ne è un esempio significativo.
"...perché proprio quella mattina, in quel preciso momento, nel percorso fra il catino e il letto, ho improvvisamente pensato che mia sorella era una donna fatta come tutte le altre — anzi, che era infinitamente più desiderabile della magra Ernestina..."
Incesto, questa è la parola che sottende a un atto che si fa fatica a dire, a scrivere e a pensare. Un tabú che nasce nella notte dei tempi, probabilmente per istinto di conservazione della specie a causa di tutte le conseguenze genetiche su una prole concepita da un rapporto tra consaguinei.
Eppure questo racconto riesce a parlane con una delicatezza e una naturalezza che affascina e terrorizza. Come Michele, il risultato di tale passione proibita. "vidi Michele vivo una sola volta; lo ricordo più che altro sul letto di morte: scheletrico, ma di grande bellezza.[..] sarebbe sembrato di marmo o di vermeil se la pelle del viso, rimasta serica, trasparente e dorata, non avesse serbato una indefinibile apparenza di giovinezza e di vita."
Ancora una volta il valore di un racconto non è direttamente proporzionale al numero delle pagine che lo compongono.
Ta niewielka nowelka francuskiego noblisty to literackie cudeńko. Lektura niezwykle fascynująca i uwodząca pięknym językiem. Konstrukcja tego utworu jest nieco przewrotna. To list autora do przyjaciela, który prosił go o tekst do swojego czasopisma. Autor przesyła mu więc wyciąg ze swojego dziennika z podróży. Był to rejs statkiem pocztowym z Afryki do Europy, podczas którego po raz drugi spotkał pewnego człowieka. Pierwsze spotkanie nastąpiło lata wcześniej w sanatorium w południowej Francji, gdzie ów człowiek opiekował się chorym na gruźlicę siostrzeńcem. Sam był księgarzem w dużym mieście w północnej Afryce, prowadził tam słynną księgarnię wraz ze swoim szwagrem.
Po śmierci chłopca obaj mężczyźni utrzymywali sporadyczny kontakt listowny, aż do momentu przyjazdu autora do owego miasta w Afryce. Spędził tam sześć tygodni podczas których księgarz zorganizował mu wiele zajęć i wycieczek.
Bleah. Libro disgustoso, ci si sente sporchi ad averlo letto. Per fortuna è breve. Non ho apprezzato che il libro non lasciasse nessuna riflessione né ci fosse nessuna ragione per aver trattato questo tema scabroso, se non puro voyeurismo (e onestamente no grazie). Inoltre il paragrafo finale mi ha disgustato. Non consiglio e darò via la mia edizione del libro. Unica nota positiva: un nome in più da debellare dalla mia lista di autori premi Nobel da leggere.
Zeer ongemakkelijk onderwerp verpakt in een raamvertelling. Waarover Martin du Gard zich later in een briefwisseling met André Gide heeft verdedigd met de woorden van Tsjechov: ‘Als ik paardendieven beschrijf, hoef ik er niet aan toe te voegen dat het slecht is om paarden te stelen. Daar heeft de politie een mening over.’
Na het meesterlijke De verdrinking en deze novelle dan eindelijk maar eens een keer beginnen aan De Thibaults deel 1 en 2!
Una breve confessione, uno sfogo d'un fiato di un uomo che rivela un segreto scabroso al suo compagno di viaggio, rivelando il motivo che li ha fatti incontrare, al capezzale del giovane nipote di lui in fin di vita in una clinica francese. Sincero quanto amaro, il libro si legge di un fiato e lascia la sensazione (o almeno così è stato per me) di aver assistito ad una vicenda nel quale amore e dolore si fondono indissolubilmente, nell'inganno del rapporto del protagonista con "l'improbabile" amata alla menzogna taciuta sulla figura del giovane e sfortunato nipote. Davvero intenso
Citaat : Welnu, vanwege die zeventien jaar dat we samen hadden geleefd, vanwege die vertrouwelijkheid van broer en zuster, en ook omdat we familie waren, hadden wij dat meteen, dat soort heimelijke verstandhouding van oude echtparen. Review : In 1931, tijdens een onderbreking van het schrijven aan zijn romancyclus Les Thibault, schrijft Roger Martin du Gard (1881-1958) deze korte novelle over een incestueuze liefde tussen broer (Leandro Barbazzano) en zijn 4 jaar oudere zus (Amalia). In een niet nader te noemen grote Algerijnse stad groeien zij samen op en wonen boven de boekwinkel van hun zeer strenge vader. Hun moeder is al jong overleden. Broer en zus delen vanaf hun prille jeugd dezelfde slaapkamer, gescheiden door een schot met een gordijn. Er ontstaat een stormachtige liefdesverhouding die door niemand wordt opgemerkt.
Maar na vier jaar komt hieraan een bruusk einde. Leandro moet zijn dienstplicht gaan vervullen in het Italiaanse leger en zal twee jaar wegblijven. Amalia wordt verplicht door haar vader te trouwen met de dertig jaar oudere welgestelde boekhandelaar Ignazio Luzzati, waarvan ze walgt maar met wie ze toch wil trouwen om niet in het klooster terecht te komen, indien haar broer haar zwanger maakt.
Leandro vertrekt in oktober naar Sicilië, het huwelijk vindt plaats. Zeven maanden later bevalt Amalia: een jongen, Michele. Roger Martin du Gard ontmoet Leandro (inmiddels een gerenommeerd boekhandelaar) in het sanatorium in Font-Romeu. Er ontstaat een hechte vriendschap tussen Leandro en ‘meneer du Gard’. Broer, zus en zwager zijn inmiddels gezamenlijk eigenaar van de Librairie Barbazzano-Luzzati, opgericht door hun vader en nu een van de belangrijkste boekwinkels van de stad. Een bekentenis in de vorm van een monoloog, zonder enige schaamte of spijt, in simpele feiten, maar met veel gevoel verwoord. Het is aan de toehoorder of de lezer hierover een oordeel te vellen.
Roger Martin du Gard, die voor zijn omvangrijke saga Les Thibault in 1937 de Nobelprijs voor de Literatuur ontving, toont ook in deze ultrakorte novelle zijn meesterschap als verteller.
Bekentenis van een broer (Leandro Barbazano) over de liefde voor zijn 4 jaar oudere zus (Amalia) tijdens hun jeugdjaren, tussen zijn 16 en 20 jaar. Waarna hij naar de militaire dienst vertrekt, zij een gedwongen huwelijk met een oudere echtgenoot aanvaardt, maar toch Leandro's kind baart.
Michele, de vrucht van hun relatie, is fragiel. En gedoemd tot een vroege dood door tuberculose, 16 jaar later. In 1930 wordt hij opgenomen in een sanatorium in Font-Romeu in Zuid-Frankrijk, Leandro is bij zijn sterfbed. Dáár ligt de ontmoeting met de raamverteller, de schrijver Roger Martin du Gard (1881-1958).
Zonder wetenschap vooralsnog van de échte band tussen de jonggestorven Michele en zijn kennis Leandro bezoekt "meneer du Gard" enkele jaren later de grote Noord-Afrikaanse stad, "Y." genoemd, waar Leandro het contact met hem vernieuwt.
Het is een onderdompeling in een mediterraan familieleven en familiegeheim dat zich afspeelt in en rond hun boekhandel. Amalia Luzzati-Barbazano is ondoorgrondelijk, onverschillig, volledig opgeslorpt door zichzelf en haar sindsdien grote en wat triviale gezin. Bij haar echtgenoot Ignazio Luzzati bespeurt de bezoeker wel stil verdriet.
Op de terugtocht naar het Europese vasteland ontboezemt Leandro tijdens een nachtelijke overtocht per boot bijna louter als een ingeving zijn geheim aan de schrijver, die daarover niet lijkt te oordelen.
Niets is dus wat het lijkt. Ook het verborgene zoekt zich een nieuwe weg in het (samen) leven.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Ik belandde bij Nobelprijswinnaar Roger Martin du Gard (1881-1958) via 'De verdrinking', eigenlijk een hoofdstuk uit de onafgewerkte kolos 'Luitenant-kolonel der Maumort', een dunne maar indrukwekkende vertelling over een obsessionele en noodlottige verliefdheid tussen twee mannen. Uitgeverij Meulenhoff heeft du Gard heropgediept, opnieuw vertaald en uitgegeven. Centraal staan de acht romans over de Thibaults, heruitgegeven in twee kloeke delen. Ik heb het geprobeerd en ben twee van de acht romans ver gekomen, hopelijk leef ik nog lang genoeg om ook de rest te verorberen. 'Afrikaans geheim' is zelfs te dun om een novelle te noemen. Du Gard schreef het verhaal over een incestueuze liefde tussen broer en zus in een Noord-Afrikaanse stad (ik gok op Caïro), in 1931 voor een tijdschrift. En zo laat het zich ook lezen, een vlot maar helder verhaal van bijna 100 jaar geleden, maar nog steeds intrigerend. Het had ook wat meer mogen zijn, uiteindelijk kom je weinig te weten over wat broer en zus gedurende vier jaar voelen, het gaat vooral over voor en na. Niettemin, sterk boekje.
Este es un pequeño texto que parece cuento, pero algo me hace dudar sobre si está inscrito dentro de un género. Es, como bien dice el título, una confidencia desarrollada a detalle, pero que no alcanza a llevar a ninguna parte.
Tenemos al autor como personaje, diciendo que en un viaje se encontró con cierto tipo y una mujer ya medio acabada. Este tipo le cuenta lo que ocurrió en algunos ayeres, su vida de chamaco y de cómo acabó por tener una relación incestuosa con su hermana.
Y ya, eso es lo único que parece querer decirnos, pero no hay apenas un conflicto, que promete ser algo que incomode o haga reflexionar. Nada de eso, es el recuento de los hechos, creo que hasta en un reportaje amarillista le echarían más ganas.
No recomiendo entrarle al autor por esta pequeña obra, es de esos textos que no tenían otro destino que ser tiradas pero alguien se lo pidió solo porque du Gard ya era alguien reconocido.
«io certa gente non la capisco, signor du Gard! A loro sembra sempre tutto inverosimile! Ma la vita non è fatta quasi unicamente di dettagli eccezionali?
Una narrazione concisa, priva di artifici, capace di scendere in profondità e costringere il lettore a confrontarsi con l’innominabile. Sebbene il tema della consanguineità sia estremamente delicato, trattandosi di un vero e proprio atto illecito, l’autore evita facili iperboli moralizzatrici. Al contrario, sceglie di non colpevolizzare il racconto, permettendo al lettore di immergersi nella cruda realtà del peccato.
🇺🇸 It’s a concise, no-frills narrative that goes deep, forcing you to face the unspeakable. Even though the theme of consanguinity is super delicate,considering it's an actual crime,the author avoids any cheap, moralizing hyperbole. Instead, he chooses not to judge the story, letting the reader just soak in the raw reality of the sin.
La trama del libro non la si può dire, altrimenti si svela tutto. Però si può dire: fin dove si può spingere la passione? Quella sfrenata e irrazionale? Un libro che si divora (l'ho letto in meno di un'ora) e che analizza, in breve ma in modo molto intenso, la più intima psicologia umana. Bellissimo.
Un racconto lungo sensuale, scritto in modo impeccabile senza indulgere nello scandalistico o nel pruriginoso. In equilibrio prefetto, l'eleganza della scrittura restituisce il caldo torrido di una misteriosa città africana e gli eventi (abbastanza prevedibili per il lettore moderno smaliziato) che coinvolgono i due fratelli protagonisti della storia.
Piccolissimo libro dal tema “scandaloso”: ho apprezzato molto la sua semplicità e la naturalezza con cui parla dell’incesto. La scrittura colta, piena di vita e immagini ha fatto il resto.
Un libro (un racconto?) inaspettato, che mi è capitato tra le mani in una di quelle occasioni in cui una biblioteca regala libri che altrimenti manderebbe al macero (che tristezza!).
L'ho letto senza molte pretese, anche perché purtroppo mi sono spoilerato il grande segreto oggetto della confessione di cui al titolo.
Sono comunque riuscito ad apprezzare l'eleganza e la sobrietà con cui veniva presentata una storia di questo genere, e come l'autore non sia sostanzialmente quasi mai interne utili nella narrazione.
Sin dalle prime pagine ho visto tutto come preannunciato, anche come inevitabile evoluzione di una situazione educativa familiare, soprattutto per il non avere camere separate e crescere praticamente soli uno per l’altra (anche se poi nella vita di tutte le persone con una sana crescita sessuale, uno dei primi “amori” anche se di solito platonici, è proprio per un familiare, solitamente un/a cugino/a), e credo che tutto il senso di questo libro sia nel fatto che, per la morale dell’epoca in cui è stato scritto, avrà fatto sicuramente un enorme scalpore e avrà indignato tantissimi benpensanti, ma oggi…abituati a sentire qualsiasi cosa, anche le più inimmaginabili, come potrebbe sconvolgere? Sicuramente scritto molto bene al punto da non risentire minimamente degli anni passati, ma mi sembra diciamo un esercizio retorico volto appunto a stupire.
seconda volta che mi imbatto nel tema dell'incesto dall'ultimo romanzo che ho letto di Paul Auster... già lì la cosa mi aveva affascinato non poco. Adesso vorrei mettermi alla ricerca di tutti i romanzi che trattano questo argomento accattivante, impervio e scomodo da raccontare. Vorrei leggerli tutti...